sabato 29 ottobre 2011

La scommessa del 2013 deve fare i conti con una crisi strisciante - Massimo Franco su Corriere della Sera

Una nuvola di scetticismo sta un po’ oscurando il «via libera» ricevuto l’altra notte a Bruxelles da Silvio Berlusconi. La soddisfazione del premier e di Umberto Bossi è bilanciata dal sospetto di una corsa inarrestabile verso le urne; e dall’eco delle incomprensioni con alcuni alleati europei al vertice dei 27. Intanto, c’è la frattura non ricomposta fra Berlusconi e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. La lettera d’intenti presentata dal presidente del Consiglio non portava la sua firma, e il capo della Lega lo ha rimproverato di essersi «sfilato»: tranne poi far filtrare che si erano sentiti, perché «il problema è tra Berlusconi e Tremonti, e non fra Tremonti e Bossi».
Strana precisazione. Spiegabile solo con l’irritazione del titolare del Tesoro, accerchiato dal Pdl e consapevole che la fine del sostegno della Lega lo consegnerebbe inerme a chi da tempo vuole farlo dimettere. Per questo Bossi è costretto a confermare l’appoggio a Tremonti: anche se il disconoscimento delle misure anticrisi alimenta le perplessità dell’opposizione e delle stesse istituzioni europee. Provvedimenti ai quali lo stesso ministro dell’Economia sembra credere poco non promettono di fare molta strada. E infatti Pier Ferdinando Casini vede nel progetto governativo «una lettera morta destinata a diventare manifestino elettorale».
Il leader dell’Udc aspetta che le misure arrivino in Parlamento il 15 novembre. Ma lo dice con aria a dir poco scettica. Per Casini, c’è solo un «patto scellerato» fra Berlusconi e Bossi per votare a marzo, e insieme un pericolo di «scontro sociale» per l’annuncio di licenziamenti più facili. «Sono provvedimenti che ci ha chiesto l’Europa», li difende e insieme li circoscrive Angelino Alfano. E nelle sue parole si coglie il timore
di offrire al centrosinistra un’arma in campagna elettorale.
La speranza che il monolite berlusconiano si sfaldi è dura a morire. Ma il documento spedito ieri da un «gruppo di scontenti» del Pdl per invocare il passo indietro del premier sa di iniziativa maldestra. Alfano, segretario del partito, lo liquida come «fantomatico» perché i congiurati restano nell’ombra. Il segretario del Pdl confuta anche la tesi di un premier deciso a votare nel 2012. «L’Europa ha apprezzato e approvato il nostro programma di governo per i prossimi 18 mesi», conferma Berlusconi. Il voto anticipato sarebbe dunque soltanto un’opzione di ripiego, perché nessuno sa ancora come andrà a finire.
D'altronde, a Bossi che rivendica il diritto di aprire la crisi, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ricorda che potrebbe farlo anche lo stesso Pdl. E nonostante il sollievo di Palazzo Chigi, Giorgio Napolitano avverte che si è immersi in una «fase di particolare complessità e difficoltà ». Chi deve «garantire la stabilità monetaria e finanziaria in Italia e in Europa» ha una missione difficile, afferma durante una breve cerimonia di auguri per Mario Draghi e Ignazio Visco, presidente designato della Bce e neogovernatore di Bankitalia. È il segno di un’attenzione vigile, e tuttora preoccupata, rispetto a una situazione in bilico.

Nessun commento: