«Gliela faranno pagare a Bersani la foto di Vasto». Paola Concia è stata facile profeta. Quella foto a tre alla festa dipietrista - Bersani con Vendola e Di Pietro - che salda la coalizione di Pd, Sel e Idv (e basta solo l´immagine per irritare l´Udc e Casini), è una crepa nella tregua interna nel partito dei Democratici. Una riunione dei veltroniani (Veltroni però era in commissione antimafia e non ha partecipato) nel primo pomeriggio di ieri ha riaperto la partita della leadership. Nessuno parla di sfiducia a Bersani («Non è il momento, sarebbe prematuro, evitiamo polemiche»), però è cominciata la corsa alla premiership del centrosinistra. Bersani è stretto da un lato dai veltroniani; dall´altro dal pressing che Vendola e Di Pietro lanceranno da piazza Navona, sabato, e che traducono in due parole d´ordine: «Bozza di programma; segnare subito sul calendario il giorno delle primarie». E poi c´è Matteo Renzi, molto ben visto da Veltroni. Il sindaco di Firenze ammette: «Sì, sto scaldando i motori per correre. La leadership del centrosinistra si vedrà con le primarie».
Nell´assemblea dei veltroniani si è alzato ieri il tam tam delle «primarie di partito». Stefano Ceccanti le chiama così. Giorgio Tonini preferisce dire «congresso anticipato». Salvatore Vassallo argomenta: «Questa è la strada maestra, se si va al voto nel 2013. Ma se la situazione politica precipita, allora si può immagine un´altra via, cioè quella di "stemperare" la norma dello Statuto del Pd per cui è il segretario, in questo caso Bersani, il candidato premier». Nega di essere stato lui a scrivere quel codicillo che ingessa un po´ tutto: «Mi ricordo bene, fu Maurizio Migliavacca, comunque a noi veltroniani stava bene».
Strada maestra o secondaria, la questione è la leadership. È la linea politica di Bersani ad essere di nuovo messa sotto stretta sorveglianza. «Alla coalizione con dipietristi e Vendola puoi arrivare, sia pure. Non puoi però partire da lì», hanno ripetuto ieri i veltroniani. E l´altro mantra: «Dov´è finita la centralità del Pd? Così andiamo a rimorchio». C´è chi è ancora più tranciante:
«Avere fatto l´incontro di Vasto è un errore pari a quello di avere fatto uscire i ministri dal governo Ciampi nel 1993».
Nell´attesa di una spallata a Berlusconi che non arriva, ecco le grandi manovre del centrosinistra. Nel Pd, alla riunione dei veltroniani è seguita ieri sera quella dell´ex mozione di Ignazio Marino. Areadem di Franceschini si è convocata per lunedì mattina, poco prima della direzione del partito. Beppe Fioroni, il leader cattolico di minoranza (dato da mesi in uscita dal Pd se qualcosa non cambia e in perenne feeling con Casini e Bonanni) racconta i cattolici pronti a costituirsi in movimento, in una sorta di pre-partito: «Come pensiamo di intercettarli, con Bersani-Vendola e Di Pietro? Non credo. Non è che mi abbia mai affascinato il dibattito sulle primarie aperte però non possiamo restare inerti. Se ci chiudiamo, il Pd dà l´addio a milioni di voti». Fioroni pure ha nel cuore Renzi il "rottamatore". Il blogger Mario Adinolfi ieri consegna la tessera del Pd e la accompagna con un invito al segretario: «Un Pd così non è una speranza per il paese. Caro Bersani spero che tu te ne renda conto, che tu possa rinunciare all´idea di candidarti premier lasciando spazio a una nuova generazione di leader democratici non cooptati». Indica a sua volta Renzi come il nuovo che avanza. Rinnovamento è l´altra parola-chiave. Veltroni ne ha parlato a lungo nel seminario della "sua" scuola di politica, venerdì scorso. Ospite, non a caso, Nicola Zingaretti. Zingaretti sarà anche della convention dei trenta/quarantenni che si tiene il 16 ottobre all´Aquila, con Matteo Ricci, Andrea Orlando, Stefano Fassina. La settimana successiva kermesse a Bologna di Pippo Civati, Debora Serracchiani. E a fine ottobre Renzi convoca la "Leopolda due"; intanto pensa a far valutare da un istituto di sondaggi il proprio gradimento. Bersani mostra calma e gesso: «Di leadership si parla quando arriva il momento», ha detto. Lunedì prossimo in direzione dibattito aperto.

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