sabato 26 novembre 2011

L'effetto Todi - Agostino Giovagnoli su Repubblica

La presenza di ministri cattolici ha suscitato interrogativi sulla laicità del nuovo governo Monti, nato tra grandi speranze e sostenuto da moltissimi consensi. La questione, però, non riguarda solo le fotografie dei nuovi ministri. In Italia, la Chiesa cattolica rappresenta una realtà profondamente radicata e il suo ruolo cambia nelle diverse situazioni storiche. Il fascismo è stato sostenuto da molti cattolici, ma nel dopoguerra essi sono stati portati da De Gasperi a sostenere con convinzione la democrazia. E oggi si dice che c´è stata più laicità nella stagione democristiana che in quella post-democristiana.
Fino a ieri, si rimproverava ai cattolici un sostegno acritico al berlusconismo, rispetto al quale la presenza di cattolici in un governo nato dalla dissoluzione della maggioranza berlusconiana costituisce un indubbio segno di discontinuità. Si tratta di personalità profondamente diverse tra loro per storia, sensibilità, orientamenti. Si va dallo stesso presidente del Consiglio, descritto come un cattolico liberale, a Renato Balduzzi, presentato come un cattolico democratico. Ci sono poi Lorenzo Ornaghi, discepolo di Gianfranco Miglio e rettore dell´Università Cattolica di Milano e Andrea Riccardi, storico del cristianesimo contemporaneo e fondatore della romana Comunità di Sant´Egidio. Questo pluralismo di sensibilità e di orientamenti è incompatibile con l´ipotesi di una regia politica clericale.
Non si tratta, però, di presenze casuali. Si è parlato di un effetto Todi sulla nascita del nuovo governo, alludendo all´incontro del 17 ottobre scorso, organizzato da associazioni e movimenti cattolici. Tale incontro è stato interpretato come una riunione "clerico-moderata" o come un momento di rifondazione democristiana. In realtà, a Todi ci si è interrogati sulle implicazioni, anche politiche, di una rivolta morale sempre più diffusa nel cattolicesimo italiano e già autorevolmente espressa dal cardinal Bagnasco al Consiglio permanente della Cei. A Todi, in altre parole, i cattolici italiani hanno preso congedo da una lunga
stagione storica, spingendo l´intera società italiana a fare altrettanto.
La stagione che si è chiusa è stata segnata dalla personalità del cardinal Ruini. Finita - malamente - l´esperienza della Dc, i cattolici italiani si sono politicamente dispersi e nel vuoto che si è creato il presidente della Conferenza episcopale ha svolto un ruolo di supplenza trattando direttamente con il potere politico. Malgrado significative eccezioni, in questa stagione il ruolo svolto dal laicato cattolico è stato complessivamente limitato e la Chiesa si è concentrata soprattutto su alcune battaglie etico-antropologiche. Ora, però, questa stagione è finita: il laicato cattolico torna ad assumersi in prima persona le sue responsabilità e all´attenzione per l´etica della vita si affianca quella per le questioni economiche e i problemi sociali. Le opposte categorie dei teocon e dei cattolici adulti potrebbero ritrovarsi ai margini del panorama cattolico italiano.
A Todi non è nata una nuova Dc e non si è costituita una lobby per portare i cattolici al governo. Ma si è espressa una spinta verso la coesione nazionale che non è stata estranea alla nascita dell´esecutivo Monti. Le diverse figure di cattolici che sono ora in questo governo non costituiscono il nucleo di un nuovo partito ma qualcosa di più profondo e di più importante: sono il segno di una volontà - oggi diffusa in tutto il cattolicesimo italiano - di scommettere sul futuro dell´Italia e, in particolare, sul futuro della politica e dello Stato, in misura superiore a quanto si sia fatto dal 1994 ad oggi. È una novità che favorisce il grande sforzo necessario per far uscire l´Italia da una gravissima crisi, senza impedire a questo governo di essere autenticamente laico perché né confessionale né anticlericale e ispirato da valori condivisi sia da credenti sia da non credenti.

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