venerdì 9 dicembre 2011

Manovra, Corte dei Conti: « Difficile ritassare i capitali scudati, rischio inflazione al 4%» su Corriere.it

Luigi Giampaolino
La manovra varata dal governo e ora al vaglio del Parlamento comincia a generare interrogativi e critiche. E dalle istituzioni di vigilanza arrivano diversi segnali d'allarme sui potenziali effetti per la nostra economia . Mentre dal capo dello Stato arriva un nuovo invito alle banche a fare la loro parte per dare sostegno all'economia.
CORTE DEI CONTI - La manovra varata dal governo avrà «un forte impatto sociale, ancorché necessitata dagli impegni richiesti dall'Unione Europea» ha aggiunto poi il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, sempre davanti alle commissioni Bilancio e Finanze di Camera e Senato. «L'aumento delle aliquote Iva e delle accise sui carburanti si trasmetterà, pur in un contesto di stagnazione della domanda, sulla dinamica dei prezzi al consumo, con un effetto di maggiore inflazione che, prudenzialmente, può essere stimato di almeno un punto percentuale», quindi la nuova stima del governo, che fissa il tasso al 2% medio, è «sottostimata» ha spiegato ancora Giampaolino. Non si può sottovalutare «il rischio che il ricorso prevalente a manovre che impiegano lo strumento fiscale concorrano a determinare una spirale negativa, nella quale dosi sempre maggiori di restrizione sono imposti proprio dagli impulsi recessivi che vengono trasmessi all'economia» ha sottolineato il presidente della Corte dei Conti.
CAPITALI SCUDATI - Le informazioni sulla distribuzione dei capitali scudati «potrebbero indurre a nutrire non poche perplessità sulla possibilità di conseguire il livello di gettito atteso» speiga poi Giampaolino, che esprime così i suoi dubbi sulla copertura che l'imposta straordinaria dell'1,5% sui capitali scudati possa effettivamente fornire la copertura prevista nella manovra per la limitazione della deindicizzazione delle pensioni. La motivazione, per Giampaolino, risiede nella considerazione secondo la quale «le operazioni di
rimpatrio e di regolarizzazione per lo più sono avvenute avvalendosi di società di comodo o, comunque, interposte». «Dopo le dismissioni - ha aggiunto il presidente dei magistrati contabili - hanno avuto tutto il tempo di scomparire senza lasciare traccia». Il rischio sarebbe quindi che «a restare nella rete di imposta straordinaria siano prevalentemente i soggetti persone fisiche e, in particolare, quelli che hanno approfittato dello scudo per sanare anche violazioni di carattere formale, o comunque minori».
VISCO - «Per la necessità di ridurre l'indebitamento netto in tempi brevi, la correzione è per la maggior parte affidata a maggiori entrate. Ne conseguirà un ulteriore aumento della pressione fiscale, fino a circa il 45% del Pil» aveva detto in precedenza il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, durante l'audizione davanti alla commissione Bilancio della Camera sulla manovra. Per Visco si tratta di un «valore molto elevato sia in prospettiva storica sia nel confronto internazionale».
GLI EFFETTI- «Le misure di bilancio contenute nel decreto hanno effetti restrittivi sul Pil stimabili in mezzo punto percentuale nel prossimo biennio. L'impatto potrebbe essere in larga parte compensato se il calo dei rendimenti sui nostri titoli decennali osservato nei giorni immediatamente successivi all'emanazione del decreto si confermasse e si estendesse all'intero arco della curva per scadenza», ha quindi aggiunto il numero uno di Palazzo Koch.
IL PAREGGIO - «Le manovre varate a luglio, agosto e dicembre dimostrano la determinazione dell'Italia a riequilibrare durevolmente i conti pubblici, rendono possibile conseguire gli obiettivi annunciati: il pareggio dei conti nel 2013 resta il punto di riferimento della politica di bilancio». Visco ha spiegato poi che a causa dell'aumento del differenziale tra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi, «che nella seconda settimana di novembre raggiungeva il valore massimo di 575 punti base, divenivano estremamente urgenti interventi aggiuntivi di consolidamento del bilancio pubblico e un'azione ancor più risoluta volta ad affrontare i problemi strutturali dell'economia italiana».
LOTTA ALL'EVASIONE - La lotta all'evasione «rimane prioritaria». Per Visco «l'evasione rappresenta il maggiore ostacolo» a una revisione del sistema fiscale. Inoltre «una riduzione dell'area di evasione facilita la definizione di interventi a favore dei cittadini con redditi modesti e può consentire una diminuzione in prospettiva della concentrazione del carico fiscale».
NAPOLITANO - Per allentare la pressione fiscale è necessario rilanciare l'economia. E anche le banche devono fare la loro parte. «Il sistema creditizio può e deve svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere la ripresa economica di tutto il Paese, ispirata ai principi della coesione sociale e territoriale» dice il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel messaggio al Presidente di Federcasse in occasione del Congresso del Credito Cooperativo.

Nessun commento: