venerdì 21 ottobre 2011

Dietrofront sullo stipendio dei ministri via i tagli e il contributo sarà restituito - Carmelo Lopapa su Repubblica

Ministri e sottosegretari non sono dipendenti pubblici. Dunque, tagli alle indennità cancellati. E le somme «indebitamente» sottratte, in questi mesi, restituite. Il contrordine viaggia da pochi giorni sulla circolare interpretativa del dicastero dell´Economia che porta il numero di protocollo 150. Ma la gran parte degli uffici di gabinetto - a voler dar credito alla sorpresa dei 64 beneficiari - deve ancora riceverla.
Sancisce una marcia indietro rispetto alla decurtazione del 5 per cento delle retribuzioni eccedenti i 90 mila euro e del 10 oltre i 150 mila euro. La stretta contenuta nella manovra correttiva estiva riguarda i funzionari pubblici, ma il governo Berlusconi l´ha estesa con grande enfasi ai 23 ministri e 41 tra vice e sottosegretari. Un ministro guadagna circa 4 mila euro mensili, oltre all´indennità parlamentare di circa 14 mila euro. Il fatto è che infierire con quella tagliola del 10 per cento sui componenti del governo è stato un errore tecnico, hanno scoperto al ministero di via XX Settembre. E il perché è spiegato nella circolare della quale ieri dava notizia "ItaliaOggi": «Tale personale ricopre una carica politica e non è titolare di un rapporto di lavoro». Sono insomma dei quasi precari, privi di un contratto a tempo indeterminato. Comunque non equiparabili ai boiardi e agli alti funzionari pubblici. Il prelievo è durato tre mesi. Ma il ministero che fa capo a Tremonti fa sapere che con la mensilità di novembre si procederà al rimborso della somma trattenuta. Cifra non è quantificabile, perché dipende da quanto la retribuzione del ministro o sottosegretario ecceda i 150 mila euro. Cifra in qualche caso irrisoria, ma è il valore simbolico della restituzione che rischia di aprire un altro caso di autotutela della "casta".
E dire che quando si è parlato del sacrificio e del buon esempio della politica (era giugno) il responsabile dell´Agricoltura Saverio Romano si era lanciato un po´ in là: «Da luglio lo stipendio dei ministri verrà abolito del tutto». Poi l´abolizione è diventata dimezzamento, quindi il 10 per cento in meno, infine le
scuse e la restituzione del «maltolto». Resta intatto invece il colpo di forbici da mille euro al mese che già da inizio anno incide sulle indennità dei parlamentari. Gianfranco Rotondi, ministro per l´Attuazione del programma, non si stupisce più di tanto. «Avevo già sconsigliato Tremonti dall´avventurarsi su quel crinale demagogico, perché o sei Beppe Grillo o rischi di essere travolto da promesse che non sei in grado di mantenere». Continua: «Io passo per difensore della "casta", ma loro hanno parlato di cancellazione delle auto blu, dei voli di Stato, non mi risulta che autisti e piloti siano rimasti con le braccia conserte: la verità è che la classe politica cerca l´applauso sfidando il ridicolo». La reazione comune tra gli uomini di governo, ieri pomeriggio in Transatlantico, era la sorpresa. «Non mi ero nemmeno accorto del taglio e di questa circolare non ne ho notizia, magari a me non l´hanno nemmeno mandata, forse perché conto poco» si schermisce in buvette l´ex sottosegretario Aurelio Misiti, dalla scorsa settimana promosso vice ministro alle Infrastrutture. Come lui tutti gli altri.
Il ridimensionamento dei sacrifici corre d´altronde parallelo al rinvio alle calende greche del dimezzamento dei parlamentari. Il ddl del governo proprio ieri è stato inquadrato nel più complessivo progetto di riforma costituzionale (il testo Calderoli). Che riguarda anche l´istituzione del Senato federale e il superamento del bicameralismo perfetto, tra l´altro. Per l´intero pacchetto, Palazzo Madama ha approvato la procedura d´urgenza, una via preferenziale. Ma l´aria che tira in Parlamento non lascia presagire nulla di buono per le sorti di una riforma epocale. Gaetano Quagliariello a nome del Pdl assicura: «Noi vogliamo fare le riforme, agli altri antipolitica». La capogruppo Pd Anna Finocchiaro chiude la partita: «Per essere discusso e votato quel ddl avrà bisogno di tempi biblici. La maggioranza non ha alcuna intenzione di ridurre il numero di parlamentari». Si è stimato che l´operazione comporterebbe un risparmio di circa 128 milioni di euro l´anno.

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