mercoledì 26 ottobre 2011

Il gabbiano Max - Massimo Gramellini su La Stampa


Lo scandaletto dei cinque voli aerei regalati a D’Alema da un arzillo faccendiere finirà probabilmente nel vuoto cosmico. E non perché D’Alema sia un comunista amico di magistrati comunisti, come sostengono i gladiatori stilografici dell’imperatore, ma in quanto si tratta solo di una piccola sciatteria di potere, ramo in cui Max è maestro.

La carriera di quest’uomo è stata avversata da continui problemi coi mezzi di trasporto. Ha cominciato muovendosi a piedi e gli hanno contestato le scarpe, troppo di lusso per un leader proletario. Pur di non sporcarle ha chiesto un passaggio al pullman elettorale di Prodi, che però non lo ha lasciato salire e lui giustamente gli ha bucato le gomme. Poi si è comprato la barca, ma le critiche degli invidiosi rimasti sul molo lo hanno affondato.
Così, come il gabbiano Jonathan Livingston, ha deciso di volare più alto. Sopra le umane miserie. Mentre i suoi amici facevano affari con gli amici di Bersani, uno dei quali - arrestato nel luglio scorso - era il responsabile del trasporto aereo per il Pd. (Lo scrivo fra parentesi e col dovuto rispetto: perché il Pd ha un responsabile del trasporto aereo? I dirigenti non possono farsi da soli il check-in?).
Respinto per terra per aria e per mare, a Max non rimaneva che chiudersi in casa. Una parola. Quando ci ha provato, gli hanno contestato anche quella, obbligandolo a traslocare. E poi dicono che c’è immobilismo a sinistra.

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