mercoledì 1 giugno 2011

Ricordo le risatine che accompagnarono il mio pronostico, tre mesi fa. Pisapia vince facile, avevo detto. Com´è finita?» - di G. De Marchis su Corriere della Sera

Sudato e quasi senza voce. Dopo la festa al Pantheon, Pier Luigi Bersani continua a godersi il successo del centrosinistra ricevendo telefonate nel suo ufficio. Si toglie anche qualche soddisfazione personale. «Ricordo le risatine che accompagnarono il mio pronostico, tre mesi fa. Pisapia vince facile, avevo detto. Com´è finita?». Difende le sue metafore prese in giro da Crozza: «Nei bar mi capiscono quando dico che un maiale non è fatto solo di prosciutti».
Cosa significa il suo appello al premier per l´apertura di una fase nuova?
«Che Berlusconi si deve dimettere. E che il Parlamento cerchi, in una fase molto stretta di poche settimane, la soluzione di una nuova legge elettorale. Dopo di che si va a votare».
Il Cavaliere dice che andrà avanti.
«Lo farà affrontando una verifica parlamentare dove dovrà certificare il ribaltone che ha portato a una maggioranza Berlusconi-Scilipoti-Bossi e con la sentenza drammatica delle amministrative sulle spalle. Elezioni che dimostrano inequivocabilmente due cose: la fine della coalizione di governo e l´impotenza della sua azione. Ma ha un´altra strada: si dimette, prende atto del nuovo scenario che si apre e lascia alle Camere la valutazione su una legge elettorale del tutto diversa dall´attuale. Noi siamo disponibili a un esecutivo solo per fare la riforma».
C´è questo margine?
«Ci può essere da parte di qualche forza una riflessione costruttiva».
Sta parlando della Lega?
«Certo, della Lega. Ma non solo. Nel Pdl frantumato e diviso vedo aree che mostrano disagio per la legge Calderoli. Noi siamo pronti a parlare con tutti. Ma il grado di probabilità che si realizzi questo scenario non è molto alto».
Già dopo il primo turno lei aveva difeso il bipolarismo italiano. Siete pronti a interrompere l´inseguimento del Terzo polo?
«In questa fase mi rifiuto di parlare di terzi poli, di primi e di secondi. Osservo che nel fondo del Paese si è consolidato un assetto bipolare. Il che non significa che non ci sia lo spazio per una qualche elasticità. La nostra proposta di alternativa, avanzata più di un anno fa, non mette barriere a una convergenza delle forze ...
progressiste e moderate. È una carta che giocheremo al di là del gioco politicistico delle alleanze».
Un nuovo amo a Casini o un avvertimento?
«Un polo che si definisce moderato ha già votato ampiamente per il cambiamento e ha bocciato l´estremismo e l´avarizia politica dell´altro campo. Non significa che sono meno moderati di prima ma che percepiscono la fase. Se stiamo al merito delle questioni democratiche e sociali abbiamo la possibilità di creare un messaggio molto ampio. Credo che tutto il centrosinistra comprenderà questa esigenza. Perchè dobbiamo mettere le paratie?».
Come dire: se non viene Casini verranno i suoi elettori. E il centrosinistra si presenterà con Pd-Sel e Idv.
«L´importante, nel malaugurato caso che non ci sia un allargamento, è il messaggio che diamo agli italiani. Io sto largo nella proposta che è la chiave per vincere. Poi ci pensano gli elettori a premiarti».
Un fatto è sicuro: le primarie sono indispensabili. Ora le invoca persino il Pdl.
«Sono molto contento degli apprezzamenti di Quagliariello e Ferrara. Diciamo che noi siamo molto avanti con il lavoro. Le primarie sono state uno strumento formidabile in queste amministrative, ci hanno dato una spinta enorme se penso a Torino, a Bologna, a Milano ma anche a centri minori come Cattolica per esempio. Detto questo, si capisce anche che le primarie di per sé non possono essere un automatismo».
E per la scelta del candidato premier?
«La sequenza che ho in testa da tempo prevede tre step. Primo: un Pd che si carica delle sue responsabilità al servizio della coalizione. Secondo: un centrosinistra che fa un programma di 10 punti per il Paese e lo propone a un arco di forze più ampio. Terzo: il meccanismo per la scelta del leader. Non salteremo nessun passaggio».
Aveva auspicato un´inversione di tendenza. E invece?
«Invece è molto di più. Il centrodestra è sotto una valanga. Non mi aspettavo che avremmo superato lo straordinario risultato del 2006. Allora le vittorie furono 55, oggi sono 66. L´Italia sta cambiando nel profondo. E non è fatta solo di grandi città ma anche di centri piccoli e medi. Nei bar di quei paesi mi capiscono se dico che il maiale non è fatto tutto di prosciutti».
Non rischiate di fare gli stessi errori del 2006 quando alla fine la vittoria arrivò per un pelo e l´esperienza di quel governo fu disastrosa?
«So bene le cose che dobbiamo correggere. Il punto fondamentale è una rigorosa proposta di governo con un programma esigibile. Senza questo, tanto vale riposarsi».
Il Pd è stretto tra la sinistra di Pisapia e il giustizialismo di De Magistris?
«Sopportiamo anche le chiacchiere sul Pd strattonato dagli estremismi. Abbiamo avuto in realtà grandi risultati al primo turno. Su 29 città e province il candidato del Pd ha vinto in 24 casi. Negli altri 5 il partito si è messo a disposizione dei candidati, a cominciare da Pisapia. Abbiamo indicato la strada e ci siamo messi al servizio della coalizione».
Pisapia le è più simpatico di De Magistris?
«De Magistris spunta da una vicenda più turbolenta e meno lineare come quella di Napoli. La differenza tra i due è molto semplice: Pisapia ha partecipato alle primarie e noi abbiamo introiettato il criterio che chi le vince va bene a tutti. Tuttavia siamo stati leali anche con il candidato di Napoli».
Prodi era sul palco con lei ieri. Può essere il vostro candidato al Colle?
«Finchè c´è Napolitano, un grande presidente, non parlo del Quirinale se non per sbarrare la porta a Berlusconi. Non è in dubbio la mia stima per Prodi ma qui mi fermo».
E sulla corsa a Palazzo Chigi? Ha fatto qualche metro in più la sua candidatura?
«La risposta è sempre la stessa: io ci sono ma non mi metto davanti al progetto».

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