giovedì 14 aprile 2011

Ci sarà anche l’interrogazione breve - di Francesca Fornario su L'Unità

Mentre l’Epocale Riforma della Giustizia si concretizza nella prescrizione breve, il Governo lavora ad altre riforme epocali:
1) Le Grandi Grandi Opere. Illustrate dal ministro per le infrastrutture che ha preso il posto di Lunardi (i suoi colleghi lo chiamano così perché nessuno si ricorda chi sia, tranne Lunardi che lo chiama “Il tizio seduto alla mia scrivania”), prevedono il prolungamento del Mose di Venezia fino a Ventimiglia, così da costringere gli immigrati del Nordafrica a sbarcare in Francia; la costruzione entro sabato di tre piramidi e una Sfinge sopra al Ponte sullo Stretto di Messina e di un centro estetico al posto del centro dell’Aquila. Per colpa della Lega (Bossi vuole che sia suo figlio a calcolare il rapporto tra l’altezza e il lato della base della piramide), potrebbero slittare al 2089. Nel frattempo il Governo terminerà la Salerno-Reggio Calabria Breve, che collega la tangenziale di Salerno a Salerno.
2) La Monumentale Riforma Fiscale. Proposta dal prestanome di una finanziaria che controlla quote di una partecipata dal commercialista della moglie dell’ad di Finmeccanica, prevede l’abolizione delle tasse. A causa dell’indebita ingerenza del Colle, che ritiene che il provvedimento vada limato per non entrare in conflitto con la Costituzione, il provvedimento rischia di slittatre. Nel frattempo, il Governo introdurrà per decreto la denuncia dei redditi breve per gli incensurati, che consentirà agli incensurati di restare tali.
3) La Sontuosa Riforma Scolastica. Prevede più risorse per la scuola e l’introduzione degli insegnanti di sostegno per gli insegnanti di sostegno entro il 2012 o un’altra data a caso. Nel frattempo, viene introdotta per decreto legge l’interrogazione breve, dove l’interrogato non si presenta.

L’indice della destra - di Concita De Gregorio su L'Unità

Dice il ministro Gelmini che «il problema esiste». Ci sono libri di storia che mancano di «oggettività». Che «indottrinano e plagiano» gli studenti, come scrivono 19 parlamentari del centrodestra capitanati niente meno che da Gabriella Carlucci, il cui passato accademico ha avuto a torto meno risalto di quello televisivo. Da storica mancata, la maggiore delle sorelle Carlucci si pone il problema che già il suo leader di riferimento ebbe modo di esporre settimane fa, contestando la scuola pubblica che “inculca” valori contrari a quelli auspicabili. All’indice il libri di testo, dunque.
Al progetto di legge è allegato l’elenco dei libri da cassare. Gelmini dice che la questione sarà discussa e considerata adeguatamente.
Ma vediamo alcuni dei passaggi incriminati, tratti dai testi segnalati come colpevoli di indottrinare e plagiare le nuove generazioni. Da «Storia», volume III, di De Bernardi-Guarracino, edito da Bruno Mondadori. Scrivono gli autori che dal 1948 «l’attuazione della Costituzione sarebbe diventato uno degli obiettivi dell'azione politica delle forze di sinistra e democratiche». Da «L’età contemporanea» di Ortoleva-Revelli, edito da Bruno Mondadori. Una descrizione di Oscar Luigi Scalfaro: «Dopo aver abbandonato l’esercizio della magistratura per passare all'attività politica nel partito democristiano» si è segnalato «per il rigore morale e la valorizzazione delle istituzioni parlamentari». Da «La storia» di Della Peruta-Chittolini-Capra, edito da Le Monnier. Si descrivono tre personaggi storici: Palmiro Togliatti, «un uomo politico intelligente, duttile e capace di ampie visioni generali»; Enrico Berlinguer, «un uomo di profonda onestà morale e intellettuale, misurato e alieno alla retorica»; Alcide De Gasperi, «uno statista formatosi nel clima della tradizione politica cattolica». Più avanti, a proposito del Partito democratico della sinistra: «Il Pds - è scritto - intende proporsi come il polo di

Il Pd boccia la proposta di Sposetti : «Insensato dare più soldi ai partiti» - di Maria Teresa Meli su Corriere.it

La proposta di legge bipartisan sul finanziamento dei partiti politici presentata alla Camera dall'ex tesoriere ds Ugo Sposetti imbarazza il Partito democratico. Proporre un provvedimento del genere a un mese dalle elezioni potrebbe rivelarsi un boomerang. È questo il timore di molti nel Pd. E infatti gira voce che il segretario Pier Luigi Bersani abbia intenzione di sconfessare quella proposta.
Non è il momento opportuno per un'iniziativa del genere perché si è in prossimità del voto, ma non solo per quello. Il fatto è che a largo del Nazareno hanno anche altre gatte da pelare. C'è il caso Sicilia, dove il governatore Raffaele Lombardo, che gode dell'appoggio del Pd, è al centro di una brutta vicenda giudiziaria. E c'è lo scandalo del cosiddetto Madoff dei Parioli che vede coinvolti alcuni esponenti del partito. Primo tra tutti il portavoce di Dario Franceschini, Piero Martino. Ieri sia il segretario che il capogruppo gli hanno dato la loro solidarietà, ma il deputato del Pd non ha ancora chiarito la storia e tra i colleghi parlamentari c'è chi vorrebbe maggiore intransigenza nei suoi confronti. Se il Partito democratico intende condurre la battaglia sulla giustizia e la moralità contro Silvio Berlusconi, non può permettersi altre scivolate.
Insomma, la proposta Sposetti arriva nel momento peggiore per i dirigenti del Partito democratico. «E infatti - spiega Franceschini a un compagno di partito - finirà nel cassetto, ecco dove finirà. Non è una cosa sensata proporre un aumento dei finanziamenti ai partiti in questo clima». I veltroniani sono contrarissimi a questo provvedimento (il solo Touadì ha sottoscritto il testo scritto dall'ex tesoriere ds, ma a quanto pare è in procinto di ritirare la firma) e per questo hanno deciso di accelerare i tempi della presentazione della loro proposta di legge sulle primarie. Domani sarà lo stesso ex segretario Walter Veltroni a illustrarla alla stampa. Un modo per far capire qual è l'impostazione della minoranza del Pd: no alla partitocrazia, sì al coinvolgimento degli elettori nelle decisioni delle forze politiche. Una risposta indiretta all'ipotesi caldeggiata da Sposetti.
Ma l'ex tesoriere dei ds non demorde. Non gli importa se Luca Barbareschi ha fatto sapere di essersi sbagliato e ha annunciato che ritirerà la firma. Fa spallucce quando Augusto Di Stanislao, deputato dell'Italia dei Valori, tramite comunicato, dichiara che seguirà l'esempio di Barbareschi.
Sposetti è convinto delle buoni ragioni della sua proposta che, oltre al capitolo riguardante il rimborso delle spese per le consultazioni elettorali e referendarie, prevede anche il finanziamento, da parte dello Stato, delle attività delle fondazioni politico-culturali. «C'è troppa ipocrisia anche tra di noi - spiega l'ex tesoriere - e invece dovremmo pensare a come spiegare alla società civile che questa proposta di legge è utile, perché i partiti sono importanti, come si evince dall'articolo 49 della Costituzione».
Sposetti non è isolato. Il responsabile Giustizia del Pd Andrea Orlando, per esempio, ritiene che sia «meglio sapere da dove arrivano e come vengono spesi i soldi, anziché averli in altri modi senza dover dare conto a nessuno». E alcuni deputati, alla Camera, gli stringono platealmente la mano. L'ex tesoriere, comunque, non è tipo da tirarsi indietro: in Transatlantico mostra a tutti la sua proposta di riforma. Porta le firme di diversi deputati del Pd: Losacco e Giacomelli, fedelissimi di Franceschini, Giovanni Lolli, Giorgio Merlo, Quartiani, che assieme a Giachetti è segretario del gruppo alla Camera, Matteo Colaninno, i dalemiani Gianni Cuperlo e Antonio Luongo, e tanti altri.

Zygmund Bauman: «Facebook? Tra mercato, privacy e voyeurismo» - di R. Arduini su L'Unità

Rete, comunità, privacy, reti di amicizie, “estimità”, società “mediale” in Corea del Sud, società dei consumatori, mercato. Non poteva che essere Zygmund Bauman, il sociologo della post-modernità, dell’amore e degli affetti liquidi, a fornirci un’acuta riflessione su quello che è uno dei fenomeni di relazione più immateriale e diffuso al mondo: Facebook. Inanellando concetti e parole chiave, l'ultraottantenne Bauman ha indagato, in un incontro all'Auditorium di Roma, il social network più diffuso al mondo, scandagliando la nuova natura dei legami che viene a instaurarsi fra i suoi utenti. «Il social network tenta di abbattere ogni limite, moltiplicando le "amicizie"», dice il sociologo. «Ma oltre un certo numero si può supporre che si tratti solo di voyeur che scrutano l'altrui vita quotidiana». Ma per la maggior parte dei giovani di oggi, vivere la vita sociale per via elettronica non è più una scelta ma una necessità. Ma allora, lo strabiliante successo di Facebook non sarà dovuto al fatto di aver creato il mercato su cui, ogni giorno, necessità e libertà di scelta si incontrano?
La domanda si ripete tra gli ascoltatori, mentre scendono le scala per uscire dalla Sala Sinopoli. «Bella conferenza, con una nota finale positiva (non so quanto convinta...), che non sono riuscita a percepire, almeno per ora», dice Valentina, «È il libro che sto cercando di leggere, proprio quello sulla modernità liquida. Sarebbe interessante riuscire a discutere di solitudine e privacy proprio su Facebook. resto convinta che gli strumenti non sono ne' positivi, ne' negativi, semplicemente rispecchiano gli utilizzatori».
«Un pensiero davvero illuminante ma che purtroppo va ragionato un tantino meglio...», confessa Nicola: «La società corre a ritmi vertiginosi, le nuove manifestazioni sociali tendono a mutare al di là dell'ultra nichilismo». «Sto leggendo Paura Liquida», interviene Alfonso. «Penso che leggerò anche gli altri. Una finestra di umana lucidità».
Marco, invece, torna sulle critiche ai modelli ideologici: «Il socialismo reale è stato un fallimento economico, il consumismo capitalistico sta giungendo a saturazione ed è sul punto di implodere, solo un'ideologia, cioè una logica delle idee, alternativa può dare un presente e soprattutto un futuro alla qualità della nostra vita».
«Anche se in continua relazione con i suoi simili», spiega Sabrina, «oggi l'uomo è sempre più solo, solo nella sua follia». «Siamo tutti “liquidi”», le risponde Gabriella: «La politica, la società e, soprattutto, nostri sentimenti». «Bauman? Un grande...», conclude Augusto.

mercoledì 13 aprile 2011

"Gli imprenditori ora devono chiedere la rimozione dell´ostacolo Berlusconi" - di R. Mania su Repubblica

«Emma Marcegaglia ha descritto la realtà. Ma deve fare ancora un passo avanti perché non si può non vedere che l´ostacolo che impedisce di cambiare rotta è questo presidente del Consiglio, avvitato intorno ai suoi problemi».
La Confindustria dovrebbe chiedere le dimissioni di Berlusconi?
«Dovrebbe chiedere la rimozione dell´ostacolo. Non pretendo che dica via Berlusconi e dentro Bersani, ma che dica quello che tutti gli imprenditori che girano il mondo hanno ben capito», risponde Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, il giorno dopo l´attacco della presidente degli industriali all´immobilismo del governo.
La Marcegaglia, tuttavia, considera l´intera politica chiusa nel proprio recinto e accusa l´opposizione, quindi anche il Pd, di non incalzare il governo sui temi dell´economia.
«Francamente, in tutta amicizia, questa accusa non l´accetto proprio. Mi dica lei quale altra forza d'opposizione in Europa ha presentato il suo programma di riforme, esattamente quello che Bruxelles chiede ai governi. Sono novanta pagine, siamo pronti a discuterne anche con gli industriali. Se poi si riferisce al fatto che non riusciamo a discutere di economia, mi sento la prima vittima perché non ci si diverte "a passare le notti" sul processo breve. Ma l´agenda politica la detta il governo».
Nella cui agenda c´è la costituzione di un fondo per salvare l´italianità delle imprese considerate strategiche come la Parmalat. Lei è favorevole?
«Sono assolutamente contrario all´idea che c´è un fondo e che a decidere che farne sarà il ministro dell'Economia. Sono contrario a questa nebulosità. Andrebbe ribaltato l´approccio: si fissano le nuove frontiera per la nostra industria, quella tradizionale e quella innovativa, e poi, dentro le regole europee, si

Il tempo dei profeti - di Barbara Spinelli su Repubblica

Il Presidente Napolitano, che quando parla d'Europa usa veder lontano e ha sguardo profetico, ha fatto capire nel giorni scorsi quel che più le manca, oggi: il senso dell'emergenza, quando una crisi vasta s'abbatte su di essa non occasionalmente ma durevolmente; l'incapacità di cogliere queste occasioni per fare passi avanti nell'Unione anziché perdersi in "ritorsioni, dispetti, divisioni, separazioni". Son settimane che ci si sta disperdendo così, attorno all'arrivo in Italia di immigrati dal Sud del Mediterraneo. Numericamente l'afflusso è ben minore di quello conosciuto dagli europei nelle guerre balcaniche, ma i tempi sono cambiati. Lo sconquasso economico li ha resi più fragili, impauriti, rancorosi verso le istituzioni comunitarie e le sue leggi. Durante il conflitto in Kosovo la Germania accolse oltre 500mila profughi, e nessuno accusò l'Europa o si sentì solo come si sente Roma. Nessuno disse, come Berlusconi sabato a Lampedusa: "Se non fosse possibile arrivare a una visione comune, meglio dividersi". O come Maroni, ieri dopo il vertice europeo dei ministri dell'Interno che ha isolato l'Italia: "Mi chiedo se ha senso rimanere nell'Unione: meglio soli che male accompagnati". La sordità alle parole di Napolitano è totale.
La democrazia stessa, che contraddistingue gli Stati europei e spinge i governi a preoccuparsi più dell'applauso immediato che della politica più saggia, si trasforma da farmaco in veleno. Di qui la
sensazione che l'Unione non sia all'altezza: che viva le
onde migratorie come emergenza temporanea, non come profonda mutazione. Governi e classi dirigenti sono schiavi del consenso democratico anziché esserne padroni e pedagoghi con visioni lunghe. Non a caso abbiamo parlato di spirito profetico a proposito di Napolitano. È la schiavitù del consenso a secernere dispetti, rancori, furberie. Tra le furberie che ci hanno isolato c'è la protezione temporanea eccezionale che il nostro governo ha concesso a 23.000 immigrati. La protezione è prevista dal Trattato di Schengen, ma solo per profughi scampati a guerre e persecuzioni: non vale per i tunisini, come ci hanno ricordato ieri la

I ragazzi antimafia di Busto Arsizio «Siamo i nuovi Mille» - di Roberto Rotondo su Corriere della Sera

Quelli del liceo artistico Candiani hanno realizzato lo striscione più grande e visibile: «La mafia è una m...». Una ragazza cammina coperta da un grande pacchetto di sigarette con la scritta: «Mafia, nuoce gravemente alla salute». Decine di ragazzi portano magliette con scritte antiracket. Cronaca di una giornata davvero fuori dal comune, a Busto Arsizio, sesta città della Lombardia. Ai recenti arresti contro le cosche, ha fatto seguito una manifestazione di 3mila ragazzi delle scuole superiori. L'hanno organizzata i rappresentanti degli studenti medi e un giovane di 23 anni, Massimo Brugnone, dell'associazione «Ammazzateci tutti». «Continuavamo a leggere sui giornali che la mafia si stava espanendo, e abbiamo voluto dare un segnale - spiega Francesco Fontana, 18 anni, il rappresentante degli studenti - è dallo scorso dicembre che progettiamo questa manifestazione».
Nelle tante conferenze della mattina hanno parlato giornalisti, giudici e parlamentari. Tantissimi ragazzi hanno capito per la prima volta che cosa stia accadendo. Federica, 16 anni, studia al liceo scientifico e non sapeva quasi nulla della mafia: «Mi hanno raccontato oggi che una cosca incendiava i cantieri a Busto Arsizio, mi sono davvero spaventata, ma credo sia giusto sapere». Chiara, 17 anni, viene dello scientifico Tosi ed è rimasta impressionata dal discorso dell’europarlamentare Rosario Crocetta, ex sindaco di Gela e simbolo antiracket: «Non sapevo che avessero progettato un attentato contro di lui a Busto Arsizio - sottolinea - mi ha colpito molto quando ha detto che è la paura a rendere forte la mafia. Però ammetto che mi spaventa molto l’idea che anche qui ci possano essere vittime del racket». Aldo Pecora, studente calabrese di 25 anni, traccia un paragone evocativo: «Da questa città ci piace pensare che partano i nuovi Mille, per diffondere anche nelle altre regioni gli anticorpi contro la criminalità». Il preside del liceo artistico, Andrea Monteduro, è compiaciuto: «É finita la retorica dei bamboccioni - spiega - questi ragazzi ci dimostrano che c’è speranza. E noi presidi ci siamo fatti guidare da loro».Alla fine della mattinata c’è stato un comizio nel parco del Museo del tessile. Molti studenti hanno abbandonato prima, ma tanti invece si sono fermati ad ascoltare. Sul palco,

Cagliari che vuol bene ai migranti Quando il profugo non è "invasore" - di Chicco Gallus su L'Unità

Fra Cagliari e la Tunisia ci sono duecento chilometri circa. Centotrenta miglia. È una distanza incredibilmente piccola, a vederla sulla carta geografica. È una distanza molto maggiore, quando per percorrerla si fa il giro lungo, quello che passa dai barconi stracarichi che sono approdati a Lampedusa. È la strada che hanno fatto 700 ragazzi tunisini, che adesso sono a Cagliari.
Sono arrivati portati qui da un'altra isola a questa con un traghetto tutto per loro, ma hanno viaggiato nel garage, grande come un hangar e tutto vuoto. Esigenze di sicurezza, comunque meglio, molto meglio che i barconi. Sono sbarcati al porto industriale e poi sono stati portati ad una vecchia caserma dell'Aeronautica, che era quasi inutilizzata da tanto, in città. La caserma è fatta come una caserma, con un muro dove c'è l'ingresso e, quando finisce il muro, una rete con in cima un groviglio di filo spinato. I ragazzi tunisini si sono messi lì alla rete a guardar fuori. I cagliaritani sono passati a vedere. Lo hanno saputo dai giornali e dalla televisione, che erano arrivati i migranti, i profughi, i clandestini, gli invasori, a seconda di chi lo raccontava e di quanto poco gradiva l'arrivo. Solo che poi, passando fuori dalla caserma non è che si capisca esattamente lo status giuridico, e quindi la definizione giusta. Però si capisce bene che sono ragazzi, qualcuno è giovanissimo, e hanno proprio le nostre facce, quelle che avevamo quando partivamo di leva e stavamo per tanti giorni in quegli stessi cortili.
Così è successo che tante persone, di fuori dalla rete si sono avvicinate e hanno chiesto ai ragazzi di cosa

La scuola non tema la valutazione. E neanche il Pd - di Marco Campione, Paola Pozzi su Europa

(...) La chiave per una seria riforma della scuola è la valutazione del sistema.
Non a caso la sua riflessione parte dalle scelte del presidente americano che ha scelto come bandiera “change”, il cambiamento. E la scuola italiana ha un profondo bisogno di cambiamento.
Il professor Hardy, grande matematico, disse: «Sapevo, anche mentre eccellevo sul suo prato, che il campo da gioco era truccato. Era truccato per premiare i ricchi, i ben nutriti e i ben curati. Il talento non assisteva il figlio del minatore del Galles: lui avrebbe passato la vita in miniera, anche se avesse avuto la dimostrazione dell’ipotesi di Riemann stampata nella mente».
Quella era l’Inghilterra vittoriana, ma molte diseguaglianze le troviamo oggi in Italia: diseguaglianza tra gruppi sociali, sia in termini di successo che di accesso (i figli di laureati sono meno colpiti da fenomeni di abbandono e si concentrano nell’istruzione liceale); diseguaglianza territoriale (non solo tra nord e sud); diseguaglianza tra generi. Ecco perché è urgente intervenire.
E tra i cambiamenti necessari, la valutazione assume un ruolo centrale: ci serve per capire come e dove intervenire.
Come tutti i cambiamenti, anche la valutazione fa paura. Funiciello accusa il Pd di «lasciarsi dettare la linea dalle sigle sindacati» e invita a riflettere sul fatto che «i genitori sono un po’ più numerosi degli insegnanti». Si tornerà in conclusione sul tema del consenso, ma prima l’invito è quello a non mettere in contrapposizione il mondo della scuola e gli studenti e le famiglie che la frequentano: una qualsiasi riforma non si potrà mai fare

Una Cassa così può servire - di Mario Lettieri e Paolo Raimondi su Europa

Se ne parla da tempo, ma è venuta l’ora di trasformare la Cassa depositi e prestiti in un’efficiente e potente macchina per la crescita della nostra economia.
Ha, infatti, attività di bilancio per 235 miliardi di euro e una raccolta di risparmio attraverso la rete degli uffici postali pari a 196 miliardi.
Ma il suo mandato la costringe ad un ruolo troppo secondario e marginale. È forse l’istituzione più vecchia del nostro paese. Fu creata prima dell’unità d’Italia. Il suo statuto la vincola però ad operazioni primariamente interne come cassa di riserva dello stato e come istituto di finanziamento di progetti degli enti locali. Può invece diventare il motore principale del finanziamento a medio e lungo termine di grandi progetti nelle infrastrutture, nella ricerca, nelle nuove tecnologie per mettere il paese in condizione di rispondere alle sfide della ripresa e dell’economia globalizzata.
In verità negli ultimi anni ha allargato il suo orizzonte, aprendo linee di credito a favore della piccola e media industria. Nel passato triennio ha globalmente concesso crediti per 33 miliardi di euro. Nel triennio 2011- 2013 i prestiti dovrebbero essere per 43 miliardi, di cui 24 per investimenti in opere pubbliche e per le Pmi. Però se non cambia il suo statuto e la sua “mission”, la Cdp rischia di rimanere un nano con tante potenzialità.
In tutte le sedi nazionali e internazionali il presidente della Cdp, Franco Bassanini e il suo amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini giustamente chiedono una trasformazione della Cdp sul modello della Kreditanstalt fuer Wiederaufbau, la banca di ricostruzione tedesca. La KfW è uno dei meccanismi più efficienti dell’economica tedesca. Ha attività per oltre 400 miliardi di euro ed è il perno del sistemapaese, soprattutto per le attività di investimento e di intervento nei mercati internazionali. Conta su una struttura di

Morti senza giustizia - di Laura Boldrini su Repubblica

I numeri a volte non restituiscono la gravità del problema ma in questo caso sono veramente impressionanti. Nelle prime due settimane dall’inizio del flusso di richiedenti asilo dalla Libia – il 26 marzo – oltre 800 persone mancano all’appello, sono partite ma sembrerebbe che non siano mai arrivate sull’altra sponda del Mediterraneo. Una persona su cinque non ce l’ha fatta, una vera roulette russa giocata dai trafficanti sulla pelle di chi fugge dalla violenza e dalla guerra.
Circa 250 rifugiati sono morti nel naufragio avvenuto il 6 aprile a 39 miglia da Lampedusa, mentre altre tre imbarcazioni con a bordo rispettivamente 330, 68 e 160 persone hanno segnalato la loro presenza attraverso telefonate ai parenti ma non risulta che siano arrivati. Inoltre decine di corpi sono stati ritrovati sulle spiagge di Tripoli, restituiti dalle correnti e è difficile stabilire se questi morti vanno ad aggiungersi o debbano essere sottratti ai numeri sopra menzionati.
E intanto negli ultimi giorni ci sono i parenti dei dispersi che risiedono in diversi paesi europei – Italia, Finlandia, Norvegia, UK – che continuando ad ignorare la sorte dei loro cari e, in preda all’angoscia, vogliono andare a Lampedusa a cercarli, portando dietro le foto da mostrare per l’identificazione.
Ma neanche questo servirà a molto. Infatti le autorità a cui si sono rivolti li hanno dissuasi poiché i cadaveri avvistati dagli elicotteri non sono stati recuperati e dunque non sarà possibile né identificare queste persone né tanto meno dare loro una degna sepoltura.
Morti senza esequie e senza giustizia.

Processo breve: Napoli: "salva i colletti bianchi e favorisce l’impunità dei boss" di Giulia Fresca su Articolo 21

"Abuso d'ufficio, corruzione semplice in atti giudiziari, rivelazione, truffa semplice o aggravata, frodi fiscali, vendita di prodotti contraffatti, traffico di rifiuti, sfruttamento della prostituzione, violenza privata, omicidio colposo per colpa medica, maltrattamenti in famiglia, aborto clandestino, corruzione… Ho chiesto al Ministro Alfano di rispondere se corrisponde al vero, ed è vero, che molti reati gravi verrebbero, di fatto, cancellati con il processo breve". È Angela Napoli, Componente della Commissione Parlamentare Antimafia, ad elencare, senza mezzi termini, tutti i reati che verrebbero prescritti se dovesse passare il cosiddetto “processo breve”…
Onorevole Napoli, nel corso della seduta parlamentare del 6 aprile, Lei ha elencato tutti i reati che verrebbero prescritti se fosse approvato il provvedimento attualmente in esame. Ce li ricorda?
Ho chiesto al Ministro Alfano di rispondere se corrisponde al vero, ed è vero, che molti reati gravi verrebbero, di fatto, cancellati come l’abuso d'ufficio, la corruzione semplice in atti giudiziari, la rivelazione di segreti d'ufficio, la truffa semplice o aggravata, le frodi comunitarie, le frodi fiscali, il falso in bilancio, la bancarotta preferenziale, le intercettazioni illecite, i reati informatici, la ricettazione, la vendita di prodotti con marchi contraffatti, il traffico di rifiuti, la vendita di prodotti in violazione dei diritti d'autore, lo sfruttamento della prostituzione, la violenza privata, la certificazione di documenti pubblici, la calunnia e la falsa testimonianza, le lesioni personali, l’omicidio colposo per colpa medica, i maltrattamenti in famiglia, l’incendio, l’aborto clandestino e la corruzione. Ho chiesto al Ministro, fuori dall’Aula, di affermare se ciò è vero o no, ribadendo che se non risponde vuol dire che è vero. Gli italiani hanno il diritto di sapere cosa su cosa si sta realmente discutendo.
Par di capire che i beneficiari sarebbero davvero in tanti.
Il provvedimento incide non solo su Berlusconi, e questo è ormai assodato, ma su tantissimi colletti bianchi i cui reati sono in genere puniti con pene inferiori ai dieci anni. Questo significa che potrebbero saltare i

martedì 12 aprile 2011

L'ecocasa difende dal caldo un primato "Med in Italy" - di Antonio Cianciullo

Per la prima volta l'Italia entra nella finale delle Olimpiadi dell'architettura green. E per la prima volta tra le case super ecologiche spunta un concorrente progettato per difendersi dal caldo più che dal freddo: un'abitazione nata per combattere il riscaldamento climatico. I due primati coincidono perché il concorrente che fa arrivare lo spirito del Mediterraneo in una gara molto anglosassone è italiano.
Si chiama Med in Italy il progetto che un team composto da docenti e studenti dell'università Roma 3 e della Sapienza porterà a Solar Decathlon, la competizione internazionale lanciata nove anni fa dal Dipartimento Energia degli Stati Uniti che stavolta si svolge a Madrid. E' una maratona verde composta da dieci gare. I 20 finalisti, scelti in una rosa di centinaia di concorrenti, dovranno misurarsi in campo costruttivo, dell'architettura, dell'efficienza, del bilancio energetico, del comfort, della funzionalità, della comunicazione, della produzione e fattibilità economica, dell'innovazione, della sostenibilità.
E Med in Italy si è attrezzata per sostenere la sfida. La casa progettata dalle università romane produce sei volte più energia di quella che consuma, può essere realizzata in due giorni e montata in otto e potrebbe dunque essere utilizzata anche per far fronte a situazioni drammatiche come un terremoto o a un'ondata massiccia di migranti.
In 20 anni grazie al risparmio realizzato da una casa di questo tipo si eviterà l'emissione di 121 tonnellate di anidride carbonica: è come se chi la abita avesse piantato un piccolo bosco di 120 alberi senza aver rinunciato a nessun comfort, anzi avendo utilizzato il massimo della tecnologia disponibile. Inoltre la casa è stata

I poteri sudditi - di Nadia Urbinati su Repubblica

Dalla giustizia alla costituzione: tutto deve essere a disposizione di chi vuole avere potere supremo. Le regole del gioco le fa il giocatore forte altrimenti la sua forza non può vincere.
La legge della natura delle cose contro le norme della giustizia: la forza del più forte contro quella della legge. Una storia che si ripete da secoli ma che ogni volta che riappare sembra nuova, inedita e diversa. Le recentissime esternazioni del presidente del Consiglio sono un florilegio da manuale sul rischioso cammino nel quale una democrazia si immette quando consente a un cittadino che ha acquistato già troppo potere economico e mediatico di coprire incarichi di governo. Il rischio si sta dimostrando fatale, soprattutto perché viviamo nell´era della audience leadership, dove la propaganda viaggia non più attraverso partiti strutturati ma invece il fluido mondo delle immagini e delle opinioni dette e non falsificabili. Antico e moderno si uniscono tuttavia, poiché nonostante la forma mediatica e da gossip con la quale si alimenta il plebiscitarismo di oggi, la sostanza e la tentazione restano le stesse, poiché, dopo tutto, la natura umana è fatta delle stesse passioni, in primo luogo quelle che spingono a ottenere il "massimo" di godimento da ciò che piace: dal potere di comandare masse di sudditi facendo loro bere ciò che è non è nel loro interesse e come se lo fosse, a quello di gestire un commercio largo e capiente di procuratori e procuratrici di piacere. Però, nonostante la natura immoderata del potere, sarebbe sbagliato pensare che il plebiscitarismo si sorregga solo sul potere del leader, che tutto nel bene e nel made sia a lui solo imputabile. Nessun regime si sorreggerebbe più di una manciata di ore senza il sostegno di un gruppo di fedeli e senza consenso. Il plebiscitarismo nasce del resto nella democrazia, che è una forme di governo fondata sul consenso.
Dunque, partiamo da questa ovvietà: nessun governo può sussistere senza consenso. Nemmeno i tiranni possono permettersi il lusso di stare al potere senza fare affidamento su un qualche sostegno da parte dei loro sudditi; diversamente dovrebbero mettere un guardiano a sentinella di ciascun suddito con la

Reportage da Manduria tra i disperati senza speranza - di Debora Serracchiani su L'Unità

Di Manduria si parla da giorni e giorni, ma se ci vuoi andare di persona non è un posto facile da trovare. Intanto, la tendopoli non è a Manduria, ma a metà strada tra Manduria e Oria, e ci pensano i cartelli a renderti la vita difficile. Dopo cave, campi e discariche, ti accorgi che la meta è vicina quando vedi venirti incontro i primi tunisini, poi ne sei sicuro perché ci sono le macchine della polizia, e la conferma arriva quando appare la distesa delle tende blu. Maroni ha deciso che i parlamentari possono tornare a godere delle loro prerogative di ispezione, e così siamo qui: io, Alberto Losacco e Pina Picerno.
La situazione è apparentemente tranquilla, tra gli ospiti c'è chi entra e c'è chi esce dal campo, qualcuno fa anche autostop, perché dopo l'assimilazione del campo alla tipologia del CARA, un regime di fatto è diventato di diritto, e così la regolamentazione permette di uscire. D'altra parte, ci dicono che dopo che si è saputo della concessione del permesso temporaneo, un certo numero di tunisini che erano scappati sta addirittura tornando al campo, dove possono ottenere il loro documento. Oggi sono in 1307, in questa tendopoli allestita in furia dal lavoro dei Vigili del Fuoco, suddivisa in nuclei disposti a gruppi di 32 tende, ognuna con 8 letti, al centro un generatore elettrico. Il tutto viene fatto andare avanti da un centinaio di operatori civili che lavorano su 4 turni; per i numeri delle forze dell'ordine, le informazioni non sono altrettanto precise.
Mentre ci guardiamo intorno, accompagnati da un dirigente della prefettura, si avvicina un tunisino e in francese avvisa che più in là manca la corrente. Da un responsabile della gestione del campo veniamo a sapere che anche l'uso del francese distingue gli ospiti: lo parlano soprattutto i tunisini provenienti dalla costa, a più alta scolarizzazione o che lavoravano a contatto con gli stranieri; gli altri lo conoscono poco o niente, e

CIÒ CHE VORREMMO POTER SCRIVERE SUL DOPO GERONZI - TITO BOERI su LAVOCE.INFO

Abbiamo scritto su questo sito di Cesare Geronzi quando nessuno osava parlare di lui. Oggi che tutti tracciano profili biografici del personaggio – omettendo, ad eccezione del Financial Times, trascorsi giudiziari e procedimenti pendenti – vogliamo invece guardare avanti, occuparci del dopo Geronzi.
Vorremmo poter scrivere che d’ora in poi ci sarà una sanzione sociale per chi viola le regole, che la reputazione conterà nella corporate governance in Italia. Purtroppo non è così. I trascorsi di Geronzi non hanno giocato alcun ruolo nella sua uscita di scena. A voltargli le spalle sono stati gli stessi che gli avevano permesso per anni di concentrare su di sé un potere immenso, guidando banche nonostante avesse subito un’interdizione giudiziaria temporanea dall’attività bancaria a opera del Gip di Bologna in relazione all'inchiesta sul crac Parmalat, fosse indagato per il crac della Cirio, per il caso Parmalat-Ciappazzi e per la vicenda Eurolat, con un rinvio a giudizio con l’accusa di concorso in bancarotta e usura, avesse già subito una condanna in primo grado per concorso in bancarotta nel caso Italcase Bagaglino a un anno e otto mesi di reclusione e fosse stato dichiarato temporaneamente inabile all'impresa commerciale e agli uffici direttivi.
Vorremmo poter scrivere che d’ora in poi si allenterà la stretta della politica sulla corporate governance. Purtroppo non è affatto detto che sia così. L’uscita di scena di Geronzi coincide con il cambiamento dello statuto della Cassa depositi e prestiti, volto a permettere interventi su società quotate e non solo su piccole imprese. È possibile che si tratti della solita boutade di Tremonti, per intenderci un’altra Banca del Sud su cui guadagnarsi qualche titolo di giornale e nascondere il proprio immobilismo in un paese impaludato. Ma c’è anche il rischio che il fondo strategico sia il preludio di un rinnovato ruolo dello stato

Bersani: «Governo vuole uscire dall'Europa? Ci vogliono portare nell'Unione Africana...» - su L'Unità

«Se noi non abbiamo credibilità sufficiente per le cose che facciamo e diciamo in Europa, non avremo mai ascolto». A sottolinearlo, a Napoli, a margine di una manifestazione a sostegno del candidato sindaco del Pd e di Sel Mario Morcone, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, riferendosi alla questione dei profughi a Lampedusa.
«Almeno per una volta Frattini ha ragione - prosegue Bersani - il problema è politico. Se siamo finiti qui è perché apprendisti stregoni della propaganda sono rimasti vittime della loro propaganda e ora ci lasciano dei guai. Questo è il risultato della propaganda del governo... propaganda su propaganda e soluzioni zero. Adesso sento che la destra vuole portarci fuori dall'Ue. Dove vuole portarci, nell'unione africana?».
«Questi problemi si risolvono con più razionalità - conclude - abbiamo avuto in passato 50mila kosovari e abbiamo risposto con razionalità e umanità. E abbiamo ottenuto solidarietà dall'Unione europea».
Poi il leader del Pd è tornato a parlare delle vicende giudiziarie del premier: «Scandalo e vergogna». «Così non si può più andare avanti» dice a Napoli Bersani. «È uno scandalo, una vergogna che anche in queste settimane si sia impegnati in Parlamento, giorno e notte, attorno alle tesi difensive degli avvocati del premier - ha spiegato Bersani - con tutti i problemi che il Paese ha, così non si può andare avanti».

A caro prezzo - di Concita De Gregorio su L'Unità

Un salvacondotto. Un corridoio umanitario per far uscire Silvio B. al riparo dalla selva di fischi che regolarmente, ormai, lo accolgono quando esce per strada senza aver fatto in tempo ad assoldare i figuranti. Un “patteggiamento” di quelli che non si negano a nessuno, come una sigaretta al mendicante. Sono settimane che nei corridoi dei palazzi si mormora che l’unica possibilità di convincere Silvio B. che la sua stagione è finita, che è giunto il momento che lasci la ribalta del suo show da avanspettacolo senza trascinare ulteriormente il Paese nella rovina e nel ridicolo passa da qui, dalle garanzie che il “sistema” saprà e vorrà dargli per uscirne illeso.

È a questo che lavorava Gianni Letta prima che lo scontro con Tremonti gli consumasse il tempo, è di questo che parlano i centristi ogni volta che Montezemolo mette un piede fuori, è questa la partita al cui tavolo saranno prima o poi chiamate le opposizioni. Ieri il ventriloquo del signor B., il giornalista pagato a peso d’oro per dare forma e senso apparente al delirio di onniipotenza di uno solo, l’ha scritto sul giornale di famiglia. Nella forma, immagino secondo lui scaltrissima, di un sogno da lui medesimo sognato Giuliano Ferrara ha dettato sotto dettatura le condizioni del Signore. Tornare sugli spalti a godersi lo spettacolo in cambio del patteggiamento, appunto. Un accordo, un compromesso che lo lasci libero di andare senza scontare quel che ad ogni altro cittadino sarebbe richiesto. Questo all’indomani del titolo di prima pagina su Libero che con un retorico punto interrogativo domandava: «Berlusconi è bollito?»
Pronti per affrontare la exit strategy, dunque. Mancano solo gli aedi Vespa e Signorini ma vedrete che presto arriveranno. Con carico di fango e di illazioni sconce a cui siamo abituati, con la consueta tecnica di chiamata in correità del mondo intero, pazienza. Quel che conta è che si apra quel varco.
Con eccellente tempismo tutto questo accade alla vigilia della settimana in cui, mercoledì, il

Marcegaglia: "Italia paese diviso imprenditori soli come non mai" - di L. Cillis su Repubblica

Il Paese è «diviso», «stenta a crescere». E gli industriali italiani «si sentono soli», stretti tra la crisi economica globale e quella sociale e politica che scuote il Nord Africa. Il leader di Confindustria, Emma Marcegaglia, punta l´indice sul mancato sostegno all´imprenditoria in un momento di transizione che rischia di travolgere settori trainanti dell´economia nazionale. La Marcegaglia lancia dal web, dal sito dell´associazione, questo grido di allarme che richiama tutti gli industriali grandi e piccoli alla compattezza, alla «mobilitazione», in un «momento straordinario», incassando il plauso del suo predecessore, Luca Cordero di Montezemolo.
Il video messaggio dà la scossa alla politica, richiama ai suoi doveri il governo e chiama a raccolta per all´assise generale del 7 maggio a Bergamo, tutti gli associati a Confindustria. «Di fronte a tante difficoltà - ha spiegato da internet la Marcegaglia - gli imprenditori si sentono soli». E proprio per questo, «perché il momento è straordinario, abbiamo deciso che occorreva un´iniziativa eccezionale». L´assise, spiega la numero uno di viale dell´Astronomia, «chiama ogni singolo imprenditore e ogni associazione della nostra confederazione a dire la sua ed esprimersi direttamente su quelle che considera le vere priorità da porre al centro dell´agenda nazionale e della nostra stessa Confindustria». Senza però «scaricare le colpe sugli altri».
«Quando lotta per competitività si fa sempre più aspra, gli imprenditori si sentono soli di fronte a tante difficoltà» ha proseguito, ecco il perché di questo «grande momento di mobilitazione, un´iniziativa che si terrà con modalità organizzative studiate apposta per consentire a tutti voi - continua rivolgendosi agli associati - di esprimervi con grande chiarezza e libertà su tutti maggiori impegni: i temi dell´impresa, delle relazioni industriali, della produttività della scuola, del Welfare, delle infrastrutture, del fisco, del Mezzogiorno, della

lunedì 11 aprile 2011

Il piano truffa del premier, così la scossa all'economia è diventata un bluff - di M. Giannini su Repubblica

Annunciavano una "scossa", e invece è stata una truffa. Oggi, a due mesi esatti dal varo del famoso "Big bang della ripresa", i nudi fatti dimostrano che il pacchetto "scossa all'economia", approvato a Palazzo Chigi il 9 febbraio scorso, è stata una banale operazione di marketing politico, una volgare "televendita", un puro diversivo. L'Italia è ferma, e il governo è immobile. È un giudizio basato sull'evidenza, non un pregiudizio dettato dall'ideologia. E non lo inficia il grande attivismo di Giulio Tremonti, sulle nomine nelle public utilities, sul ribaltone alle Generali e ora sulla nascita del Fondo salva-imprese da 20 miliardi, che nascerà lunedì sulle fondamenta della Cassa depositi e prestiti e che (anche se il ministro lo nega) somiglia tanto all'Iri del Terzo Millennio.
Queste sono altre "partite": riguardano il potere dell'establishment, non la crescita del Paese. La partita della crescita la stiamo perdendo. Per la semplice ragione che il governo non la sta giocando. "Per tornare a crescere dobbiamo dare una forte scossa all'economia. Forse la più forte che ci sia mai stata". Era il 2 febbraio, e Silvio Berlusconi, in un'intervista al Tg1 delle otto rassicurava così gli italiani, fiaccati da una lunga crisi economica, da una crescita zero del Prodotto lordo, da una disoccupazione giovanile al 30%. Una settimana dopo, il 9 febbraio appunto, ecco l'atteso "elettroshock". Consiglio dei ministri straordinario a Palazzo Chigi, per varare il pacchetto "scossa all'economia". In conferenza stampa, con la parata dei ministri al gran completo e un Tremonti silenzioso (e palesemente conscio dell'effetto-raggiro della messinscena) il presidente del Consiglio annunciava entusiasta: "Siamo a un punto di svolta. Con questa scossa rilanceremo l'economia. Siamo sicuri che ci saranno sviluppi positivi, con un impatto sul Pil dell'1,5%. L'obiettivo è raggiungere una crescita del 3%, e perché no, anche

"Non vogliamo più aspettare" Il grido dei precari in tutta Italia - di Carmine Saviano su repubblica

Vivono come stranieri in patria. Come ospiti, e non cittadini, del Paese che dovrebbe fornire loro diritti, garanzie, prospettive per il futuro. E oggi hanno gridato, ballato e sfilato nelle strade delle città italiane per manifestare la rabbia per la loro condizione. I giovani precari hanno lanciato un messaggio chiaro, non equivocabile: "Il nostro tempo è adesso". Da Roma a Napoli. Poi Torino, Milano, Palermo e tante altre città. Una festa amara. Per denunciare ancora una volta che "non si arriva alla fine del mese". Che non "esistono ammortizzatori sociali". Che vivono "con il desiderio di avere una famiglia". E con la prospettiva di non "riuscire nemmeno ad andare in vacanza". Una generazione che si è incontrata per decidere che è tempo per un'azione comune, diffusa, incessante. "Per riprendersi il futuro e cambiare l'Italia".
"Siamo tanti e abbiamo ragione". A Roma la street parade parte da piazza della Repubblica. In testa un camion che ospita alcuni dei promotori della manifestazione. Musica e rivendicazioni. "Portiamo in strada la nostra bellezza, la nostra conoscenza, la nostra voglia di riscatto". Poi le canzoni dell'Italia del boom economico, Il ballo del mattone, Sono bugiarda, Let's twist again. A suggerire un filo diretto con quel Paese che offriva a tutti la possibilità di realizzare i propri sogni, di mettersi alla prova. Tanti giovani, certo. Ma anche genitori, nonni, bambini. Una voce comune: "Questo paese non ci somiglia ma non abbiamo intenzione di abbandonarlo". E via così, a costruire un quadro dettagliato dell'Italia del 2011, vista con gli occhi di chi "perde ogni giorno un pezzo di dignità".
"Berlusconi, il tuo tempo è scaduto". Poi l'Europa, che in tanti definiscono la "nostra terra promessa". Il modello da raggiungere. Lontano dalla retorica sulla meritocrazia di "questo governo, la cui unica politica per il precariato è eliminare i precari". E il fantasma di Silvio Berlusconi, delle sue dichiarazioni, delle ultime,

Masi contro i talk sgraditi alla destra a rischio Fazio, Floris e Gabanelli - di L. Palestini su Repubblica


La politica strangola la Rai. Pur di penalizzare Rai3, rete poco amata dal premier, viale Mazzini non avvia le trattative per rinnovare i contratti a Fabio Fazio, Giovanni Floris e Milena Gabanelli: in scadenza tra i mesi di giugno e agosto. Mentre il direttore generale Mauro Masi apre corsie preferenziali per Giuliano Ferrara (ingaggio-blitz per "Radio Londra") e Vittorio Sgarbi (da fine aprile con "Al di là del bene e del male": 200 mila euro lorde a puntata a Sgarbi) per alcuni conduttori la Rai è matrigna (Michele Santoro viene "tollerato" per gli ascolti, ma pur sempre osteggiato). A maggio la Sipra, concessionaria della pubblicità Rai, dovrà presentare agli inserzionisti pubblicitari i suoi gioielli tv, i programmi della stagione autunno-inverno: ma ad oggi Masi non prende decisioni, rischia di sfasciare programmi di Rai3 che (piacciano o no a Berlusconi) portano milioni di euro alle casse del servizio pubblico. Poche settimane fa il quotidiano online Lettera 43 riportò voci (mai smentite) di un piano per escludere dal palinsesto autunnale "Report", "Che tempo che fa" (con annesso "Vieni via con me di Saviano") e "Parla con me" della Dandini (la cui conferma dipende dal rinnovo contrattuale tra la Rai e la società Fandango). Per alcuni di loro sarebbero già in corso dei contatti con La 7 e Sky.
Si vuole disperdere un patrimonio aziendale? I consiglieri di minoranza Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, dicono che i
programmi di Rai3 sono convenienti per l'azienda: il costo di produzione di "Ballarò" (33 puntate) è di 3 milioni e 500 mila euro, ma ricava 8 milioni in pubblicità; "Che tempo che fa" costa 10 milioni e 400 mila euro (66 puntate) e incassa 17 milioni e 600 mila euro; "Report" costa 2 milioni e 200 mila euro (20 puntate) e attira spot pubblicitari per 4 milioni e 100 mila euro. Mentre il ministro Brunetta realizza il suo sogno di vedere pubblicati i compensi dei conduttori (in un sito Rai) c'è chi fa notare che c'è un valore aggiunto dei conduttori. Masi ha problemi di budget, la Rai chiude l'anno con un rosso di 120 milioni, è suo compito fare trattative (anche serrate) per i rinnovi contrattuali. Ma poi risparmia sui compensi agli artisti sgraditi, fino al paradosso Vauro: la Rai non lo paga un solo euro per "Annozero" ma le sue vignette fanno ridere pure gli ospiti di Lega e Pdl.
Fazio, Floris e Gabanelli passeranno a tv concorrenti? A un ospite che gli chiedeva se poteva tornare a gennaio. Gli ha risposto "non so se "Che tempo che fa" andrà in onda..." si è lasciato scappare Fabio Fazio, in diretta tv, pochi giorni fa. Eppure Fazio ha una platea in crescita, la media degli spettatori è passata da 3 milioni 208mila (12.65% di share) a 3 milioni 426mila (12.93% di share), il Qualitel gli assegna 69 punti. Giovanni Floris, insieme al direttore di rete, Paolo Ruffini, chiede a Masi di non chiudere "Ballarò" a giugno, ma di proseguire fino a tutto luglio: risposta negativa. Eppure l'abbonato Rai ha gradito "Ballarò": l'anno scorso aveva 3 milioni 961mila spettatori medi (15.54% di share) quest'anno l'audience media è di 4milioni 507mila fan (16.64% di share). Ed è in forte crescita il pubblico domenicale di "Report": dai 2milioni 976mila spettatori dell'anno scorso (12.35% di share), Gabanelli è passata ai 3milioni 602mila (13.89% di share) di questa edizione.

Condannati all'isolamento - di Adriano Prosperi su Repubblica

Lampedusa? L´isola è svuotata, ora è tutto a posto, dice Berlusconi. Sì, svuotata l´isola come ripulita Napoli, come ricostruita l´Aquila. Le notizie degli sbarchi smentiscono in diretta l´ottimismo dell´imbonitore. Ma c´è dell´altro.
Ci sono i rapporti con gli altri Paesi europei, Francia e Germania in particolare. Qui manca ogni accordo sulla gestione dei flussi umani dall´Africa. Niente paura, dice il premier: «Se non fosse possibile arrivare ad una visione comune, meglio dividersi». Questa è dunque la ricetta dello statista: la divisione dell´Italia dall´Europa. Divisione: la parola è sorta spontanea sulle labbra del premier non certo per caso. Quella parola aleggia da tempo nella realtà della vita del Paese. Nello spazio dei pochi giorni trascorsi dalla festa dei 150 anni dell´Italia unita il Paese che si era faticosamente ritrovato all´ombra del tricolore si presenta oggi lacerato come non mai, diviso non solo fra Nord e Sud ma fra una regione e l´altra, fra una borgata e l´altra. Così, a festa finita, la questione dell´unità ci appare oggi come un problema serio e grave.
La festa dell´Unità d´Italia poteva essere un´occasione importante per ripensare alla storia e alle prospettive del Paese. Ma alla festa si è associata una cattiva compagna di strada: la retorica dell´unità. Chiamiamo retorica dell´unità ogni lettura del passato e del presente che ignora le fratture, esalta il processo di unificazione come un moto armonioso e concorde e tenta di cancellare differenze e divisioni col silenzio, con la proposta di una storia ufficiale corretta "ad usum delphini" e con l´eliminazione delle tracce istituzionali e simboliche delle fratture profonde del Paese.
"Io amo l´Italia" è una di quelle espressioni della neolingua berlusconiana che hanno fatto breccia nel nostro parlare, così come la teatralità dei gesti patriottici di ministri che scimmiottano l´inevitabile modello americano quando si mettono la mano sul cuore davanti alla bandiera. Ma sono anni ormai che la retorica dell´unità si accompagna in Italia a una revisione o piuttosto alla decisa espurgazione della storia documentata del Paese diviso e feroce che abbiamo alle spalle. In questo contesto bisogna certamente accogliere e dare credito alla giusta preoccupazione di chi invita a guardare a ciò che unisce e a mettere la sordina a ciò che divide. È un invito sacrosanto se si tratta di unirci per affrontare i problemi e le fragilità che minano la società italiana e la

Prestare assistenza alle vittime - di Michele Serra su Repubblica

Se qualcuno mi dicesse «devi tagliarti la barba, induce diffidenza, dà l´impressione che chi la porta voglia nascondere qualche malformazione», io gli risponderei: «vada subito da uno psichiatra, ma ne trovi uno bravo perché ne ha molto bisogno».
Invece il giovanotto con il pizzo che si è sentito apostrofare da Berlusconi con quella frase metà cafona, metà demente, pareva deliziato, come chi si sente immeritatamente irradiato da una luce salvifica. Lo so, ci si ripete: ma ciò che più sbalordisce, in questa parodia di regime che chiamiamo berlusconismo, è la totale mancanza di autonomia e dignità dei sottoposti. È una specie di sottomissione estatica che rimanda allo stato di soggezione degli affiliati a una setta religiosa, non certo ai rapporti politici così come si dipanano, di norma, in democrazia. Quando si assiste a liturgie e cerimonie di questo culto mortificante, il sentimento che prevale è l´imbarazzo per conto terzi. Viene voglia di prestare assistenza alle vittime, sia pure consenzienti. Da barbuto a barbuto, vorrei dire al "malformato" che esistono risposte – anche cortesi – che aiutano a rispedire ogni offesa al mittente. Ma prima bisognerebbe che lui capisse di essere stato offeso. E qui sta il vero problema. Forse insolubile.

Günter Grass: "Ora il mondo ha capito si rischia la catastrofe" - su Repubblica

Günter Grass
BERLINO - Günter Grass, crede che Fukushima abbia cambiato il modo di pensare della gente?
«Fukushima ha cambiato il mondo, perché è successo qualcosa di diverso da quanto finora avevamo vissuto, saputo e presunto. Molti sono diventati solo ora consapevoli dei pericoli dell'energia atomica. E' tema di conversazioni in ogni famiglia. Per i più anziani come me un'occasione di riflettere».
Ripensando alla sua vita, sul tema atomo cosa ricorda?
«Io divenni adulto dopo la fine della guerra. Il Reich aveva appena capitolato, ero ancora prigioniero degli americani, e caddero le prime bombe atomiche, e così finì la guerra col Giappone. Fu il mio primo "incontro" con la bomba atomica. Ero contro la bomba, ma a favore dell'uso pacifico dell'energia nucleare. Mi ci vollero anni per capire che uso militare e uso pacifico hanno qualcosa che li collega, e capire quale strappo della civiltà sia l'energia atomica».
Anche il suo uso pacifico?
«Sì. A molti il pericolo fu chiaro già allora. Ma durante la guerra fredda la corsa agli armamenti, contro cui io mi espressi sempre, catturò più attenzione. Allora la Repubblica federale cominciò a costruire centrali atomiche, una vicino casa mia».
Perché il movimento anti-nucleare conseguì così pochi risultati?
«La crescente dipendenza della politica dalle lobby è
il marcio di tutta la storia. Anch'io ho protestato contro la crescente dipendenza del Parlamento dalle lobby».
Fukushima insegna cioè che la politica deve riconquistare il suo primato?
«Sì. La crescente dipendenza della politica dalle lobby è il marcio di tutta la storia. Andrebbe creata un'area a loro vietata attorno ai parlamenti. Deve porre limite al potere delle lobby. Si dovrebbe creare un'area vietata per i lobbysti attorno al parlamento, come per le dimostrazioni di protesta».
La Germania ha spento molti reattori e importa energia dalla Francia. Che senso ha dire addio da soli al nucleare?
«Il problema è che rinviando l'addio al nucleare, come il governo Merkel decise, molto prima di Fukushima, sono stati bloccati molti investimenti già avviati nelle energie rinnovabili. Senza quella decisione di prolungamento d'uso delle centrali ora rinnegata, potremmo essere molto più avanti. Il freno va smantellato. A causa di quella scelta adesso dobbiamo importare energia atomica dall'estero. Ma è insensato dire che se la Germania spegne tutti i reattori adesso va al blackout».
Come devono reagire i cittadini con la loro coscienza critica?
«Il cittadino deve impegnarsi. Pesa sulla mia generazione il pensiero della Repubblica di Weimar, che fallì tra l'altro perché non furono abbastanza i cittadini che s'impegnarono per difenderla. La democrazia va difesa ogni giorno».
L'atomo è oggi il tema più importante?
«Non c'è un solo tema prioritario. La fine delle risorse, la fine della crescita economica, la globalizzazione, la scarsità di acqua, tutto è ugualmente importante. Il pericolo è che nel prossimo futuro tutto ci esploda in mano insieme. Il caro-alimentari, che qui da noi colpisce poco, nel terzo mondo è tragedia esistenziale».
Che cosa teme, se ogni problema esploderà insieme?
«Il mio timore peggiore è arrivare in futuro a una dittatura ambientale. Cioè dover vivere con decreti d'emergenza continui per salvare quel che resterà dell'ambiente. La catastrofe atomica in Giappone non può essere affrontata come fu con Cernobyl in Urss. E' un assaggio del futuro che ci aspetta»
Cosa si aspetta dal movimento antinucleare?
«Vorrei fare il mio possibile per rafforzarlo. Ha bisogno di un respiro lungo. Quanto accade oggi in Giappone sparirà magari dalle prime pagine quando il pericolo immediato sembrerà venir meno. Ci sono politici che hanno fatto questo calcolo e puntano a successi promettendo moratorie».
copyright
Hamburger Abendblatt
e La Repubblica per l'Italia

domenica 10 aprile 2011

Operazione banalità - di Barbara Spinelli su Repubblica

Si aprea Milano il processo Ruby, e qualcosa di strano sta accadendo, nonostante l' ora sia grave e parecchio miserabile. Un presidente del Consiglio è incriminato per aver abusato del proprio potere, costringendo la questura a rilasciare una ladruncola che gli stava a cuore e non esitando a spacciarla per la nipote di Mubarak. Pende anche l' accusa di favoreggiamento di prostituzione minorile, perché Karima El Mahroug (Ruby) frequentava festini a Arcore, prima della maggiore età. Eli frequentava assieme a ragazze che si prostituivano in cambio di soldi, gioielli, appartamenti, carriere. Le prove sono tali che è stato scelto il rito abbreviato. Un dramma insomma, per un uomo che addirittura anela al Quirinale: e tale resta anche se la Consulta approvasse il parere espresso dalla maggioranza dei deputati, secondo cui il premier non è giudicabile da tribunali ordinari. Un' esperienza non invidiabile, quantomeno,e chiunque si sarebbe aspettato dall' imputato, in ore così cupe, un atteggiamento adatto alla circostanza: i latini lo chiamavano gravitas, virtù di chi governa (loè ancora, nell' articolo 54 della Costituzione). Da sempre, la calamità personale è la verifica dell' attitudine al comando. Ma nel mondo di Silvio Berlusconi non è così. Se solo proviamo a penetrarlo, vedremo che è un mondo parallelo, in tutto somigliante all' allestimento, al casting, al linguaggio delle televisioni commerciali. La realtà sfuma in irrealtà e viceversa, i protagonisti non parlano ma recitano copioni preconfezionati, il pubblico plaudente è esibito come popolo, qualche comparsa emette fandonie. Questo è il premier, specie in questi giorni: una comparsa buffonesca, che sghignazza su quel che fra poco, anzi oggi, sta per accadergli. L' Italia intera è un suo villaggio Potemkin, fatto di cartapesta colorata per occultare detriti e rovine. Nel villaggio lui è re, e ride ininterrottamente, di tutti e anche di sé. Il sipario del processo sta per alzarsi ed eccolo che il2 aprile racconta una delle sue lunghe barzellette. Il pubblico batte le mani, e quest' euforia non è il capitolo meno sinistro del copione. Se Karima ha un nomignolo possiamo darlo anche all' autore della sceneggiatura: chiamiamolo Ubu Re, perché come nel dramma di Alfred Jarry prende il potere per «mangiare più salsicce, comprarsi ombrelli, far soldi»; perché promuove i corrotti, elargisce denaro perché glielo consiglia Mamma

mercoledì 6 aprile 2011

Chi ride con quelle barzellette - di Francesco Merlo su Repubblica

Francesco Merlo
Tutto è stato detto su Berlusconi che racconta barzellette, niente su quelli che ridono. Sono servi? Sono a libro a paga? Sono sdoppiati? E se fosse peggio? In pochi giorni Berlusconi si è esibito per due volte ben oltre la decenza delle sue solite storielle.
E ogni volta, colpiti dalla scurrilità che è simpatia andata a male, dalla fuga nell'oscenità persino mimata che è la cifra degli spettacoli prolungati oltre la fine, abbiamo pensato che peggio di lui ci sono quelli che ridono. E ci sentiamo come Petrolini che reagiva così alla maleducazione di uno spettatore: "Non ce l'ho con lei, ma con quelli che le stanno accanto e non la buttano di sotto".
A Lampedusa, per esempio, quando ha raccontato la barzelletta sulle italiane ha riso anche il presidente Lombardo che, bene o male, guida una giunta di centrosinistra. E, due giorni dopo, indossavano la fascia tricolore tutti quei sindaci che hanno applaudito la mela che (non) "sa di fica".
Riguardate il filmato: non ce n'è uno che si mostri infelicemente rassegnato per quella degradazione istituzionale. E' vero che gli applausi tradiscono qualcosa di nervoso ma tutti i sindaci ostentano un'aria compiaciuta e divertita per il premier che mortifica i luoghi e i riti dello Stato. Ovviamente sanno che la coprolalia non è compatibile con l'aula, con i ruoli e con la bandiera. Ma è proprio per questo che ridono. Non per le battute da postribolo, ma per i toni da villano di osteria che declassano e offendono tutti quei simboli ai quali, faticosamente e insieme, siamo riusciti a ridare valore, a sinistra come a destra.
Eppure i sindaci del centrodestra sanno meglio di noialtri che queste non sono più le solite barzellette per distrarre gli italiani, ma sono i rumori grevi e le impudicizie della stagione ultima. Lo sanno dai sondaggi e dagli umori interni, dalla depressione di Bondi, dalla paziente disperazione di Bonaiuti, dal disprezzo sibilato di Tremonti, dalla rassegnazione al martirio di Gianni Letta che - come ha detto in privato - teme "la passerella delle quarantatré ragazze più dei pugnali di Cesare"; e ancora lo sanno dall'irascibilità incongrua di La Russa, dalle donne in fuga dai letti del potere, dal disgusto certificato di Mantovano che è il solo ad essersi veramente dimesso (ma, si sa, è un magistrato), dalla sofferenza trattenuta della Carfagna e della Prestigiacomo,

Inaugurata la scuola Maria Grazia Cutuli per i bambini di Herat - di Andrea Nicastro su Corriere della Sera

Maria Grazia Cutuli
KUSH ROD (Herat) - A quasi dieci anni dalla morte di Maria Grazia Cutuli, è stata inaugurata, senza incidenti, la prima scuola dedicata all’inviata del Corriere della Sera. L’allarme per la furia afghana contro la dissacrazione di un Corano in Florida non è ancora rientrato, ma Kush Rod è un’oasi di benevolenza verso le forze straniere. I contadini tagiki di Kush Rod proteggono se stessi organizzandosi in milizia. «Non abbiamo bisogno della polizia e dell’esercito di Karzai» proclama il capo villaggio Seid Ahmad. La valle è comunque blindata. Gli ammessi alla cerimonia limitati. Pattuglie italo-afghane ovunque, cecchini sui tetti, elicotteri d’attacco Mangusta sulla testa. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa arriva dal cielo. La scuola è un gioiellino. Spicca nel paesaggio con il suo blu cobalto e la sua torretta che servirà da biblioteca. Il comune di Herat manderà i maestri, bambini e bambine studieranno in turni separati, arriveranno anche 50 personal computer. «L’idea è nata dai racconti di Maria Grazia su questo Paese - spiega il fratello Mario, anima della Fondazione intitolata alla giornalista uccisa nel novembre 2001 -: l’intensità del cielo, la vivacità dei più piccoli. Per noi familiari è un segno del perdono e della possibilità di un mondo diverso». La visita lampo di La Russa coincide con il cambio del contingente italiano in Afghanistan dagli alpini della Julia ai parà della Folgore. «Inutile nascondersi dietro un dito, ci aspettano mesi difficili - sostiene il ministro -. Alla consueta offensiva di primavera dei talebani, quest’anno ci troveremo anche a fronteggiarli in zone dove prima di oggi non eravamo mai stati». Il contingente italiano è al massimo della sua estensione: ormai ha 4250 uomini, basi avanzate e fortini si sono moltiplicati. Il ritorno della Folgore promette poi un’azione più «cinetica». David Petraeus, lo stratega Usa che dirige la guerra, ha posto il 2014 come data di inizio ritiro, come richiesto dalla Casa Bianca. «Il lavoro della Julia è stato eccezionale» dice l’ideologo dell’anti guerriglia mentre appende due medaglie al petto del generale alpino Marcello Bellacicco. La comunità internazionale ha speso in media 10 miliardi l’anno in aiuti allo sviluppo, ma poco è arrivato davvero: per alcuni sarebbe addirittura meglio consegnare a

Se lo Stato non assiste il malato che vuole vivere - di Carlo Chianura su Repubblica

Solo una domanda: dove sono i difensori ad oltranza della vita quando c'è bisogno di loro? 
Forse sono troppo impegnati a giudicare! (M.B.)

C'è un caso Welby alla rovescia: una signora romana, ex dirigente di banca e gravissima per uno stato avanzato di Sla, al contrario di Giorgio Welby vorrebbe vivere e non morire. Senonché - nel paese in cui il premier ha scritto che si vergogna per non aver saputo evitare la morte di Eluana Englaro - le istituzioni non le garantiscono assistenza adeguata. E allora succede che gli ex colleghi si tassino per sostituirsi alle manchevolezze dello Stato che pure vorrebbe difendere la vita. Ma, questa volta è proprio il caso di dirlo, c'è un giudice a Berlino: la figlia della ammalata si è rivolta alla magistratura e la sentenza appena uscita dice che la donna avrà da ora in poi diritto all'assistenza 24 ore su 24.
Situazione disperata. La parte finale di questa storia comincia quando la figlia di Giovanna Mancia decide di andare a parlare con l'avvocato Alfonso Amoroso, legale della Federazione per il superamento dell'handicap (Fish) e vincitore in passato di altri processi simbolici in difesa dei diritti dei disabili. Chiara, la figlia, fa presente all'avvocato una situazione disperata: la madre è dal 1997 totalmente non autosufficiente a causa della sclerosi laterale amiotrofica e la situazione è costantemente peggiorata. Al contrario di Welby e di molti altri, non è riuscita negli anni neanche a ottenere dalla Asl uno di quei computer per comunicare. La famiglia si è arrangiata costruendo una lavagnetta con le lettere dell'alfabeto: quando Giovanna strizza
due volte gli occhi su una lettera, vuol dire che è quella giusta e così chi le sta accanto ricostruisce a fatica le

L'ora della mobilitazione - di Gustavo Zagrebelsky per Libertà e Giustizia

Gustavo Zagrebelsky
Navi affollate di esseri umani alla deriva, immense tendopoli circondate da filo spinato, come moderni campi di concentramento. Ogni avanzo di dignità perduta, i popoli che ci guardano allibiti, mentre discettiamo se siano clandestini, profughi o migranti, se la colpa sia della Tunisia, della Francia, dell'Europa o delle Regioni. L'assenza di pietà per esseri umani privi di tutto, corpi nelle mani di chi non li riconosce come propri simili. L'assuefazione all'orrore dei tanti morti annegati e dei bambini abbandonati a se stessi. Si può essere razzisti passivi, per indifferenza e omissione di soccorso. La parte civile del nostro Paese si aspetta - prima di distinguere tra i profughi chi ha diritto al soggiorno e chi no - un grande moto di solidarietà che accomuni le istituzioni pubbliche e il volontariato privato, laico e cattolico, fino alle famiglie disposte ad accogliere per il tempo necessario chi ha bisogno di aiuto. Avremmo bisogno di un governo degno d'essere ascoltato e creduto, immune dalle speculazioni politiche e dal vizio d'accarezzare le pulsioni più egoiste del proprio elettorato e capace d'organizzare una mobilitazione umanitaria.
"Rappresentanti del popolo" che sostengono un governo che sembra avere, come ragione sociale, la salvaguardia a ogni costo degli interessi d'uno solo, dalla cui sorte dipende la loro fortuna, ma non certo la sorte del Paese. Un Parlamento dove è stata portata gente per la quale la gazzarra, l'insulto e lo spregio della dignità delle istituzioni sono moneta corrente. La democrazia muore anche di queste cose. Dall'estero ci guardano allibiti, ricordando scene analoghe di degrado istituzionale già viste che sono state il prodromo di drammatiche crisi costituzionali.
Una campagna governativa contro la magistratura, oggetto di continua e prolungata diffamazione, condotta con l'evidente e talora impudentemente dichiarato intento di impedire lo svolgimento di determinati processi e di garantire l'impunità di chi vi è imputato. Una maggioranza di parlamentari che non sembrano

Napolitano alle toghe: «Autonomia e indipendenza, principi inderogabili» - su Corriere.it

«Ci sentiamo rinfrancati». Sono soddisfatti i vertici dell'Associazione nazionale dei magistrati al termine dell'incontro con Giorgio Napolitano, nel corso del quale il sindacato delle toghe ha espresso le sue preoccupazioni sulla riforma della giustizia annunciata dal governo Berlusconi. Il capo dello Stato, è spiegato in una nota diffusa dal Quirinale dopo l'incontro, ha ribadito la convinzione che «l'autonomia e l'indipendenza della magistratura costituiscono principi inderogabili in rapporto a quella divisione tra i poteri che è parte essenziale dello Stato di diritto». Auspicando un «più sereno clima istituzionale», Napolitano ha anche affrontato più specificatamente il tema della riforma della giustizia, sottolineando la necessità di un «confronto senza pregiudiziali» tra tutte le forze politiche e culturali e in particolare tra tutte le componenti del mondo della giustizia.POTERI E GARANZIE - Per Napolitano è fondamentale che la riforma della giustizia rispetti poteri e garanzie. Il capo dello Stato «ha riaffermato la legittimità di interventi di revisione di norme della seconda parte della Costituzione che possano condurre a una rimodulazione degli equilibri tra le istituzioni quali furono disegnati nella Carta del 1948». Ma questa rimodulazione, si legge in un passaggio del messaggio del Quirinale, «in tanto può risultare convincente in quanto comunque rispettosa della distinzione tra i poteri e delle funzioni di garanzia».
BOSSI: «E' GIUSTO» - Un richiamo, quello di Napolitano, che trova la condivisione del leader della Lega Nord, Umberto Bossi. «È giusto» ha detto il Senatùr ai giornalisti che alla Camera gli chiedevano un giudizio sull'appello del presidente della Repubblica al rispetto della divisione e dell'equilibrio dei poteri.
IL TESTO NON ANCORA AL COLLE - Nella nota del Quirinale è anche detto per inciso che il testo del disegno di legge costituzionale in tema di riforma della giustizia approvato l'11 marzo 2011 dal Consiglio dei ministri non è stato ancora trasmesso al capo dello Stato per la presentazione alle Camere. A stretto giro,

"Il Pd in piazza per la giustizia" - di Goffredo De Marchis su Repubblica

«Alfano è arrogante come Berlusconi e servile a Berlusconi». Dunque si scordi il confronto, il «fumoso» dialogo. «Quando annunciò la sua epocale riforma della giustizia - ricorda Pier Luigi Bersani - dissi che entro 15 giorni saremmo tornati alle leggi ad personam. Da martedì voteremo una prescrizione costruita su misura del premier e sul fatto che Ruby è la nipote di Mubarak. Più chiaro di così».
È allarmante anche l´appello alla piazza del ministro della Giustizia?
«Mi allarma innanzitutto l´immagine di Alfano come emerge dall´intervista a Repubblica. Un ministro impastato di arroganza e servilismo. Un ministro che tradisce il suo mestiere e ha uno stile sartoriale perché adatta sempre i suoi provvedimenti ai voleri del capo. Quanto alla chiamata del popolo è un´affermazione sconsiderata. Ma lo avverto: è difficile arrampicarsi sulle piazze quando ci si arrampica sugli specchi».
Il Pd, rifiutando ogni confronto, rischia di apparire conservatore e succube dei magistrati. Ha messo in conto gli effetti negativi di questa posizione?
«Non siamo il partito dei giudici. Anzi, siamo pronti a disturbare i magistrati in nome di un servizio più efficiente per i cittadini come persino Alfano può arguire leggendo le nostre proposte di legge. Ma la riforma costituzionale ha un punto essenziale che è inaccettabile: dà alla politica un potere improprio nell´esercizio della giustizia. Contro questo e contro le leggi ad personam combatteremo in Parlamento e nelle piazze».
Il Guardasigilli è convinto che il vostro no sia dettato dalla fretta. Per molti dirigenti del Pd, dice, il tempo è quasi scaduto.
«Faccia bene il suo mestiere e queste cose le lasci dire al suo capo».
Sicuro che il Pd riuscirà a reggere senza fratture il doppio binario in piazza e in Parlamento?
«Sarebbe una novità davvero singolare che un grande partito popolare dicesse no alla piazza o no alle aule

Il petrolio vola oltre i 120 dollari al barile - su Corriere.it

Le quotazioni del petrolio volano e, sulle ali del conflitto in Libia, tornano ai livelli precedenti alla crisi economica. Il Brent, il greggio estratto nel Mare del Nord e quotato a Londra, ha superato i 120 dollari al barile. Le quotazioni hanno così rivisto i massimi dal 22 agosto 2008.
L'AVVERTIMENTO DI TEHERAN - E sulle quotazioni del petrolio ha soffiato anche il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad: il numero uno ha dichiarato che l'attuale prezzo del petrolio è «troppo basso» e a breve «supererà 150 dollari al barile». In apertura di settimana il prezzo del petrolio qualità Wti («World Texas Intermediate») è balzato ai massimi da 30 mesi in Asia, sopra i 108 dollari al barile. L'Iran è il secondo esportatore all'interno dell'Opec, con 4,2 milioni di barili al giorno, ma è anche uno dei Paesi più dipendenti dalle esportazioni del petrolio.
EURO AI MASSIMI - In tensione anche l'euro che vola ai massimi di cinque mesi sul dollaro e di undici mesi sullo yen, mentre si profila un possibile rialzo dei tassi di un quarto di punto al consiglio direttivo della Banca centrale europea di questa settimana. La divisa unica ha toccato 1,4268 dollari in nottata, avvicinandosi alla soglia psicologica di 1,43 e toccando livelli che non si vedevano dallo scorso novembre, prima di rallentare a 1,4235 sul finale di seduta europea. Pesano anche le parole del governatore della Fed di Atalanta, Dennis Lockhart, secondo cui, nonostante la ripresa più solida, vi sono ancora squilibri negli Usa che sconsigliano di ridurre il piano di creazione di moneta fresca della banca centrale. La volata della divisa unica, intanto, prosegue anche contro lo yen, con il cambio oggi balzato fino a 120,06, massimo dal maggio 2010. Lo yen risente del rapporto della Banca del Giappone che ha peggiorato le prospettive di fiducia delle grandi imprese manifatturiere dopo il sisma e lo tsunami che hanno devastato il nordest del Paese. E poi c'è lo yuan che Pechino continua a lasciar apprezzare gradualmente, con un nuovo record segnato a quota

martedì 5 aprile 2011

Il governo che non c'è - di Tito Boeri su Repubblica

Un'isola che c'è, Lampedusa, ci ha convinto che non può esistere un governo che non c'è. Quella offerta nelle ultime settimane è una dimostrazione di totale, frustante, impotenza nel gestire un problema certamente complesso ma non più grave di quello in passato fronteggiato da altri paesi dell' Unione Europea. Quei paesi della Ue che hanno una lunga tradizione nel gestire flussi massicci di rifugiati politici e immigrati clandestini. Non si può dire che i massicci sbarchi dal Nord-Africa di queste settimane non fossero prevedibili. Era stato lo stesso ministro Maroni a preannunciare due mesi fa un «esodo biblico di 80.000 tunisini», ben maggiore di quello sin qui registrato. Da allora nulla è stato fatto per fronteggiare questa emergenza, per garantire un primo soccorso adeguato alle persone sbarcate a Lampedusa e per definire una qualche strategia, da concordare con tutti gli attori coinvolti. Il coordinamento proprio non c' è stato, neanche all' interno dell' esecutivo. Per non parlare di quello fra governo e Regioni. Abbiamo assistito a quattro tipi di reazioni all' interno della maggioranza. La prima è l' urlo. Il "föra di ball" in incerto dialetto lombardo di Umberto Bossi potrà forse servire a placare le ira di qualche elettore della Lega, ma certo non è di alcun aiuto ai ministri dello stesso partito che devono gestire il problema. La seconda reazione è stata l'ipocrisia. Si sono inviati clandestini in centri come quello di Manduria sapendo benissimo che ci sarebbero state fughe in massa. Paradossalmente è stato più efficace lo sciopero dei treni delle barriere poste attorno al centro nel contenere gli esodi dal centro verso il nord. E Manduria non è un caso isolato. Secondo le informazioni raccolte dal sito gestito da Sergio Briguglio (www.stranieriinitalia.it), circa 9.500 persone sono state portate via da Lampedusa per essere ospitate in centri aperti. Di queste, 7.000 sarebbero già oggi irreperibili. La terza reazione sono le proposte sconclusionate, segno della totale improvvisazione. È evidente che i 1500 euro offerti in cambio del rimpatrio, nella proposta dei ministri Frattini e Maroni, sono del tutto inadeguati. Qui abbiamo persone che pagano molto di più per fuggire dalla realtà in cui vivono, che rischiano addirittura la loro vita per arrivare nell' Unione europea. La quarta reazione è la menzogna. Quando si sostiene che gli immigrati clandestini verranno tutti riportati in Tunisia si ignora il fatto

Basta migranti o cade il governo - di Gianluca Schinaia su L'Espresso

Davide Boni
Il modo in cui Berlusconi sta affrontando la questione degli immigrati è motivo di tensione con la Lega? «Certo, perché se da Tunisi il premier non porta a casa il risultato, noi usciamo dal governo».
Non usa mezzi termini Davide Boni, presidente del Consiglio regionale della Lombardia e uomo di punta del Carroccio. In un'intervista rilasciata a un giornale straniero, di cui L'Espresso è in grado di anticipare i contenuti, uno dei cavalli di razza del Senatùr descrive come la Lega Nord interpreti gli ultimi avvenimenti politici: «Siamo molto tesi perché in ballo c'è Maroni e la sua credibilità e ci stiamo giocando uno dei nostri uomini migliori: non si può lasciare il ministro da solo». E quindi la Lega è pronta anche ad abbandonare il governo, qualora gli accordi con la Tunisia non soddisfino il titolare del Viminale e le istanze per prevenire la nuova ondata migratoria che scuotono la base del Carroccio.
«Non si tratta di una minaccia, di un bluff. Dipende dall'urto che potrebbe derivare dalla situazione attuale, anche noi sentiamo i nostri che si lamentano: non possiamo rimanere pazienti in eterno. La nostra base è scossa, e quando Bossi dice "Fora di ball" si riferisce a una tensione vera che sente la gente».
Insomma, la Lega è insoddisfatta di come finora il premier abbia affrontato la situazione e quando si chiede se il presidente del Consiglio stia gestendo in modo appropriato l'emergenza, Boni scuote la testa: «La posizione di Berlusconi non ci soddisfa: avrei preferito vederlo prima a Tunisi e poi a Lampedusa. Infatti, prima si chiude il rubinetto e poi si parla alla propria popolazione. Ci sono queste uscite del presidente del Consiglio che non sempre ci solleticano l'anima. Secondo me ha cercato di fare prima un'azione sul territorio nazionale e poi a livello internazionale. Lo si vede dalle dichiarazioni che fa: quando parla di "popoli migranti", non distingue tra

«Montezemolo entrerà in politica»

L'ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari che ha annunciato in un'intervista a Radio Popolare la decisione di Luca Cordero di entrare in politica, ha spiegato anche il progetto politico del presidente della Ferrari.
«Credo - ha spiegato - sia quello di intercettare i voti di quell'area , del 40-50% di opinione pubblica che non va più alle urne e che non si riconosce in questo bipolarismo italiano, perché è fallito. Se Montezemolo riesce a intercettare quest'area di opinione pubblica, si colloca bene in questo vuoto politico, ha buone possibilità di candidarsi seriamente a Presidente del Consiglio. Montezemolo vuole pescare nell'elettorato deluso di Pdl, Pd e anche della Lega, che al suo interno ha anche una componente moderata». Alla domanda se il progetto di Montezemolo non si scontra con un'area già occupata dal terzo Polo, Cacciari ha replicato: «Il Terzo Polo non ce la può fare da solo, perchè nonostante la buona volontà che ci mettono Fini, Casini e Rutelli, essi appartengono a una stagione politica che abbiamo alle spalle». Secondo il filosofo Montezemolo non si candida subito a leader di un nuovo centro moderato perchè se lo facesse: «Si giocherebbe solo la sua immagine e di pochi altri, quindi prende tempo. Lui pensa che avendo più tempo può rafforzare la sua rete organizzativa e io so che lo sta facendo in molte regioni». L'ex sindaco di Venezia ha anche spiegato che si sta lavorando al simbolo e al nome: «A me piaceva molto "Partito della Nazione" tirato fuori e poi abbandonato da Casini. Certo è, comunque, che nel simbolo di Montezemolo ci devono essere richiami sia nazionali che internazionali, ai veri valori dell'Italia. Basta con le parole Futuro e Democratici».
I commenti:

PD - Oggi è il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, a commentare la possibile assunzione di responsabilità dell'ex leader degli industriali. «Mi pare che sia una denuncia molto critica e molto

sabato 2 aprile 2011

Diversamente - di Massimo Gramellini su La Stampa

Fra le tante manifestazioni di beceraggine verificatesi alla Camera nelle ultime 48 ore, ce n’è una che rappresenta un salto di qualità. Durante l’intervento in aula della parlamentare diversamente abile Ileana Argentin, un suo collega diversamente intelligente ha gridato: «Fate stare zitta quella handicappata del czz». L’episodio non può essere liquidato con la solita alzata di spalle con cui ogni giorno cerchiamo di proteggerci dalle aggressioni al buongusto perpetrate dai nostri rappresentanti. L’insulto a una donna in sedia a rotelle esorbita dal dibattito ideologico, perché attiene a una dimensione prepolitica e semplicemente umana della convivenza. Per questo tacerò il partito a cui appartiene chi ha pronunciato quelle parole, seguite da scuse frettolose che confermano lo scarso peso che l’autore attribuisce al suo gesto. Rivelarlo qui sposterebbe l’attenzione del lettore, innescando la solita rissa fra fazioni che, dopo averci annebbiato il cervello, sembra averci sterilizzato anche il cuore.
Mi interessa di più vedere se quel partito avrà il coraggio morale di punire il suo indegno soggetto. E mi interessa comprendere quando la nostra rassegnazione supererà il livello di guardia. Quando cioè cominceremo a stufarci di pagare lo stipendio a dei ceffi che sarebbero tollerati a stento in una curva di ultrà. Certe frasi sputate in un momento di irritazione non vengono dal nulla. Incubano, magari per anni, in una palude di pensieri facili e brutti. Quanti elettori si sentono parte della palude? Io spero nessuno di noi. Altrimenti avrebbero ragione loro.

La disabile pd insultata dalla Lega "Mi sono sentita violentata" - di Giovanna Vitale su Repubblica

È ancora scossa, Ileana Argentin. «Erano anni che non mi sentivo dare dell´handicappata», sospira la deputata del Pd. «Un insulto tanto più offensivo perché pronunciato in un luogo sacro come il Parlamento».
Ci racconta com´è andata?
«Eravamo in aula, la maggioranza era in forte fibrillazione perché non era riuscita a far passare il processo verbale e Fini aveva sospeso la seduta. Quando l´ha riaperta, è stata data la parola ai vari capigruppo. Durante l´intervento di Italo Bocchino ho chiesto al mio operatore di applaudire perché stava dicendo cose che condividevo».
Poteva farlo?
«Naturalmente. Francesco è un ragazzo di 24 anni che mi accompagna sempre: oltre a votare per me, svolge tutte quelle mansioni che mi sono precluse perché sono paralizzata, muovo a stento la mano sinistra e basta. Faccio persino fatica a sostenere la testa».
E a quel punto cosa succede?
«Mi si avvicina il collega del Pdl Osvaldo Napoli e con il dito alzato, in modo minaccioso, mi fa: "Gli devi di´ a questo che non deve applaudire, hai capito?". Col leghista Polledri che urlava: "Ha ragione, ha ragione". Io non ci ho visto più e ho chiesto a Fini di intervenire per denunciare il fatto che, non potendo muovere le mani, avevo il diritto di scegliere chi far applaudire al posto mio. È allora che dai banchi del Carroccio qualcuno ha gridato: «Non gli date la parola a quell´handicappata del cazzo!». Ma non so chi è stato, sono solo sicura che venisse da lì».
Cos´è che le ha fatto più male?
«Mi sono sentita quasi violentata perché ho dovuto denunciare il mio limite, che pure è visibile a tutti. C´è questo di vergognoso: che mi abbiano costretta. Perciò ho rispedito indietro, senza neppure leggerlo, il

Armi per distrarre le masse italiche - di Francesca Fornario su L'Unità

Berlusconi lavora a nuovi piani per distrarre l’elettorato menttre fa passare la prescrizione breve: 1) Berlusconi acquista una villa a Baghdad e annuncia la costruzione di un campo da golf ad opera del contingente Nato: «Intanto facciamo le buche». 2) Maroni offre a ogni clandestino 3mila euro per tornare a casa. Il piano fallisce perché un’immigrata risponde: «Grazie ma Berlusconi me ne ha offerti 7mila per tornare a casa sua». 3) Oreste Randazzo. In arte Orest, è un istruttore gay in una palestra di Carate Brianza. Nella prossima puntata di Forum, Orest vestirà i panni di Calogero Patané: tassista di Messina e padre di 9 figli, sposato con Concettina Bellomo, che lo tradisce mentre lui, in taxi, percorre avanti e indietro il Ponte sullo Stretto. Fattore di rischio: Orest non riesce a pronunciare per intero la frase: «Rita, grazie al ponte arrivo a Reggio in 5 minuti!!!» senza l’intercalare «Pirla». Secondo Cicchitto, gli elettori non lo noteranno. E nemmeno l’assenza del ponte. 4) La GraNde RiForma DellA GiuStiziA. È la priorità del governo, giura Alfano. Per dare enfasi al concetto, sarà scritta in latino, con molte maiuscole, su frammenti originali della Magna Charta Libertatum trafugati da Dell’Utri alla National Gallery (il senatore del Pdl ha convinto un usciere del museo a sostituirli con un pizzino di Provenzano che spaccia per un manoscritto del 1200). La GraNde RiForma DellA GiuStiziA, spiega ogni sera al Tg1 Alfano, non ha niente a che fare con le leggi ad personam in quanto è un solenne e organico disegno di complessiva revisione del diritto a favore del cittadino e riduce i 10 comandamenti a 4, a scelta. La riforma ha così poche possibilità di vedere la luce che Berlusconi sta pensando di affidare ad Alfano anche la delega al Nucleare e alla Salerno-Reggio Calabria.