sabato 10 dicembre 2011

Forte l’Italia, forte l’Europa - Patrizia Toia su Europa

Patrizia Toia
In questi difficili giorni che precedono il Natale ci stiamo rendendo conto, nel modo forse più amaro, che il nostro paese e l’Europa sono indissolubilmente legati e non sono due entità contrapposte o estranee, come, spesso, una cattiva politica ci ha fatto credere.
Nell’euro, che è la nostra garanzia di sopravvivenza nell’economia globale, le sorti dei vari paesi sono ormai comuni e l’Italia può essere un rischio oppure il punto di svolta per l’intera crisi dell’Europa.
Per questo dobbiamo sostenere lo sforzo in atto nel nostro paese, anche se ogni forza politica deve portare il suo contributo di miglioramento, soprattutto per una maggiore equità a favore dei ceti sociali più deboli e del ceto medio, che non possono essere sempre i soliti a pagare il conto più salato.
Naturalmente un’Italia che è capace di rigore e di equità, che salva il suo bilancio e aiuta la crescita, deve “avere una voce più forte” in Europa, perché l’Europa imbocchi la strada giusta. Questo significa convincere i paesi più forti e oggi egemoni, soprattutto la Germania, che occorrono interventi coraggiosi, come gli eurobond e la Ftt, per trovare nuove risorse, e un rilancio della Bce che possa diventare come la Fed americana, cioè una banca più attiva nel sostenere l’economia e nel finanziare anche investimenti di rilevanza generale.
Infatti il solo rigore dei conti senza la spinta della crescita non ci fa uscire dal tunnel. È questo, davvero, il momento in cui l’Italia smetta di essere così marginale e irrisa, come è stata ultimamente, e si affianchi ai leader europei per “dire la sua”, per far ritrovare all’Europa le sue caratteristiche fondamentali, dalle quali oggi si è allontanata, anche a causa di governi conservatori che hanno tentato di cancellare diritti sociali e che hanno fatto prevalere gli interessi nazionali, gli egoismi dei paesi più forti contro la solidarietà, l’unità e l’integrazione e che hanno infine la colpa di tentennamenti e ritardi, per cui, di fronte agli attacchi ai debiti sovrani dei paesi più deboli, hanno fatto “troppo poco e troppo tardi”, col risultato che la crisi si è avvitata e si è propagata contagiando altri paesi.
No, non deve essere così. Un’Italia più protagonista può e deve condizionare le scelte dell’Europa, riconfermando le sue caratteristiche fondamentali: uno spazio democratico per garantire la pace, per sostenere la crescita e l’economia, per promuovere l’inclusone sociale e il welfare e sostenere l’occupazione e la formazione.
Per questi obiettivi ci vuole un’Europa politica, unita e forte, un ministro dell’economia europeo e un presidente eletto dai cittadini, contemporaneamente alle elezioni del parlamento europeo.
È un’esigenza evidente: se l’economia è unita, la vita dei cittadini richiede una politica sociale e fiscale più omogenea e armonizzata, occorre anche una guida politica comune più forte. In questo senso dovranno andare le riforme europee, riconoscendo il peso e il ruolo di tutti e 27 gli stati membri e non il direttorio franco-tedesco. È un compito enorme, ma va svolto.
Il mondo intero, dagli Usa alla Cina, si aspetta questo salto di qualità dell’Europa. Il presidente Monti ha le carte in regola per portare l’Italia al tavolo europeo con un peso di primo piano: la prima occasione è il Consiglio europeo di oggi. Un momento storico se vogliamo superare non solo la crisi, ma il rischio di vedere indebolito irrimediabilmente il nostro futuro.

Nessun commento: