venerdì 3 giugno 2011

La sfida arancione all’antipolitica - di Rudy Francesco Calvo su Europa

Sin dall’inizio del proprio mandato da segretario del Pd, Pier Luigi Bersani aveva individuato due target ben precisi: la Lega nord e l’antipolitica. Elettorati solo in piccola parte sovrapponibili, ma accomunati da un’avversione verso i “politici di professione” e i Palazzi in generale. Le ultime amministrative hanno dimostrato che il lavoro del Pd su questi fronti è stato premiato: sullo “sfondamento” al Nord hanno scritto in tanti, ma dallo studio dei flussi (anticipato da Europa nei giorni scorsi) appare evidente come il centrosinistra sia riuscito a calamitare sui propri candidati anche il consenso dell’ala più radicale dell’antipolitica, quella che al primo turno aveva scelto le liste grilline. Un lavoro che è stato condiviso in maniera efficace con i candidati, che hanno privilegiato pragmatismo e inclusività a politicismi e richiami di parte.
Ma è solo l’inizio. Battere l’antipolitica su un terreno squisitamente politico sarà una mission che il Pd e gli amministratori di centrosinistra non abbandoneranno.
Prima di tutto, provando a dare il buon esempio. Luigi De Magistris, ad esempio, ha già annunciato che la nuova giunta di Napoli sarà formata da 12 assessori, contro i 16 precedenti. E, come Giuliano Pisapia a Milano, punterà su una donna come vice e sulla valorizzazione di persone giovani, estranee agli equilibri di corrente interni ai partiti. «L’età media dei nostri consiglieri – spiega il segretario provinciale dei dem milanesi, Roberto Cornelli – è di 37 anni e formano non una squadra di funzionari, ma di persone che rappresentano il meglio della società milanese. Vogliamo spingere sul rinnovamento del Pd e permettere a queste persone di fare un investimento sul Pd».
Punta sul rinnovamento anche Piero Fassino, che ieri ha presentato ufficialmente i suoi assessori: quote del 50 per cento riservate a donne e under 40.
A seguire e alimentare l’“onda arancione” nata con il voto è anche un sindaco già in carica, da sempre in prima fila su questi temi, Matteo Renzi. Uno che a chi gli chiede un posto in giunta (l’Idv) minacciando in caso contrario l’uscita dalla maggioranza risponde semplicemente: «Ciao». Anzi, la riduzione della squadra assessoriale (per il momento, da dieci a otto) è una scelta del primo cittadino, seppur favorita ...
da altri incarichi assunti dagli ex assessori (uno passato alla regione e un altro a una municipalizzata), che non saranno sostituiti, ma le cui deleghe saranno semplicemente redistribuite tra gli altri membri della giunta.
«Occorre riscoprire la fatica di fare proposte», è la ricetta che Renzi suggerisce al Pd, soprattutto sui temi forti dei grillini e dell’elettorato più giovane in generale: costi della politica, sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica. «Io penso che dovremmo dimezzare il numero dei parlamentari, togliere il vitalizio ai consiglieri regionali, ridurre i costi della politica».
E lo pensa anche Bersani. Anzi, il segretario ne farà uno dei punti di forza del Pd nei prossimi mesi. L’accelerazione su questi temi sarà impressa già nella riunione della direzione di lunedì prossimo, fino ad arrivare alla conferenza nazionale prevista per l’autunno, che sarà in gran parte incentrata proprio su questi temi: riforma dello stato, piena attuazione dell’articolo 49 della Costituzione (sull’organizzazione democratica dei partiti), costi della politica. Le linee portanti delle proposte dem si trovano già nei documenti approvati dalle assemblee nazionali, a partire da quella del maggio 2010, adesso si tratta di dar loro visibilità. «Dobbiamo realizzare una Maastricht dei costi della politica», è lo slogan che Bersani usa per sollecitare l’allineamento del costo del personale politico (attualmente 4 miliardi in Italia) agli standard europei. Ma nel mirino del Pd c’è anche la riduzione del numero dei parlamentari (fino a 400 deputati e 200 senatori), il superamento del bicameralismo perfetto, la riduzione dei rimborsi elettorali.
Fino al bottino più grosso: gli 80 miliardi di euro certificati dalla Corte dei conti sotto la voce “sprechi della pubblica amministrazione”. A lavorarci sono Marco Meloni e Oriano Giovanelli, che hanno già prodotto un “codice di responsabilità” riservato agli amministratori del Pd: una sorta di anagrafe degli eletti, rivolta a garantire la trasparenza degli atti prodotti e chiarire come vengono utilizzate le risorse pubbliche. La direzione lo potrebbe approvare già lunedì, rendendolo vincolante per tutti i dem con incarichi istituzionali.

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