mercoledì 26 ottobre 2011

C´è un buco nel secchio europeo - Paul Krugman su Repubblica

Se non fosse drammatica, vista con la lente di un umorismo tragico, la crisi europea sarebbe quasi buffa. Il fatto è che a mano a mano che uno dopo l´altro i piani di salvataggio si rivelano inefficaci, i Molto Seri Europei appaiono sempre più ridicoli.
Prima di affrontare l´aspetto tragico, mi soffermerei su quello tragicomico e sulla vecchia canzoncina per bambini, «C´è un buco nel mio secchio», che continua a venirmi in mente. Per chi non la conosce, è la storia di un contadino pigro che si lamenta del buco nel suo secchio. La moglie gli chiede di aggiustarlo, ma ogni azione che la donna suggerisce richiede un´azione precedente. Quando alla fine la moglie gli chiede di prendere l´acqua dal pozzo, lui risponde: «Ma c´è un buco nel mio secchio, cara Liza, cara Liza».
Che cosa ha a che fare ciò con l´Europa? La Grecia, il paese da cui è partita la crisi, è diventata una desolante questione secondaria. Il pericolo adesso è rappresentato da un attacco di un qualche tipo ai titoli dello Stato italiano, la terza economia dell´area euro. Gli investitori, temendo un default, per finanziare il debito italiano ora chiedono interessi più alti. Gli alti tassi d´interesse, rendendo più oneroso il servizio del debito, rafforzano il rischio bancarotta.
Autoalimentandosi in un circolo vizioso, il timore di un default aumenterebbe il rischio che esso si avveri. Per salvare l´euro, occorre contenere la minaccia. Come? La risposta implica giocoforza la creazione di un fondo in grado di concedere, se si rendesse necessario, prestiti all´Italia (e alla Spagna, anch´essa sotto minaccia) per un ammontare sufficiente da permettere all´Italia di non doversi finanziare agli alti tassi del
mercato. Le risorse di un tale fondo non sarebbero poi probabilmente utilizzate, perché l´esistenza stessa del fondo dovrebbe riuscire a spezzare il circolo vizioso della paura. È necessario però che ci sia la disponibilità potenziale per erogare possibili prestiti su larga scala, sicuramente oltre i mille miliardi di euro.
Qui sta il problema: le varie proposte per creare questo fondo richiedono in ultima istanza l´avallo dei governi dei principali paesi europei, le cui promesse agli investitori dovranno essere credibili, se si vuole che il piano abbia successo. L´Italia, però, è uno di questi paesi importanti e non è in grado di salvarsi con prestiti propri. La Francia, la seconda economia dell´area euro, è sembrata ultimamente traballare, suscitando il timore che la creazione di un fondo per i salvataggi dotato di ingenti risorse, appesantendo il debito francese, potrebbe avere innanzitutto l´effetto di aggiungere la Francia alla lista dei paesi in crisi. C´è un buco nel secchio, cara Liza, cara Liza.
È chiaro ora quello che intendo per una situazione che richiama un umorismo tragico? Ciò che rende questa storia davvero dolorosa è che le cose non sarebbero dovute andare così per forza. Si pensi a paesi quali il Regno Unito, il Giappone o gli Stati Uniti, che sono in grado di finanziarsi a tassi d´interesse bassi, nonostante debiti e deficit ingenti. Come mai? Il segreto sta per buona parte nell´aver mantenuto la valuta nazionale: gli investitori sanno che in ogni momento questi paesi potrebbero finanziare il deficit stampando nuova moneta. Se la Banca centrale europea potesse fornire un simile sostegno ai debiti sovrani europei, la crisi si ridimensionerebbe drasticamente.
Si genererebbe inflazione in questo modo? Probabilmente no. Inoltre, all´Europa potrebbe giovare una leggera inflazione generale, perché un tasso di inflazione generale troppo basso condannerebbe i paesi del Sud dell´Europa a una deflazione distruttiva, rendendo certo il perpetuarsi di alti tassi di disoccupazione e una catena di default. Considerare quest´opzione, si continua a ribadire, è impensabile. Gli statuti con i quali è stata istituita la Banca centrale vieterebbero questo tipo di politiche, anche se, viene da pensare, dei bravi professionisti troverebbero sicuramente un modo legale per aggirare l´ostacolo. Il fatto che il sistema euro nel suo insieme sia stato concepito per combattere l´ultima guerra economica costituisce invece un problema più serio. Il sistema dell´euro è una linea Maginot costruita per evitare un ripetersi degli anni Settanta ed è quindi assolutamente inutile ora che il vero pericolo è una ripetizione degli anni Trenta.
Questo sviluppo degli eventi è, come ho detto, è tragico. La storia dell´Europa del dopoguerra ha un profondo valore di ispirazione. Sulle rovine della guerra, gli europei hanno costruito un sistema di pace e di democrazia, creando delle società che, seppure imperfette - e quale società non lo è? - sono probabilmente, da un punto di vista morale, le migliori mai generate dall´intera storia dell´umanità.
Questa conquista ora è a rischio perché l´élite europea, nella sua arroganza, ha rinchiuso il Continente in un sistema monetario che ha ricreato le rigidità dello standard aureo e che si è trasformato, come il gold standard degli anni Trenta, in una trappola mortale. L´amara verità è che sempre più il sistema dell´euro sembra condannato. E una verità ancora più amara è che, dati i risultati che il sistema ha prodotto ultimamente, se si risolvesse presto forse per l´Europa sarebbe meglio.
Traduzione di Guiomar Parada

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