sabato 4 giugno 2011

Votiamo e vinciamo. Il Paese ha chiuso con B.

Sarà perché nel Pd le «metafore » ormai vanno alla grande, ma parte da qui Rosy Bindi per commentare la decisione della Cassazione sui referendum e quell’emendamento così in odor di presa in giro con cui il premier ha cercato di affossare il quesito sul nucleare.
Partiamo da qui presidente, dal referendum appena “resuscitato”. 
«La dico così: finalmente Berlusconi è diventato un “demonio normale”, fa le pentole ma non gli riescono più i coperchi. Ci eravamo rassegnati all’idea che fosse un diavolo al quale riusciva tutto. Invece stavolta è stata ristabilita la legalità. Era evidente che l’ultimo decreto era costruito apposta per scippare la possibilità ai cittadini di esprimersi sul nucleare e quindi anche sugli altri referendum. Il loro obiettivo era quello di prendere tempo e poi riprovarci fra un anno o due. La Cassazione ha restituito ai cittadini uno strumento di democrazia che il governo aveva cercato di depotenziare».
Anche lei è tra coloro che pensano che i referendum, se raggiungessero il quorum, sarebbero il segnale definitivo per Berlusconi? 
«Noi abbiamo vinto le amministrative restando nel merito. Anche con i referendum dobbiamo avere lo stesso approccio. Questi saranno quattro voti per l’acqua come bene pubblico, contro il nucleare e per la legalità contro il legittimo impedimento: è chiaro che di tutti questi quesiti quello su cui c’è maggiore sensibilità è quello sul nucleare, sul quale sarà possibile raggiungere il quorum e così farlo superare a tutti gli altri. Il Pd si spenderà con tutte le energie per raggiungere questo risultato e vincere i referendum. A quel punto si potrà anche dire che il Paese ha definitivamente voltato le spalle a Berlusconi».
Il premier è determinato ad andare avanti,mettemanoal partitoerilancia l’azione di governo. Siete sicuri che cadrà prima della fine della legislatura?
«Se sono capaci di andare avanti lo dimostrino. Io non credo. Èevidente che sono minoranza nel Paese e che la maggioranza in Parlamento non è quella con cui hanno avuto il premio di maggioranza, è “abusiva”. Vogliono continuare? Bene, il banco di prova sarà la manovra di 40 miliardi di euro, come vuole l’Europa. ...
Noi chiediamo le dimissioni e comunque li incalzeremo sull’azione di governo».
Voi chiedete le dimissioni di Berlusconi e le elezioni, Bersani ha parlato di nuovo Ulivo, Vendola dice che bisogna partire dalla coalizione di queste amministrative, Pd -Idv-Sel. Da dove iniziate a costruire l’alternativa? 
«Queste elezioni hanno dimostrato che l’alleanza di centrosinistra è in grado di vincere le elezioni. Mi sembra che nessuno adesso possa chiedere delle separazioni in casa. Aggiungo che con queste amministrative erano in campo sperimentazioni aperte anche al Terzo polo e ai ballottaggi i due elettorati si sono incontrati. Non avremmo vinto con tanto successo se questo non fosse avvenuto. Pisapia è stato votato dal Terzo Polo, la sinistra ha votato il candidato dell’Udc a Macerata e così è stato in molte altre realtà. Non ci basta vincere le elezioni, stavolta governare il Paese significa anche fare le riforme di cui l’Italia ha bisogno e per le quali c’è bisogno di un’ampia maggioranza».
Vendola chiede le primarie e si candiderà, nessun timore della sfida, soprattutto dopo Milano e Cagliari?
«Il Pd non ha paura delle primarie, sono uno strumento importante, lo abbiamo visto anche con queste amministrative. Poi, non temo una competizione Bersani-Vendola, sono convinta che Bersani vince. L’importante è mettere insieme prima la coalizione di centrosinistra, costruire un programma avendo chiara l’apertura al Terzo Polo e poi lasciare che sia il candidato vincente alle primarie del nuovo Ulivo a lavorare all’alleanza con Casini- Fini- Rutelli».
A molti vengono i brividi pensando al passato. Timori infondati?
«Le situazioni storiche cambiano. Noi dobbiamo costruire una proposta non solo di legislatura, qui si tratta di condividere un progetto di ricostruzione del Paese perché l’Italia che Berlusconi ci lascia deve essere ridisegnata. Credo ci siano le condizioni per farlo insieme e sono stati gli stessi elettori a indicarci la strada. Hannoavuto menoproblemi dei dirigenti politici che hanno rifiutato gli apparentamenti: gli elettori hanno deciso da soli di mischiarsi».
Berlusconi e Bossi sanno di non potersi permettere il voto adesso. Sarebbe un disastro.
«Loro resisteranno, ce la metteranno tutta, ma non so quanto reggerà il Pdl. Faccio gli auguri ad Alfano, ma penso sia un sistema solare abbastanza complicato il loro adesso. E poi la Lega quanto vorrà continuare a restare “impiccata” ad un premier che le fa solo perdere consenso?».
Ma dal voto soprattutto al Sud il Pd non esce mica bene.
«Noi dobbiamo saper interpretare la domanda di cambiamento che viene da queste elezioni. Nessuno può pensare che siccome si è vinto va bene così. Sono convinta che la linea politica sia quella giusta, ma dobbiamo imparare ad essere più coraggiosi, anche con le candidature».

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