venerdì 3 giugno 2011

Il quorum (non) impossibile - di Giovanni Cocconi su Europa

Perché sono passati così tanti anni dall’ultimo referendum che ha raggiunto il quorum in Italia? Forse bisognerebbe partire da qui, da lontano, per rispondere alla domanda delle domande che riempirà le discussioni politiche da qui al 12 giugno.
Perché se si va a vedere cosa si votò nel 1995 (per esempio a favore della privatizzazione della Rai) e poi si riflette su cosa ne è seguito (niente), si può capire anche un certo disincanto dell’opinione pubbica.
Sulla carta il via libera della Cassazione alla consultazione sul nucleare dovrebbe riaprire i giochi per un appuntamento che tanti davano già per spacciato. È davvero così? La memoria di Fukushima è forte come lo fu quella di Chernobyl che segnò il referendum del 1987? E la recente scelta tedesca di abbandonare il nucleare può trascinare anche il voto in Italia?
È più ottimista sul raggiungimento del quorum Roberto Weber, presidente di Swg, uno dei più importanti istituti di sondaggi italiani. «La decisione della Cassazione rende il quorum raggiungibile.
Fossi nel Partito democratico investirei 5-6 milioni di euro in comunicazione per cavalcare l’ondata antiberlusconiana uscita dal voto delle amministrative. Senza dimenticare che anche pezzi di elettorato leghista andranno a votare contro la privatizzazione dell’acqua e contro il nucleare». Ma in tv e sui giornali non si parla più del disastro di Fukushima. «Quelli che fanno il nostro mestiere seguono i cicli delle notizie, ma molti cittadini hanno ancora ben presente quello che è successo in Giappone, un evento che ha lasciato una memoria profonda».
Anche Paolo Natale, sondaggista di Ipsos, non esclude che il quorum possa essere raggiunto. «Il clima d’opinione è evidentemente cambiato a sfavore del capo del governo: le elezioni lo hanno detto con chiarezza. In più acqua e nucleare sono temi molto sentiti. Sulla scia di questi tre elementi non è più così ovvio dire che il quorum sia un miraggio».
L’innesco per la miscela esplosiva dei tre elementi sarebbe comunque il sentimento anti-premier che il voto amministrativo ha disvelato e che uno dei quattro quesiti (quello sul legittimo impedimento) intende misurare direttamente. «In realtà nella sostanza la sentenza della Corte costituzionale ha svuotato il quesito – spiega Augusto Barbera, costituzionalista di fama e autore del saggio La Repubblica dei referendum (2003, Il ...
Mulino) – quindi la consultazione sarebbe un referendum pro o contro Berlusconi (e le sue leggi ad personam) solo da un punto di vista simbolico. Per paradosso si potrebbe dire che il premier dovrebbe dare indicazione di votare “sì” per disinnescarlo. Tanto per lui, in concreto, non cambierebbe niente».
Il clima d’opinione sconsiglia comunque al Cavaliere di ripetere l’errore di Bettino Craxi quando, nel 1991, disse agli elettori di andare al mare per sabotare i primi referendum Segni. Il Pdl sembra orientato a non andare allo scontro frontale e ieri ha dato libertà di voto sul nucleare. Ma l’esito finale dipenderà anche dal livello di informazione sui quesiti che forniranno tv e giornali. Ieri l’Autorità per le comunicazioni ha chiesto alla Rai di collocare i messaggi autogestiti sui referendum in modo da «garantire l’obiettivo del maggior ascolto, come previsto dalle disposizioni vigenti». Sempre ieri deputati di tutti i partiti di opposizione hanno chiesto al Garante di assicurare «senza sotterfugi un’informazione adeguata e corretta nei palinsesti della Rai».
Niente furbizie.

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