giovedì 20 ottobre 2011

Per manifestare contro le banche chiedi un prestito. In banca... - Francesca Fornario su L'Unità

A distanza di qualche giorno conviene fare un bilancio: la più grande occasione di manifestare il dissenso contro questo governo è stata rovinata da poche centinaia di irresponsabili. Per la precisione, 316. Alla fine si è convinto a votare la fiducia perfino Scajola: «Mi ero sbagliato a dire che il governo non aveva più i numeri: la maggioranza c’è ancora». Qualcuno l’aveva comprata a sua insaputa. E mentre i cattolici si dividono sul futuro politico dei democristiani (per Cirino Pomicino la croce deve tornare sul simbolo elettorale, per Maurizio Lupi può restare tra le tette della Minetti), Berlusconi pianifica l’eversione al telefono con il massone Lavitola e gli spiega che per avere le mani libere deve far fuori Repubblica. L’Ordine dei Giornalisti insorge ma Berlusconi precisa: «Non intendevo il giornale!». Dell’impeto di indignazione planetaria che ha riversato nelle piazze di tutto il mondo milioni di manifestanti pacifici, da noi non resta che una questione di ordine pubblico. Maroni, invece di dimettersi (ma chi è il genio che ha nominato Ministro dell’Interno un condannato in via definitiva per resistenza a pubblico ufficiale? Indovinato), spiega che c’è il rischio che qualcuno degli incappucciati responsabli dei disordini scappi all’estero. E che Berlusconi gli consigli di restare lì. Il ministro invoca misure straordinarie come l’obbligo per i manifestanti di fornire garanzie patrimoniali. Già me le vedo le banche che accordano un prestito ai precari per manifestare contro le banche non concedono prestiti ai precari. I giovani precari: è di questo che sarebbe stato bello discutere dopo la manifestazione degli indignati, nel Paese dove il nepotismo taglia le gambe ai più meritevoli, dove lavorano solo i figli di papà. Al processo Mediatrade Berlusconi è sato prosciolto e Piersilvio rinviato a giudizio: se non è nepotismo questo.

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