venerdì 16 dicembre 2011

Confindustria: "L'Italia è in recessione" Dal 2008 perso un milione di lavoratori - Giuliano Balestreri su Repubblica

Cinque anni di crisi e un milione di posti di lavoro bruciati. Sono le dure previsioni del Centro studi di Confindustria secondo cui sull'eurozona cade "l'inverno della recessione" che "in Italia è iniziata prima e risulterà più marcata". Addirittura è previsto un crollo del Pil di 2 punti percentuali tra la scorsa estate e la prossima primavera. E così le stime per il 2012 sono state tagliate dal +0,2% al -1,6%, per il 2011 dal +0,7% al +0,5%.
E a farne le spese saranno soprattutto i lavoratori. Secondo Confindustria, infatti, è "molto probabile che si attenui il reintegro delle persone in Cig, aumentino i licenziamenti, il tasso di disoccupazione salga più velocemente e raggiunga il 9% a fine 2012". Con un saldo di altre 219mila persone occupate in meno, il biennio 2012-2013 si chiuderà con un calo di 800mila posti di lavoro dall'inizio della crisi nel 2008, un crollo che colpisce soprattutto i giovani: -24,4% per i 15-24enni, -13% per i 25-34enni da metà 2008 a metà 2011; + 6,6% per gli over 45enni.
Gli esperti di Confindustria non hanno dubbi: "Le condizioni del mercato del lavoro italiano sono in deterioramento". Perché con la recessione si "riducono significativamente" gli spazi per "il trattenimento dei lavoratori da parte delle imprese". E in effetti guardando al dato statistico delle unità di lavoro equivalenti a tempo pieno, sono 766mila quelle perse da inizio 2008 (con un recupero dopo il picco negativo di un milione e 115mila toccato nel terzo trimestre 2010). Ma la situazione si aggraverà ancora, con un nuovo calo dal 2012 che porterà a 957mila occupati in meno alla fine del 2013. E potrebbe andare ancora peggio se crollasse l'euro: "Alcune simulazioni riguardanti le quattro maggiori economie dell'eurozona, nel primo anno il Pil crollerebbe tra il 25 ed il 50%, svanirebbero tra i 6 e i 9 milioni di posti di lavoro in ciascuna di esse, i deficit e i debiti pubblici raggiungerebbero valori da immediata insolvenza perfino in Germania"
Un quadro che ha spinto il ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera a commentare che
"se qualcuno aveva ancora dei dubbi, dopo i numeri del centro studi di Confindustria non possiamo più nasconderci: siamo in recessione, anche se per cause non nostre". Secondo Passera "la situazione oggi è anche un po' peggio di quanto ci aspettavamo".
La pressione fiscale. Secondo Confindustria "la pressione fiscale raggiungerà livelli record: 45,5% del Pil tra due anni, inclusi i tagli alle agevolazioni fiscali che dovranno scattare a partire dall'ultima parte del 2012". Addirittura "la pressione effettiva, che esclude il sommerso dal denominatore, supera abbondantemente il 54%". Livelli "insostenibili" già quest'anno (51,3%) "specie se si considera che non corrispondono servizi pubblici adeguati". In Europa peggio solo in Francia e Belgio.
La recessione. Siamo a metà strada: all'uscita dalla recessione mancano sei mesi, ma per l'Italia si tratta della quinta volta dal 1980. La flessione del Pil, dopo "un progresso di appena lo 0,5%" quest'anno", è stata registrata dagli economisti di Confindustria "già nel terzo trimestre" del 2011, "si è accentuata nel quarto e raggiungerà la maggiore intensità nel primo 2012". Le manovre varate dal Governo hanno effetti restrittivi, ma "senza sarebbe andata molto peggio", sottolinea il direttore del CsC, Luca Paolazzi.
"La debole crescita italiana è diventata contrazione a partire dal terzo trimestre 2011. Fino a tutta la prima metà del 2012 il Pil è previsto diminuire ad un ritmo medio dello 0,5% (-1% a inizio 2012), con un calo cumulato del 2,1%. Il segno positivo nelle variazioni congiunturali, secondo le stime "tornerà nella seconda metà del prossimo anno". Sarà così "nell'ipotesi più probabile che sia affrontata in modo risolutivo la crisi dei debiti sovrani dell'eurozona graze al gioco cooperativo tra Stati e istituzioni, rientrino rapidamente le tensioni sui tassi di interesse a lungo termine (con il rendimento dei BTp sotto il 5% entro la primavera), siano ripristinate condizioni operative normali nel credito e torni la fiducia tra le imprese".
I primi passi della ripresa si vedranno nella seconda metà del 2012, ma "alla fine del 2013 il Pil italiano sarà ancora ad un livello di -5,7 punti percentuali sotto il picco pre-crisi". Nel complesso quella di Confindustria "è una previsione ottimistica", spiega Luca Paolazzi, considerano che potranno realizzarsi queste ipotesi con una uscita dall'euro-crisi a partire dalla tarda primavera 2012. Servirà "qualche mese prima che la distensione del quadro finanziario si trasmetta all'economia reale - dice il CsC -. Prima ci sarà un ulteriore deterioramento, effetto ritardato della restrizione corrente, e solo successivamente si avvierà il recupero". Il capoeconomista di Confindustria comunque avverte: "Siamo a un bivio al quale o si vedrà l'uscita dalla crisi o non si salverà ormai più nessuno"
La manovra. Nel complesso Confindustria promuove la manovra e il decreto salva-Italia che "potrà consentire il pareggio di bilancio nel 2013. Frena il Pil, ma senza saremmo in un percorso pre-fallimentare". Per gli economisti di viale dell'Astronomia "il saldo primario passerà dal -0,1% del Pil nel 2010 al +5,5% nel 2013. Per concentrazione nel tempo - sottolineano nel rapporto di dicembre del CsC - è una correzione senza pari nè nella storia della finanza pubblica italiana nè nel presente confronto internazionale".
Per gli industriali, quindi, la manovra è "un primo passo nella direzione della crescita", ma ne servono altri sul "mercato del lavoro, ammortizzatori sociali, infrastrutture, costi della politica, semplificazioni amministrative,giustizia civile, istruzione e formazione, ricerca e innovazione, lotta a evasione accompagnata da abbattimento delle aliquote". Sulla crescita, infatti, pesa lo sbilanciamento della correzione su maggiori entrate. Il CsC ha calcolato che le entrate rappresentano l'88,6% nel 2012, il 67,6% nel 2013 e il 56,5% nel 2014: "Servono risparmi sulla spesa. L'impatto sulla crescita sarebbe minore".

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