martedì 22 novembre 2011

"Inutile litigare sui nomi l´imposta sulla casa colpisce già la ricchezza" - Paolo Griseri su Repubblica

Introdurre l´Ici «è una scelta giusta» e va accompagnata «da misure che nelle politiche degli enti locali distinguano le spese correnti, che vanno ridotte, dagli investimenti per lo sviluppo che vanno promossi». In questa direzione «va rivisto e ricontrattato con il governo il patto di stabilità».
Prima la patrimoniale o prima l´Ici?
«L´Ici è una forma di patrimoniale. Rischiamo di inventare una disputa nominalistica».
Così il sindaco di Torino, Piero Fassino, interviene nella discussione sulle misure di austerità promesse dal governo.  
Signor sindaco, torna l´Ici. Soddisfatti?
«È una scelta necessaria. Quando il governo Berlusconi l´aveva abolita non l´aveva sostituita con pari trasferimenti ai comuni. Con il risultato che gli enti locali si sono trovati nell´alternativa tra aumentare le tariffe o ridurre i servizi. Facendo pagare le conseguenze ai cittadini».
E´ sicuro che il governo lascerà ai Comuni il gettito della tassa sulla casa?
«Naturalmente me lo auguro. Anche perché in questo modo i Comuni non sarebbero obbligati a chiedere altre risorse allo Stato. È ovvio che l´Ici andrà applicata con la giusta progressività, tenendo conto dei redditi e del valore degli immobili».
Susanna Camusso chiede che prima dell´Ici si introduca la patrimoniale. E´ d´accordo?
«Essendo un´imposta sugli immobili l´Ici è una forma di patrimoniale. Non infiliamoci in dispute nominalistiche. Sarà il governo a decidere che cosa fare prima e che cosa fare dopo. Lo stesso Monti ha detto che presenterà dei pacchetti e non delle singole proposte».
Quali altri provvedimenti, oltre al ripristino dell´Ici, servirebbero agli enti locali?
«Servirebbe intanto un clima nuovo nei rapporti tra lo Stato e il sistema degli enti locali. Noi abbiamo delle proposte e siamo pronti a discuterle. Bisogna superare provvedimenti recenti che hanno messo a rischio
servizi essenziali».
Per esempio?
«Faccio due esempi: il fondo per cittadini non autosufficenti è stato semplicemente azzerato, mettendo a repentaglio servizi che riguardano le fasce più deboli della popolazione. Il secondo caso è quello del fondo del trasporto pubblico locale che è stato ridotto dell´80%: come si pensa che possano funzionare tram e autobus in queste condizioni?».
La cura Tremonti vi ha strozzato?
«Ci ha strozzato una logica che non distingue tra riduzione della spesa corrente e le spese per gli investimenti. Per questo al governo chiediamo di rivedere i criteri del patto di stabilità. Oggi è un patto cieco che blocca la crescita del Paese. Senza possibilità di investire, gli enti locali rinviano opere e bloccano la possibilità di dare lavoro. Tant´è vero che nell´ultima notte della sua esistenza il governo Berlusconi ha dovuto inserire in fretta un emendamento alla legge di stabilità per escludere dal patto di stabilità gli investimenti destinati all´Expo di Milano. Chiediamo che questa innovazione valga per gli investimenti di tutti gli enti locali».
Rivedendo il patto di stabilità non c´è il rischio di allargare troppo i cordoni della borsa?
«In questi anni chi ha ridotto di più le spese sono stati gli enti locali. Ma i dati dicono che il 55% della spesa pubblica viene dall´amministrazione centrale dello stato, che ha solo ipotizzato di tagliare in futuro il 20%. Mentre le Regioni, che rappresentano il 25% della spesa pubblica, hanno subito tagli per il 55% e Comuni e Province hanno tagliato il 38% pur rappresentando solo il dieci per cento della spesa totale. Come si vede un riequilibrio, a saldi costanti, dei sacrifici è doveroso».

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