mercoledì 9 novembre 2011

Maltempo, spesi in due anni 574 mln Potevano andare a prevenzione - su L'Unità

Dal 10 ottobre 2009 al 9 febbraio 2011, tenendo quindi fuori dai conti gli eventi alluvionali che a ottobre e novembre hanno colpito Roma, la Campania, la Liguria, il Piemonte e la Toscana, sono stati stanziati per le emergenze idrogeologiche in Italia 574.394.400 di euro in appena 24 mesi. A fare i conti è Legambiente. Nel dettaglio, con l'ordinanza 3815 di Protezione civile del 10/10/2009 per eccezionali avversità atmosferiche in provincia di Messina (Giampielieri), furono stanziati 60.000.000. Per le criticità nel napoletano, a Casamicciola Terme, con ordinanza 3849 del 19/02/2010 furono stanziati 38.200.000 euro. Ancora per i dissesti idrogeologici provincia di Messina a San Fratello e Giampilieri il 15 aprile 2010 furono stanziati oltre 70 milioni. E così via passando per i 300 milioni di record stanziati per fare fronte al disastro in Veneto del novembre del 2010 e via via per le altre emergenze maltempo di volta in volta in Liguria, Toscana, provincia di Salerno, nel parmense, in Calabria. E molte di queste, spiega Legambiente, erano emergenze annunciate.
Per quanto riguarda l'emergenza degli ultimi giorni, riepiloga Legambiente, nella città di Genova oltre 100mila persone, 1 abitante su 6, vivono o lavorano in aree ad elevato rischio idrogeologico. Solo un anno fa Sestri Ponente, a pochi chilometri dal centro di Genova, è stata colpita da un`alluvione che ha coinvolto i rii di questa parte della città. Il fango ha sfondato vetrine e portoni, prelevando e trascinando tutto con sè. Un uomo è stato travolto dalla corrente. Ad un anno di distanza, venerdì 4 novembre 2011, la città è stata nuovamente sconvolta dalla furia dell`acqua con conseguenze disastrose e drammatiche.
Alla base di tutto ci sono le piogge fortissime che hanno colpito l`area genovese, con un picco di 300 mm misurati in sole tredici ore nel bacino del Rio Fereggiano. Le conseguenze peggiori si sono avute dove il Ferreggiano si immette nell`ultima copertura, quella che lo farà sfociare direttamente nel Bisagno, passando sotto la via, attraversando Corso De Stefanis, percorrendo Via Monticelli per oltre 700 metri. L`area colpita non è nuova a simili disastri, visti gli eventi che nel 1970 causarono la morte di 25 persone, ma che ancora
oggi si è presentata totalmente impreparata. Nel caso del Bisagno il problema è nel tratto che entra in città a valle della ferrovia, alla altezza della Stazione di Brignole, ricoperto, intubato e tombinato, senza alcuno sfogo delle acque che si riversano su strade, parcheggi, abitazioni, attività commerciali e quant`altro negli anni ha occupato gli spazi che in origine erano di pertinenza fluviale.
La soluzione migliore per il Bisagno e gli altri corsi d`acqua sarebbe la rimozione delle coperture e delle strade, o una loro rivisitazione dal punto di vista idraulico, con la delocalizzazione dei palazzi che impediscono il deflusso verso il mare. Nell'85% dei comuni liguri in cui vi siano aree ad elevato rischio idrogeologico che hanno partecipato all'indagine ecosistema rischio di Legambiente e Protezione Civile, sono presenti abitazioni nelle aree golenali, in prossimità di alvei e nelle zone a rischio di frane, e nel 46% dei casi sono presenti in tali zone interi quartieri. Addirittura nel 56% dei comuni intervistati sono stati edificati fabbricati industriali in zone soggette al pericolo di frane e alluvioni, nel 31% ci sono strutture sensibili e nel 39% strutture ricettive turistiche e commerciali. A fronte di questa pesante urbanizzazione delle aree ad elevato rischio idrogeologico solo il 4% delle amministrazioni ha attivato interventi di delocalizzazione di edifici o aree industriali. Fin dagli anni `60 la bassa vallata del Magra è stata oggetto di un`aggressione del territorio che ha portato a un`urbanizzazione caotica, fatta di capannoni, condomini, villette, centri storici e residui appezzamenti agricoli.
La tenuta di Marinella (Sarzana - Ameglia) prospiciente la spiaggia omonima, che si salvava da questa urbanizzazione caotica è ora minacciata dall`invasivo Progetto Marinella: una megadarsena da 831 Posti barca Equivalenti (PE) con centri commerciali e centro artigianale, e realizzazione complessiva di oltre 200.000 m3 di nuovo edificato, con il sottoferrovia di Castelnuovo e Ortonovo. Guardando alla Toscana, qui il disastro non era solo annunciato ma ben segnalato (e da ben 13 anni) nelle mappe del rischio idraulico dell`Autorità di Bacino del Fiume Magra. Osservando la cartografia, infatti, è impressionante l`esatta sovrapposizione dell`area a `Rischio idraulico molto elevato` della mappa con la superficie coperta dall`acqua il 25 ottobre scorso ad Aulla.
Nonostante lo studio e la perimetrazione di queste zone da parte dei tecnici da 13 anni a questa parte si è continuato a costruire ed autorizzare attività commerciali, servizi pubblici ed abitazioni in un`area prima soggetta alle misure di salvaguardia e poi dichiarata a `Rischio idraulico molto elevato` con Delibere dell`Autorità di Bacino e dei consigli Regionali di Toscana e Liguria. Aulla nuova è stata costruita occupando ben metà dell`alveo del Fiume Magra. Inoltre, nonostante la documentata conoscenza del rischio idraulico, nessun Ente preposto ha mai realizzato dispositivi di allerta ed evacuazione adeguati, come ampiamente e tristemente confermato il 25 ottobre scorso.
Infine l'isola d'Elba: i nuovi estesi allagamenti all`Elba sono il frutto di una «messa in sicurezza» che in alcuni casi sembra essere stata fatta non per allontanare e mitigare il rischio, ma per continuare a costruire dove il rischio si era già manifestato. La Piana di Marina di Campo è sott`acqua e a Procchio, dove dopo l`alluvione del 2002 venne costruito il cosiddetto «ecomostro» del quale rimane l`osceno scheletro di cemento, tutta l`area è nuovamente esondata proprio in questi giorni, mentre l`Elba aspetta ancora il «Piano Strutturale Unico» promesso da tempo. Intanto si è proceduto con l`approvazione di Piani Strutturali singoli per tutti gli 8 comuni, con varianti, variantine, «messe in sicurezza» che hanno permesso di costruire e di appesantire il territorio con nuovo cemento ed infrastrutture che cambiano la situazione ambientale, impermeabilizzano ulteriormente il territorio, generano nuovi rischi.

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