giovedì 10 novembre 2011

"Governo Monti o Amato per recuperare il rispetto" - Eugenio Occorsio su Repubblica

Nouriel Roubini
«Le ultime notizie sono liberatorie: troppo a lungo l´Italia è stata guidata da un personaggio che ha dato prova di inefficacia nell´azione, di spregiudicatezza e amoralità nei comportamenti personali, e per di più dell´uso di metodi mafiosi. Troppo a lungo è stata dimenticata l´economia, troppa credibilità è stata persa, troppo danno è stato fatto in termini economici e politici». Nouriel Roubini, economista della Nyu, segue da sempre con passione le vicende del nostro Paese. Ora si è scatenato: usando Twitter come strumento di comunicazione globale ha seguito gli sviluppi di quest´agonia del governo Berlusconi punteggiandoli di commenti durissimi. Finché ieri lo abbiamo raggiunto al telefono chiedendogli di illustrare il suo pensiero in modo più articolato di quanto le 140 battute di un tweet consentano. Poco prima aveva dato il meglio postando in rete un video, dopo aver precisato che glielo aveva mandato un capo redattore del Wall Street Journal Europe: mostra Angelino Alfano partecipare alle nozze nel 1996 della figlia del boss Croce Napoli.
Professore, non avrà esagerato?
«Perché? Il fatto di essere stati al matrimonio della figlia di un boss non significa essere mafiosi, è vero. Ma i metodi di questo governo in dirittura d´arrivo sembrano rispondere alle regole di Cosa Nostra. Guardate la reazione di Berlusconi: "Andrò a stanare e punire uno per uno tutti i traditori". Parla da boss, e agisce allo stesso modo. Chiunque osa mettersi contro di lui finisce nel tritacarne. È successo perfino a me quando un giornalista del Giornale mi ha preso di mira. Sono metodi mafiosi o almeno semi-mafiosi: la minaccia e linciaggio quotidiano non solo dei nemici ma degli amici che hanno "tradito". Li ha usati Berlusconi con tutto il suo potere economico, politico, mediatico, pubblicitario. E li usa il suo delfino Alfano, scelto come nel Gattopardo perché continui la difesa dai processi del capo. Chi non è con me è contro di me e merita
vendetta, dicono. E´ una schifezza, mi creda, una vera schifezza. L´Italia merita di meglio».
Un governo tecnico?
«Non lo chiamerei così perché deve comunque avere una forza politica. Bisogna evitare di mettere insieme un gruppo di superstar che poi non riescono ad affrontare neanche un voto parlamentare. Deve essere prima di tutto un governo fatto di uomini e donne che stanno lì per difendere lo Stato e i diritti di tutti i cittadini, e non i propri interessi, allargato al massimo sostegno parlamentare. Per guidarlo avete tanti ottimi candidati, da Mario Monti a Giuliano Amato, gente rispettata e ascoltata sul piano internazionale».
Ma è sicuro che come d´incanto questo basterebbe perché l´Italia venisse riammessa al tavolo dei grandi?
«Di sicuro perché non venga più guardata come il dominio di un volgare incapace. Intendiamoci: qualsiasi governo non avrebbe la bacchetta magica. Lo spread inizialmente scenderebbe ma senza allontanarsi dall´area di rischio. Servono 9-12 mesi per ripristinare condizioni economiche accettabili e la credibilità dei mercati. Purché si avvii subito un pacchetto organico e solido di riforme vere: pensioni, patrimoniale "moderata" da inserire in un più ampio contesto di revisioni fiscali che allentino la morsa sulle imprese e sui cittadini meno abbienti e spostino il peso sui consumi, e poi revisione della normativa contrattuale e della giustizia civile, liberalizzazioni, privatizzazioni. Il tutto portato avanti con sobrietà, lucidità e coerenza».
Quanto dovrebbe restare in vigore questo governo?
«Fino alla naturale scadenza elettorale. Dopodiché ci saranno le elezioni come in ogni democrazia e la coalizione vincente governerà, magari scegliendosi bene il capo. Ci sono ottime figure sia nel centrodestra che nel centrosinistra per raccogliere questa sfida. Mi faccia aggiungere una cosa: in questa situazione l´Italia è finita in parte per colpa dell´attuale governo ma in buona parte per l´inconcludenza delle istituzioni europee e il permanere degli egoismi nazionali. Senza crescita a breve termine, l´ingegneria finanziaria e l´austerità causano insolvibilità. Hanno lasciato che l´Europa finisse in recessione ostinandosi solo sul debito».
Perché, l´Europa è in recessione?
«Non ve ne siete accorti? E dei cinque Paesi nell´occhio del ciclone quelli che stanno peggio non sono Grecia, Irlanda e Portogallo ma Spagna e Italia. Siete nel pieno di una violenta recessione e i numeri la conclameranno presto. E anche Francia e Germania ci stanno entrando. Intanto si continua a litigare e a prendere mezze misure. Draghi ha abbassato di un quarto di punto i tassi, ma doveva portarli a zero. Solo favorendo la circolazione di denaro, e non stringendola, si può riprendere la crescita. Si deve poi trovare il modo di indebolire l´euro per restaurare la competitività della "periferia" europea. E se qui c´è austerità fiscale, che è recessiva, il "cuore" dell´Europa deve varare stimoli pubblici. Quanto alla Bce, deve consacrare il ruolo di "prestatore di ultima istanza" che di fatto ricopre con l´acquisto dei buoni del Tesoro, misura però inevitabilmente temporanea».
Bisognerà rivedere i patti di Maastricht che prevedono solo la figura di controllore della moneta all´opposto della Fed?
«Sì. Con l´occasione va chiarito il ruolo dell´Efsf: se si vuole pensare che possa salvare l´Italia bisogna quadruplicarne le risorse o creare E-bond, ma l´altro giorno un dirigente tedesco mi ha confermato che loro si opporranno fino alle massime autorità giudiziarie europee a tali opzioni. L´unica opzione ora sul tavolo, l´Efsf che si comporta da banca, fallirà presto. L´unica via uscita è politica, e l´Italia deve esserci nelle decisioni».

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