giovedì 29 dicembre 2011

Berlusconi, le tasse e la facile demagogia - Marco Ruffolo su Repubblica


Che la manovra Monti alzi le tasse è fuor di dubbio. Ma che l’ex maggioranza di destra e il suo stesso leader gridino oggi allo scandalo ventilando rivolte fiscali un giorno sì e uno no, è semplicemente paradossale. La pressione fiscale è costantemente aumentata durante il governo Berlusconi fino al 45 per cento del Pil, come ha recentemente confermato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. In particolare, come era ampiamente prevedibile, l’esordio del federalismo fiscale si è tradotto in una nuova dolorosa sventagliata di tasse locali. E non è tutto, perché prima della scorsa estate il ministro Tremonti ha compiuto il suo capolavoro: aumentare ancora il peso del fisco scaricandone la responsabilità sui successivi governi, cioè facendo scattare le nuove tasse a scoppio ritardato. Così è stato messo in conto un taglio in due tranche di tutte le detrazioni e deduzioni tributarie, che avrebbe elevato a regime (cioè nel 2014) l’onere fiscale del 20%. Manovra che poi nel corso dell’estate è stata anticipata di un anno. Il problema è che tra le agevolazioni tagliate non c’erano solo sconti più o meno ingiustificati, come quelli sulle spese veterinarie o sul costo delle palestre. C’erano le detrazioni per carichi familiari, le detrazioni per lavoro dipendente nonché l’esenzione Irpef sulla prima casa.
Insomma l’insieme di quegli sgravi basilari destinati a dare progressività e quindi equità al nostro sistema fiscale. Dunque, più tasse per le famiglie con figli, alla faccia dei tanto sbandierati impegni ad aiutare i nuclei più numerosi. E reintroduzione dell’Irpef sulla prima casa, ben più dolorosa dell’Ici. Questo è quello che si accingeva a fare il governo Berlusconi, anzi quello che aveva già contabilizzato in Finanziaria,
impegnandosi anche con Bruxelles. Una manovra contro i ceti medi e medio-bassi, tanto più scandalosa in quanto arrivata dopo una serie di regali generosamente offerti ai più ricchi: condono per gli esportatori di capitali con minimi costi e garanzia dell’anonimato; taglio delle tasse per i proprietari di seconde e terze case, grazie alla cedolare secca; Ici esente anche per i più abbienti. Appena arrivato al governo, Mario Monti ha scardinato quella manovra contro i ceti medi e, pur aumentando il carico fiscale generale, lo ha distribuito tassando anche dieci volte di più i contribuenti più benestanti. Questa è la storia, e sarà bene qualcuno la ricordi a quanti oggi (speriamo pochi) si lasciano di nuovo aizzare dalla demagogia di Berlusconi e della Lega

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