venerdì 11 novembre 2011

Crisi, ne usciamo così - Enzo Bianco su Europa

Dopo il lungo uragano che ha scosso profondamente l’Italia e devastato le radici della nostra democrazia, serve un tragitto sicuro verso il suo riassetto. Serve uno spirito nuovo, come ha detto il presidente Napolitano, con parole pienamente condivise. Occorre chiudere questo lungo, tormentato periodo in poche ore, con l’approvazione immediata della legge di stabilità e le conseguenti dimissioni formali di Berlusconi. Ma serve soprattutto un programma di ricostruzione del paese.
Non un programma di emergenza per un anno, ma un progetto coraggioso in cui si affrontano le ragioni profonde della crisi, un programma da realizzare, comprensibilmente, in più fasi. La sua fase immediata non può che essere quella di un governo di coesione nazionale che veda la sostituzione di Berlusconi e risponda in modo credibile alle preoccupazioni sollevate dall’Europa. I liberalPd, già dalla scorsa primavera, hanno indicato in Mario Monti la figura che potrebbe guidare l’Italia fuori dalla tempesta.
Poi dopo le elezioni, una “legislatura di ricostruzione”, in cui i partiti che in questa legislatura sono stati all’opposizione, e che le elezioni vinceranno, chiamino a collaborare anche forze della società politica e civile disponibili a rifondare le basi di un’Italia più equa e competitiva. Poi una terza fase in cui riprenda pienamente la dialettica tra una credibile forza conservatrice ed una moderna forza democratica. Il programma della prima e seconda fase è necessariamente interconnesso. Non può essere universale e onnicomprensivo.
Deve necessariamente articolarsi su priorità finalizzate agli obiettivi. Sono obiettivi che si raggruppano in blocchi omogenei. Il primo è quello di problemi dello sviluppo con la detassazione sul lavoro e le imprese. Con un investimento serio sul riassetto idrogeologico. Con un credito d’imposta per il Sud, per la ricerca e per la cultura. Con le liberalizzazioni, la questione degli ordini professionali, il problema del mercato del lavoro. Il secondo obiettivo è quello della ricostruzione della saldezza della finanza pubblica, con tagli di
spesa non orizzontali, la patrimoniale una tantum, le pensioni, il patto tra generazioni a favore dei giovani.
Il terzo obiettivo investe la ricostruzione istituzionale e civile. Un progetto di riforma che superi il bicameralismo perfetto; che preveda un esemplare sfoltimento delle rappresentanze elettive, a partire dal parlamento e dai consigli regionali; un nuovo assetto degli enti locali che elimini le attuali province. Un intervento forte contro la corruzione, attraverso la diminuzione del settore pubblico nazionale, regionale e locale. La riduzione del numero delle regioni. Una coraggiosa riforma della giustizia che, rimosso l’ostacolo degli interventi ad personam, ridia efficienza e risposte ai cittadini. Una riforma delle giustizia senza tabù nè pregiudizi. In sostanza non un programma di centrosinistra annacquato dal centrodestra, o viceversa, ma un programma fondato sulle poche priorità in grado di riportare l’Italia nella stima del concerto mondiale.
Un progetto, perciò, che non si concentri solo sul governo di emergenza post-Berlusconi, dopodiché non si sa cosa succeda, ma che realizzi nella fase della coesione nazionale quanto è possibile del progetto ricostruttivo più vasto. I liberalPd vogliono dare il loro contributo a questo programma di ricostruzione. Ma lanciano nello stesso momento un richiamo all’unità del partito: in momenti come questo la classe dirigente deve essere all’altezza della sfida. Bersani assuma sino in fondo la leadership naturale, e coinvolga, in un gabinetto di crisi, le diverse sensibilità.
Tutte le opposizioni si muovano in modo concertato. Non si può sprecare una sola delle nostre energie: servono tutte per remare all’unisono contro la corrente del “tanto peggio tanto meglio”. In Sicilia si dice «cu avi chiù sali, consa a minestra ». Spetta a noi usare il sale necessario per condire una difficile minestra.

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