giovedì 17 novembre 2011

Ora comunicate bene, please - Filippo Sensi su Europa

Sulla carta almeno, governo tecnico e comunicazione non vanno molto d’accordo. Quando sono i prof a scendere in campo vuol dire che la situazione si è messa davvero male, un po’ come mister Wolf di Pulp Fiction. E che non c’è molto tempo per la fuffa, tanto più se il famigerato spread non rallenta e la situazione economica è da allarme rosso.
Sbaglierebbe di grosso, però, l’esecutivo guidato da Mario Monti se pensasse di poter separare la polpa dei provvedimenti e delle competenze dalla necessità di comunicarli in maniera corretta ed efficace ai cittadini. Governi tecnici ce ne sono stati diversi nella storia repubblicana, ma per il rilievo delle misure che prenderà la squadra appena arrivata a Palazzo Chigi dai prof ci si attende un di più di attenzione. La mission, tanto, dal punto di vista comunicativo è chiarissima: restituire credibilità. Un compito che, a giudicare anche solo dalle immagini del giuramento, pare assai bene impostato. Azzardiamo, perciò, dieci consigli non richiesti sulle cose da fare e non fare per cercare di tenere la barra durante una navigazione che si preannuncia assai tumultuosa.
1) Siate professori, ma non professorali. Spiegare, far capire in modo semplice e chiaro, senza l’arietta ex cathedra dell’accademico. Avete presente Giulio Tremonti? Ecco, il contrario.
2) Fuggire il politichese. La tentazione viene, il Transatlantico, il Palazzo. Ma non tira proprio aria, tanto più se un pezzo forte del nuovo corso potrebbero essere provvedimenti di riduzione di sprechi e privilegi e tagli al personale politico. Almeno per qualche mese, tecnico è bello.
3) Dare l’esempio. Prendere il treno o un volo low cost, muoversi con i mezzi pubblici dal punto di vista comunicativo è un rigore a porta vuota. Non c’è bisogno di tanta retorica anticasta, bastano piccoli gesti che arrivano immediatamente ai cittadini.
4) Fare tanta radio. Gli italiani la adorano, parla direttamente, ha una diversa velocità, un altro passo rispetto alla bulimia televisiva del precedente governo.
5) Bene i tg, centellinare i talk show. Senza avere la pretesa di dettare l’agenda – chimera inarrivabile dentro
cui si perde ogni esecutivo – pensare più a comunicare i provvedimenti presi che non ad aprire il dibattito. Farsi rosolare per un paio d’ore sotto i riflettori delle trasmissioni di approfondimento è utile, ma bisogna andarci preparati e a fuoco. Altrimenti meglio i telegiornali, anche retrocedendo dietro a dati che si capiscono, piuttosto che pensare solo a metterci la faccia.
6) Attenzione ai retroscena. La variante a stampa del politichese: il giornalista ti ingolosisce con la polpetta da inserire nella sua pietanza quotidiana, prende l’ansia di esserci, di curvare la linea a proprio vantaggio. È una pia illusione. Leggere tutto, ascoltare, ma non farsi prendere dalla smania di influenzare a mezzo stampa.
7) Siete il governo dei sacrifici, va bene. Proprio per questo a ogni misura che taglia, incide, toglie, affiancare provvedimenti per la crescita, che offrono nuove opportunità, che ampliano l’orizzonte dei possibili. Non per indorare la pillola, ma perché i due movimenti vanno insieme. Solo così si può evitare che i sacrifici diventino “lacrime e sangue” o che l’opinione pubblica europea pensi che scriviamo solo lettere senza contenuto.
8) Puntare molto su Internet. Va bene, non è arrivato (ancora) un ministro per la Rete. Ma il mondo online si aspetta tanto da questo esecutivo. Trovare il gusto di comunicare attraverso i social network, trovare nuove strade per coinvolgere e far partecipare i cittadini a un percorso che ci riguarda un po’ tutti.
9) Lo staff non sono i famigli, ma dei professionisti. La comunicazione ha un suo specifico, delle competenze, un know how. Sbaglia chi pensa che paghi solo la lealtà, ci vuole anche un pizzico di talento e la conoscenza delle regole di ingaggio.
10) Fare presto. Il senso di urgenza – e non di emergenza – sarà la metrica della azione di governo. Non dimenticarselo mai, neanche se si è mister Wolf.

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