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| Vittoria Franco |
La manovra economica del governo, assolutamente inadeguata alla situazione, iniqua, che penalizza i più svantaggiati e crea esasperazione, ha accresciuto la vulnerabilità del paese. Qual è la funzione del Pd in questa situazione, soprattutto dopo che casi critici hanno interessato anche le sue fila? Come reagire per creare antidoti il più possibile efficaci?
Intanto, bisogna rispondere a un’altra domanda: come si è creata questa forte corrente di vera e propria demonizzazione della politica vista esclusivamente come il luogo di usurpazione di potere, strumento di affarismo, di godimento di privilegi? Credo che la ragione principale sia da ricercare nello svuotamento delle funzioni del parlamento che il berlusconismo ha prodotto, nella concezione proprietaria delle istituzioni che questa legge elettorale alimenta a dismisura, nell’ossessione per leggi sulla giustizia che riguardano prioritariamente la salvaguardia degli interessi del premier arrivando perfino a creare meccanismi che favoriscono la corruzione anziché contrastarla; in una parola, nella perdita della dimensione del bene comune e dell’interesse pubblico.
Questo ha dato il senso di un distacco crescente della politica dai cittadini, dai loro problemi quotidiani. Una politica divenuta quanto mai egocentrica. Perché quando a dirigere il paese c’erano figure come Moro, Berlinguer, La Malfa, Tina Anselmi, Nilde Iotti la gente non chiedeva loro conto di privilegi e stipendi troppo alti?
Perché nel bene e nel male la politica affrontava i problemi più urgenti e produceva soluzioni, il parlamento era il luogo della ricerca delle mediazioni possibili fra maggioranza e opposizione. E allora, forse ...
proprio da qui dobbiamo ricominciare, tutti, coloro che avvertono la responsabilità verso il paese. Sicuramente, è la nostra responsabilità: reagire con forza e ricreare fiducia verso la politica come servizio e progetto per lo sviluppo civile, democratico ed economico del paese.
Un’impresa gigantesca nelle condizioni attuali, ma chi se non noi?
L’ha detto bene Bersani nella lettera al Corriere della Sera: siamo noi il partito dell’alternativa. Un partito è una comunità di cittadini che condividono idee, valori, strategie, regole. Le nostre regole devono essere ferree per diventare un antidoto efficace alle tentazioni di fare commistione fra potere politico e affari. Stabilire incompatibilità rigorose, niente doppi incarichi nelle istituzioni, selezione delle classi dirigenti con criteri di capacità, di esperienza, di autorevolezza nella rappresentanza superando quel sistema – che vedo come un rischio da scongiurare – di privilegiare la fedeltà al capocorrente piuttosto che la lealtà verso la comunità partito.
Tenere fermo il principio della coerenza coi nostri valori costitutivi, coi principi ispiratori del Pd, rigore e trasparenza, concezione della politica come bene comune, come servizio, dedizione.
Diceva Max Weber nella sua Politica come professione che il politico ha il privilegio di mettere le mani negli ingranaggi della storia, ma proprio per questo deve disporre di tre qualità speciali: senso di responsabilità, lungimiranza, passione; passione nel senso di dedizione appassionata a una “causa” condivisa.

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