giovedì 17 novembre 2011

Gelmini, per non dimenticare. - Mila Spicola su L'Unità

S'ode a destra uno squillo di tromba. Evviva evviva se ne sono andati. Spero dunque che questo mio di oggi sia l'ultimo post dedicato a Maria Stella Gelmini e a quelli come lei. Immaginate con quale sollievo. 23 agosto 2008, Maristella Gelmini, ministro da pochissimi mesi, annunciò alla platea di Cortina d'Ampezzo che l'aveva invitata ad un dibattito pubblico, la strategia per migliorare la scuola italiana: “Corsi ai prof del Sud; taglio di 85.000 insegnanti; riduzione degli sprechi” Essì, il primo pensiero fu per noi, docenti del sud, chi se lo dimentica? Era passato un mese da quando il leader del Carroccio, dal palco del congresso nazionale della Liga Veneta a Padova, aveva gridato dal microfono che era l'ora di finirla di far "martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord”, destando non poco scalpore.
Pensammo: adesso la ministra vedrai come ci difenderà…ovviamente. Poveri illusi, poco sapevamo circa. Anche se , alcuni avveduti, avevano letto, tra le indicazioni della ormai celeberrima finanziaria dei 9 minuti dei primi di agosto del 2008, il taglio di ben 8 miliardi alla pubblica istruzione. "La scuola deve alzare la propria qualità abbassata dalle scuole del Sud", disse quel pomeriggio in montagna e il vento freddo arrivò dritto dritto a Palermo "Organizzeremo dei corsi intensivi per gli insegnanti del Meridione: sembra che un test elaborato da Ocse-Pisa - l'Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione - vede la nostra scuola al 37esimo posto con un trend decrescente di anno in anno. E' una realtà - disse - a cui bisogna porre rimedio". La malattia la conoscevamo benissimo, aspettavamo ed aspettiamo una cura adeguata. Non la morte.
Il "rimedio", il fu (ma quanto godo nello scrivere “fu”?!) ministro lo decretò con i corsi agli insegnanti del Sud (mai concretizzatisi in nulla, per fortuna, se non in quelle dichiarazioni deliranti) e il taglio di 85 mila docenti tra il 2009 e il 2011 (ahimè quelli assai reali e approssimati per difetto: sono stati circa
150.000 i docenti non riconfermati da quell’agosto ad oggi). "Chi critica la riduzione dei professori, indichi una strada diversa" (ce ne avesse dato la possibilità…). La Gelmini concluse quel giorno, Cortina D’Ampezzo, 23 agosto 2008, con un’altra delle sue barzellette involontarie: aumentare le ore di lavoro dei docenti. "E' giusto dare agli insegnanti di più, gli strumenti per svolgere il proprio ruolo e un riconoscimento sociale. Reinvestiremo i soldi recuperati dagli sprechi e dal taglio sulle spese per il personale, premiando chi raggiungerà i migliori risultati". Magari qualcuno lo facesse!! Aumentare le ore!! Per aumentare le ore si dovevano alzare gli stipendi, con quali soldi? Dove pensavi di trovarli? I tagli dovevano servire a pagare altro: l’Alitalia, l’ICI, …non certo pagare i docenti. Povera Gelmini: ma quante stupidaggini hai potuto dire? Ricordate? I grembiulini, il maestro unico (balla colossale), le lavagne interattive. Fino ad arrivare ai neutrini. E intanto due scuole su tre sono a rischio.
Con i tagli nella scuola nessuno è stato premiato per nulla, il ruolo dei docenti è stato, con cadenza regolare, svilito e offeso e il riconoscimento sociale è arrivato ai minimi storici. Ma fosse stato solo il ruolo dei docenti: con esso è crollato il ruolo sociale della scuola. Il ruolo del sapere. Il ruolo della conoscenza. “Coi libri non si mangia”: altra frase epocale, questa volta in bocca a Tremonti. Giusto per spiegare come la si potesse trascurare e martoriare, la scuola. Fino alla famosa dichiarazione di Berlusconi in persona “sui falsi valori inculcati dai docenti italiani della scuola statale”. Falsi valori. Noi. Lui no. E giù risate. Oggi le nostre, allora le sue.
Nessun riconoscimento dunque né economico, né sociale, né morale. Gli stipendi bloccati per non si sa ancora quanti anni. Mancato riconoscimento di lavoro usurante nonostante i dati preoccupati riguardanti la salute dei docenti consiglierebbero il contrario. Aumento dell’età pensionabile e cioè del lavoro in classe fino ai 67 anni. In barba a qualunque desiderio delle famiglie, dei docenti, del buon senso di avere insegnanti giovani, freschi e motivati. I tagli nella scuola dovevano salvare il paese. Il paese è stato affondato nonostante quei tagli. Chi pagherà per quel disastro? Chi restituirà ai ragazzi il mal tolto?
Nessuno si levò contro in quei giorni, non dico dalle opposizioni, ma dal "paese che conta", non gli intellettuali, non la ricca borghesia, non la Marcegaglia del baratro dei tempi odierni, non l’uomo comune del “che lavorassero di più i prof, non lo sanno fare quel mestiere”, né parlò, vada detto, il Mario Monti che adesso dovrebbe aiutarci ad uscirne. Anzi, lo ricordo benissimo, le disse: “Brava”. Encomiabile. Il servizio statale non è facile a difendersi. Specie dal rettorato di una università privata. Spero comunque che qualcuno stavolta parli forte.
S'ode a destra uno squillo di tromba. E a sinistra?

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