domenica 20 novembre 2011

Politici per caso - Ilvo Diamanti su Repubblica

Questo governo "tecnico", composto di "tecnici". Professori universitari, avvocati, banchieri, finanzieri, prefetti, dirigenti pubblici e di Onlus. Non Professionisti Politici e/o della Politica ma Tecnici. Perlopiù sconosciuti ai più. D'altronde, nel governo Monti l'anonimato è un marchio di qualità. Un segno di discontinuità rispetto al passato. È presumibile - auspicabile - che verrà mantenuto e rivendicato a lungo. Immagino - nel mio cuore: spero - che i nuovi ministri non affolleranno i talk-show televisivi. Immagino - e spero - di non vederli aggredire e aggrediti - a parole - per alzare lo share del salotto o della piazza mediale di cui sono ospiti (fissi). E per conquistarsi, a loro volta, visibilità. Anche per questo motivo essi - Monti in testa - sono stati "ingaggiati" dal Presidente Napolitano. Per "fare" senza "dire" e, per quanto possibile, senza apparire. Per ricostruire - in minima parte, almeno - la fiducia dei Cittadini verso lo Stato - di cui i Politici sono i testimonial. Visto che i Partiti e tutto ciò che evoca, anche lontanamente, la Politica oggi provocano rigetto nei cittadini. Così i Politici e i Partiti hanno accettato di mettersi da parte. Di restare, almeno per un po' e almeno un po', lontani dagli schermi e dalle pagine dei giornali. Anche se li immaginiamo in astinenza. Insofferenti e impazienti di rientrare in pista, sotto i riflettori.
I "tecnici", invece, non sono professionisti della politica. Il loro consenso deriva, quindi, da ragioni antipolitiche, insomma. Berlusconi, d'altronde, ha sostenuto che il governo durerà "finché lo vogliamo noi" (cioè, lui). Ma, prima di staccare la spina, ha lasciato intendere che controllerà i sondaggi. I "tecnici" resisteranno finché disporranno di un consenso ampio. Finché i "politici" - e soprattutto lui e il PdL - risulteranno impopolari come adesso. Poi si vedrà. Insomma, Berlusconi valuta il governo tecnico secondo i criteri del marketing politico. Come si trattasse, a pieno titolo, di un governo "politico". Non ha tutti i torti. L'esercizio del governo - dunque del potere - è l'essenza stessa del "politico". Soprattutto quando sono in
gioco materie strategiche per il futuro e per la condizione di un Paese. L'economia, la moneta, il fisco, il lavoro, la previdenza. Il sistema elettorale. Questo governo tecnico: per governare ha bisogno della fiducia del Parlamento, composto dagli stessi politici di prima. E dovrà prendere decisioni difficili, mantenendo il consenso dei cittadini. Per amore o, più probabilmente, per forza. Per necessità.
Anche l'impoliticità che ne caratterizza l'immagine, peraltro, è una risorsa comunicativa "politicamente" utile e attraente, presso l'opinione pubblica, nell'era della sfiducia verso la politica e dei politici. Quando per "fare politica" e agire da "politici" occorre negarlo. In fondo, era avvenuto così anche in passato. Agli inizi degli anni Novanta, quando, in piena crisi di sistema, la guida del governo venne affidata a Carlo Azeglio Ciampi. Quando, la Febbre del Nuovo spingeva gli attori politici in campo a negare ogni affinità con i politici di professione. Per cui si dichiaravano imprenditori, artigiani, volontari impegnati per il bene comune.... Tutto meno che "politici". Al massimo: "prestati alla politica" (per sempre). Berlusconi stesso ha sempre negato di essere un Politico.
Oggi, contro i politici e gli antipolitici, nessuno osa dichiarare l'impegno di riqualificare la politica come missione e come professione (per citare Weber). Così, "squalificati" i Professionisti della Politica, sono scesi in campo i Professionisti - e basta. Fanno politica anch'essi, ma non lo dicono e, forse, non lo sanno. Comunque, non lo ammettono - neppure a se stessi. Sono "politici per caso".

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