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| Pippo Civati |
Pippo Civati, ex costola fondante del fronte dei «rottamatori», non sembra colpito da quel che è successo. Il divorzio dal sindaco di Firenze, considera senza patemi particolari, era nell’aria, solo che adesso sembra più fragoroso del matrimonio che l'ha preceduto.
Civati, che si può fare per far uscire la vicenda che ti ha coinvolto dal gossip di fine estate?
«Ecco: mi rendo conto in queste ore che si fa fatica a restituire a queste piccole dinamiche il senso politico che pure hanno. Insomma, è vero, è molto facile appiattire tutto sui nomi, sulle sigle, sui bisticci. È lo schema del gossip. Ma non è così, ci sono visioni della politica in gioco, visioni diverse, evidentemente, e la notizia sta qui: in questo caso le differenze vengono liquidate e messe alla porta invece che adottate come risorsa imperdibile. E anche questa è una scelta politica...»
Ma vi siete spiegati?
«Macché, lui ha deciso, io non ho avuto il piacere di parlargli. Si dice che lo avrei accusato di aver cambiato cerchia di amici e invece è vero che lui ha accusato me esattamente di questo. Io che dai principi issati alla stazione Leopolda, quando abbiamo dato forma alle nostre riflessioni sulla politica, non mi sono mai mosso. Quei pensieri e quelle parole sono ancora il mio motore quotidiano, ci credo; ignoro a cosa creda Matteo,
adesso, e non ho idea di che cosa possa mettere sul fuoco in questa seconda edizione dell’appuntamento, gli faccio i migliori auguri...»
Veramente, di cose su di lui ne hai dette, e non complimentose...
«E che dovrei fare? Attacca la Cgil, sposa Marchionne: sarebbe questo, come si dice, lo spirito della Leopolda?».
Lo “spirito della Leopolda” è un titolo bellissimo. Renzi te lo invidierà. Ma, scusa, forse stava in quello spirito la gita notturna e segreta che il sindaco di Firenze ha fatto ad Arcore per perorare la causa della sua città?
«Infatti, lo avevo criticato per questo. Senza pesantezze: mi ero limitato a dire che non condividevo. Ma lui si era arrabbiato con me più di quanto io fossi arrabbiato con lui. Abbiamo i nostri temperamenti: diciamo che tenderei alla inclusività, alla comprensione delle diversità mentre Matteo... mi sembra più esclusivo...»
E anche questa è politica. E se uno bussa alla casa di Berlusconi invece che a Palazzo Chigi non dice forse cos'è per lui il potere e in che relazione conviene porsi nei suoi confronti?
«Veniamo da percorsi formativi differenti. Lui viene dalla tradizione popolare cattolica, io dalla sinistra, dall'Ulivo, dove poi ci incontriamo. Ma, insisto, questi binari non sono divergenti, sono convinto che l'intreccio da queste esperienze sia necessario all'Italia e alla politica».
Solo che ora, chi si ferma ai titoli e al gossip avrà diritto di pensare: eccoli qua, i rottamatori, quelli che volevano riformare politica e paese sulla base di una rivendicazione generazionale...
«Lo so. Ma per fortuna quella sigla è tramontata, l'avevo considerata imprecisa nel momento stesso in cui veniva formulata, ci voleva poco a capire che non andava, che era sbagliata e controproducente ...»
Vacci piano: altrimenti qualcuno obietterà che ti stai preparando una serena maturità nel Pd e che per questo fine avresti fatto saltare il fronte giovanilrottamante con Renzi...
«Ecco, mi vien da ridere: è esattamente il contrario di quel che sta accadendo, diciamo che non sono molto amato dalle gerarchie ecclesiastiche. Vado avanti così come avevo annunciato, partecipo a dibattiti e feste, ribadisco i miei punti di vista a un pubblico vasto che ondeggia tra la sinistra e il centrosinistra, mi dò da fare come sempre. E non andrò alla Leopolda due, ma interessa sapere cosa accadrà laggiù, sono davvero curioso».?

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