mercoledì 16 novembre 2011

Non lasciamo solo il Professore - Bruno Tabacci su Europa

A un passo dal precipizio del default, l’Italia ha trovato un ultimo appiglio cui aggrapparsi per provare a rimanere agganciata alla zona dell’euro ed evitare di trascinare con sé buona parte dell’economia occidentale L’ex presidente del consiglio Berlusconi rivendica la nobiltà del beau geste delle sue dimissioni – «un gesto di responsabilità nei confronti del paese» – ma pur concedendo l’onore delle armi che occorre sempre riconoscere ai vinti, è difficile non pensare che non sia stato più il tracollo borsistico delle sue aziende a indurlo al passo indietro piuttosto che una concreta preoccupazione per il paese.
Come è impossibile dimenticare che la responsabilità prima dell’ammaloramento della condizione economica italiana degli ultimi anni, e quindi degli indispensabili sacrifici che ci attendono per risanare, sta proprio in capo all’ex premier. Il professor Mario Monti per competenza, serietà e credibilità personale è la persona più indicata per consentire al paese di risalire la china. E l’abilità con cui il capo dello stato ha gestito la crisi di governo, unita alle prime reazioni positive dei mercati internazionali alla fase nuova che si è aperta dimostrano che l’Italia dispone ancora di alcune personalità di altissimo profilo che possono consentirci di invertire la rotta.
Ma il tempo degli uomini soli al comando è finito ed è un bene che sia così. Pensare che l’arrivo di Monti a palazzo Chigi possa aver risolto tutto sarebbe un’illusione. Ed è sulla fragilità di questa illusione che contano ancora i tanti seguaci del berlusconismo che intendono considerare la loro uscita dai palazzi del potere come una parentesi da abbreviare il più possibile. O, sul versante opposto, i professionisti dell’antiberlusconismo di sinistra che si annidano sia nel Pd che, massimamente, nell’Idv e che non vedono l’ora di avviare una campagna elettorale al calor bianco, che spacchi ulteriormente il paese, per passare all’incasso con una nuova infornata di parlamentari, magari nominati con l’attuale legge elettorale. Ecco allora che chi ha a cuore le sorti dell’Italia in questo momento non può solo permettersi di fare il tifo per Mario
Monti e sistemarsi in poltrona a guardare la partita.
Di tifoseria in tifoseria in questi anni abbiamo già rischiato di romperci l’osso del collo. È il momento di offrire un sostegno concreto per rendere questa fase nuova non un passaggio accidentale ma l’avvio di un diverso modo di intendere e fare politica nel nostro paese.
Per questo è necessario un sostegno ampio e disinteressato in parlamento al governo che il presidente del consiglio incaricato si appresta a presentare alle camere. Ma per questo, soprattutto, è necessaria una svolta nel paese intero. Solo liberandosi dalle scorie del berlusconismo, dalle furbizie dell’inseguimento della ricchezza personale a scapito degli altri e, spesso anche, della legalità, i cittadini italiani potranno recuperare un posto da protagonisti in Europa.
L’incarico al professor Monti ha dato il “la” ad una riscoperta dei valori della competenza, della serietà, della sobrietà, del servizio civile della politica, della cura dell’interesse generale. Ma senza un nuovo rinascimento nella coscienza civile dell’intero paese l’Italia bella addormentata avrà ricevuto solo un buffetto, ma non riuscirà a svegliarsi dall’incubo in cui è precipitata nell’ultimo decennio.
Questo è il perimetro in cui si muoverà il nascituro governo Monti. Per avere davvero successo dovrà coincidere anche con il perimetro di un nuovo modo di guardare a se stessi e agli altri degli italiani. Un paese di furbi è destinato ad andare a sbattere. Ci siamo andati davvero vicini. Spero che non lo dimenticheremo troppo presto.

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