mercoledì 19 ottobre 2011

Il Parlamento? Solo 14 leggi - Sergio Rizzo su Corriere della Sera

Volendo proprio mettere i puntini sulle i, in «una complessiva superficie di 178.172 ettari, gli Alburni offrono il 65% delle aree naturali, il Vallo di Diano offre la Certosa di Padula e alcuni monti, il Cilento la maggior parte delle aree costiere». E se l'ha addirittura scritto su una proposta di legge l'onorevole Mario Pepe, rieletto nel 2008 nelle liste del Pdl per scoprirsi tre anni dopo «Responsabile», dobbiamo crederci. Lui è di Bellosguardo, un paese che sta alle pendici dei monti Alburni. Chi dunque meglio di lui avrebbe potuto impegnarsi per sanare una clamorosa ingiustizia? La verità storica è stata ristabilita a febbraio, grazie appunto alla legge da lui proposta. Un provvedimento con il quale il Parlamento nel febbraio scorso ha cambiato il nome del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano in quello «più corrispondente alla realtà» di Parco nazionale degli Alburni, del Cilento e Vallo di Diano. Alleluia. Vi chiederete: e ci voleva una legge? Ci voleva. Ma è legittimo domandarsi se davvero non ci fosse niente di più urgente e importante.
Tanto più considerando che questa è una delle sole quattordici leggi di iniziativa parlamentare approvate da gennaio a oggi. Quattordici, a incorniciare un'apatia senza precedenti. Già nel 2010 l'attività del Parlamento aveva toccato i minimi storici, con 58 provvedimenti varati nell'arco dei primi dieci mesi. Adesso siamo scesi addirittura a 50. Se poi dal totale si tolgono le ratifiche di trattati internazionali, atti dovuti che non comportano alcun impegno, si cala ancora a 31, contro 36 dell'anno scorso. E poi va detto che la maggior parte di queste leggi, diciassette, non sono altro che conversioni di decreti o frutto di altre proposte governative. Profetiche, le parole del presidente della Camera Gianfranco Fini, pronunciate a maggio del 2010: «A meno che il governo non presenti un decreto, c'è il rischio di una sostanziale paralisi dell'attività legislativa della Camera». Perché il rischio si fa sempre più concreto. In un Parlamento di
nominati dai boss di partito, per il quale il premier Silvio Berlusconi era arrivato perfino a ipotizzare di dare il potere di voto esclusivamente ai capigruppo per evitare il fastidio dei lunghi dibattiti in assemblea, l'iniziativa è ridotta al lumicino. Non bastasse poi la quantità ridottissima delle leggi proposte dagli onorevoli che vengono sfornate da Camera e Senato, c'è anche il problema della qualità.
Con tutto il rispetto, sia chiaro, per il Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Pardon: Parco nazionale degli Alburni, del Cileno e Vallo di Diano. Allora guardiamole, le leggi che in questi dieci mesi ha fatto il Parlamento senza che in nessuna di loro il governo ci abbia messo il suo zampino. Ce n'è una che riguarda le assunzioni obbligatorie dei disabili nella pubblica amministrazione: giustissima. Una seconda che fissa il principio secondo il quale le madri di bambini piccoli non possono essere detenute: sacrosanta. Una terza che stabilisce come i consigli di amministrazione delle società quotate debbano essere composti per il 30% da donne: finalmente, argomenteranno in molti. Una quarta grazie a cui verranno indennizzati i familiari delle vittime del disastro ferroviario del 2010 in Val Venosta: assolutamente doverosa. Certamente più di quella che contiene surreali «Disposizioni concernenti la preparazione, il confezionamento e la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli di quarta gamma». Di che cosa parliamo? Dell'insalata lavata e imbustata, per esempio. Legge frutto della fusione di due diverse proposte. Primi firmatari: il deputato Sandro Brandolini del Pd, titolare fino a un annetto fa del 30% di una società alimentare (Gustitalia) recentemente entrata nell'orbita del gruppo Saclà, e l'onorevole leghista Fabio Rainieri, esponente di spicco dei Cobas del latte. Per non parlare della legge che aumenta di 1,7 milioni l'anno i contributi alla Biblioteca italiana per ciechi Regina Margherita di Monza, voluta dal leghista Paolo Grimoldi e da tre suoi colleghi di partito.
O della impegnativa norma che riconosce alle associazioni «maggiormente rappresentative» dei mutilati e invalidi del lavoro una poltroncina nei comitati provinciali dell'Inail. Oppure del provvedimento che abroga una norma, approvata sei anni fa dallo stesso governo, che equiparava la laurea in scienze motorie a quella in fisioterapia: legge promossa dall'onorevole dipietrista Giuseppe Caforio, titolare di un piccolo impero nel campo delle protesi sanitarie. Se ne sentiva il bisogno. Ancora, nello scarno elenco troviamo una leggina che istituisce la «Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali», il quale dice più o meno questo: il 9 ottobre di ogni anno si possono fare delle manifestazioni per sollevare l'attenzione su questo tema, però senza spendere un euro di fondi pubblici e senza andare in vacanza. Ce n'è quindi un'altra che esclude dal diritto di percepire la pensione di reversibilità il familiare che ha assassinato il pensionato. Una che decreta lo sconto massimo che gli editori possono applicare al prezzo di copertina dei libri... Niente da dire, se però altre leggi, forse un tantino più decisive di queste, non arrancassero nelle Commissioni con il rischio di non riuscire a vedere l'approdo prima della fine della legislatura.
Il disegno di legge anticorruzione, se lo ricorda qualcuno? Annunciato in pompa magna dal Consiglio dei ministri ormai 20 mesi fa, è stato approvato dal Senato ed è adesso nelle curve della Camera, dove sarà quasi certamente modificato per poi tornare a Palazzo Madama: se mai ne avrà il tempo. Il calderoliano codice delle autonomie che dovrebbe ridisegnare la nostra architettura istituzionale, quando sarà pronto? Il famoso disegno di legge sulla concorrenza, che fine ha fatto? E la riduzione del numero dei parlamentari, la vedremo mai?

Nessun commento: