giovedì 8 dicembre 2011

Parchi d´Italia un tesoro dimenticato - Giovanni Valentini su Repubblica

Quattro o cinque caffè a testa per mantenere il grande "tesoro" dei nostri 24 Parchi nazionali e (in totale) delle nostre 871 Aree protette. Attraverso il ministero dell´Ambiente, lo Stato italiano spende la miseria di circa 70 milioni di euro all´anno, per finanziare questo straordinario deposito di biodiversità: cioè di boschi, fauna e paesaggio. A cui si aggiungono altri 180 milioni delle Regioni per i parchi e le aree regionali. Un giacimento naturale che, in termini di benefici economici e sociali, arriva a rendere fino a 6-7 volte un investimento così modesto.
A vent´anni dall´approvazione della legge-quadro sui Parchi, la n. 394 del 6 dicembre 1991, l´occasione è stata propizia per fare un consuntivo e un bilancio di previsione per il futuro prossimo venturo. In un convegno organizzato a Roma dalla Federparchi, si sono confrontati parlamentari, ambientalisti, dirigenti locali. E se il giudizio sulla "394" è risultato generalmente positivo, come hanno riconosciuto gli ex ministri dell´Ambiente Edo Ronchi e Valdo Spini, non sono mancati però motivi di riflessione e di ripensamento per adeguare la legge alle nuove esigenze imposte dalla crisi economica e da quella climatica.
In bilico tra conservazione e sviluppo, il complesso dei Parchi e delle Aree protette copre il 10% del territorio nazionale: complessivamente una superficie di oltre tre milioni di ettari a terra e di 2,8 milioni a mare, comprendendo 658 chilometri di costa protetta. A dispetto dello "spread" che incombe sui nostri titoli pubblici, questo sistema è riconosciuto come uno dei più organizzati e strutturati d´Europa. Assicura l´occupazione diretta a poco più di diecimila dipendenti e alimenta altri novantamila posti nell´indotto (turismo, agricoltura e commercio), attirando circa 37 milioni di visitatori ogni anno con un numero di presenze alberghiere che sfiora i cento milioni e un giro d´affari complessivo che supera un miliardo di euro.
Dalle montagne al mare, dunque, un´imponente "infrastruttura naturale" che custodisce la biodiversità, salvaguarda l´assetto del territorio, preserva il paesaggio. Ma che oggi è chiamata anche a
contrastare il cambiamento climatico e le sue disastrose conseguenze, come un polmone verde nel corpo vitale del Paese. E perciò, a vent´anni di distanza, si ritrova a fare i conti con le incognite e le incertezze di uno scenario in rapida evoluzione. È confortante che dal dibattito sulla "394" sia emersa la conferma di una "trasversalità politica" - sottolineata dallo stesso presidente della Commissione Territorio e Ambiente del Senato, Antonio D´Alì (Pdl) - che ha preceduto la fase di tregua istituzionale introdotta dal governo Monti. C´è al fondo la consapevolezza comune che - come ha detto Giampiero Sammuri, presidente della Federparchi - "questo patrimonio naturale non è né di destra né di sinistra". Si può ben sperare, perciò, che il confronto parlamentare in corso possa migliorare ulteriormente la legge nella prospettiva di un "federalismo ambientale" che dev´essere necessariamente declinato regione per regione, in modo da promuovere il territorio nell´ottica di una strategia nazionale.
Sono soprattutto due le questioni all´ordine del giorno, richiamate da Francesco Ferrante, senatore del Pd: la "governance" e le risorse. Da una parte, si tratta di allargare sempre più il governo dei Parchi agli enti e alle associazioni locali, per coinvolgerli più direttamente nella gestione. Dall´altra, ferma restando la necessità del finanziamento statale per garantire la funzione istituzionale di questo sistema, si discute su nuove forme di contribuzione privata in rapporto alle opportunità di valorizzazione economica: dalla bioagricoltura alla "green economy".
Con un recente sondaggio Ispo alla mano, il presidente del Wwf Italia, Stefano Leoni, ha avvertito che il 60% degli intervistati attribuisce ai Parchi la funzione fondamentale di "conservazione della natura", contro un 20% che parla invece di "educazione ambientale" e un altro 20% che si disperde in risposte diverse. Ma prima il presidente della Lipu (Lega protezione degli uccelli), Fulvio Mamone Capria, ha respinto l´ipotesi dell´area protetta come "riserva indiana". Poi è stato Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, a ricordare realisticamente che - a differenza della scuola - "i Parchi producono anche beni e merci, contribuendo ad alimentare l´identità territoriale".
Non c´è dubbio, comunque, che - di fronte alla crisi globale e in funzione della crescita - anche il "tesoro verde" d´Italia può svolgere un ruolo di volano economico, senza venir meno alla sua missione a tutela della biodiversità. La conservazione ambientale non deve corrispondere, però, a un atteggiamento di conservazione culturale né tantomeno politica.

Nessun commento: