giovedì 10 novembre 2011

Voltare pagina - Ezio Mauro su Repubblica

"Consapevolezza", "preoccupazione" e infine "dimissioni". Tre parole che sono mancate per anni nel vocabolario berlusconiano, e che il premier ha dovuto pronunciare ieri davanti a Napolitano, annunciando la fine del suo governo dopo aver perso alla Camera la sua maggioranza. Finisce un´epoca durata 17 anni e si apre una crisi che passa interamente nelle mani del capo dello Stato: senza più spazio per furbizie e manovre sulla pelle del Paese.
Berlusconi ha annunciato che si dimetterà un minuto dopo l´approvazione della legge di stabilità, con le misure di risanamento imposte dall´Europa. Quelle misure sono indispensabili, a due condizioni: che si badi all´essenziale, sfrondando dal pacchetto le norme ideologiche volute dai Sacconi e dai Brunetta – cercando così un percorso concordato con le opposizioni – e soprattutto che si agisca con la massima urgenza, dopo che i mercati ci hanno già fatto pagare duramente le incertezze e le contraddizioni di Berlusconi.
Ieri, mentre il premier incontrava i dissidenti cercando di resistere, l´Europa ci dava una settimana di tempo, ci chiedeva 39 chiarimenti e ci avvertiva che probabilmente servirà una nuova manovra. Lo spread, arrivato a quota 500, sembra avere addirittura più fretta.
Lo spazio – politico e temporale – è ormai molto stretto. Si può ancora salvare il Paese se Berlusconi lascia il campo al più presto, dopo aver dimostrato di essere un elemento di debolezza nella crisi. L´Italia avrebbe bisogno subito di un governo autorevole, capace di ripristinare la fiducia dei mercati, della Ue e soprattutto dei cittadini, cambiando la legge elettorale e dimezzando i costi della politica, con la Costituzione, l´Europa e il Quirinale come riferimento.
Se non sarà possibile, si andrà al voto. Per il Cavaliere, dopo aver perso un patrimonio di consensi enorme, sarà l´ultima ordalia per giocarsi la partita della vita, mettendo a ferro e fuoco il Paese. Per l´opposizione, potrà invece essere la prima occasione per ricostruire la Repubblica, dopo un´avventura temeraria che finalmente è stata battuta dalla democrazia delle istituzioni, dell´Europa, della pubblica opinione.

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