venerdì 21 ottobre 2011

Aprire le porte alla pressante richiesta di democrazia che tanti manifestano - Maria Zegarelli su L'Unità

Prima ancora che si consumi il «big bang» della politica Matteo Renzi annuncia sorprese. Dice che dalla Leopolda a fine ottobre uscirà fuori il candidato premier. «Non si è risolta la questione della candidatura alle primarie per gli iscritti al Pd, è una vergogna - denuncia il sindaco di Firenze -. Decideremo con i ragazzi del “big bang” alla Leopolda ma uno di noi si candiderà». O forse no. Si candideranno le idee, aggiunge più tardi. Ma intervenendo ad Agorà su Rai3, insiste: «Chi è in Parlamento da 20/25 anni deve andarsene», largo a chi ha «idee» e basta «mettere lì il faccione che vuol dire: mi garba lui o mi garba lei».
Intanto Pippo Civati insieme a Debora Serracchiani - dopo aver preso parte all’iniziativa di sabato scorso a L’Aquila dei trenta-quarantenni - sta ultimando i preparativi dell’altro evento dei giovani democratici, «Il nostro tempo» che si svolgerà a Bologna sabato e domenica nella megastruttura montata in piazza Maggiore. Non fa riferimenti diretti Civati, ma certo che il collegamento parte all’istante. Mettendo da parte il suo approccio filosofico alle umane debolezze esordisce: «Non è il momento di fare gli stronzi, tantomeno di annunciare sorprese. Quello di cui c’è bisogno è di mettere ordine in questa coalizione che si dovrà formare per governare il paese».
Civati annuncia che da Bologna verranno fuori proposte concrete, cinque, su temi concreti, idee «che partono dal Pd, sono per il Pd e per la coalizione», perché quello che vogliono i giovani che si riuniranno a Bologna è andare al voto con un programma che fa vincere. «Il problema - scrive sul suo blog - è quello delle scelte radicali, da assumere, sul fisco e sulle pensioni, ad esempio, per ritrovare quella “misura dell'anima”, dell'uguaglianza, che si traduce in concorrenza leale, in consenso informato, e soprattutto nella possibilità che chi rischia sia premiato più di chi si mantiene o si fa mantenere. Mai come ora è chiaro che la
società italiana ha bisogno di risposte, non “di classe”, ma capaci di mischiarle, le classi».
A Bologna nessun big bang quanto piuttosto «cartoline» alla politica nazionale che «non si sostituiranno alla famosa cartolina spedita da Vasto, ma completeranno l'album». E un posto d’onore all’ex premier Romano Prodi: «A Prodi ho dedicato un personale tempietto votivo. Non vogliamo strumentalizzarlo ma lo abbiamo invitato e speriamo accetti», l’auspicio di Civati. Lo scopo, aggiunge Debora Serracchiani, è quello «di aprire le porte alla pressante richiesta di democrazia che tanti manifestano, e di candidare gli italiani, più che un leader, attraverso campagne e proposte condivise su fisco, ambiente, lavoro, etica e costi della politica».
E mentre ci sarà uno scambio di partecipazione e di «visite» tra l’Aquila e Bologna, Pina Picierno, per esempio, ha partecipato alla prima e andrà alla seconda, più netta la linea di demarcazione con la Leopolda, dove secondo molti giovani democratici Renzi giocherà una partita tutta sua. Chi andrà a Firenze dal 28 al 30 ottobre? Intanto meglio dire chi potrà andare secondo le «regole» stabilite dall’ospite: «Benvenuti i cittadini stanchi ma non rassegnati», restino a casa i «gattopardi». «Possono partecipare - avverte - tutti i cittadini che sono stanchi, ma non rassegnati, davanti al degrado della politica e al calciomercato dei sottosegretari». Scenografia semplice, «ispirata ad una casa, senza podio e pedane, perché bisogna riportare la politica nelle case», conclude Renzi.

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