mercoledì 28 dicembre 2011

«Basta proteste contro Monti Al Pd ora servono progetti...» - Andrea Carugati su L'Unità

«Gli italiani capiscono perfettamente la necessità delle medicine amare che il governo Monti sta somministrando al Paese. Anzi, nonostante l’inevitabile calo di popolarità dopo la manovra, percepisco un comune sentire di speranza e di attenzione rivolto più al governo che ai partiti».
Giuseppe Fioroni, responsabile Welfare del Pd, lancia un messaggio chiaro al suo partito, dove i malumori per le scelte del governo sono tutt’altro che sopiti. «Non possiamo più dire che questa non è la nostra politica, votare sì e poi andare in piazza, vergognarci di metterci la faccia. Con queste doppiezze la politica rischia di caricare su di sé la sfiducia e di non acquisire i meriti del risanamento».
Eppure è innegabile che nel Pd la manovra abbia creato difficoltà...
«Sì, ma la nascita del governo ha messo la politica italiana su un piano inclinato, dove ci si muove e ci si trasforma anche se si ha l’illusione di stare fermi. O si colgono i segni dei tempi per anticiparli, come diceva Aldo Moro, oppure si rischia grosso. Bisogna capire che le formule di oggi, Pd, Pdl e Terzo polo, non sono le uniche possibili. Berlusconi non c’è più, o siamo vincenti sulle proposte e i valori o non andiamo da nessuna parte».
Sembra una critica al suo partito...
«Dopo 20 anni abbiamo mandato a casa Berlusconi eppure non abbiamo per niente l’aria di essere felici. Sembra che in qualche modo condividiamo il lutto che c’è in casa Pdl...».
Forse perché i sacrifici da chiedere agli italiani sono durissimi...
«Non mi pare questa la vera ragione. Il punto è che siamo orfani di Berlusconi, non riusciamo a capire che è cambiato completamente il gioco, che dobbiamo davvero realizzare il Pd, investire sui progetti e i programmi. Se non avremo coraggio, arriverà un nuovo salvatore della patria che ci spazzerà via tutti. Dalla società arriva una forte domanda di nuova politica, e rischiamo di non essere noi a intercettarla. La Seconda
Repubblica è finita con tutta la politica in panchina, c’è stata una sbornia leaderistica. Occorre fare mea culpa, recuperare valori, spirito di condivisione».
Lei parla di grandi cambiamenti, può fare qualche esempio concreto?
«Parlando del Pd, dico che i cordoni ombelicali vanno rescissi, la cultura politica non può essere quella di ieri, il Pd non è nato per copiare la socialdemocrazia, tantomeno i suoi nonni. Dobbiamo coniugare equità e sviluppo, diritti e doveri. E poi basta con l’ossessione del nemico a sinistra, dall’altra parte c’è una prateria di consensi che hanno abbandonato Berlusconi e che potrebbero guardare a noi».
Nel merito cosa dovrebbe fare il Pd?
«Il governo Monti deve cominciare ad aggredire la zavorra del debito pubblico e farlo con riforme strutturali. Servono interventi di riforma nella sanità e anche nel sistema della scuola, della formazione e del mercato del lavoro. Il ministro Fornero ha messo a posto la cassa del sistema pensioni, ora bisogna porsi il problema della previdenza per chi ha lavori a termine, e anche per chi nasce oggi. E di un sistema sanitario pensato quando la vita media era di 63 anni. Altrimenti il rischio è che si apra la strada a uno smantellamento dei diritti universali».
Il debito come si aggredisce in una fase di tagli come questa?
«Cominciamo col dimezzare in tre anni i 50mila enti inutili che ci sono. E poi con la vendita del patrimonio immobiliare e privatizzando il più possibile, a partire dalla Rai. Lo Stato deve dimagrire, favorire un processo di liberalizzazioni spinto e conservare un ruolo di indirizzo e controllo. Non deve gestire ma garantire con la sussidiarietà l’erogazione di servizi di qualità ai costi più bassi».
Ma un governo tecnico ha la legittimità per fare tutto questo?
«La legittimità gliela diamo noi in Parlamento».
Nel suo ragionamento sembra di leggere una critica a Bersani. Non starà mica chiedendo un nuovo congresso?
«Io parlo di un Pd che dobbiamo costruire tutti insieme, di colpe e meriti ne abbiamo tutti. A Pier Luigi riconosco onestà intellettuale e correttezza: quando ha fatto nascere il governo ha scelto il bene dell’Italia e non il suo interesse personale. È in queste scelte che si riconoscono le persone serie».
Niente congresso, dunque?
«Il congresso lo facciamo ogni giorno nelle aule parlamentari mentre arrivano i provvedimenti da votare. È nelle scelte concrete che si riconosce chi è riformista e chi è conservatore».
Al governo nessuna critica?
«Monti deve comprendere che la concertazione è sostanza, e dunque lavorare per un nuovo patto sociale con tutte le forze disponibili. Io credo che più dell’80% delle forze sociali sia animata da un senso di responsabilità, il governo non deve evocare temi come l’articolo 18 che servono solo a unire tutti nella protesta e ad evitare una discussione di merito. Il premier deve avere l’abilità di far emergere le forze più responsabili, che sono presenti all’interno di tutti e tre i sindacati».

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