venerdì 21 ottobre 2011

Todi, una svolta solo a metà - Luigi Pedrazzi su Europa

Quanto si è letto sui giornali, a commento dell’incontro di Todi, dove lunedì si è svolto il forum delle associazioni cattoliche, ha confermato l’impressione che si aveva in partenza: per Berlusconi, mala tempora currunt, et pejora supervenient. La “tesi” più chiara, emersa da un contesto complesso riunente presenze associative fin qui più divaricate che convergenti, è stata indubbiamente politica: «Sostituire Berlusconi a Palazzo Chigi è urgente e molto utile». Dai retroscena raccontati ieri su la Repubblica, un incontro in Vaticano, tra il papa, il segretario di stato e il presidente della Cei, avrebbe visto autorizzare Bagnasco a ribadire quanto già detto in sede Cei: «Non possumus nunc silere”, e trarne la conclusione obiettivamente implicita, anzi necessaria a chiarire quanto pesino pensieri e preoccupazioni dell’autorità cattolica, nel paese o, almeno, nell’associazionismo del “laicato cattolico”. A Todi, l’associazionismo cattolico incontrava il presidente dell’episcopato italiano, fisicamente presente e unico relatore, al fine di esaminare insieme una situazione e una problematica pericolose come le presenti, nel mondo e in Europa, aggravate in Italia da dati economici nazionali specifici, evidenze politiche ed istituzionali, guasti morali che non è decente definire “cose private del presidente del consiglio” (come ancora cercano di liberarsene cattolici ministri nel governo in carica...).
Le presenze a Todi dell’associazionismo laicale cattolico, hanno spaventato, riferiscono i giornali, lo stesso Berlusconi, irritato con quanti nel governo e nel partito avevano minimizzato importanza e pericolosità dell’iniziativa quando essa era in preparazione. E forse l’assenza di Formigoni a Todi, dove pure erano presenti i capi della Compagnia delle opere, braccio secolare dei ciellini, ha preoccupato maggiormente il premier, che ben conosce obiettivi e capacità del governatore di Lombardia, difficile immaginare assente da cosa che, a conti fatti, non sia irrilevante. Dal “caso Boffo”, che nell’agosto del 2008 per primo agitò le
acque tranquille della navigazione di Berlusconi nel gran mare cristiano, molto tempo è passato e, però, guai e distanze si sono accresciuti. C’è ancora, tuttavia, un punto che forse è obiettivamente non chiaro e di più difficile valutazione: la “svolta di Todi”, sicuramente infausta per Berlusconi, in quanto avvicina il ridimensionamento, non più tanto lontano, dell’attuale centrodestra italiano, sarà pericolosa anche per il Partito democratico e i suoi equilibri interni?
Nei commenti che abbiamo letti, relativi al futuro che potrebbe nascere da Todi, il Pd potrebbe doversi confrontare, nel tramonto del centrodestra, con la costruzione di una alleanza che il Pd dovrebbe stipulare e far vivere col cosiddetto Terzo polo, del quale Casini è, allo stato delle cose, il leader più accreditato e messo meglio. I “cattolici democratici e sociali”, oggi di casa nel Pd, avrebbero certo, nella situazione stimolante e nuova, un ruolo di notevole importanza e di significato tutto da verificare. Casini sarebbe da trattenere da un suo riallineamento sulla destra, che potrebbe configurarlo anche come un Berlusconi incomparabilmente migliore per l’Italia, ma anche trasformarlo in un concorrente assai pericoloso se fosse un erede in grado, partendo dal suo “centro italiano”, di crescere a una guida democratica e decente, in Italia, di un partito popolare europeo che Casini sarebbe in grado di far nascere davvero “unionista” sulla scena europea.
Forse il Pd, valorizzando con lealtà e convinzione le non poche figure di cattolici, neppure tutti ex-democristiani, presenti tra i suoi iscritti, potrebbe esemplificare un partito, schiettamente laico e democratico, che rappresenterebbe in difesa del lavoro, delle povertà antiche e nuove, degli immigrati e dei diversi o diversamente abili, regole e interventi di solidarietà (nazionale e internazionale), configurando una presenza di sinistra resa più ricca e sicura da una forte partecipazione di cattolici ben convinti che una “bussola” preziosa per conoscere, studiare, far vivere la tradizione cristiana sia, nel nostro tempo, certo “moderno” e forse “postmoderno”, nell’evento e nei testi del 21esimo Concilio. Essi sono tuttora da ricevere con intelligenza ed amore, per poterli applicare a fondo nella storia, cioè in comportamenti, costumi e istituzioni degli uomini, in proporzione alla consapevolezza acquisita dalle loro libere e liberate coscienze. L’incontro di Todi, pur nella sua povertà e brevità di un solo giorno, può esprimere – iniziare ad esprimere – quella crescita di esperienza storica, di tipo “sinodale”, cioè di parola ascoltata gli uni dagli altri, che si origini e rinfranchi nella comunità nata dalla annuncio della fede, ma si esprima in solidarietà e responsabilità affrontando nella società comune i problemi comuni.
Ben vengano, se è così, altri incontri, in altri e diversi contesti. Pensiamo, ad esempio, a gli ambienti in cui paure e convinzioni di origine da noi leghista rendono difficili accoglienza e valorizzazione degli stranieri; o quelli ove la violenza delle armi è azione illusoria per portare pace tra popoli stretti da conflitti mal gestiti e malissimo conosciuti; o le sproporzioni enormi nella distribuzione delle risorse, che di fatto riducono lo sviluppo economico, intrecciando depressioni reali ed euforie illusorie e fittizie che i deliri finanziari oggi alimentano nella globalità e pervasività del nostro mondo in forme impossibili in altri tempi.
Se l’incontro di Todi è nato da una sia pure tardiva presa di parola giusta, in una Chiesa rimasta sapiente e tuttavia troppo a lungo silente tra scandali che sono stati segno di irresponsabilità ben pesanti e di omissioni intollerabili, ora dobbiamo festeggiare, con generosità, questo incontro come altri analoghi, che si producessero come richiamo ad una riflessione che può giovare a tutti, di sinistra , destra o centro che ci si qualifichi nelle responsabilità politiche: sperando che tutti si sia convinti che la politica è il massimo dei beni che dobbiamo avere comuni, e che l’esperienza insegna sempre a fermarsi per riflettere con serietà, e se possibile in amicizia, quando qualcuno, magari anche in ritardo, impegni se stesso esordiendo con la frase ben autorevole “non possiamo tacere”. Chi, per metodo ed esperienza storica, crede nella partecipazione, ascolti e si impegni nella riflessione che ne possa conseguire.
Confidando che in questo metodo e in analoga amicizia, tutti – compresa la grande Chiesa cattolica – possono fare una esperienza positiva nell’esercizio di un colloquio dialogico e sinodale. Nella Chiesa, poi, lo si sa bene anche per esperienza teologica. Magari solo intravista, e un po’ capita, nei momenti storici più alti e difficili.

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