mercoledì 14 dicembre 2011

O riformatori o conservatori - Enrico Farinone su Europa

L’atteggiamento di alcuni dirigenti del Pd – a cominciare dal responsabile economico Stefano Fassina, il suo rappresentante fisso almeno nel salotto di Porta a Porta – è quello di chi sostiene il governo senza alcuna convinzione se non di – transitoria – opportunità politica. Per il resto la manovra di Monti è valutata negativamente. Al di là delle frasi di rito questa è la verità. Per cui se proprio la si deve votare sarà bene, immediatamente dopo, avviare le procedure che condurranno alle elezioni anticipate. Giocando in questo sulle analoghe e speculari perplessità che albergano nel Popolo delle Libertà.
E andando di conserva con Di Pietro, che da quando è alleato del Pd non fa che cogliere ogni occasione possibile per mettere in difficoltà il partito prima di Veltroni, poi di Franceschini, adesso di Bersani. Oltre che, naturalmente, mantenendo una certa contiguità con l’analisi vendoliana, in modo da ricomporre la “foto di Vasto”. Manifesto elettorale di una sinistra pronta a vincere per poi cambiare in meglio, nelle intenzioni dei suoi sostenitori, questo paese. La linea è questa. Non esplicitata fino a tal punto ma è questa. Non bisogna girarci troppo intorno.
Del resto è nota la freddezza se non la contrarietà con la quale molti esponenti della segreteria hanno subìto la decisione di dare il via libera al costituendo gabinetto Monti. Naturalmente, e per fortuna mi permetto di aggiungere, la posizione di molti altri importanti dirigenti del partito è del tutto opposta, a sostegno del governo e della manovra (con tutti i miglioramenti possibili ma nell’ambito dei saldi di bilancio definiti) in quanto consapevoli che non è questo il tempo né per tatticismi politicistici né per forzature demagogiche.
Il rischio per l’Italia è altissimo e la situazione generale è assai seria, certo non migliorata dagli esiti non propriamente entusiasmanti (per non dire deludenti) del vertice di Bruxelles della settimana scorsa. Non vi sono dunque alternative ad un intervento immediato sui conti pubblici. Evitato il tracollo si potrà lavorare, con un minimo di tempo a disposizione, per affrontare i nodi che occorrerà sciogliere per avviare una politica
di sviluppo, mai affrontata – colpevolmente – dal governo precedente.
Ora, è chiaro che due linee opposte – per di più su un tema decisivo per la vita delle famiglie italiane – non possono convivere a lungo in uno stesso partito. È a questo punto indispensabile che gli organi deliberativi del Pd si esprimano con chiarezza. Proseguire in questa pantomima per la quale si sostiene il governo però… sarebbe letale dal punto di vista della comunicazione con i cittadini, che hanno il diritto di sapere con certezza cosa pensano e cosa vogliono i partiti che a un certo punto chiederanno loro il voto.
Con la conclusione dell’esperienza governativa berlusconiana e con l’inizio di quella dei tecnici sostenuti in parlamento dai principali partiti si è avviata una stagione politica nuova che richiederà a tutti i suoi protagonisti capacità di innovazione, consistente, e che non salverà quanti si attarderanno in pigre e conservative riproposizioni di un quadro politico appartenente al passato e ormai superato dagli eventi.
La “foto di Vasto” era sbagliata già a settembre. Lo scrissi proprio su Europa. Oggi essa, più che ingiallita, è l’emblema della conservazione, di una sinistra da un lato populista dall’altro tradizionalista assai lontana da quel profilo marcatamente riformatore e innovatore, capace di ragionare e lavorare nella società globalizzata, che è insito nell’idea fondativa del Pd. Ciascuno tragga le sue conclusioni.

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