giovedì 8 dicembre 2011

L'Istat: «Con l'Imu a rischio povertà oltre un milione e mezzo di famiglie italiane» - su Corriere.it

Il pagamento dell'Imu sulla casa «può aumentare ulteriormente il rischio di povertà» per 1,6 milioni di famiglie. Lo ha sottolineato il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, nel corso dell'audizione sulla manovra di fronte alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. In Italia, ha detto Giovannini, «sono quasi 18 milioni le famiglie proprietarie o usufruttuarie di un'abitazione (circa il 71% delle famiglie residenti). Mentre tra le famiglie non a rischio di povertà la quota di proprietari è del 74,7%, tra le famiglie a rischio la quota scende al 56,4% e si riduce ulteriormente al 47,4% nel caso essa sia composta da cinque o più componenti. Tra le famiglie a rischio povertà - ha aggiunto - coloro i quali hanno come fonte principale la pensione o trasferimenti pubblici sono proprietari di casa nel 69,4% dei casi: si tratta di 1.600.000 famiglie, sulle quali, quindi, il pagamento dell'imposta sugli immobili può aumentare ulteriormente il rischio di povertà».
I PENSIONATI POVERI - Lo spettro della povertà, casa o non casa, riguarda in particolare i pensionati. Già oggi sono 2,3 milioni quelli considerati poveri e sono destinati a crescere a causa dell'impatto congiunto della manovra varata dal governo e delle precedenti. «Le pensioni fino a 915,52 euro rappresentano in media il 27,3% del reddito totale delle famiglie con pensionati: questo contributo sale però all'85,5% per i pensionati anziani che vivono da soli. Secondo i parametri europei di povertà relativa (60% del reddito mediano equivalente) - ha spiegato Giovannini - ricadono in questa categoria il 29,8% dei percettori di una pensione inferiore ai 915,52 euro, per un totale di quasi 2,3 milioni di pensionati e, di converso, il valore soglia identificato garantirebbe l'indicizzazione all'89,7% dei pensionati a rischio povertà». Secondo l'Istat, «nei prossimi anni la quota di pensionati poveri, è verosimilmente destinata a crescere a seguito dell'impatto congiunto delle misure di questa e delle manovra precedenti, nonostante l'indicizzazione. Un'eventuale
estensione dell'indicizzazione fino a 1.200 euro lordi mensili, d'altro canto, consentirebbe di tutelare un ulteriore 6,5% dei pensionati a rischio di povertà (163 mila)».
L'IMPATTO SULLA CRESCITA - La manovra, d'altro canto, «tende ad avere un impatto complessivamente sfavorevole in termini di crescita» ha poi detto Giovannini. Il presidente dell'Istat ha osservato che «la manovra interviene in un momento nel quale il sistema economico appare già in netto rallentamento, probabilmente già avviato verso una fase recessiva». Ora lo «sbilanciamento» del decreto sul lato delle entrate fa sì che esso abbia un «impatto sfavorevole» sulla crescita. Tra le misure che hanno «un carattere inevitabilmente restrittivo» Giovannini annovera «il blocco dell'indicizzazione di una parte delle pensioni, l'aumento delle accise sui carburanti, quello eventuale delle aliquote Iva e, in parte l'Imu» cioè la nuova Ici. «L'aumento delle accise e l'Imu - ha poi sottolineato - esercitano i loro effetti nel breve periodo, già caratterizzato dalla debolezza della domanda interna e internazionale».
IL RISPARMIO SUI TASSI - Grazie alla manovra, in ogni caso, le casse dello Stato hanno risparmiato altri 19 miliardi circa, quelli dovuti al calo dei tassi di interesse nel collocamento dei titoli del debito pubblico. Giovannini ha ricordato che dopo il varo del decreto lo spread tra Bund e Btp è calato di un punto: «Un punto percentuale in più o in meno - ha osservato - a regime sullo stock di debito, varrebbe 19 miliardi di euro l'anno, circa l'80% dei risparmi previsti dalla manovra stessa».

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