mercoledì 14 dicembre 2011

"Lavoratori e pensionati i più colpiti ma non si vuole introdurre equità" - Roberto Mania su Repubblica

Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, è appena uscita dall´incontro a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio, Mario Monti. Due ore di confronto senza alcun passo in avanti. Non c´è stata alcuna trattativa. «Solo generici impegni», dice il leader di Corso d´Italia. E oggi ci sarà lo sciopero di tre ore contro la manovra da 30 miliardi di euro. Il primo sciopero contro il governo dei tecnici.
Perché avete confermato lo sciopero?
«Perché siamo di fronte ad una sostanziale conferma dell´impianto della manovra».
Il governo non è disposto a cambiare nulla?
«Sembra così per la gravità della situazione e per i tempi strettissimi entro i quali hanno dovuto agire. Sul versante delle pensioni c´è in più una convinzione profondamente errata: la tesi è che si debba agire sul lavoro, allungando i tempi di permanenza, come se si fosse già realizzato un mutamento irreversibile. Con una battuta la ministra Fornero ci ha detto che non ci sono più le presse. Non è vero, ma soprattutto non c´è solo il lavoro alla catena di montaggio. Ci sono lavori come quello dell´infermiera che è incompatibile con un´età pensionistica a settanta anni».
Insomma: nessun cambiamento sulle pensioni?
«E´ la sensazione che abbiamo avuto anche se il presidente del Consiglio Monti ha concluso con diplomazia che, sulla base di quanto emergerà in Parlamento, faranno le loro valutazioni».
Non basta una revisione delle indicizzazioni e dell´Imu sulla prima casa?
«No. E lo abbiamo anche detto. C´è un problema di quantità della manovra, ma anche di qualità. Ci sono tratti incomprensibili di iniquità: pensi all´abolizione della norma che permetteva di andare in pensione dopo
quarant´anni di lavoro».
Monti è peggio di Berlusconi?
«Non potrei dirlo perché come è noto con Berlusconi non abbiamo mai parlato. Monti comunque ha aperto una discussione. Con il governo precedente ci sono stati solo incontri nei sottoscala. E non con la Cgil. Resta il fatto che la politica dei due tempi non conviene. Ci sono troppe continuità. Una su tutte: fanno sempre premio i conti della Ragioneria»
Dopo sei anni tornate a scioperare con Cisl e Uil. Cosa è cambiato?
« Siamo di fronte a una situazione di estrema gravità sul piano sociale. Lavoratori e pensionati sono le categorie alle quali si fa pagare più duramente questa crisi. Ma questo è un errore dal punto di vista dell´equità: si colpiscono sempre gli stessi con effetti recessivi sull´economia. Cosa è cambiato andrebbe chiesto alla Cisl e alla Uil. Il nostro giudizio sulla iniquità valeva anche per le manovre precedenti. C´era una forte aspettativa su questo governo. Certo ha recuperato autorevolezza sul piano europeo, dall´altro, però, si fa pagare lo scotto della crisi sui soliti noti. E´ davvero sbagliato».
Ci sono margini di trattativa in Parlamento?
«Ci ha stupito anche questo durante l´incontro con il governo: non c´è alcuna connessione tra il confronto sociale e la discussione che, sappiamo, sta avvenendo in Parlamento. Pensavano che ci dicessero a che punto è il confronto con le forze politiche, invece nulla. Nessun racconto. Incomprensibile».
Dunque ci sono le premesse perché possiate proclamare altri scioperi?
«Per ora abbiamo confermato quello di domani (oggi per chi legge, ndr). Il 19 dicembre scioperano i lavoratori del pubblico impiego. Ci riserviamo, come il governo, ulteriori valutazioni. Vedremo».
Allora non esclude un altro sciopero generale?
«Non escludiamo nulla. Ma per ora non abbiamo deciso nuove iniziative».
Il governo non vi ha ascoltato sulle pensioni ma ha deciso di aprire un negoziato sul mercato del lavoro. Questo vi rassicura o temete interventi sull´articolo 18?
«Non mi rassicura affatto. Lavoro e pensioni vanno di pari passo. Come si può non avere adesso attenzione sulle condizioni di lavoro e rinviare a dopo un confronto positivo. Anche qui si racconta un mondo che non c´è». 
Sull´introduzione della patrimoniale il governo non ha mostrato alcun ripensamento?
«Ci hanno ridetto una cosa ardita: che bisogna avere tempo per studiarla e che se l´avessero annunciata avrebbero provocato la fuga dei capitali all´estero. Beh, si poteva almeno mettere in campo un affinamento degli strumenti per evitarla. Altrimenti ci sembra solo una scusa per mascherare il fatto che non la vogliono introdurre perché c´è un veto insormontabile del precedente governo».

Nessun commento: