sabato 29 ottobre 2011

Quanto è bella giovinezza - Marco Bracconi su Repubblica

Il furibondo abbarbicamento al potere della nostra classe dirigente è un fatto oggettivo. Altrettanto oggettivo è lo scarto tra l’Italia – dove l’età media dei potenti oscilla tra i cinquantacinque e i sessanta anni – e il resto del mondo, dove invece sotto i cinquant’anni si guidano governi e parlamenti.
E’ una delle tante malattie della nostra vita pubblica, che ci tiene lontani dal futuro e produce effetti collaterali paradossali e nefasti. Come per esempio la trasformazione dell’età in categoria politica.
I trenta/quarantenni che tanto si agitano in queste settimane hanno molte idee, e molte perfino buone. Ma la giovinezza intesa come punto di partenza e non come risultato di una dialettica ideale finisce per diventare una sofisticata forma di populismo. Qualcosa che sinistramente somiglia a infilare una calza sopra una telecamera.
E invece nella tanto attesa nuova era glaciale i dinosauri Ciampi, Formica, Scalfari, Amato, Romiti, Magris rischiano di avere le idee chiare quanto e più di molti rottamatori. Perché ci sono vecchie giovinezze e giovanissime vecchiaie. E non è detto che siano queste ultime a fuggire tuttavia.

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