mercoledì 26 ottobre 2011

Bersani e Casini: "Niente aiuto al governo" - Giovanna Casadio su Repubblica

Dopo lo scambio d´ilarità Merkel-Sarkozy sull´affidabilità del premier italiano, non si può più attendere. Lo schiaffo dell´Europa è stato così forte che Bersani e Casini si incontrano per un lungo colloquio, ieri a Bologna, mentre nelle stesse ore il vice segretario del Pd, Enrico Letta veniva spedito al Quirinale a chiedere al presidente Napolitano una cosa chiara e che Bersani riassume nella conferenza stampa di fine giornata: «Serve discontinuità, questo governo deve passare la mano, e poi si vedrà. È un dato conclamato». La malattia dell´Italia è conclamata. Ha nome e cognome: è Silvio Berlusconi che deve dire «basta ce ne andiamo», deve dimettersi. Lo ripete il segretario democratico in un asse, che va giorno dopo giorno consolidandosi, con il leader dell´Udc. Alle misure strutturali per lo sviluppo che la Ue chiede - e che la maggioranza sta contrattando arenandosi nel solito gioco di veti con Bossi - le opposizioni rispondono: sentiamo il carico delle responsabilità «ma in queste condizioni politiche non c´è la possibilità di un lavoro serio». Né il Pd né i centristi si prestano a fare da stampella al governo. Gli spazi di confronto, in particolare sulla riforma delle pensioni - a cui a inizio giornata sembrava che il Terzo Polo fosse disponibile - si chiudono del tutto.
Casini ribadisce che è tempo solo di un «nuovo governo forte, che assuma degli impegni in Europa, li mantenga e difenda la dignità nazionale perché non possiamo essere svillaneggiati da certi sorrisi, che non possiamo che rimandare al mittente». Fini, il presidente della Camera, leader di Fli, che ha fatto parte della Convenzione Ue, avverte: «L´asse franco-tedesco è l´unico che gioca la partita. Dire che siamo tra i 6 fondatori è cullarsi sugli allori; noi non siamo nel gruppo di testa, la mia non è una polemica». Di tutto questo, ma soprattutto della «necessità di una fase politica nuova», Enrico Letta quindi ha parlato al capo dello
Stato. Bersani spiegherà poi che il colloquio del Pd al Colle è da inquadrare «in un giro di opinioni che sta raccogliendo il presidente della Repubblica». Già questo dà l´idea della gravità della situazione. «Senza un gesto politico non c´è possibilità di fare un lavoro serio - ripete il segretario democratico - mentre una situazione politica nuova ci consentirebbe di prendere fiducia. Questo è il punto che abbiamo consegnato a Napolitano».
Non ci sono lettere all´Europa che tengano. «In assenza di gesti politici corrono le letterine, ma ci vuole un gesto che può ovviare a tante letterine», è la dead line democratica, cioè andarsene. Discontinuità e fase politica nuova sono le due parole-chiave, i passaggi obbligati. Che non significa rinuncia al senso di responsabilità a cui la Ue richiama l´Italia. Non c´è che da prendere atto della crisi dell´esecutivo, del danno al paese del governo Berlusconi, e «creare una situazione nuova che permetta di dare fiducia ai mercati. Un passo che non suonerebbe come uno sbandamento ma come una presa d´atto». Non c´è da parte delle opposizioni solo la disponibilità al governo di transizione, anche un concreto pacchetto di proposte (lo presenta il Pd) e il via libera a discutere dell´innalzamento dell´età pensionabile. Qui le ricette sono diverse, nelle stesse file democratiche. Fini è netto: «L´innalzamento dell´età è ineludibile». Lo stesso pensa Casini.
Alt da Di Pietro e da Vendola. Il Pd è diviso. Però il vice segretario Letta ne aveva rilanciato la necessità. Anche i dipietristi ritengono che un intervento sulle pensioni «possa essere fatto», pur di fare condoni «che sono istigazione a delinquere». D´Alema: «Sarkozy è arrogante ma il governo inadeguato».

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