sabato 4 giugno 2011

Il nuovo Pd del Nord - di Rudy Francesco Calvo su Europa

Palazzo Marino è in fermento. Il giorno dopo il proprio insediamento, Giuliano Pisapia ha presieduto le celebrazioni milanesi per il 2 giugno in un bagno di folla, poi si è messo subito al lavoro.
Almeno per il momento, non risponde all’invito dei colleghi di Bologna, Valerio Merola, e di Torino, Piero Fassino, a creare una sorta di coordinamenti dei sindaci dei capoluoghi del nord, approfittando il fatto che tutti, da Genova a Trieste, sono amministrati da personalità del centrosinistra.
«Loro hanno due settimane di vantaggio rispetto a noi», spiegano nello staff di Pisapia, che a differenza dei colleghi è dovuto passare per il ballottaggio.
Il primo cittadino meneghino, prima di tutto, cercherà un rapporto con i sindaci dell’area metropolitana, a qualsiasi schieramento appartengano, «poi certamente dovremo fare un ragionamento anche con tutti gli altri amministratori locali del Nord». Coerentemente con la campagna elettorale che lo ha portato alla vittoria, Pisapia sta molto attento a non apparire troppo esplicitamente “di parte” e, per questo, chiede di «ragionare con calma sul profilo dell’iniziativa proposta da Merola e Fassino».
Nel Pd, comunque, l’idea inizia a prendere piede, anche se con qualche scetticismo.
«Sono troppo vecchio per emozionarmi ancora a queste proposte – ammette Paolo Giaretta, senatore già sindaco di Padova e segretario regionale del Pd – ci sono già state troppe false partenze in passato, con il “partito dei sindaci” prima e poi con il “Pd del Nord” proposto da Cacciari e Chiamparino ». A cambiare, adesso, è però il contesto, vista l’ampia affermazione alle ultime elezioni dei candidati del centrosinistra.
Una «circostanza straordinaria» per Paolo Corsini, deputato ed ex sindaco di Brescia, che per questo legge nelle parole di Fassino una «rivoluzione copernicana» rispetto ai progetti del passato: «Non è compito ...
dei sindaci fare un “Pd del Nord”, il sindaco deve rappresentare tutti – spiega – ma in questo caso si parla di sinergie amministrative, prima ancora che politiche». Gli effetti possono essere positivi per tutti i cittadini: «Si può pensare – è l’esempio di Corsini – a un federalismo delle multiutilities: Iren, A2A e altre aziende di servizi a partecipazione pubblica potrebbero stringere accordi che le farebbero diventare attori importanti sullo scenario internazionale, facendo da leva per la liberalizzazione dei servizi, che porterebbe a un abbassamento dei costi per gli utenti». Esempi replicabili anche nel campo delle infrastrutture o della valorizzazione del patrimonio culturale.
In questo modo, sarebbe semplicemente la “buona amministrazione” offerta dal centrosinistra a favorire anche l’immagine del Pd. Anche perché, «i sindaci sono già troppo impegnati nel loro lavoro per poter dare continuità a iniziative politiche a favore del partito », fa notare Giaretta. Semmai, aggiunge, «alla fine del loro mandato, possono mettere al servizio del Pd l’esperienza accumulata nel rapporto con i cittadini. Ad esempio, Chiamparino oggi rappresenta una risorsa molto importante ». Mentre Fassino, «con le relazioni e il prestigio che ha accumulato in questi anni – fa notare Corsini – può essere un ottimo traino per tutte le amministrazioni del Nord, che decidessero di fare rete tra loro ». Nessuna competition con i dirigenti nazionali del partito, che spesso in passato hanno mal tollerato iniziative nordiste: la “valanga” delle ultime amministrative ha travolto anche le accuse di non saper “leggere il territorio”. «Ma per lavorare sulla vita concreta dei cittadini – ribadisce Giaretta – i sindaci possono dare sicuramente una mano».

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