venerdì 28 ottobre 2011

Se gli italiani non ci credono più - Michele Marzano su Repubblica

Gli italiani non hanno più alcuna fiducia nel governo, nei partiti, nelle riforme. Nemmeno più nelle istituzioni. A parte forse, come dicono alcuni sondaggi, nella figura del Presidente della Repubblica. La loro sfiducia nei confronti del futuro è altissima. Soprattutto quella dei giovani che non credono più che studiare e impegnarsi possa servire a qualcosa. E allora si indignano. E hanno ragione. Perché quando la fiducia crolla, forse non resta altro che indignarsi nella speranza che qualcuno li ascolti, li prenda sul serio, cominci a chiamare le cose col proprio nome e, smettendola di raccontare loro solo tante bugie, si rimbocchi le maniche per affrontare una volta per tutte i problemi del Paese.
Ma quale fiducia si può ancora avere in una classe dirigente che non ha fatto altro che tradire sistematicamente le promesse, raccontare menzogne e negare la realtà? Come si può ancora chiedere la fiducia dei cittadini quando, di fronte alla crisi mondiale del neoliberalismo, il nostro presidente del consiglio è solo capace di promettere ancora una volta di fare "quella rivoluzione liberale per la quale siamo scesi in campo"?
Ormai lo sappiamo bene tutti. La fiducia deve tornare perché il paese possa sbloccarsi, rimettersi in marcia, trasformarsi. Peccato che la fiducia non possa essere decretata e che, una volta persa, ci voglia poi tanto tempo perché possa di nuovo tornare. Peccato che, per parlare di nuovo di fiducia, si debba prima riscoprire il valore dell´affidabilità e della credibilità. Perché la fiducia nasce e si sviluppa solo quando si ha la possibilità di constatare che coloro in cui si ha fiducia non ci tradiscono, prendono sul serio le nostre aspettative e fanno di tutto per rispettare la parola data.
Un tempo lo si sapeva bene: non si facevano mai promesse alla leggera, perché promettere qualcosa significava assumersi la responsabilità della propria parola; perché tutti sapevano che, un giorno o l´altro, la
promessa sarebbe diventata un debito e che non rispettarla avrebbe compromesso il proprio onore. Pensiamo a uomini politici come Churchill durante la guerra o Roosevelt di fronte alle lobby della finanza. La parola aveva il valore di un atto: la fiducia scaturiva dall´affidabilità di coloro che si erano mostrati capaci di rispettare le promesse fatte. Certo, con questo non voglio dire che un tempo tutte le promesse venissero rispettate e che tutti fossero affidabili. Incertezze e tradimenti sono sempre esistiti. Ma non c´era questa moda assurda di promettere sistematicamente quello che si sapeva già di non poter realizzare. Né c´era questa malafede che negli ultimi anni ha spinto tanti responsabili politici a raccontare bugie nella speranza che, a forza di ripeterle cento, mille, un milione di volte, come diceva Joseph Goebbels, le menzogne si trasformassero magicamente in verità.
Quando Berlusconi ha preso il potere, ha illuso gli Italiani con l´assurda promessa di trasformare il Paese in un´azienda e di farla prosperare e arricchire in poco tempo come la Fininvest. Ha utilizzato le bieche tecniche del management manipolatore che consiste a far credere ai lavoratori che "tutto è possibile", che basta "volere" per "potere", e che se ognuno si impegna al massimo realizzerà tutti i propri sogni. Le stesse tecniche di alcuni amministratori delegati che, dopo aver promesso mari e monti, delocalizzano le proprie aziende e sacrificano i propri dipendenti, magari dopo averli colpevolizzati, accusandoli – ironia della sorte – di non essersi "sufficientemente impegnati". Le stesse parole in libertà che non vogliono dire nulla, anche se per anni sono state accolte con entusiasmo e ottimismo, come la prova di una capacità fuori dal comune a saper parlare alla gente e farla sognare. Oggi, però, il re è definitivamente nudo. Il risultato disastroso delle bugie e delle manipolazioni è davanti agli occhi di tutti. E ormai nessuno ha più fiducia in nessuno.
Come fare allora per uscire da questo circolo vizioso? Il sociologo Georg Simmel spiega bene come in ogni relazione di fiducia si ha tendenza a "credere" in qualcuno anche quando non si è del tutto certi della sua affidabilità. Ogni volta che si parla di fiducia – dalla fiducia in amore o nell´amicizia, alla fiducia nei rapporti di lavoro e nelle relazioni pubbliche – si parla anche di "scommessa". Avere fiducia in qualcuno, significa accettare di "saltare nel buio", perché nessuno può mai essere sicuro che la fiducia accordata sarà sempre e solo onorata. Ma Simmel non è così ingenuo da confondere "fiducia" e "fede", e dice anche che, come nel caso della conoscenza, nell´universo della fiducia si avanza lentamente, un passo dopo l´altro.
Perché dopo il "salto" iniziale c´è anche bisogno di raccogliere una serie di "prove" capaci di confortarci nelle scelte fatte. Sarebbe assurdo continuare ad aver fiducia in chi ci tradisce ogni giorno, in chi non è capace mai di rispettare la parola data. Ecco perché oggi, di fronte a tanta sfiducia, solo la credibilità e l´affidabilità possono pian piano permetterci di ricucire il rapporto ormai lacerato tra il mondo della politica e i cittadini. Una credibilità e un´affidabilità che devono poter essere sperimentate quotidianamente e che non possono non fondarsi su un discorso di verità. Oggi gli Italiani non vogliono più promesse improbabili che non saranno mai tenute. Vogliono parole capaci di tradursi poi in fatti. Parole vere che per anni non sono state più pronunciate perché era più facile far sognare che sporcarsi le mani nella realtà di tutti i giorni. Parole sincere che possano far di nuovo germogliare il seme della fiducia e permettere alla gente di passare dall´indignazione all´impegno, dalla sfiducia alla speranza.

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