mercoledì 26 ottobre 2011

La fiducia dei consumatori arretra di 3 anni - su Repubblica.it


Gli italiani sono sempre più pessimisti. Secondo l'Istat il clima di fiducia dei consumatori italiani è calato ad ottobre di due punti rispetto a settembre: da 92,9 a 94,2. Un valore da record negativo: non eravamo così insicuri dal 2008. Ci sono aspettative meno rosee sull'economia, il futuro, la situazione familiare. Al disorientamento dei consumatori risponde una situazione stagnante per le vendite al dettaglio: - 0,3% rispetto ad agosto. Mentre tiene il settore del "food", con un aumento dell'1,6%, i prodotti non-alimentari calano dell'1,2%. In crisi soprattutto cd, dvd, strumenti musicali e calzature. A risentirne sono soprattutto i negozi di piccole superfici, mentre nella grande distribuzione aumenta il mercato dei discount e dei negozi specializzati, a discapito degli ipermercati. Arriva anche l'allarme di Confcommercio: il saldo fra imprese che chiudono e nuove aziende in apertura, nei primi nove mesi del 2011, è in negativo di ben 23.000 unità.
Crisi di fiducia. A ottobre l'indice del clima di fiducia dei consumatori è calato da 94,2 (settembre) a 92,9, anche se nel Nord Italia la crisi è percepita meno che nel Centro-Sud. E' il racconto di un'Italia pessimista fornito oggi dall'Istat. Si tratta del dato più basso dal luglio del 2008. L'indice che misura il complesso delle attese a breve termine è quello più negativo: si passa da 85,5 a 81,8 in un mese.
La fiducia sulla situazione corrente registra una flessione più contenuta, da 101,2 a 101. I consumatori italiano pongono meno aspettative nel clima economico, che cala da 78,3 a 75,6, mentre quello relativo alla situazione personale scende da 100,6 a 98,6. Peggiorano in particolare le valutazioni presenti e prospettiche
 sulla situazione del paese, i giudizi sulla situazione economica della famiglia e le previsioni di risparmio. Migliorano soltanto le valutazioni sull'opportunità presente del risparmio. Anche le attese sull'evoluzione del mercato del lavoro, sulla propria situazione personale e la fiducia nel proprio bilancio familiare restano in crisi.
Prodotti invenduti. Sempre dall'Istat arriva un altro quadro negativo, quello che riguarda le venite al dettaglio. Rispetto ad agosto 2010, l'indice grezzo del totale delle vendite segna un calo dello 0,3%. Nella media del trimestre giugno-agosto 2011 l'indice è diminuito dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti. Le vendite di prodotti alimentari aumentano dell'1,6%, mentre quelle di prodotti non alimentari scendono dell'1,2%.
Nel confronto con l'anno scorso, le vendite della grande distribuzione ad agosto sono cresciute dello 0,5%, un dato che deve tutto alla crescita del mercato per i discount alimentari, che registrano un +3,5%. Male invece i consumi negli ipermercati, che segnano un meno 0,9%. Per le imprese operanti su piccole superfici invece continua inesorabile la crisi: in un'anno hanno perso ancora quasi un punto percentuale. Per la Gdo sembra vincere la formula degli esercizi specializzati, che aumentano dell'1,1% le vendite, contro lo 0,4 di quelli non specializzati.
Le vendite di prodotti per la tavola hanno segnato così una buona performance, soprattutto nella grande distribuzione (+2,6%). Le variazioni negative si ripercuotono sui prodotti non alimentari, in particolare supporti magnetici come cd e dvd, strumenti musicali (-7,3%), calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-4,8%). In controtendenza il comparto dei giochi, giocattoli, sport e campeggio, che segna +0,4%. Nella grande distribuzione, le vendite crescono del 2,6% per i prodotti alimentari e diminuiscono dell'1,4% per quelli non alimentari. Nei piccoli negozi sono in calo entrambi i settori: -0,3% per il food e -1,1% per il resto.
Italia in negativo. Il saldo tra nuove imprese e aziende che hanno chiuso, nei primi nove mesi del 2011, è negativo per 23mila unità. Sono i dati raccolti da Confcommercio e resi noti durante gli Stati generali dell'associazione. Secondo l'associazione dei commercianti negli ultimi 10 anni il reddito pro capite della famiglie è sceso del 3,6% e i risparmi si sono dimezzati rispetto a 5 anni fa. Dal 2008 a oggi, denunciano, hanno chiuso oltre 180 negozi al giorno.
"E' arrivato il momento di reagire all'avvitamento del nostro Paese - si legge nel documento presentato agli Stati generali dal presidente Carlo Sangalli - nella spirale perniciosa tra l'indebolimento strutturale del suo potenziale di crescita e gli effetti depressivi delle pur necessarie manovre di risanamento della finanza pubblica".

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