domenica 29 maggio 2011

Solo Napolitano parla col mondo - di Mariantonietta Colimberti su Europa

Tre giorni di celebrazioni della festa della repubblica. Saranno le occasioni in cui le strade di Giorgio Napolitano e di Silvio Berlusconi torneranno ad incrociarsi. Perché dal 28 aprile, data dell’ultima volta che il presidente del consiglio, accompagnato da Gianni Letta, è salito a Quirinale a parlare di Libia, ma soprattutto ad annunciargli l’intenzione di nominare un battaglione di sottosegretari, non c’erano più state occasioni di incontro. L’ultima foto ufficiale che li ritrae vicini, invece, data 17 marzo 2011, giorno delle celebrazioni dell’Unità d’Italia.
Da allora, il fossato si è ulteriormente approfondito: mentre Berlusconi continuava a parlare e soprattutto a sparlare di giudici, di sinistra paraterrorista, a fare una campagna elettorale sempre più scomposta, con insulti agli avversari e occupazione di televisioni, il capo dello stato proseguiva nel suo caldo dialogo con il paese, ovunque accolto da applausi ed ovazioni. Una linea ferma e costante, incentrata nella difesa della Costituzione, delle istituzioni e della loro dignità, dei giudici e del loro sacrificio.
Il fossato è apparso plasticamente incolmabile lo scorso 9 maggio, giornata della memoria dedicata alle vittime del terrorismo e delle stragi. Berlusconi quella mattina era a Milano per il processo Mills e nelle pause dell’udienza definiva i giudici «cancro della democrazia».
Proprio nelle stesse ore, Napolitano parlava dei magistrati uccisi, ne ricordava i nomi dinanzi ai familiari che aveva abbracciato, e la voce gli si spezzava per la commozione, come altre volte in occasioni analoghe.
È tutto così chiaro, in Italia ma ormai anche all’estero, che il presidente della repubblica difficilmente riterrà necessario intervenire direttamente per esprimere un qualsiasi giudizio o monito sulle ultime intemerate pubbliche di Berlusconi a Deauville.
Napolitano, ieri e oggi a Varsavia per il vertice dell’Europa centro-orientale, eviterà di commentare all’estero i comportamenti di Berlusconi, anche se istituzionalmente molto scorretti e denigratori del nostro ...
paese.
Del resto, di Barak Obama, incontrato e salutato calorosamente ieri sera, il capo dello stato italiano è da tempo interlocutore privilegiato, al punto che c’è chi ritiene che tra i due ci sia stato anche un incontro riservato a New York, alla fine di marzo. L’imminenza del voto dei ballottaggi, inoltre, è un ulteriore elemento a favore del mantenimento del riserbo da parte del nostro capo dello stato.
Lunedì sarà un altro giorno e lo scenario che si presenterà richiederà una rinnovata attenzione e capacità di guida. Il Berlusconi che andrà al Quirinale per il ricevimento di martedì 31 e che parteciperà alla festa della repubblica il 2 giugno insieme ad altri 42 capi di stato e di governo sarà con ogni probabilità un leader ancor più fiaccato della vigilia. Se la reazione inclinerà più verso la depressione o, invece, verso comportamenti aggressivi e parole fuori controllo si vedrà. Come si dovrà vedere anche cosa farà la Lega, il cui asse col Quirinale è apparso negli ultimi tempi decisamente appannato, nonostante qualche parola riparatrice in extremis di Umberto Bossi.
Infine, per Berlusconi c’è la spada di Damocle del dibattito parlamentare chiesto proprio da Napolitano dopo la nomina dei nuovi sottosegretari.
Martedì a Montecitorio si riunirà la conferenza dei capigruppo per stabilirne la data. Il tempo del governo potrebbe essere segnato. Al Quirinale, i capi del mondo incontreranno l’unica personalità alla quale italiani di ogni orientamento riconoscono autorevolezza.
«Sento la fiducia degli italiani di tutte le idee politiche» disse lo stesso Napolitano a Firenze lo scorso 12 maggio.

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