martedì 31 maggio 2011
Un vento nuovo di cambiamento
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E' crollato il muro di Arcore ma anche la Lega ha perso - di Massimo Giannini su Repubblica
Adesso si può dire. Il Muro di Arcore è crollato. La vittoria schiacciante di Pisapia a Milano, l'affermazione netta del centrosinistra nei principali comuni del Nord, da Trieste a Mantova a Novara, è una svolta che non si può non definire storica. Cade la capitale del berlusconismo e della Padania. Si sfalda un sistema, si sfarina un blocco di potere, si sbriciola un modello politico, si frantuma un nucleo duro di interessi. È il collasso di un monolite che sembrava invincibile e impermeabile ai movimenti sociali e ai mutamenti economici. Insieme a questa Rivoluzione Settentrionale, si sconvolge la geografia politica del Sud, con un ciclone De Magistris a Napoli che fa piazza pulita, in un colpo solo, del bassolinismo e del cosentinismo, cioè delle due nomenklature che per anni si sono contese un territorio dominato dall'uso politico della criminalità e dalla mondezza.
Queste amministrative, palesemente caricate di un significato che valica i confini comunali e provinciali, marcano una sconfitta devastante per Berlusconi. Era stato il premier a parlare di "un test nazionale". E stato il premier a spendersi in prima persona e a "metterci la faccia". È il premier, adesso, a portare tutto intero il peso di questa clamorosa debacle. I milanesi non hanno creduto ai furori ideologici del Cavaliere che paventava l'arrivo dei cosacchi in Piazza Duomo, degli zingari a Piazza della Scala e dei drogati a Palazzo Marino. E questo test misura l'ormai palese inattendibilità politica e mediatica di un messaggio generale: gli italiani non credono più al presidente del Consiglio che a casa sua promette le "scosse all'economia", e al G8 spaccia il suo Paese come una "dittatura dei giudici di sinistra". Il sogno berlusconiano finisce qui, trasformato in un incubo.
L'uomo della Provvidenza non incanta più, e i suoi "candidati deboli" non lo vogliono al loro fianco in campagna elettorale, perché ne percepiscono la metamorfosi negativa: il tocco magico è svanito, il "valore ...
Queste amministrative, palesemente caricate di un significato che valica i confini comunali e provinciali, marcano una sconfitta devastante per Berlusconi. Era stato il premier a parlare di "un test nazionale". E stato il premier a spendersi in prima persona e a "metterci la faccia". È il premier, adesso, a portare tutto intero il peso di questa clamorosa debacle. I milanesi non hanno creduto ai furori ideologici del Cavaliere che paventava l'arrivo dei cosacchi in Piazza Duomo, degli zingari a Piazza della Scala e dei drogati a Palazzo Marino. E questo test misura l'ormai palese inattendibilità politica e mediatica di un messaggio generale: gli italiani non credono più al presidente del Consiglio che a casa sua promette le "scosse all'economia", e al G8 spaccia il suo Paese come una "dittatura dei giudici di sinistra". Il sogno berlusconiano finisce qui, trasformato in un incubo.
L'uomo della Provvidenza non incanta più, e i suoi "candidati deboli" non lo vogliono al loro fianco in campagna elettorale, perché ne percepiscono la metamorfosi negativa: il tocco magico è svanito, il "valore ...
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Trieste volta pagina, trionfa Cosolini - su La Stampa
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| Roberto Cosolini |
L’ex assessore della giunta regionale di Riccardo Illy ha sicuramente vinto per il suo programma e perchè è riuscito a convincere i triestini con una campagna elettorale ’rione per rionè, ma non c’è dubbio che ha potuto contare anche sulle divisioni, prima, e sullo sfarinamento, poi, del fronte opposto. Qui più che altrove, infatti, il Centrodestra si è presentato diviso e lacerato da beghe infinite alle elezioni.
Che cosa non ha funzionato nel Centrodestra cittadino? Che cosa non ha girato nell’entourage dello sfidante Roberto Antonione, già presidente della regione Friuli Venezia Giulia ed ex sottosegretario di stato agli Affari esteri? Tante cose. Innanzitutto la candidatura, che è giunta proprio all’ultimo istante utile, con un Centrodestra dilaniato dalle "faide" tra l’uscente Dipiazza e il leader storico del Pdl di Trieste, il senatore Giulio Camber, che aveva proposto un altro candidato poi ritiratosi. Poi, forse, sono venuti meno alcuni appoggi interni al partito che non hanno certo favorito Antonione in campagna elettorale. Infine non è stato possibile in una settimana "ricucire" quello che era stato rotto e distrutto negli anni e nei mesi precedenti.
Alla fine solo la Lega Nord si è apparentata con il Pdl, ma per Antonione non è stato sufficiente. Dipiazza lo aveva detto e ripetuto in campagna elettorale: «con me e Antonione contro Camber, dobbiamo ’liberarè la città». Ma l’appello non è stato accolto dall’elettorato di Centrodestra che ha anche disertato le urne (95.363 elettori al ballottaggio contro i 104.830 del primo turno) e per Antonione non c’è stata partita. Cosolini, insomma, non ha dovuto fare granchè nel senso che il terreno gli è stato dissodato dagli stessi avversari. Ora avrà cinque anni di tempo per realizzare il programma che lo ha portato alla vittoria e che punta sulla valorizzazione del porto, sullo sviluppo del turismo e del settore secondario. Per contro il centrodestra dovrà riflettere sulle proprie divisioni. Se proseguirà così - con tre capoluoghi su quattro e due province su quattro al Centrosinistra - sarà a rischio anche la Regione per la quale si voterà nel 2013.
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Anche Cagliari si sposta a sinistra Zedda: «Ma governerò per tutti»
C'è anche Cagliari tra le città simbolo di questa tornata elettorale vittoriosa per il centrosinistra. Massimo Zedda, esponente di Sinistra e Libertà, è il nuovo sindaco e strappa il comune al centrodestra. Ha vinto il ballottaggio con il 59,42%, staccando decisamente il suo avversario Massimo Fantola, fermo al 40,57%. «Il mio è un bel risultato» ha commentato a caldo. «Ringrazio tutti - ha aggiunto -, anche quelli che non mi hanno votato perchè sarò il sindaco di tutti.
IL NODO DEI SEGGI - Il neosindaco si è detto certo di avere la maggioranza dei seggi in Comune, messa in dubbio dal risultato del primo turno, che aveva visto il vantaggio delle liste del suo avversario. Il sistema automatico del ministero in effetti assegna alla sua coalizione 16 seggi, contro i 22 del centrodestra. Ma secondo le interpretazioni più recenti, il premio di maggioranza deve andare al sindaco vincente al secondo turno e non alle coalizioni sulla base dei risultati del primo. Zedda ritiene che da questo punto di vista la legge sia chiara: «Non c'è alcun rischio di ingovernabilità perchè avrò il premio di maggioranza». Ma il nodo sarà sciolto solo con la proclamazione degli eletti, prevista per mercoledì. Diverse interrogazioni erano state rivolte in Parlamento al ministro dell'Interno, Roberto Maroni, affinché chiarisse una volta per tutte la questione della cosiddetta «anatra zoppa», un caso che si è ripetuto più volte nella storia politica italiana e che ha portato, appunto, alla necessità di specifiche interpretazioni. Poi Zedda ha voluto ringraziare Fantola per la telefonata con cui ha riconosciuto la sconfitta. «Ringrazio Fantola - ha poi continuato - per lo stile e i toni. Stile e toni che entrambi abbiamo avuto durante tutta la campagna ...
IL NODO DEI SEGGI - Il neosindaco si è detto certo di avere la maggioranza dei seggi in Comune, messa in dubbio dal risultato del primo turno, che aveva visto il vantaggio delle liste del suo avversario. Il sistema automatico del ministero in effetti assegna alla sua coalizione 16 seggi, contro i 22 del centrodestra. Ma secondo le interpretazioni più recenti, il premio di maggioranza deve andare al sindaco vincente al secondo turno e non alle coalizioni sulla base dei risultati del primo. Zedda ritiene che da questo punto di vista la legge sia chiara: «Non c'è alcun rischio di ingovernabilità perchè avrò il premio di maggioranza». Ma il nodo sarà sciolto solo con la proclamazione degli eletti, prevista per mercoledì. Diverse interrogazioni erano state rivolte in Parlamento al ministro dell'Interno, Roberto Maroni, affinché chiarisse una volta per tutte la questione della cosiddetta «anatra zoppa», un caso che si è ripetuto più volte nella storia politica italiana e che ha portato, appunto, alla necessità di specifiche interpretazioni. Poi Zedda ha voluto ringraziare Fantola per la telefonata con cui ha riconosciuto la sconfitta. «Ringrazio Fantola - ha poi continuato - per lo stile e i toni. Stile e toni che entrambi abbiamo avuto durante tutta la campagna ...
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Prodi: «Consigli a Berlusconi? No, sono troppo giovane per uno così» - di
«Consigli a Berlusconi? Sono troppo giovane per dare consigli a un politico maturo come Berlusconi». Romano Prodi ha l'umore giusto per scherzare parlando con i giornalisti a margine di un evento di ItalianiEuropei a Roma. Invitato a commentare i risultati del voto, con l'esito negativo per il centrodestra, ha spiegato: «Hanno perso perchè non hanno capito come va il mondo. La vittoria va consolidata riflettendo, lavorando, mettendo in piedi le cose. Abbiamo perso dove eravamo divisi e quindi serve capire il mondo e andare uniti». E quanto ad un suo possibile ritorno sulle scene politiche: «Sono un sostenitore del centrosinistra, ma ho preso una decisione e la mantengo».
Prodi in piazza per festeggiare
«SUBITO AL LAVORO» - «Quando arrivano cambiamenti così grandi aumentano le responsabilità - ha poi aggiunto rivolgendosi al centrosinistra e al leader del Pd, Pier Luigi Bersani, che gli stava a fianco -. Quindi mezz'ora per gioire e poi cominciare subito un lavoro di organizzazione, di compattamento, di programmi per il cambiamento del Paese». «Il Paese va cambiato a fondo - ha detto ancora l'ex premier ai cronisti - va cambiato con una operazione di grande respiro che non può essere improvvisata in un giorno, altrimenti questo vento diventa tempesta». «Se fosse stata la vittoria in un'unica città - ha proseguito - poteva essere un momento di esitazione; invece un successo così generale, soprattutto al nord, è segno di una grande stanchezza ed insoddisfazione per quello che c'è. Questo non vuol dire che sia immediata la possibilità di cambiamento. Occorre un cambiamento robusto e su linee di azione ben precise, quindi è oggi il momento di cominciare a lavorare».
«NON MI OCCUPO DI TATTICA» - I cronisti hanno domandato quale dovrebbe essere a suo giudizio l'assetto delle alleanze del Pd: «Di queste cose - ha replicato Prodi - non mi occupo. Più che alla tattica ...
Prodi in piazza per festeggiare
«SUBITO AL LAVORO» - «Quando arrivano cambiamenti così grandi aumentano le responsabilità - ha poi aggiunto rivolgendosi al centrosinistra e al leader del Pd, Pier Luigi Bersani, che gli stava a fianco -. Quindi mezz'ora per gioire e poi cominciare subito un lavoro di organizzazione, di compattamento, di programmi per il cambiamento del Paese». «Il Paese va cambiato a fondo - ha detto ancora l'ex premier ai cronisti - va cambiato con una operazione di grande respiro che non può essere improvvisata in un giorno, altrimenti questo vento diventa tempesta». «Se fosse stata la vittoria in un'unica città - ha proseguito - poteva essere un momento di esitazione; invece un successo così generale, soprattutto al nord, è segno di una grande stanchezza ed insoddisfazione per quello che c'è. Questo non vuol dire che sia immediata la possibilità di cambiamento. Occorre un cambiamento robusto e su linee di azione ben precise, quindi è oggi il momento di cominciare a lavorare».
«NON MI OCCUPO DI TATTICA» - I cronisti hanno domandato quale dovrebbe essere a suo giudizio l'assetto delle alleanze del Pd: «Di queste cose - ha replicato Prodi - non mi occupo. Più che alla tattica ...
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Ciò che Draghi dovrebbe dire - di Michele Salvati su Corriere della Sera
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| Michele Salvati |
Alla luce delle «Considerazioni finali» degli anni scorsi, credo che anche quest'anno il problema cui Mario Draghi dedicherà la maggiore attenzione sarà quello della crescita insufficiente della nostra economia, ciò che rende difficile affrontare tutti gli altri problemi che affliggono il Paese. L'analisi delle ragioni per cui l'economia non cresce, e in particolare non cresce la produttività, si nutrirà certamente di nuovi apporti di ricerca, ma non presenterà variazioni rilevanti rispetto al passato. Né sarà diverso l'avvertimento che già Draghi ha lanciato molte volte: le riforme necessarie sono difficili e a rendimento differito. Non annunci miracolistici, ma applicazione costante e tenace, da parte di tutti i governi in carica, di programmi condivisi nelle loro linee portanti.
Come italiano che lancia un ultimo messaggio al suo Paese, come capo di una istituzione così autorevole, in una situazione in cui si rafforzano venti di cambiamento che potrebbero condurre in qualsiasi direzione, forse Mario Draghi potrebbe aggiungere una nota più personale e preoccupata. Le «Considerazioni finali» sono un documento calibrato con grande cura. Ma il distacco e l'equilibrio che lo caratterizzano non hanno mai impedito in passato che il messaggio centrale che conteneva - in senso lato politico - venisse colto da chi lo doveva cogliere. Al di là della circostanza che potrebbe indurre il Governatore a un tocco più personale - il suo distacco dalla Banca e dall'Italia - credo esista oggi una ragione seria per lanciare un avvertimento ancor più forte di quelli lanciati in passato.
Accennavo prima a venti di cambiamento e alludevo al sistema politico. È probabile che il nostro sistema politico entri nei prossimi anni in una nuova fase di turbolenza. Una transizione costituzionale mai ...
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Novara, schiaffo alla Lega Trionfo del centrosinistra - su La Stampa
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| Andrea Ballarè |
Il nuovo sindaco è espressione di una coalizione marcatamente di sinistra, sostenuto dal Pd, da Sel e dalla Federazione della sinistra oltre che da una piccola lista di pensionati. Al primo turno Ballarè si era fermato al 31,2%, il suo avversario Mauro Franzinelli, leader locale della Lega nord, aveva raggiunto il 45,8%. Risultato ribaltato dal ballottaggio: con 24.516 voti Ballarè ha incassato il 52,91% contro il 45,89% di Franzinelli (24.500 voti). Da notare che a Novara, al primo turno, Luca Zacchero, candidato del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, aveva toccato il 7,76%, un serbatoio di voti che almeno in parte deve essere andato a beneficio del candidato di centrosinistra.
Ballarè (Pd), non nasconde la sua incredulità di fronte ad un risultato inatteso. «Non mi aspettavo un risultato così netto - dichiara - ma credo che sia il "no" dei novaresi agli ultimi cinque anni di governo della Lega e del Pdl, che hanno significato l’immobilismo totale della città». Ma il risultato odierno, che riporta il centrosinistra al governo di Novara dopo due legislature al centrodestra con sindaco della Lega Nord (Massimo Giordano, attuale assessore regionale allo sviluppo economico), secondo Ballarè, è anche il risultato «del buon lavoro fatto da tutti noi in questa campagna elettorale, in cui abbiamo saputo parlare con la gente e, soprattutto, ascoltarla».
In Piemonte la sconfitta per il centrodestra è lampante. Tutte le principali città interessate dal ballottaggio sono andate al centrosinistra: Alpignano, Carmagnola, Chivasso, San Mauro e Pinerolo, nel Torinese. Ma anche Domodossola e Trecate nel Novarese sono passate a sorpresa al centrosinistra. La provincia di Vercelli è andata invece al centrodestra, anche se di misura. Il candidato del centrodestra Carlo Riva Vercellotti ha chiuso con l'1,8 % di vantaggio sullo sfidante, il pidiellino Luigi Bobba. I ballottaggi arrivano proprio nel mezzo di una bufera giudiziaria che ha investito la sanità piemontese e in particolare ...
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Maroni: «È stata una sberla» - su Corriere della Sera
«È stata una sberla, serve una riflessione». Questo è il primo commento del ministro dell'Interno, Roberto Maroni alla vittoria milanese di Giuliano Pisapia. «O si dà un colpo d'ala, anzi di frusta, nella ripresa dell'azione di Governo o si rischia di non dare una risposta al voto di oggi», dice il ministro a margine degli incontri bliaterali Italia-Romania. E la risposta il ministro è pronto a darala: «Si reagisce a una sberla con un programma per i prossimi 24 mesi». Secondo l'esponente della Lega, inoltre, non dovrebbe essere necessario («non credo») un aggiustamento alla squadra di Governo. Maroni riconosce che «il risultato dei ballottaggi non è esaltante nè per il centrodestra nè per la Lega». E aggiunge: «Ora dobbiamo riprendere la leadership, sui territori che avevamo e si è appannata»
FINE DELLA "CORSA SOLITARIA" - Il dato elettorale non può far piacere alla Lega. Umberto Bossi, lascia la sede federale di via Bellerio senza parole. La sala stampa si chiude con le dichiarazioni del ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, l'unico che si è presentato ai giornalisti per analizzare il responso delle urne a nome della Lega Nord. La corsa solitaria ha clamorosamente fallito e il Carroccio ha pagato caro il bacio con il Pdl. Ma Roberto Calderoli, non perde lo spirito di squadra. «Quando si vince si vince tutti assieme così quando si perde», ha commentato sostenendo l'unità della squadra anche dopo la batosta elettorale. Alla Lega, con il secondo turno, resta un solo sindaco tra i comuni sopra i 15 mila abitanti: Attilio Fontana, a Varese. Tutti sconfitti tra il primo e il secondo turno i nomi indicati dal Carroccio. Negativo al ballottaggio per la Lega il responso delle urne di Rho e Desio. Non è passata a Nerviano. E bruciante la sconfitta a Gallarate. Erano stati esclusi al primo turno anche i candidati leghisti per San Giuliano Milanese e Cassano d'Adda nel bergamasco.
POLEMICHE SUI FURTI D'AUTO - Il consigliere comunale della Lega Nord, Matteo Salvini cerca le giustificazioni della vittoria del centro sinistra a Milano. La vittoria di Giuliano Pisapia è stata un voto contro il premier Silvio Berlusconi da parte della sinistra. Il primo esponente del Carroccio commenta la sconfitta della ...
FINE DELLA "CORSA SOLITARIA" - Il dato elettorale non può far piacere alla Lega. Umberto Bossi, lascia la sede federale di via Bellerio senza parole. La sala stampa si chiude con le dichiarazioni del ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, l'unico che si è presentato ai giornalisti per analizzare il responso delle urne a nome della Lega Nord. La corsa solitaria ha clamorosamente fallito e il Carroccio ha pagato caro il bacio con il Pdl. Ma Roberto Calderoli, non perde lo spirito di squadra. «Quando si vince si vince tutti assieme così quando si perde», ha commentato sostenendo l'unità della squadra anche dopo la batosta elettorale. Alla Lega, con il secondo turno, resta un solo sindaco tra i comuni sopra i 15 mila abitanti: Attilio Fontana, a Varese. Tutti sconfitti tra il primo e il secondo turno i nomi indicati dal Carroccio. Negativo al ballottaggio per la Lega il responso delle urne di Rho e Desio. Non è passata a Nerviano. E bruciante la sconfitta a Gallarate. Erano stati esclusi al primo turno anche i candidati leghisti per San Giuliano Milanese e Cassano d'Adda nel bergamasco.
POLEMICHE SUI FURTI D'AUTO - Il consigliere comunale della Lega Nord, Matteo Salvini cerca le giustificazioni della vittoria del centro sinistra a Milano. La vittoria di Giuliano Pisapia è stata un voto contro il premier Silvio Berlusconi da parte della sinistra. Il primo esponente del Carroccio commenta la sconfitta della ...
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lunedì 30 maggio 2011
È già tutto cambiato - di Concita de Gregorio su L'Unità
Comunque vada, fra oggi e domani, questa campagna elettorale ha cambiato l’Italia. Ha mostrato che gli italiani - tutti - hanno capito: a destra hanno capito che siamo ai colpi di coda del Caimano, che conviene prendere per tempo le distanze e trovare un posto nuovo, mettersi in salvo, ritirare la delega in bianco che tanto sono solo cambiali, chiacchiere e distintivo, balle spaziali in mondovisione all’orecchio di Obama e, da casa, a quello ormai inservibile del fido Bonaiuti, rimasto solo nella magione deserta. A sinistra gli elettori hanno capito che i padroni dei giochi sono loro, che possono più l’entusiasmo e la passione dei cittadini dei tanti calcoli nelle stanze di partito, a lunga gittata o a breve, mosse su una scacchiera invisibile sulla quale si continua a perdere, da anni, incuranti del fatto che quel che serve per vincere non è l’astuzia ma la capacità di riportare a votare chi non ci credeva più, di scegliere il candidato migliore - il più convinto, il più convincente - a prescindere dalla scuderia di antica provenienza, se sia la propria o quella del vicino. Quel che serve per vincere è la generosità più della forza, semmai la generosità e la forza insieme. Ragione e sentimento.
La bellissima campagna elettorale di Pisapia (con Boeri al suo fianco, fra gli altri), quella di Zedda a Cagliari, quella sorprendente di De Magistris a Napoli hanno messo in luce con precisione lo sbando sguaiato, l’assenza di idee e la protervia ancien régime della destra e insieme quale sia la forza dell’elettorato di centrosinistra se solo lo si mette in condizione di credere in qualcuno, di votare per qualcosa che non sia il vantaggio dell’una o dell’altra fazione. Hanno già vinto, coloro che hanno saputo dare voce e corpo al bisogno degli italiani di voltare pagina, di cambiare la musica della politica. La musica, si diceva l’altro ieri: con tutto il rispetto per i cultori del genere, non quella di Gigi D’Alessio.
Non potrà non fare i conti da oggi in poi, la politica, con l’evidenza che le persone giuste, le persone che sanno parlare alla testa e al cuore degli elettori, vincono. Che non basta da sola l’appartenenza di partito se non ci sono talento né carisma, se sono solo le convenienze le anzianità di servizio o gli apparati a stabilire chi promuovere e chi no. La saturazione da berlusconismo ha prodotto anche questo, come salutare effetto ...
La bellissima campagna elettorale di Pisapia (con Boeri al suo fianco, fra gli altri), quella di Zedda a Cagliari, quella sorprendente di De Magistris a Napoli hanno messo in luce con precisione lo sbando sguaiato, l’assenza di idee e la protervia ancien régime della destra e insieme quale sia la forza dell’elettorato di centrosinistra se solo lo si mette in condizione di credere in qualcuno, di votare per qualcosa che non sia il vantaggio dell’una o dell’altra fazione. Hanno già vinto, coloro che hanno saputo dare voce e corpo al bisogno degli italiani di voltare pagina, di cambiare la musica della politica. La musica, si diceva l’altro ieri: con tutto il rispetto per i cultori del genere, non quella di Gigi D’Alessio.
Non potrà non fare i conti da oggi in poi, la politica, con l’evidenza che le persone giuste, le persone che sanno parlare alla testa e al cuore degli elettori, vincono. Che non basta da sola l’appartenenza di partito se non ci sono talento né carisma, se sono solo le convenienze le anzianità di servizio o gli apparati a stabilire chi promuovere e chi no. La saturazione da berlusconismo ha prodotto anche questo, come salutare effetto ...
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L´antitesi tra gratuità e interesse economico - di Michele Serra su Repubblica
Ho visto le due Milano in piazza Duomo, giovedì il concerto per la Moratti, venerdì quello per Pisapia. A parte la schiacciante differenza quantitativa (gran vuoto giovedì, gran pieno venerdì) faceva riflettere una differenza qualitativa davvero cruciale: tutti gratis, compresi gli artisti, per la sinistra, tutti scritturati, compresa una parte del pubblico, per la destra. Ho seguito con i miei occhi due o trecento ragazzini in maglietta bianca smistati nella piazza semivuota da un paio di reclutatori, come si fa al cinema per le scene di massa. Non erano cittadini in piazza, erano un cast. Rispettabile, come chiunque lavori per la pagnotta. Ma pur sempre un cast. L´antitesi tra gratuità e interesse economico è uno dei grandi discrimini non solo della politica, ma della vita umana. E la gratuità, che è stata negli ultimi decenni un concetto molto appannato, in questa campagna elettorale è riemersa, carsicamente, con la freschezza di un torrente. Lo sapeva la marea di ragazzi in piazza per Pisapia, felici di non avere un prezzo. La inaudita disparità economica tra i due candidati è servita, alla fine, solo a centuplicare il valore e il peso della campagna "povera" di Pisapia. Poi nelle urne, si sa, valgono anche altre logiche, e andrà come deve andare. Ma che la politica non è una convention, che una città non è un´azienda, che i soldi non bastano a sedurre il mondo, questa è una vittoria già acquisita.
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L'autoironia dal web alla piazza la campagna allegra della sinistra - di Curzio Maltese su Repubblica
Esplode un arcobaleno in piazza del Duomo, dopo la tempesta. Scoppia la voglia di ridere di Milano, in fondo a una campagna mai così brutta, sporca e cattiva. Ma poi è stato davvero così? Gli insulti fanno sempre notizia.
Ma la vera novità della campagna per il sindaco di Milano, almeno nelle ultime settimane verso il ballottaggio, è stato il ritorno di un'arma fra le meno frequentate dalla politica italiana: l'ironia. Sulle magliette arancioni dei ragazzi in piazza del Duomo. "Sono senza cervello". "Milano libera tutti". Nelle radio, nei capannelli, nei bar, soprattutto sulla rete, a fiumi, come antidoto ai veleni della televisione. È accaduto di colpo, come una liberazione. Il film horror della destra si è rovesciato in uno "Scary movie" da sbellicarsi. Le accuse sempre più gravi e incredibili mosse al mite Giuliano Pisapia si sono ribaltate, attraverso la parodia, nella principale fonte di propaganda a suo favore.
Il più riuscito esempio di questa parodia della paura è il video oggi più cliccato su Internet. "Il ...
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Berlusconi estremista, una campagna scellerata La sua stagione è alla fine - di Simone Collini su L'Unità
Neanche l’ispettore Clouseau avrebbe condotto una campagna elettorale così scellerata e sconsiderata ». Walter Veltroni non trova un altro politico a cui accostare Berlusconi. Dopo la performance del premier al G8 di Deauville, gli viene invece in mente l’imbarazzante personaggio della “Pantera rosa”. L’unica consolazione, per l’ex segretario del Pd, è che «ora gli italiani stanno dicendo basta». Il risultato del primo turno e il paese che ha visto girando parecchio per il Paese nella campagna per le amministrative (ieri ha fatto quattro tappe in Veneto), gli fanno dire che: «La stagione del berlusconismo si sta concludendo».
Non è la prima volta che si sente una cosa del genere...
«Questa volta non c’è soltanto la lacerazione interna al centrodestra, il fatto che in molte città Pdl e Lega siano andate separate. Il dato di queste ore è di una loro crisi molto profonda nei confronti dell’opinione pubblica, una sfiducia che fa pensare che anche un certo spirito del tempo volga al termine».
Quale spirito?
«Quello delle pulsioni individualistiche e localistiche, che hanno caratterizzato il berlusconismo.Muovendomi tra diverse cittàmi ha colpito la grande quantità di bandiere italiane alle finestre, nonostante siano passati più di due mesi dal 17 marzo. È il segno che qualcosa dinuovo sta maturando, che il Paese, grazie anche all’azione di Giorgio Napolitano, ha riscoperto il senso e l’orgoglio di sé, mentre le suggestioni di tipo egoistico vengono sempre più percepite come un elemento che peggiora la qualità della vita e idebolisce l’intero Paese ».
Però ciò non significa che da lunedì non ci sarà più Berlusconi, non crede?
«Da martedì mattina ci sarà un’altra battaglia da combattere con determinazione. Ma questo voto amministrativo ha reso evidente che c’è una crisi del centrodestra e una profonda frattura con l’opinione pubblica, che si è stancata di farsi prendere in giro. Ci ricordiamo il colpo di scena, nella campagna elettorale del 2008, a Matrix? Berlusconi non volle fare il confronto televisivo, parlammo prima io e poi lui, e tirò fuori l’abolizione del bollo auto. I cittadini dovrebbero fare una class action per il modo in cui sono stati ingannati in questi anni. Ma come si dice, si possono ingannare tutte le persone una volta, si può ingannare una persona tutte le volte, ma non si possono ingannare tutte le persone tutte le volte. E ora gli italiani stanno dicendo ...
Non è la prima volta che si sente una cosa del genere...
«Questa volta non c’è soltanto la lacerazione interna al centrodestra, il fatto che in molte città Pdl e Lega siano andate separate. Il dato di queste ore è di una loro crisi molto profonda nei confronti dell’opinione pubblica, una sfiducia che fa pensare che anche un certo spirito del tempo volga al termine».
Quale spirito?
«Quello delle pulsioni individualistiche e localistiche, che hanno caratterizzato il berlusconismo.Muovendomi tra diverse cittàmi ha colpito la grande quantità di bandiere italiane alle finestre, nonostante siano passati più di due mesi dal 17 marzo. È il segno che qualcosa dinuovo sta maturando, che il Paese, grazie anche all’azione di Giorgio Napolitano, ha riscoperto il senso e l’orgoglio di sé, mentre le suggestioni di tipo egoistico vengono sempre più percepite come un elemento che peggiora la qualità della vita e idebolisce l’intero Paese ».
Però ciò non significa che da lunedì non ci sarà più Berlusconi, non crede?
«Da martedì mattina ci sarà un’altra battaglia da combattere con determinazione. Ma questo voto amministrativo ha reso evidente che c’è una crisi del centrodestra e una profonda frattura con l’opinione pubblica, che si è stancata di farsi prendere in giro. Ci ricordiamo il colpo di scena, nella campagna elettorale del 2008, a Matrix? Berlusconi non volle fare il confronto televisivo, parlammo prima io e poi lui, e tirò fuori l’abolizione del bollo auto. I cittadini dovrebbero fare una class action per il modo in cui sono stati ingannati in questi anni. Ma come si dice, si possono ingannare tutte le persone una volta, si può ingannare una persona tutte le volte, ma non si possono ingannare tutte le persone tutte le volte. E ora gli italiani stanno dicendo ...
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domenica 29 maggio 2011
Benedetta racconta Walter: una "corrispondenza di amorosi sensi" - di Silvia Iachetta su Articolo 21
Lo spazio che intercorre tra Walter e Benedetta Tobagi è uno spazio invisibile tra i caldi colori del sole al tramonto e il mare calmo in una fredda giornata d’inverno. Uno spazio fitto, fatto di lacrime, sorrisi, rabbia, rancore. Fatto di mille perché, di “come sarebbe stato se…”. Una dimensione creata da tante tracce: ritagli di giornali, pagine di diario, testimonianze, amnesie da ricordare, rivendicazioni, voci fugaci. Quel luogo lo invadi anche tu, in modo del tutto inconsapevole; lo invadi così tanto da lasciare che le tue lacrime scorgano senza accorgertene e quando ne divieni conscio senti di aver quasi violato un’intimità troppo forte, che non ti apparteneva, perché in quello spazio Benedetta si muove per ritrovare suo padre. E spesso è fortissima la sensazione che sia Walter ad aiutare la figlia a incontrarlo, conducendola per mano verso sentieri scoscesi.
“Come mi batte forte il tuo cuore. Storia di mio padre” è uno di quei libri che senti la necessità di rileggere nel momento stesso in cui concludi l’ultima riga: non riesci a staccartene così bruscamente, hai bisogno di comprendere (ammesso che all’insensato delirio si possa dare una spiegazione), senti che qualche particolare può esserti sfuggito, cominci a chiederti: “perché?”.
E ti assale una voglia estrema di recarti nella più vicina biblioteca per ricercare copie del “Corriere della Sera” risalenti agli anni 1978-1980. Vuoi leggere anche tu gli articoli di quel giornalista Walter Tobagi, che a quel “lavoro affannoso” dava una spiegazione che sentiva molto forte: “è la ragione di una persona che si sente intellettualmente onesta, libera e indipendente, e cerca di capire perché si è arrivati a questo punto di lacerazione sociale, di disprezzo dei valori umani”. Non ha avuto il tempo per capire e nemmeno noi avremo mai l’occasione di farlo: non esiste alcuna spiegazione plausibile alla cattiveria gratuita e insensata. Walter Tobagi è stato ucciso il 28 maggio 1980 dai terroristi della “Brigata XXVIII Marzo” per i suoi pensieri riportati nero su bianco. Ma si può uccidere un uomo per le sue idee? Lui aveva solo 33 anni. Oggi, alla sua stessa età, si è “giovani precari”. Walter Tobagi, invece, era già un giornalista affermato, di spiccato talento, con una moglie e due figli, “con tutti gli entusiasmi, le tristezze, gli eroici furori e le arrabbiature di ...
“Come mi batte forte il tuo cuore. Storia di mio padre” è uno di quei libri che senti la necessità di rileggere nel momento stesso in cui concludi l’ultima riga: non riesci a staccartene così bruscamente, hai bisogno di comprendere (ammesso che all’insensato delirio si possa dare una spiegazione), senti che qualche particolare può esserti sfuggito, cominci a chiederti: “perché?”.
E ti assale una voglia estrema di recarti nella più vicina biblioteca per ricercare copie del “Corriere della Sera” risalenti agli anni 1978-1980. Vuoi leggere anche tu gli articoli di quel giornalista Walter Tobagi, che a quel “lavoro affannoso” dava una spiegazione che sentiva molto forte: “è la ragione di una persona che si sente intellettualmente onesta, libera e indipendente, e cerca di capire perché si è arrivati a questo punto di lacerazione sociale, di disprezzo dei valori umani”. Non ha avuto il tempo per capire e nemmeno noi avremo mai l’occasione di farlo: non esiste alcuna spiegazione plausibile alla cattiveria gratuita e insensata. Walter Tobagi è stato ucciso il 28 maggio 1980 dai terroristi della “Brigata XXVIII Marzo” per i suoi pensieri riportati nero su bianco. Ma si può uccidere un uomo per le sue idee? Lui aveva solo 33 anni. Oggi, alla sua stessa età, si è “giovani precari”. Walter Tobagi, invece, era già un giornalista affermato, di spiccato talento, con una moglie e due figli, “con tutti gli entusiasmi, le tristezze, gli eroici furori e le arrabbiature di ...
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Referendum: diciamo 4 sì: L'importanza di far tornare l'acqua un bene comune! - di Alex Zanotelli su Articolo 21
Il mio è prima di tutto un appello perché tutti gli italiani si rechino il 12 e 13 giugno a votare per i 4 referendum. Soprattutto per quello per l'acqua. Anche per questio questito serviranno 25 milioni di voti. Non esitiamo se vogliamo far far tornare questo elemento prezioso per la vita, un bene comune. Capirete che per me il cuore dei referendum è l'acqua, madre di tutta la vita sul nostro pianeta. L'acqua è la vita! Il Parlamento italiano, primo in Europa e forse nel mondo, ha dichiarato l'acqua una merce (Decreto 23bis del 06/08/2008 e Legge Ronchi del 19/11/2009) . Come abbiamo fatto a privatizzare la madre della vita? Vi verrebbe mai in mente di privatizzare vostra madre? Purtroppo l'acqua è diventata oggi, per il mercato, “l'oro blu”, proprio come il petrolio lo è stato nel ventesimo secolo. Un potere mafioso ed immorale si sta impossessando dell'acqua del pianeta perché consapevole della sua indispensabilità e anche della sempre minore disponibilità. Solo il 3% dell'acqua del pianeta è potabile e il 2,70% viene usato dall'agribusiness. Ci rimane solo lo 0,30 della disponibilità totale su cui le multinazionali, come Veolia e Suez, stanno cercano di mettere le mani sapendo che questo bene preziosissimo per l'umanità andrà sempre diminuendo sia per l'aumento demografico sia per il riscaldamento del pianeta (2 gradi in più). Secondo gli scienziati questo riscaldamento provocherà lo scioglimento dei ghiacciai e dei nevai e la perdita di fonti idriche insostituibili. Ecco perché è in atto questa corsa per accaparrarsi l'acqua. E' una guerra culturale, politica, sociale dal cui esito dipende la nostra democrazia. Scrive Roberto Lessio nel suo libro “All'ombra dell'Acqua” in uscita nei prossimi giorni: “Tra i tanti processi di privatizzazione , quello dell'acqua è il più criminale perché è il più disonesto , il più sporco e pericoloso per l'esperienza umana”. Vuol dire bollette salatissime nel nord del mondo (il privato deve guadagnare) e milioni di morti di sete nel sud del mondo. Ecco perché il referendum è così importante con quelle due domande che sono un vero pugno nello stomaco a ...
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"Sarò autonomo dai partiti e abolirò le liti sulle poltrone da qui un messaggio all´Italia" - di Oriana Liso su Repubblica
Davanti a "Il meraviglioso mondo di Pisapie", video ironico messo sul web (un incubo metropolitano che si conclude, ovviamente, con un furto d´auto), Giuliano Pisapia ride di gusto: «E pensare che ero uno stimato professionista...» Una risata li seppellirà? Nello studio dell´avvocato tutti i condizionali restano d´obbligo, ma quella chiave dell´ironia, lui, la rivendica. «Abbiamo dimostrato che Milano non ha paura delle paure, e sa rispondere a chi vuole spaventarla non solo con il ragionamento, ma anche ridendo, ridicolizzando gli argomenti usati contro di me, contro di noi».
In realtà, avvocato Pisapia, non avete solo riso. Avete anche querelato.
«Se avessi fatto una querela per ogni manifesto, per ogni dichiarazione diffamatoria, con i risarcimenti coprirei i costi della campagna elettorale. Ma io ho sempre distinto il piano politico, nonostante gli insulti, dalle scorrettezze e dagli episodi che creano volontariamente tensione. A questi soltanto ho risposto denunciandone la pericolosità».
Ora, però, ci sarà poco da ridere: da martedì, se dovesse vincere, dovrà affrontare la questione della giunta. Glielo chiedono in tanti: come farà a tenere assieme senza liti il centro e la sinistra, i moderati e i radicali?
«Ci riusciremo perché già le basi di questa esperienza sono diverse dal passato, da quelle vicende in cui il centrosinistra ha calato dall´alto non solo candidature, ma anche coalizioni di partiti. Qui, questa volta, la scelta è partita dal basso sin dalle primarie, che sono state un formidabile strumento di coinvolgimento e di unione. E vorrà dire qualcosa se tutti e tre gli altri candidati alle primarie del centrosinistra hanno dato e continuano a dare il loro contributo durante la campagna elettorale».
Quindi lei assicura: niente liti per le poltrone, niente manuale Cencelli, niente posizioni opposte sul governo della città?
«Mettiamola così: stiamo dimostrando già ora che esiste un modo diverso di fare politica. E io ho dimostrato in molte occasioni di avere mantenuto l´autonomia anche dai partiti, con cui ho lavorato in armonia. Chi non ...
In realtà, avvocato Pisapia, non avete solo riso. Avete anche querelato.
«Se avessi fatto una querela per ogni manifesto, per ogni dichiarazione diffamatoria, con i risarcimenti coprirei i costi della campagna elettorale. Ma io ho sempre distinto il piano politico, nonostante gli insulti, dalle scorrettezze e dagli episodi che creano volontariamente tensione. A questi soltanto ho risposto denunciandone la pericolosità».
Ora, però, ci sarà poco da ridere: da martedì, se dovesse vincere, dovrà affrontare la questione della giunta. Glielo chiedono in tanti: come farà a tenere assieme senza liti il centro e la sinistra, i moderati e i radicali?
«Ci riusciremo perché già le basi di questa esperienza sono diverse dal passato, da quelle vicende in cui il centrosinistra ha calato dall´alto non solo candidature, ma anche coalizioni di partiti. Qui, questa volta, la scelta è partita dal basso sin dalle primarie, che sono state un formidabile strumento di coinvolgimento e di unione. E vorrà dire qualcosa se tutti e tre gli altri candidati alle primarie del centrosinistra hanno dato e continuano a dare il loro contributo durante la campagna elettorale».
Quindi lei assicura: niente liti per le poltrone, niente manuale Cencelli, niente posizioni opposte sul governo della città?
«Mettiamola così: stiamo dimostrando già ora che esiste un modo diverso di fare politica. E io ho dimostrato in molte occasioni di avere mantenuto l´autonomia anche dai partiti, con cui ho lavorato in armonia. Chi non ...
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La menzogna del potere - di Massimo Giannini su Repubblica
Il potere mente. Per abitudine alla manipolazione e per istinto di conservazione. Non c'è bisogno di aver letto la prima Hannah Arendt, o l'ultimo Don De Lillo, per sapere che "lo Stato deve mentire", o che il governo tecnicamente totalitario "fabbrica la verità attraverso la menzogna sistematica". Ma nessun potente mente con la frequenza e l'impudenza di Silvio Berlusconi. Non pago di aver danneggiato il Paese che governa, in un drammatico e surreale "colloquio" elemosinato a Obama a margine di un vertice tra gli Otto Grandi del pianeta, il presidente del Consiglio torna sul luogo del delitto. E, dopo aver inopinatamente e irresponsabilmente denunciato al presidente americano la "dittatura dei giudici di sinistra", lo "perfeziona", raccontando la stessa delirante bugia agli altri leader del G8.
Abbiamo già detto quale enorme discredito rappresentino, in termini di immagine internazionale, le parole scagliate contro l'Italia dall'uomo che dovrebbe rappresentarla al meglio nel mondo. Abbiamo già detto quali enormi "costi" imponga allo Stato, in termini di credibilità istituzionale, questo vilipendio della democrazia e dei suoi organismi. Ma è necessario, ancora una volta, squarciare la cortina fumogena con la quale il premier manomette i fatti, e denunciare l'ennesima menzogna sulla quale costruisce il teorema della "persecuzione giudiziaria". A Deauville, in una conferenza stampa costruita come una disperata requisitoria contro tutto e contro tutti, Berlusconi compie l'ultima metamorfosi: da comune inquisito si trasforma in Grande Inquisitore. Accusa le "toghe rosse", insulta "Repubblica" e i giornalisti, "colpevoli" di non indignarsi di fronte allo "scandalo delle 24 accuse che mi riguardano, tutte cadute nel nulla". "Vergognatevi", tuona furente il presidente del Consiglio, calato nella tragica maschera dostoevskiana dei Fratelli Karamazov. Dovrebbe vergognarsi lui, per aver violentato ancora una volta la verità.
A sentire il Cavaliere e i suoi "bravi", i processi che lo riguardano cambiano secondo gli umori e le stagioni. L'altro ieri aveva parlato di "31 accuse". In passato si era definito "l'uomo più perseguitato ...
Abbiamo già detto quale enorme discredito rappresentino, in termini di immagine internazionale, le parole scagliate contro l'Italia dall'uomo che dovrebbe rappresentarla al meglio nel mondo. Abbiamo già detto quali enormi "costi" imponga allo Stato, in termini di credibilità istituzionale, questo vilipendio della democrazia e dei suoi organismi. Ma è necessario, ancora una volta, squarciare la cortina fumogena con la quale il premier manomette i fatti, e denunciare l'ennesima menzogna sulla quale costruisce il teorema della "persecuzione giudiziaria". A Deauville, in una conferenza stampa costruita come una disperata requisitoria contro tutto e contro tutti, Berlusconi compie l'ultima metamorfosi: da comune inquisito si trasforma in Grande Inquisitore. Accusa le "toghe rosse", insulta "Repubblica" e i giornalisti, "colpevoli" di non indignarsi di fronte allo "scandalo delle 24 accuse che mi riguardano, tutte cadute nel nulla". "Vergognatevi", tuona furente il presidente del Consiglio, calato nella tragica maschera dostoevskiana dei Fratelli Karamazov. Dovrebbe vergognarsi lui, per aver violentato ancora una volta la verità.
A sentire il Cavaliere e i suoi "bravi", i processi che lo riguardano cambiano secondo gli umori e le stagioni. L'altro ieri aveva parlato di "31 accuse". In passato si era definito "l'uomo più perseguitato ...
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Solo Napolitano parla col mondo - di Mariantonietta Colimberti su Europa
Tre giorni di celebrazioni della festa della repubblica. Saranno le occasioni in cui le strade di Giorgio Napolitano e di Silvio Berlusconi torneranno ad incrociarsi. Perché dal 28 aprile, data dell’ultima volta che il presidente del consiglio, accompagnato da Gianni Letta, è salito a Quirinale a parlare di Libia, ma soprattutto ad annunciargli l’intenzione di nominare un battaglione di sottosegretari, non c’erano più state occasioni di incontro. L’ultima foto ufficiale che li ritrae vicini, invece, data 17 marzo 2011, giorno delle celebrazioni dell’Unità d’Italia.
Da allora, il fossato si è ulteriormente approfondito: mentre Berlusconi continuava a parlare e soprattutto a sparlare di giudici, di sinistra paraterrorista, a fare una campagna elettorale sempre più scomposta, con insulti agli avversari e occupazione di televisioni, il capo dello stato proseguiva nel suo caldo dialogo con il paese, ovunque accolto da applausi ed ovazioni. Una linea ferma e costante, incentrata nella difesa della Costituzione, delle istituzioni e della loro dignità, dei giudici e del loro sacrificio.
Il fossato è apparso plasticamente incolmabile lo scorso 9 maggio, giornata della memoria dedicata alle vittime del terrorismo e delle stragi. Berlusconi quella mattina era a Milano per il processo Mills e nelle pause dell’udienza definiva i giudici «cancro della democrazia».
Proprio nelle stesse ore, Napolitano parlava dei magistrati uccisi, ne ricordava i nomi dinanzi ai familiari che aveva abbracciato, e la voce gli si spezzava per la commozione, come altre volte in occasioni analoghe.
È tutto così chiaro, in Italia ma ormai anche all’estero, che il presidente della repubblica difficilmente riterrà necessario intervenire direttamente per esprimere un qualsiasi giudizio o monito sulle ultime intemerate pubbliche di Berlusconi a Deauville.
Napolitano, ieri e oggi a Varsavia per il vertice dell’Europa centro-orientale, eviterà di commentare all’estero i comportamenti di Berlusconi, anche se istituzionalmente molto scorretti e denigratori del nostro ...
Da allora, il fossato si è ulteriormente approfondito: mentre Berlusconi continuava a parlare e soprattutto a sparlare di giudici, di sinistra paraterrorista, a fare una campagna elettorale sempre più scomposta, con insulti agli avversari e occupazione di televisioni, il capo dello stato proseguiva nel suo caldo dialogo con il paese, ovunque accolto da applausi ed ovazioni. Una linea ferma e costante, incentrata nella difesa della Costituzione, delle istituzioni e della loro dignità, dei giudici e del loro sacrificio.
Il fossato è apparso plasticamente incolmabile lo scorso 9 maggio, giornata della memoria dedicata alle vittime del terrorismo e delle stragi. Berlusconi quella mattina era a Milano per il processo Mills e nelle pause dell’udienza definiva i giudici «cancro della democrazia».
Proprio nelle stesse ore, Napolitano parlava dei magistrati uccisi, ne ricordava i nomi dinanzi ai familiari che aveva abbracciato, e la voce gli si spezzava per la commozione, come altre volte in occasioni analoghe.
È tutto così chiaro, in Italia ma ormai anche all’estero, che il presidente della repubblica difficilmente riterrà necessario intervenire direttamente per esprimere un qualsiasi giudizio o monito sulle ultime intemerate pubbliche di Berlusconi a Deauville.
Napolitano, ieri e oggi a Varsavia per il vertice dell’Europa centro-orientale, eviterà di commentare all’estero i comportamenti di Berlusconi, anche se istituzionalmente molto scorretti e denigratori del nostro ...
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Basta auto blu per gli assessori Merola: solo Panda a metano - di Olivio Romanini su Corriere della Sera
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| Virginio Merola |
Di sicuro cinque auto blu in meno in giro per il centro storico non contribuiranno ad abbassare le polveri sottili che inquinano l’aria di Bologna, il cui livello è innalzato tra l’altro anche dal traffico della tangenziale e dell’autostrada e da altri agenti inquinanti, ma di sicuro sono un formidabile messaggio simbolico rivolto alla cittadinanza.
Il sindaco ha comunicato l’intenzione di far girare gli assessori con le Panda a metano del Comune nella sua primissima riunione informale di giunta poco prima della presentazione ufficiale alla stampa e a quanto si apprende non ci sono state obiezioni di sorta. Nelle giunte precedenti, gli assessori avevano sempre avuto a disposizione la possibilità di noleggiare un’auto blu e in alcuni casi questa possibilità veniva addirittura utilizzata anche per brevi spostamenti tra il Comune e la sede della Provincia a Palazzo Malvezzi che dista poche centinaia di metri. In teoria il divieto vale per tutti, sindaco compreso che ha promesso di viaggiare o in autobus o in bicicletta, ma è facile immaginare che in certe occasioni Merola si concederà qualche eccezione.
La disposizione sul divieto di utilizzo delle auto blu deve essere messa chiaramente in relazione con la scelta di togliere i pass per il centro storico ad assessori e consiglieri comunali e di trasformare l’attuale area adiacente al cortile del Pozzo in un’area pedonale. Qui i numeri delle auto che circoleranno in meno ...
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Energia, cosa ci conviene - di Elisabetta Zamparutti su Europa
La marcia indietro sul nucleare decisa con un decreto legge, convertito a circa quindici giorni dalla tenuta del referendum, costituisce indubbiamente l’ennesimo colpo basso all’istituto referendario, perfettamente in linea con gli almeno cinque scioglimenti anticipati delle camere negli anni ’70 fatti apposta per evitare i referendum, le sentenze interpretative della corte costituzionale o i tradimenti degli esiti referendari, quando ci sono stati, da parte del parlamento.Un decreto legge la cui necessità ed urgenza è stata solo quella di evitare l’espressione popolare su una questione cruciale come quella del nucleare. Un altro contributo, dunque, alla nondemocrazia dell’Italia.
Da questo punto di vista stupisce che nessuno si sia soffermato sulla critica, contenuta nel Rapporto Ocse 2011 di verifica dell’economia italiana, alla carenza di analisi costi-benefici nelle scelte ambientali ed energetiche del nostro paese, che si traduce in politiche inefficienti e costose in particolare nei settori dei trasporti e dell’energia.
Come Radicali abbiamo chiesto da sempre un confronto sulle questioni energetiche, nucleare compreso, esattamente nei termini auspicati dall’Ocse. Sapevamo, grazie ai dossier degli “Amici della Terra”, che gli indicatori di efficienza energetica avevano evidenziato posizioni di primato del nostro paese nel contesto globale.
Colpisce leggere nel Rapporto come l’Italia, pur rimanendo ben posizionata fra i paesi Ocse, nell’ultimo decennio stia perdendo quelle posizioni di primato proprio a causa di questa incapacità di fare scelte strategiche in un’ottica costibenefici, cioè alla luce di un’analisi approfondita dei propri punti di forza e ...
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sabato 28 maggio 2011
28 maggio 1974 - 28 maggio 2011 trentasette anni dalla strage di Piazza Loggia
La mattina del 28 maggio 1974 una bomba esplode sotto i portici di piazza della Loggia a Brescia, mentre è in corso una manifestazione antifascista indetta dai sindacati e dal Comitato antifascista. L’attentato rivendicato da Ordine Nero, provoca otto morti Giulietta Banzi Bazoli, Livia Bottardi, Clementina Calzari Trebeschi, Euplo Natali, Luigi Pinto, Bartolomeo Talenti, Alberto Trebeschi e Vittorio Zambarda, ferendo anche 103 persone.
Oggi, dopo 37 anni, il 28 maggio del 1974 è una ferita aperta per Brescia, è un pugno nello stomaco per tutti quelli che hanno vissuto quegli anni.
Vi portiamo tutti nel cuore! Non vi dimenticheremo
Livia Bottardi Milani
Anni 32 - CGIL Scuola -
Queste righe non sono sufficienti per ricordare l'attività e l'impegno di Livia.
La CGIL scuola, l'AIED, il circolo del cinema, proprio per i problemi politici, sociali e umani che proponevano, furono certamente i centri maggiori dei suoi interessi. Fra i vari documenti ritrovati, c'è una frase molto significativa che rivela di quanto sia stato profondo il suo contributo per le libertà civili: "Esistiamo, quando prendiamo coscienza di noi e del mondo in cui lavoriamo "

Clementina Calzari Trebeschi
Anni 31 - CGIL Scuola -
Fra i fondatori del Sindacato scuola CGIL con Livia Bottardi Milani e Alberto Trebeschi. La costante ricerca per un impegno politico e culturale e in stretto collegamento anche operativo con la realtà di ogni giorno, hanno spinto Clementina a potenziare e rinnovare quegli ideali di giustizia sociale che erano alla base della sua scelta politica. Clementina collaborò alla stesura del libro di Alberto Trebeschi, compagno della sua vita, caduto anch' egli in quel mattino del 28 maggio a Brescia.
Giulietta Banzi Bazoli
Anni 34 - CGIL Scuola -
Nella mozione della loro assemblea del 1 Giugno 1974, gli studenti di Giulietta hanno scritto: "Di fronte al tentativo di mistificare i connotati politici di questi caduti, facendoli passare per individui casualmente coinvolti nella strage, é necessario testimoniare l'impegno politico che li ha portati al sacrificio" ... I giovani sanno essere giudici attenti e sagaci. Giulietta era così: non per nulla dietro la sua bara c'era una semplice bandiera rossa.
Alberto Trebeschi
Anni 37 - PCI - CGIL Scuola - Circolo del Cinema
Studioso, ricercatore, aveva elaborato la massima parte di un'opera dal titolo "Fisica e filosofia", Alberto era anche l'uomo che agiva per realizzare quanto teoricamente riteneva giusto e serio. In una delle pagine del suo diario si legge: ..." Se mi andasse di perdere il sapore del travaglio intellettuale, in me rimarrebbe esclusivamente l'animale e questo rappresenterebbe il primo passo verso la morte, la vera morte che è quella dello spirito..."
Euplo Natali
Anni 69 - PCI
Nativo di Cereto d'Esi, in provincia di Ancona, nel 1941 viene licenziato dal reparto Sider per le sue idee antifasciste. Durante la Resistenza opera nei Gruppi d'azione Partigiana e alla liberazione è uno dei tre rappresentanti del CNL della provincia di Brescia. Le ultime testimonianze di amici raccontano di Euplo e delle sue esternazioni;egli diceva: "E' inutile, il problema è sempre quello, bisogna sconfiggere quella indifferenza che è la matrice del fascismo "....
Bartolomeo Talenti
Anni 56 - FLM
Era iscritto al sindacato. Era il "papà" per tanti giovani. Gli amici lo chiamavano "Batolo" e non aveva tanti grilli per la testa. Fu lavoratore a domicilio quando non esistevano né Mutua e né assicurazione. Era un bravo armaiolo, un mestiere che i Talenti si tramandavano da padre in figlio. La sua morte fu appresa a tarda sera, era stato riconosciuto tramite un vecchio cartellino paga.
Luigi Pinto
Anni 25 - CGIL Scuola -
Luigi lasciò Foggia agli inizi degli anni "70, tecnico in Sardegna fino ai primi incarichi di insegnamento delle Applicazioni Tecniche nella scuola media dell'obbligo, per andare a Rovigo, a Ostiglia ed infine a Siviano di Montisola, nella provincia di Brescia. Un percorso difficile ma maturo con la consapevolezza delle proprie forze, ereditate da una civiltà che non è solo mafia, ma cultura intesa non solo come espressione della natura dei nostri modi di vivere, ma anche come passione per la dolcezza e la luce, e ciò che più conta, la ragione di farle prevalere.
Vittorio Zambarda
Anni 60 - PCI
Era andato in pensione da pochi giorni. Per lui non sono riusciti neppure ad aprire la pratica, la bomba neofascista l' ha stroncato prima dei termini stabiliti dalla legge. Era un lavoratore edile, umile compagno ed un amico per tanti; la sua giovialità non l'aveva nemmeno persa nei giorni più difficili della sua travagliata vita. Venne a mancare il 15 giugno 1974, in seguito alle ferite riportate nell'attentato.
Oggi, dopo 37 anni, il 28 maggio del 1974 è una ferita aperta per Brescia, è un pugno nello stomaco per tutti quelli che hanno vissuto quegli anni.
Vi portiamo tutti nel cuore! Non vi dimenticheremo
Livia Bottardi MilaniAnni 32 - CGIL Scuola -
Queste righe non sono sufficienti per ricordare l'attività e l'impegno di Livia.
La CGIL scuola, l'AIED, il circolo del cinema, proprio per i problemi politici, sociali e umani che proponevano, furono certamente i centri maggiori dei suoi interessi. Fra i vari documenti ritrovati, c'è una frase molto significativa che rivela di quanto sia stato profondo il suo contributo per le libertà civili: "Esistiamo, quando prendiamo coscienza di noi e del mondo in cui lavoriamo "

Clementina Calzari Trebeschi
Anni 31 - CGIL Scuola -
Fra i fondatori del Sindacato scuola CGIL con Livia Bottardi Milani e Alberto Trebeschi. La costante ricerca per un impegno politico e culturale e in stretto collegamento anche operativo con la realtà di ogni giorno, hanno spinto Clementina a potenziare e rinnovare quegli ideali di giustizia sociale che erano alla base della sua scelta politica. Clementina collaborò alla stesura del libro di Alberto Trebeschi, compagno della sua vita, caduto anch' egli in quel mattino del 28 maggio a Brescia.
Giulietta Banzi BazoliAnni 34 - CGIL Scuola -
Nella mozione della loro assemblea del 1 Giugno 1974, gli studenti di Giulietta hanno scritto: "Di fronte al tentativo di mistificare i connotati politici di questi caduti, facendoli passare per individui casualmente coinvolti nella strage, é necessario testimoniare l'impegno politico che li ha portati al sacrificio" ... I giovani sanno essere giudici attenti e sagaci. Giulietta era così: non per nulla dietro la sua bara c'era una semplice bandiera rossa.
Alberto TrebeschiAnni 37 - PCI - CGIL Scuola - Circolo del Cinema
Studioso, ricercatore, aveva elaborato la massima parte di un'opera dal titolo "Fisica e filosofia", Alberto era anche l'uomo che agiva per realizzare quanto teoricamente riteneva giusto e serio. In una delle pagine del suo diario si legge: ..." Se mi andasse di perdere il sapore del travaglio intellettuale, in me rimarrebbe esclusivamente l'animale e questo rappresenterebbe il primo passo verso la morte, la vera morte che è quella dello spirito..."
Euplo NataliAnni 69 - PCI
Nativo di Cereto d'Esi, in provincia di Ancona, nel 1941 viene licenziato dal reparto Sider per le sue idee antifasciste. Durante la Resistenza opera nei Gruppi d'azione Partigiana e alla liberazione è uno dei tre rappresentanti del CNL della provincia di Brescia. Le ultime testimonianze di amici raccontano di Euplo e delle sue esternazioni;egli diceva: "E' inutile, il problema è sempre quello, bisogna sconfiggere quella indifferenza che è la matrice del fascismo "....
Bartolomeo TalentiAnni 56 - FLM
Era iscritto al sindacato. Era il "papà" per tanti giovani. Gli amici lo chiamavano "Batolo" e non aveva tanti grilli per la testa. Fu lavoratore a domicilio quando non esistevano né Mutua e né assicurazione. Era un bravo armaiolo, un mestiere che i Talenti si tramandavano da padre in figlio. La sua morte fu appresa a tarda sera, era stato riconosciuto tramite un vecchio cartellino paga.
Luigi PintoAnni 25 - CGIL Scuola -
Luigi lasciò Foggia agli inizi degli anni "70, tecnico in Sardegna fino ai primi incarichi di insegnamento delle Applicazioni Tecniche nella scuola media dell'obbligo, per andare a Rovigo, a Ostiglia ed infine a Siviano di Montisola, nella provincia di Brescia. Un percorso difficile ma maturo con la consapevolezza delle proprie forze, ereditate da una civiltà che non è solo mafia, ma cultura intesa non solo come espressione della natura dei nostri modi di vivere, ma anche come passione per la dolcezza e la luce, e ciò che più conta, la ragione di farle prevalere.
Vittorio ZambardaAnni 60 - PCI
Era andato in pensione da pochi giorni. Per lui non sono riusciti neppure ad aprire la pratica, la bomba neofascista l' ha stroncato prima dei termini stabiliti dalla legge. Era un lavoratore edile, umile compagno ed un amico per tanti; la sua giovialità non l'aveva nemmeno persa nei giorni più difficili della sua travagliata vita. Venne a mancare il 15 giugno 1974, in seguito alle ferite riportate nell'attentato.
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Per non dimenticare,
strage di Piazza Loggia
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Dalla prima lettera ai milanesi - di Kalimero su Articolo 21
Fratelli, non abbiate paura !Chiunque abbia una partita IVA in Italia prima o poi arriva in visita a Milano e queste saltuarie visite permettono di tastare il polso del vostro stato d’animo, della vostra grinta, del vostro entusiasmo. Ultimamente questi indici si sono visti scendere a livelli bassissimi e questo dispiace perché noi del sud eravamo abituati a vedervi rampanti, aggressivi, pieni di vita e di vitalità imprenditoriale.
Forse anche voi avete subito la sindrome da “pacco”, quella che prende tutti coloro che tornano a casa convinti di aver fatto un affare comprando il telefonino da occasione e nella confezione ci trovano mezzo mattone.
E’ vero, si può essere tristi quando è stato promesso un milione di posti di lavoro e ci si ritrova, dopo tanti sacrifici fatti per togliere finalmente l’ipoteca sulla casa, a metterne un’altra per mandare a studiare i figli all’estero; tanto qui, senza raccomandazione …
E’ vero, si può essere tristi quando è stata promessa la riduzione delle tasse e ci si trova non solo con le tasse aumentate, ma anche con la casa ipotecata da Equitalia, la macchina col fermo amministrativo e cartelle di pagamento una dopo l’altra da far dubitare che valga ancora la pena di lavorare..
E’ vero, si può essere tristi quando paghi le tasse per la sanità e poi, tra un’analisi in convezione e una da libero mercato, la differenza è di 5 euro, ma i tempi d’attesa sono incomparabili.
E’ vero, si può essere tristi quando è stato promesso il tappo all’immigrazione e nel giro di due anni è saltato il tappo, abbiamo regalato le navi a Gheddafi che la NATO ha affondato e stiamo pagando i costi di una guerra contro il “tappo” che rilascia clandestini a tutto andare.
E che dire dell’invasione mediatica dentro le nostre case, delle paure che ci vogliono instillare come fossimo gonzi ai quali si può vendere l’inutile di tutto, come il ghiaccio agli esquimesi o i frigoriferi ai lapponi!
Gli stessi toni della campagna elettorale per il ballottaggio vi trattano da imbecilli quando vi dicono che Al Qaeda tifa per Pisapia, come se i fanatici islamici non avesse altro a cui pensare, dopo l’ammazzamento di Bin Laden.
Milanesi, non abbiate paura!
Anche perché, peggio di così, non potreste stare.
Già nella campagna elettorale del 2008 Berlusconi parlava di Milano come di un pezzo dell’Africa. Ora è peggio. Ma solo perché non è stata adottata nessuna politica di accoglienza e integrazione.
Anzi, dovete ringraziare Iddio di aver immigrati africani che sono mentalmente e costituzionalmente pacifici ...
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Crisi italiana, crisi della condizione dei giovani - di Antonio Schizzerotto su Lavoce.info
Il Rapporto annuale 2010 dell'Istat solleva molti motivi di preoccupazione sullo stato dell'Italia, ma quello sulla relazione dei giovani con la sfera lavorativa pare particolarmente grave. Il tasso di disoccupazione dei giovani italiani è al 20,2 per cento, superiore di 3,7 punti rispetto alla media Unione Europea. Ma anche per chi lavora, le prospettive sono tutt'altro che esaltanti. E cresce la quota di chi emigra all'estero in cerca di prospettive migliori. Se la condizione giovanile è lo specchio del futuro del paese, ci aspettano tempi davvero grami.
Tra i tanti motivi di preoccupazione sullo stato dell’Italia che la recente pubblicazione del Rapporto annuale 2010 dell’Istat solleva, quello riguardante il rapporto dei giovani con la sfera lavorativa pare particolarmente grave. Lo è sia per i suoi lineamenti specifici, sia per le sue possibili implicazioni sul futuro del nostro Paese. Per meglio illustrare questo secondo punto, oltre al Rapporto, richiamerò sommariamente qualche risultato di un’ampia ricerca promossa dalla Fondazione Ermanno Gorrieri (Feg), citando l’autore delle analisi di volta in volta utilizzate, insieme a un paio d’altre fonti bibliografiche.
LA CONDIZIONE GIOVANILE NEI DATI
Cominciamo da qualche dato congiunturale fornito dal Rapporto. Al 2010, il tasso di disoccupazione dei giovani italiani in età di 15-29 anni (20,2 per cento) è risultato superiore di 3,7 punti alla media Unione Europea e più che doppio rispetto a quello dei giovani tedeschi (9,2 per cento). Inoltre la quota complessiva di giovani italiani alla ricerca di un impiego si è rivelata di oltre due volte maggiore della corrispondente quota (8,4 per cento) registrata dal complesso delle persone in età da lavoro. La situazione, se possibile, peggiora dal lato dell’occupazione. Il Rapporto mostra che tra il 2008 e il 2010 il tasso di occupazione dei giovani è ...
Tra i tanti motivi di preoccupazione sullo stato dell’Italia che la recente pubblicazione del Rapporto annuale 2010 dell’Istat solleva, quello riguardante il rapporto dei giovani con la sfera lavorativa pare particolarmente grave. Lo è sia per i suoi lineamenti specifici, sia per le sue possibili implicazioni sul futuro del nostro Paese. Per meglio illustrare questo secondo punto, oltre al Rapporto, richiamerò sommariamente qualche risultato di un’ampia ricerca promossa dalla Fondazione Ermanno Gorrieri (Feg), citando l’autore delle analisi di volta in volta utilizzate, insieme a un paio d’altre fonti bibliografiche.
LA CONDIZIONE GIOVANILE NEI DATI
Cominciamo da qualche dato congiunturale fornito dal Rapporto. Al 2010, il tasso di disoccupazione dei giovani italiani in età di 15-29 anni (20,2 per cento) è risultato superiore di 3,7 punti alla media Unione Europea e più che doppio rispetto a quello dei giovani tedeschi (9,2 per cento). Inoltre la quota complessiva di giovani italiani alla ricerca di un impiego si è rivelata di oltre due volte maggiore della corrispondente quota (8,4 per cento) registrata dal complesso delle persone in età da lavoro. La situazione, se possibile, peggiora dal lato dell’occupazione. Il Rapporto mostra che tra il 2008 e il 2010 il tasso di occupazione dei giovani è ...
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Pd, evitare l’ennesimo avvitamento - di Guelfo Fiore su Europa
Se, come credono i più, residenti anche nel centrodestra, lunedì pomeriggio Letizia Moratti chiamerà al telefono Giuliano Pisapia per gli auguri di rito al nuovo primo cittadino, il bollettino meteo della maggioranza segnalerà tempo pessimo in rapido avvicinamento.
Sbrigata rapidamente la “pratica a tutela” del Cav (senza di lui sarebbe andata peggio, abbiamo sottratto al centrosinistra tot comuni e province, in tutte le elezioni di mid term i governi ci rimettono ma alla Merkel è andata molto peggio che a noi, la sinistra ha impedito a Berlusconi di andare in televisione e via di questo passo) si entrerà a pieno ritmo nel “processo” alla sconfitta più dolorosa della storia del centrodestra, anche perché la più simbolica in assoluto. E sarà una guerra di tutti contro tutti.
Leghisti contro pidiellini e pidiellini contro leghisti. Forzisti della prima ora contro ex di An. Tremonti contro tutti, o quasi. Tanti contro Scajola. Tutti, questa volta proprio tutti, contro gli Scilipoti boys, anello debole della catena ma anche titolari della golden share del governo e quindi materia da maneggiare con perizia. Forse scintille farà anche il “cerchio magico” bossiano alle prese con i brontolii dei ministri/colonnelli.
Come condimento, ad alto tasso di spezie urticanti, le intemerate verso questo o quello dei giornali della casa, solitamente poco adusi a buffetti e pacate riflessioni. Sarà inevitabile – sia chiaro, sempre che l’ufficio buono di palazzo Marino cambi inquilino – attaccare questa sconfitta all’epilogo del ciclo berlusconiano. Dopo quasi un ventennio cadrà, anche nel centrodestra, questo Muro, il Cav andrà sotto processo (politico). Dove ...
Sbrigata rapidamente la “pratica a tutela” del Cav (senza di lui sarebbe andata peggio, abbiamo sottratto al centrosinistra tot comuni e province, in tutte le elezioni di mid term i governi ci rimettono ma alla Merkel è andata molto peggio che a noi, la sinistra ha impedito a Berlusconi di andare in televisione e via di questo passo) si entrerà a pieno ritmo nel “processo” alla sconfitta più dolorosa della storia del centrodestra, anche perché la più simbolica in assoluto. E sarà una guerra di tutti contro tutti.
Leghisti contro pidiellini e pidiellini contro leghisti. Forzisti della prima ora contro ex di An. Tremonti contro tutti, o quasi. Tanti contro Scajola. Tutti, questa volta proprio tutti, contro gli Scilipoti boys, anello debole della catena ma anche titolari della golden share del governo e quindi materia da maneggiare con perizia. Forse scintille farà anche il “cerchio magico” bossiano alle prese con i brontolii dei ministri/colonnelli.
Come condimento, ad alto tasso di spezie urticanti, le intemerate verso questo o quello dei giornali della casa, solitamente poco adusi a buffetti e pacate riflessioni. Sarà inevitabile – sia chiaro, sempre che l’ufficio buono di palazzo Marino cambi inquilino – attaccare questa sconfitta all’epilogo del ciclo berlusconiano. Dopo quasi un ventennio cadrà, anche nel centrodestra, questo Muro, il Cav andrà sotto processo (politico). Dove ...
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Cagliari prepara la svolta del «ragazzino» - di Giovanni Maria Bellu su L'Unità
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| Massimo Zedda |
Te lo dicono anche certe affannose decisioni spudoratamente pre-elettorali come lo stanziamento da parte della giunta regionale, a tre giorni dal voto, di trenta milioni di euro per il risanamento del quartiere popolare di Sant’Elia, autentico laboratorio dell'acquisto del consenso. E poi te lo dice l’aria che si respira nello staff di Zedda, come di un ottimismo frenato dalla scaramanzia.
Incontriamo il candidato del centrosinistra durante una pausa del suo quotidiano tour cittadino, all'Antico caffè, sotto il bastione di San Remy, che è come dire piazza del Duomo a Milano o piazza di Spagna a Roma. Il cuore di una città che per ritrovare un sindaco di centrosinistra deve tornare indietro di vent'anni. Poi una serie ininterrotta di sconfitte molto simili tra loro: candidati della società civile, delle professioni, regolarmente travolti dal centrodestra benché scelti con l'idea di aprire dei varchi nell’elettorato moderato. Per questa ragione pochi attribuivano a Zedda qualche chanche.
Se la chiave della conquista di Cagliari è lo sfondamento al centro, come poteva farcela un candidato-ragazzino che andava alle primarie sotto le insegne di Sinistra e libertà? Ce l’ha fatta. Prima la vittoria alle primarie sul candidato del Pd Antonello Cabras, politico di lunghissimo corso. Quindi quella (45,15 con- tro 44,71) su Massimo Fantola. Considerando la più probabile destinazione dei voti dei candidati sconfitti, l'aritmetica dice che sì, Massimo Zedda davvero ce la può fare. La possibilità del miracolo galvanizza i so- stenitori. L’aria è molto “milanese” in questi giorni a Cagliari. Quando gli domandi se al momento di candidarsi alle primarie immaginava di arrivare dov'è oggi, Massimo Zedda ti risponde semplicemente «sì». Se ...
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Fango sul paese - di Ezio Mauro su Repubblica
C'è un primo ministro, nel vertice del G8 a Deauville, che utilizza il palcoscenico internazionale per danneggiare il suo Paese, vilipenderlo con i leader delle grandi democrazie mondiali, e presentarlo come uno Stato che è fuori dalle regole dell'Occidente, anzi in pericolo di dittatura.
Quel premier ha evidentemente perso la testa. Sommerso dall'affanno per il suo destino, guidato dal sentimento dell'avventurista che si gioca ogni volta l'intera posta perché vive d'azzardo e colpi di mano, ha perduto anche il senso delle proporzioni, oltre che il comune buonsenso, di cui si vantava d'essere campione. Così abbiamo dovuto assistere alla scena penosa di un presidente del Consiglio vistosamente fuori posto e fuori luogo nel vertice dei Grandi (che chiede a Gheddafi di cessare le violenze sul suo popolo), prigioniero com'è della sua ossessione privata trasformata da anni in questione di Stato: e da ieri purtroppo anche in questione internazionale. Nell'imbarazzo di Merkel e Sarkozy, abbiamo visto quel leader di un Paese europeo correre da Barack Obama, per investirlo inopinatamente con il tema della sua presunta "riforma della giustizia", assicurando che "per noi è fondamentale", quasi a chiedere aiuto al Presidente degli Stati Uniti, per poi lanciargli l'allarme finale disperato: "In Italia in questo momento esiste quasi una dittatura dei giudici di sinistra". Obama nella solennità di Westminster aveva appena rilanciato il
concetto di Occidente, invitando Europa e America a
ridare a quel concetto dignità politica. Quel Premier che come Capo del potere esecutivo attacca il potere giudiziario e definisce dittatura la nostra democrazia istituzionale dimostra di non sapere nemmeno cos'è l'Occidente. Va fermato con il voto, nell'interesse di tutto il Paese.
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Bipolarismo o rendite di posizione? - di Stefano Ceccanti
![]() |
| Stefano Ceccanti |
Pochi giorni fa il partito canadese dei nuovi democratici è diventato il Secondo polo, che potrà alternarsi ai conservatori, subentrando ai liberali e tale mutamento di status è stato favorito dal maggioritario. Delle due l’una: o si hanno alte ambizioni e allora non si può avere paura di un sistema che le incentiva oppure esse in realtà mascherano giochi più modesti, che mirano ad avere un potere sproporzionato rispetto ai consensi, che mirano a colpire il potere di scelta degli elettori centrali per favorire rendite di posizione di politici centristi.
A questa osservazione ne aggiungo una seconda, sempre di ordine politico. Il volume tende a proiettare su tale polo l’eredità dell’unità politica dei cattolici, ma essa non può essere costitutivamente spostata in un sistema politico diverso perché essa poteva esistere anche come scelta pastorale della Chiesa solo perché vi era di fronte una sinistra a dominante comunista, ovvero una religione secolare.
Ciò imponeva in Italia una sostanziale convergenza di tutti i cattolici con ancoraggio ecclesiale e cultura di governo nella Dc, ma non è in alcun modo riproducibile dopo il 1989. Solo una tendenza particolarmente autolesionista del Pd, che lo inchiodasse al passato della sola componente quantitativamente più grande della sinistra italiana, potrebbe favorire un tale scenario.
Infine segnalo che non esiste alcuna domanda diffusa nell’opinione pubblica ecclesiale, tesa alla nostalgia del binomio proporzionale- unità politica. Su questo l’itinerario molecolare che ha portato alla recente settimana ...
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Referendum per il nucleare: non è ancora detta l’ultima parola - di Domenico Gallo su Articolo 21
L’approvazione del c.d. decreto omnibus col voto di fiducia della Camera del 24 maggio, conferma la determinazione della maggioranza di impedire lo svolgimento del referendum abrogativo contro l’istallazione in Italia di centrali nucleari, già fissato per il 12 e il 13 giugno. Infatti l’emendamento governativo, adesso trasformato in legge, anche se prevede l’abrogazione delle norme sottoposte a referendum, non comporta l’abbandono dell’opzione del ritorno al nucleare, ma si risolve in una semplice moratoria, come il Presidente del Consiglio ha avuto modo di chiarire in più occasioni.
Infatti l’emendamento governativo esprime, nel suo primo comma, la chiara volontà non già di abbandonare, come propongono i quesiti referendari, bensì di sospendere la “definizione ed attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”, in attesa e “al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare”. Tale volontà è confermata dal comma 8^ dell’emendamento, che prevede che “entro dodici mesi dall’entrata in vigore” della legge sarà adottato un piano energetico nazionale che non esclude affatto, ma implicitamente include l’opzione nucleare, in evidente contrasto con la proposta referendaria.
E’ evidente, pertanto, che l’abrogazione delle norme colpite dal referendum ha la natura di un mero espediente, un escamotage per impedire che la strategia energetica basata sul nucleare sia delegittimata attraverso il voto popolare degli italiani chiamati al referendum. Nello stesso tempo la prevista cancellazione del referendum sul nucleare può essere un utile strumento per abbattere la motivazione al voto degli elettori e determinare il fallimento degli altre tre referendum.
Non è scontato, però, questo tentativo di furto di democrazia abbia successo.
Quando una normativa oggetto di referendum viene abrogata e sostituita da una nuova disciplina che contraddice gli scopi che si sono riproposti coloro che hanno proposto il referendum, il referendum deve ...
Infatti l’emendamento governativo esprime, nel suo primo comma, la chiara volontà non già di abbandonare, come propongono i quesiti referendari, bensì di sospendere la “definizione ed attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”, in attesa e “al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare”. Tale volontà è confermata dal comma 8^ dell’emendamento, che prevede che “entro dodici mesi dall’entrata in vigore” della legge sarà adottato un piano energetico nazionale che non esclude affatto, ma implicitamente include l’opzione nucleare, in evidente contrasto con la proposta referendaria.
E’ evidente, pertanto, che l’abrogazione delle norme colpite dal referendum ha la natura di un mero espediente, un escamotage per impedire che la strategia energetica basata sul nucleare sia delegittimata attraverso il voto popolare degli italiani chiamati al referendum. Nello stesso tempo la prevista cancellazione del referendum sul nucleare può essere un utile strumento per abbattere la motivazione al voto degli elettori e determinare il fallimento degli altre tre referendum.
Non è scontato, però, questo tentativo di furto di democrazia abbia successo.
Quando una normativa oggetto di referendum viene abrogata e sostituita da una nuova disciplina che contraddice gli scopi che si sono riproposti coloro che hanno proposto il referendum, il referendum deve ...
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venerdì 27 maggio 2011
Il destino di napoli - di Roberto Saviano su Repubblica
Spero di poter un giorno, dopo questi anni di lontananza forzata, tornare a Napoli, in una Napoli nuova. Ma se dovessero vincere i vecchi, i soliti poteri, se dovesse prevalere l´asse Lettieri-Cosentino, questo non accadrà.
Il governo trema. Vede crescere un´onda che attraversa l´intero Paese e si manifesta in molteplici espressioni, ma con un evidente punto comune. È un´onda che dice: il nostro Paese ci riguarda. Da Milano a Napoli, entrambe città chiave, sembra scomparsa l´apatia solita che allontana dalle decisioni e dalla volontà di capire cosa accade. Deve essere chiaro a tutti, indipendentemente da quale sia l´idea politica di chi oggi vota a Napoli, che la candidatura di Gianni Lettieri rappresenta la continuità con la gestione di Nicola Cosentino. Non è solo il rapporto di vicinanza o il fatto che il candidato sindaco si presenti accompagnato da «Nicola o´ Mericano», come lo chiamano a Casal di Principe. Ma la continuità tra i due è espressa dal programma, dal linguaggio, dalle posizioni sulle questioni economiche e amministrative del territorio.
È palese il rischio che Nicola Cosentino diventi il satrapo della Campania. Ci aveva provato quando tentò di diventare presidente della Regione.
Allora Cosentino tentò di delegittimare, secondo le intercettazioni dell´inchiesta sulla P3 della Procura di Roma, il suo rivale Stefano Caldoro, ma i finiani lo bloccarono. Tale rinuncia è stata l´unica battuta d´arresto nella carriera del politico casalese, ancora coordinatore regionale del Pdl in Campania e fino al luglio 2010 sottosegretario all´economica e finanza. Eppure ci si domanda come sia possibile che un politico che si divide tra processi e campagna elettorale, su cui pende una richiesta d´arresto per concorso esterno in associazione mafiosa, imparentato (senza mai pubblicamente prenderne le distanze) con una delle famiglie più potenti della camorra, promotore di una politica che nei fatti non ha mai avuto un programma in contrastato con gli interessi criminali, sia così fortemente sostenuto dal governo e dal maggior partito di governo. Come mai gli è concesso ...
Il governo trema. Vede crescere un´onda che attraversa l´intero Paese e si manifesta in molteplici espressioni, ma con un evidente punto comune. È un´onda che dice: il nostro Paese ci riguarda. Da Milano a Napoli, entrambe città chiave, sembra scomparsa l´apatia solita che allontana dalle decisioni e dalla volontà di capire cosa accade. Deve essere chiaro a tutti, indipendentemente da quale sia l´idea politica di chi oggi vota a Napoli, che la candidatura di Gianni Lettieri rappresenta la continuità con la gestione di Nicola Cosentino. Non è solo il rapporto di vicinanza o il fatto che il candidato sindaco si presenti accompagnato da «Nicola o´ Mericano», come lo chiamano a Casal di Principe. Ma la continuità tra i due è espressa dal programma, dal linguaggio, dalle posizioni sulle questioni economiche e amministrative del territorio.
È palese il rischio che Nicola Cosentino diventi il satrapo della Campania. Ci aveva provato quando tentò di diventare presidente della Regione.
Allora Cosentino tentò di delegittimare, secondo le intercettazioni dell´inchiesta sulla P3 della Procura di Roma, il suo rivale Stefano Caldoro, ma i finiani lo bloccarono. Tale rinuncia è stata l´unica battuta d´arresto nella carriera del politico casalese, ancora coordinatore regionale del Pdl in Campania e fino al luglio 2010 sottosegretario all´economica e finanza. Eppure ci si domanda come sia possibile che un politico che si divide tra processi e campagna elettorale, su cui pende una richiesta d´arresto per concorso esterno in associazione mafiosa, imparentato (senza mai pubblicamente prenderne le distanze) con una delle famiglie più potenti della camorra, promotore di una politica che nei fatti non ha mai avuto un programma in contrastato con gli interessi criminali, sia così fortemente sostenuto dal governo e dal maggior partito di governo. Come mai gli è concesso ...
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Numeri maligni, Giulio alle corde - di Raffaella Cascioli su Europa
Che succede se Giulio Tremonti è nuovamente costretto a cambiare pelle? Se l’astuto ministro dell’economia – che per due anni ha lesinato al premier e ai suoi colleghi di governo addirittura i centesimi in nome della tenuta dei conti – è costretto ora a giocare in difesa? Che accade se più delle promesse, servirebbe un miracolo perché, in assenza di una pianificazione della crescita, la progressiva disgregazione del berlusconismo arriva nel momento in cui la crisi dei debiti sovrani si unisce in Italia a una spirale inflazionistica e alla deriva dell’occupazione?
Capita che il ministro è costretto, ancora, volente o nolente, a cambiare pelle. Un Tremonti camaleontico che negli anni ci ha abituato all’antipolitica, alla finanza creativa, agli attacchi alle agenzie di rating e agli istituti di ricerca fino ad arrivare all’attuale periodo che lo vede l’unico volto credibile del governo all’estero.
Un ministro che nella settimana più dura per il governo – non solo perché di vigilia di ballottaggi in bilico ma anche per gli allarmi lanciati sulle politiche economiche da Standard & Poor’s, dall’Istat, dalla Corte dei Conti e ieri dall’Inps e dall’Ocse – riscopre la vis polemica nei confronti dell’Istat ma è costretto nuovamente a giocare con i numeri. E così dopo il declassamento dell’outlook da parte di S&P, dopo una fotografia impietosa dell’Italia da parte dell’Istat, dopo la denuncia della Corte dei conti è toccato ieri all’Ocse ricordare che il piano nazionale delle riforme va realizzato perché la strada per ridurre il debito è quella di far crescere il Pil.
A questo si sono aggiunti i drammatici dati forniti dall’Inps che sembrano smentire in parte, se non in tutto, le dichiarazioni del ministro sulla povertà in Italia. Dopo aver negato che stiamo peggio di altri (il ...
Capita che il ministro è costretto, ancora, volente o nolente, a cambiare pelle. Un Tremonti camaleontico che negli anni ci ha abituato all’antipolitica, alla finanza creativa, agli attacchi alle agenzie di rating e agli istituti di ricerca fino ad arrivare all’attuale periodo che lo vede l’unico volto credibile del governo all’estero.
Un ministro che nella settimana più dura per il governo – non solo perché di vigilia di ballottaggi in bilico ma anche per gli allarmi lanciati sulle politiche economiche da Standard & Poor’s, dall’Istat, dalla Corte dei Conti e ieri dall’Inps e dall’Ocse – riscopre la vis polemica nei confronti dell’Istat ma è costretto nuovamente a giocare con i numeri. E così dopo il declassamento dell’outlook da parte di S&P, dopo una fotografia impietosa dell’Italia da parte dell’Istat, dopo la denuncia della Corte dei conti è toccato ieri all’Ocse ricordare che il piano nazionale delle riforme va realizzato perché la strada per ridurre il debito è quella di far crescere il Pil.
A questo si sono aggiunti i drammatici dati forniti dall’Inps che sembrano smentire in parte, se non in tutto, le dichiarazioni del ministro sulla povertà in Italia. Dopo aver negato che stiamo peggio di altri (il ...
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Pensioni, la metà sotto i 500 euro e l´80% non raggiunge quota mille - di Luisa Grion su Repubblica
Sedici euro al giorno, o poco più, tutto compreso. Una cifra che deve tener conto di tutto, dall´affitto alle medicine, dal conto in panetteria all´acquisto delle scarpe nuove. Questo è quanto offre più della metà delle pensioni italiane: gli anziani che non possono basarsi su altri aiuti fanno davvero una vita grama. Il 50,8 per cento degli assegni versati dall´Inps (oltre sedici milioni) è inferiore ai 500 euro al mese (61 se si considerano solo quelle femminile), il 79 per cento non va oltre i mille euro (quota che sale al 91 per cento per le donne). I trattamenti che superano i 1.500 euro al mese sono meno del 10 per cento. Entrate minime certificate dallo stesso istituto previdenziale.
Il rapporto Inps 2010 racconta una categoria, quella degli anziani, che vive a reddito basso. Guardando alle persone - e non agli assegni rilasciati - le cose vanno un po´ meglio, visto che un quarto degli iscritti è beneficiario di due o più trattamenti: la media sale così a 1.311 euro per gli uomini e a 892 per le donne.
I conti dell´istituto reggono, anche se la spesa - più di 190 miliardi - è aumentata del 2,3 per cento rispetto al 2009. Certo il saldo è passato dal 5,2 milioni a poco più di 1,3, ma vanno considerate le difficoltà del periodo: la crisi economica ha lasciato il segno. Nel 2010 per prestazioni di sostegno al reddito (cassa integrazione, disoccupazione, mobilità) l´Inps ha messo sul tavolo 19,7 miliardi, il 10 per cento in più rispetto al 2009.
Inoltre il bilancio dell´istituto ha fatto i conti con un boom delle pensioni di anzianità: 174 mila uscite anticipate rispetto all´età di vecchiaia a fronte delle 100 mila del 2009 (più 73 per cento). Un aumento che è ...
Il rapporto Inps 2010 racconta una categoria, quella degli anziani, che vive a reddito basso. Guardando alle persone - e non agli assegni rilasciati - le cose vanno un po´ meglio, visto che un quarto degli iscritti è beneficiario di due o più trattamenti: la media sale così a 1.311 euro per gli uomini e a 892 per le donne.
I conti dell´istituto reggono, anche se la spesa - più di 190 miliardi - è aumentata del 2,3 per cento rispetto al 2009. Certo il saldo è passato dal 5,2 milioni a poco più di 1,3, ma vanno considerate le difficoltà del periodo: la crisi economica ha lasciato il segno. Nel 2010 per prestazioni di sostegno al reddito (cassa integrazione, disoccupazione, mobilità) l´Inps ha messo sul tavolo 19,7 miliardi, il 10 per cento in più rispetto al 2009.
Inoltre il bilancio dell´istituto ha fatto i conti con un boom delle pensioni di anzianità: 174 mila uscite anticipate rispetto all´età di vecchiaia a fronte delle 100 mila del 2009 (più 73 per cento). Un aumento che è ...
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Pisapia vince, il difficile è dopo - di Bruno Tabacci su Europa
Partecipando l’altro ieri sera all’assemblea dei riformatori milanesi del Comitato del 51 per cento promosso da Piero Bassetti, ho avuto la netta sensazione che il segnale partito da Milano col primo turno delle elezioni sia tutt’altro che estemporaneo e manifesti al contrario gli esiti di una riflessione profonda maturata nella società milanese, in piena sintonia con il desiderio di una svolta che pervade una parte sempre più rilevante del paese.
Per questo penso di poter affermare che il mutamento voluto dai milanesi induce a ritenere che il ballottaggio tra Pisapia e Moratti non riserverà sorprese. La mia convinzione, dunque, è che i milanesi confermeranno questa svolta. Ma noi, milanesi o no, in quanto italiani abbiamo tutti il dovere di guardare ben oltre le elezioni.
Questa campagna è stata oggettivamente brutta. Se ne è accorta anche la Chiesa, esprimendosi attraverso le parole del cardinale Bagnasco. Anche se da tempo il cardinale Tettamanzi non mancava di far risuonare il suo richiamo in direzione di coloro che hanno ritenuto di porsi sopra le regole e di offrirsi alla comunità come un esempio, incuranti del fatto che si trattasse di un cattivo esempio.
Lo scontro elettorale, soprattutto, è stato condotto su temi impropri, che non hanno riguardato la gestione del comune di Milano. L’esperienza di questi anni e in particolare quella della gestione della preparazione dell’Expo sarebbe stata sufficiente a decretare la bocciatura del sindaco Moratti. Indubbiamente l’Expo ha rappresentato una grande vittoria italiana ma a tre anni dall’aggiudicazione (marzo 2008) che ha visto il successo del nostro paese a Parigi sui turchi di Smirne, nel capoluogo lombardo non è successo assolutamente nulla. Si sono registrati solo scontri tra fazioni e interessi neppure tanto nobili.
Una realtà ancora più desolante se si pensa che nel mondo nessuna città tra le precedenti ospitanti dell’Expo ha lasciato trascorrere tre anni senza fare nulla, guardandosi l’ombelico.
Ma questa è solo la punta dell’iceberg di una stagione lunghissima, caratterizzata dal berlusconismo. Gli ...
Per questo penso di poter affermare che il mutamento voluto dai milanesi induce a ritenere che il ballottaggio tra Pisapia e Moratti non riserverà sorprese. La mia convinzione, dunque, è che i milanesi confermeranno questa svolta. Ma noi, milanesi o no, in quanto italiani abbiamo tutti il dovere di guardare ben oltre le elezioni.
Questa campagna è stata oggettivamente brutta. Se ne è accorta anche la Chiesa, esprimendosi attraverso le parole del cardinale Bagnasco. Anche se da tempo il cardinale Tettamanzi non mancava di far risuonare il suo richiamo in direzione di coloro che hanno ritenuto di porsi sopra le regole e di offrirsi alla comunità come un esempio, incuranti del fatto che si trattasse di un cattivo esempio.
Lo scontro elettorale, soprattutto, è stato condotto su temi impropri, che non hanno riguardato la gestione del comune di Milano. L’esperienza di questi anni e in particolare quella della gestione della preparazione dell’Expo sarebbe stata sufficiente a decretare la bocciatura del sindaco Moratti. Indubbiamente l’Expo ha rappresentato una grande vittoria italiana ma a tre anni dall’aggiudicazione (marzo 2008) che ha visto il successo del nostro paese a Parigi sui turchi di Smirne, nel capoluogo lombardo non è successo assolutamente nulla. Si sono registrati solo scontri tra fazioni e interessi neppure tanto nobili.
Una realtà ancora più desolante se si pensa che nel mondo nessuna città tra le precedenti ospitanti dell’Expo ha lasciato trascorrere tre anni senza fare nulla, guardandosi l’ombelico.
Ma questa è solo la punta dell’iceberg di una stagione lunghissima, caratterizzata dal berlusconismo. Gli ...
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giovedì 26 maggio 2011
Per chi ha cervello - di Concita De Gregorio su L'Unità
Bisogna immaginarsi la scena. Un tipo ruba sei lattine di birra in un supermercato, esce passando davanti alla guardia che - naturalmente - lo ferma, il ladro si divincola e inizia a gridare “io voto Pisapia”. Un rom tenta di scippare un’anziana sull’autobus, un mendicante esce da un negozio di abbigliamento carico di maglie con dispositivo antitaccheggio, un ragazzino si fa bloccare al mercato di quartiere con le tasche piene di frutta: tutti e tre, fermati, dicono in italiano incerto di essere elettori di Pisapia, e che tanto quando Pisapia vincerà loro saranno padroni a Milano. Sembra un film da commedia all’italiana, sembra uno scherzo.
Eppure è vero. Milano è invasa da figuranti incaricati di rubare platealmente, fare pipì per strada in pieno giorno e, riallacciandosi i pantaloni, far sapere ai passanti il loro apprezzamento politico per Pisapia.
A volte la cosa trascende in una finta aggressione, alle quali d’altra parte i milanesi sono abituati fin dai tempi dell’attentato a Belpietro. Pedoni che fingono di essere stati investiti da un ciclista militante di sinistra. Finti militanti di sinistra che spintonano e aggrediscono davvero. Se non fosse una tragica presa in giro dell’intelligenza degli elettori ci sarebbe da scompisciarsi dalle risate. I ragazzi lo fanno, in rete: seppelliscono l’idiozia con un boato di risate. Arrivano catene di sms, “Pisapia è il mandante della catena di omicidi della Fiera dell’Est”, quella che per due soldi mio padre un topolino comprò. “Pisapia fa le orecchie ai tuoi libri”.
E però lo stato confusionale della destra di governo - quello per cui Sallusti con una mano dirige il Giornale e titola “l’Islam marcia sul Duomo” con l’altra dice a Vanity Fair che Moratti perderà i ballottaggi. Quello per cui Bruno Vespa attribuisce alla moglie di Pisapia un giudizio sul marito, ma lei parlava di Silvio B. - ecco lo stato confusionale di una destra spaventata e proterva non fa più tanto ridere se nella stessa città, ...
Eppure è vero. Milano è invasa da figuranti incaricati di rubare platealmente, fare pipì per strada in pieno giorno e, riallacciandosi i pantaloni, far sapere ai passanti il loro apprezzamento politico per Pisapia.
A volte la cosa trascende in una finta aggressione, alle quali d’altra parte i milanesi sono abituati fin dai tempi dell’attentato a Belpietro. Pedoni che fingono di essere stati investiti da un ciclista militante di sinistra. Finti militanti di sinistra che spintonano e aggrediscono davvero. Se non fosse una tragica presa in giro dell’intelligenza degli elettori ci sarebbe da scompisciarsi dalle risate. I ragazzi lo fanno, in rete: seppelliscono l’idiozia con un boato di risate. Arrivano catene di sms, “Pisapia è il mandante della catena di omicidi della Fiera dell’Est”, quella che per due soldi mio padre un topolino comprò. “Pisapia fa le orecchie ai tuoi libri”.
E però lo stato confusionale della destra di governo - quello per cui Sallusti con una mano dirige il Giornale e titola “l’Islam marcia sul Duomo” con l’altra dice a Vanity Fair che Moratti perderà i ballottaggi. Quello per cui Bruno Vespa attribuisce alla moglie di Pisapia un giudizio sul marito, ma lei parlava di Silvio B. - ecco lo stato confusionale di una destra spaventata e proterva non fa più tanto ridere se nella stessa città, ...
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Indignados di Milano - di Federico Orlando su Europa
A Milano il comune dovrebbe preoccuparsi, insieme allo stato, di 111mila giovani disoccupati: tre anni fa erano 70mila. A Napoli di 146mila disoccupati, erano 123mila (Istat 2011). Ogni anno diecimila matricole universitarie chiamano Milano “la città proibita”. Lo dice il rettore del Politecnico, Giulio Ballio, 70 anni, docente in Costruzioni d’acciaio, che dal Corriere della Sera chiede a Pisapia e Moratti: cosa fareste per renderla “città amica”.Altri “grandi vecchi” che di Milano sanno tutto, l’architetto Bellini, l’economista d’impresa Vitale, e la più giovane docente in marketing Annamaria Testa, pongono la stessa ed altre domande ai due candidati. Tutte girano intorno a cinque superproblemi: Expo, casa, giovani, lavoro, integrazione.
Giovani, casa, lavoro spesso sono tutt’uno. Incredibile, ma nelle risposte – fornite lunedì – della Moratti, il soggetto “giovani” non ricorre mai, salvo nell’aggettivo “giovani coppie” (per le case da assegnare, di cui Pisapia lamenta lo scandalo che ce ne siano 5.000 tuttora vuote). Al contrario, l’obiettivo del “ringiovanimento di Milano” e il connesso programma in funzione dei giovani occupano tutta la prima parte della risposta di Pisapia.
Meno male. Temevamo proprio che la sinistra si facesse ipnotizzare dalla violenza nera, che a Milano alcuni gruppi sociali riaccendono ogni due o tre generazioni; e che Pisapia dovesse perdere gran parte del suo tempo a ragionare col questore.
Sempre lunedì, il giornale della Confindustria, scavalcando il Censis, annunciava che entro i prossimi vent’anni gli under 35 diminuiranno in Italia ancora di 1,2 milioni di unità. E che il deserto dei giovani tuttavia non scioglie il nodo della disoccupazione e ha effetti disastrosi sul mercato della casa e sui consumi.
A Roma, un altro grande vecchio, lucidissimo pendolare fra università italiane e americane, Franco Ferrarotti, pubblica dall’editore Armando Armando La strage degli innocenti – note sul genocidio di una ...
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Propaganda tossica - di Barbara Spinelli su Repubblica
SOSTIENE Berlusconi: "Con la sinistra Milano diverrebbe una città islamica". O "diverrebbe Zingaropoli". O cadrebbe nelle mani violente dei centri sociali. O peggio ancora, senza più condizionale: "Sarà Stalingrado". La campagna del premier non potrebbe essere più tossica, menzognera. Ancora una volta, tenta la seduzione degli elettori immettendoli in una bolla d'inganni: non idilliaca stavolta ma cupa, sinistra. Nella sua retorica, idillio e fiele combaciano, l'insulto si fa incontinente. La bolla è chimerica anche quando non offre una vita al riparo da crisi e mutamenti (una sorta di Milano-2 allargata, tranquillizzata dal recinto che la protegge da incursioni straniere), perché il miraggio della vita in nero non è meno scollato dall'oggi.
Non ha rapporto con la crisi economica cominciata nel 2007, e dal premier sempre negata, né col disastro che colpisce ormai più generazioni - di ventenni, trentenni, perfino quarantenni - condannate a un precariato senza futuro in cui sperare. Non ha rapporto con quello che sta accadendo in tanti paesi, da Spagna a Islanda: l'onda di collera verso politici incapaci di dominare, spiegare, intuire quel che la stasi della crescita rende necessario nei paesi sviluppati: più competizione ma trasparente, più bisogno di veder riconosciuto il merito, più giustizia e dunque legalità. Gli indignados delle amministrative italiane, lo vedremo, hanno ritenuto che il Nuovo stesse in luoghi inesplorati della politica.
La chimera unita all'insulto ha come scopo quello di produrre allucinazioni, immagini distorte delle realtà vissute. È ancora peggio dell'illusione, perché l'allucinazione è una droga che ti mangia da dentro. I dizionari spiegano che è una percezione di sensazioni senza alcun oggetto esteriore che la faccia nascere. Chi è in preda all'allucinazione non vede il tempo scorrere o lo vede correre caoticamente, non è in grado di smascherare l'inganno che l'ha cattivato, e incattivito. Vive come il popolo imprigionato nei sotterranei del film di Kusturica: sulla superficie la terra è cambiata, il Muro è caduto. Underground, sottoterra, è sempre Stalin ...
Non ha rapporto con la crisi economica cominciata nel 2007, e dal premier sempre negata, né col disastro che colpisce ormai più generazioni - di ventenni, trentenni, perfino quarantenni - condannate a un precariato senza futuro in cui sperare. Non ha rapporto con quello che sta accadendo in tanti paesi, da Spagna a Islanda: l'onda di collera verso politici incapaci di dominare, spiegare, intuire quel che la stasi della crescita rende necessario nei paesi sviluppati: più competizione ma trasparente, più bisogno di veder riconosciuto il merito, più giustizia e dunque legalità. Gli indignados delle amministrative italiane, lo vedremo, hanno ritenuto che il Nuovo stesse in luoghi inesplorati della politica.
La chimera unita all'insulto ha come scopo quello di produrre allucinazioni, immagini distorte delle realtà vissute. È ancora peggio dell'illusione, perché l'allucinazione è una droga che ti mangia da dentro. I dizionari spiegano che è una percezione di sensazioni senza alcun oggetto esteriore che la faccia nascere. Chi è in preda all'allucinazione non vede il tempo scorrere o lo vede correre caoticamente, non è in grado di smascherare l'inganno che l'ha cattivato, e incattivito. Vive come il popolo imprigionato nei sotterranei del film di Kusturica: sulla superficie la terra è cambiata, il Muro è caduto. Underground, sottoterra, è sempre Stalin ...
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Pdl, attaccare Pisapia tanto per... - di Francesca Fornario su L'Unità
Le dichiarazioni degli esponenti del Pdl contro Pisapia sono propagandistiche e prive di fondamento. Ne sono coscienti gli stessi esponenti del Pdl che, mentre rilasciano certe dichiarazioni, pensano tutt’altro. Per questo, riporteremo alcune affermazioni degli avversari di Pisapia seguite, tra parentesi, da ciò che realmente pensavano. Berlusconi: «Pisapia non vuole abbattere le baracche dei rom, è per l’autocostruzione: vuole permettere agli zingari di autocostruirsi le proprie case dove meglio credono». (Ehi, ma è quello che ho promesso io ai napoletani!). Giovanardi: «Pisapia vuole liberalizzare cannabis e marijuana, ma così finirebbe con l'aumentare il giro d'affari della criminalità organizzata». («È il contrario: se la marijuana fosse legale non ci sarebbe lo spaccio, ma mi piace confondere le acque. Del resto ho appena fatto ritirare i depliant del museo di Ustica perché contengono accuse imprecise sui mandanti della strage: non c'era scritto che è stato Pisapia. Accidenti, dovevo dire questa!»).
Berlusconi: «La madre di un nostro assessore è stata colpita ripetutamente all’addome da un sostenitore di Pisapia, buttata per terra e calpestata e ha dei segni visibilissimi sul corpo». («Basterà? O aggiungo che ha riportato diverse ferite da Falce e Martello?»). Berlusconi: «L’esito dei ballottaggi è ininfluente ai fini della tenuta del Governo e delle riforme» («Le riforme non le avremmo fatte in ogni caso»).
Bossi: «Pisapiasbrrrbb prrrr brrrr buuuu chiese moschee zingari teruuuun Prrrrrr ghhhhhhhh» («Pisapiasbrrrbb prrrr brrrr buuuu chiese moschee zingari teruuuun Prrrrrr ghhhhhhhh»)
Berlusconi: «Pisapia vuole lasciare a piede libero gli immigrati clandestini che delinquono». («A proposito, quanti giorni mancano al processo Ruby?»).
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Anti-moschee senza idee - di Franco Cardini su Europa
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| Grande moschea di Parigi |
Cioè chi in fondo è reo soltanto di far appello alla morale cristiana. Dal che si deduce che, secondo il catechismo del beato Silvio da Arcore, veramente cosa buona e giusta sia tanto l’ammazzare dei disgraziati, quanto l’organizzare dei bunga-bunga.
Con Berlusconi, si va davvero in Paradiso in carrozza. Pazienza. Da moralisti ci accontenteremo a questo punto di andare in Purgatorio. Ma, proprio in quanto siamo tali, ormai del Berluska e dell’Elefantino non ci stupiamo e nemmeno ci scandalizziamo più. Diverso è però il discorso quando la corruzione arriva a colpire personaggi che ci si augurava ancora non del tutto compromessi.
Specie quando fanno confessione di un cattolicesimo che vogliamo continuar ad augurarci serio: perché, dicevano i latini, corruptio optimi pessima.
È il caso che sta emergendo in questo dibattutissimo ballottaggio milanese, che mi vede costretto – e Dio sa se me ne duole – ad augurarmi che la mia vecchia amica Letizia Moratti, della quale sono stato collaboratore in Rai fra il 1994 e il 1996, esca battuta.
Ma, anche in questo frangente, non riesco più a scandalizzarmi di Berlusconi che impazza in tv a reti unificate (a me sabato 14 maggio la Rai negò una rapida comparsa al Salone del Libro, dove stavo facendo il mio lavoro di professore, in quanto candidato al consiglio comunale di Latina nella lista Pennacchi: quando si dice la par condicio); né mi meraviglia che, per accalappiare i voti dei peggiori cittadini, ne accarezzi gli istinti più ...
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mercoledì 25 maggio 2011
Se il Paese deraglia - di Concita De Gregorio su L'Unità

Mentre la destra di governo, a Milano, scopre l’esistenza del Mullah Pisapiah diretta emanazione, secondo Bossi, di Al Qaeda (praticamente l’erede meneghino di Bin Laden, meno male che dovevano abbassare i toni e limitare almeno il ridicolo) l’Italia disinteressata all’indiscutibile e concreto pericolo che drogati e musulmani occupino palazzo Marino - gay mancini e ladri d’auto albini nelle retrovie, anziani terroristi a far da palo - l’Italia vera, dicevo, arranca nel disastro economico con un piede nella povertà e l’altro nella trincea della sopravvivenza.
L’Italia che non ne può più nemmeno dei pistolotti in tv, che tanto poi le multe dell’Agcom alla Rai le paghiamo sempre noi col canone e con le tasse di cui Berlusconi sembra disporre come di un balzello personale, qui le metto, qui le tolgo, se state buoni le cancello e sennò le raddoppio. L’Italia delle donne che mandano avanti la baracca mettendo il vestito da lavoro in ufficio e togliendo i tacchi per le scale di casa, che dentro aspettano i figli e i nonni da accudire senza nemmeno il tempo di dire come va: due miliardi di ore di cura di bambini e anziani, l’Istat lo chiama “aiuto informale”, così, una mano tanto per passare il tempo, lieto volontariato, piacere puro e generoso, niente di che. Figuratevi, anzi: c’è bisogno d’altro? Possiamo forse esservi utili a ripianare le buche nelle strade, sulla via del rientro, o a togliere due sacchi d’immondizia di quelli abbandonati davanti a casa, visto che l’amministrazione pubblica non ce la fa?
In questa Italia, che di tutto avrebbe bisogno tranne che di una classe politica che si balocca con la paura dell’Islam mentre invita minorenni marocchine a casa sua, succedono cose di cui nessuno parla e che fanno paura davvero, invece, perchè parlano di omertà e di omissioni, di potere che difende se stesso, di bugie che lasciano una scia di morte e di dolore. Di solito non sono nella scaletta dei tg, nessuna multa sarà dovuta in questo caso.
Dedichiamo la nostra copertina, oggi, all’inchiesta di Roberto Rossi sulla strage di Viareggio: un treno carico di gas liquido deraglia ed esplode il 29 giugno 2009, 32 morti. Le carte della procura di Lucca e i controlli ...
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Il «patto» per Napoli del Pd e Sel con De Magistris - di Massimiliano Amato su L'Unità
La spallata decisiva a Silvio B. e Nic ‘o mericano val bene un piccolo, grande sacrificio: la rinuncia allo scranno, occupato con onore nell’ultimo quinquennio, in consiglio comunale. Per uno di quegli astrusi meccanismi previsti dalla legge sull’elezione diretta dei sindaci, Emilio Di Marzio, giovane candidato Pd di Pianura che al primo turno ha messo insieme 2.300 preferenze, tornerà nell’aula di via Verdi solo se vincerà Gianni Lettieri. In quel caso la ripartizione del premio di maggioranza assegnerebbe al Pd altri quattro seggi, che saranno ridistribuiti tra Idv e Federazione della Sinistra se invece prevarrà Luigi de Magistris. Ma Di Marzio ha deciso: domenica voterà contro se stesso. E chiederà ai suoi elettori di fare altrettanto. Nella sua stessa situazione si trovano altri tre candidati, tra cui il presidente uscente del consiglio comunale, Leonardo Impegno. «È il momento di mettere da parte qualsiasi interesse personale, la battaglia per il futuro di Napoli è molto più importante del destino dei singoli. La politica è una vocazione, e io sono affetto da questo morbo: è il momento di scelte nette e trasparenti per non consegnare Napoli alla destra», afferma Di Marzio, fanalino di coda della classifica dei redditi personali dei consiglieri uscenti.
Una storia
È una bella storia, quella di Emilio, anche perché dà perfettamente il senso della mobilitazione che sta crescendo in città a sostegno del «candidato sindaco per Napoli», che stamattina parteciperà a una manifestazione pubblica in un teatro cittadino con il responsabile Mezzogiorno del Pd, Umberto Ranieri, e in serata sarà sul palco di piazza Dante, dove a partire dalle 19.30 è in programma un concerto di Roberto Vecchioni. C’è molta società civile, che non ha mai abbandonato il campo, al fianco di de Magistris: si moltiplicano gli appelli di intellettuali, uomini di spettacolo, professionisti, anche di chi al primo turno ha ...
Una storia
È una bella storia, quella di Emilio, anche perché dà perfettamente il senso della mobilitazione che sta crescendo in città a sostegno del «candidato sindaco per Napoli», che stamattina parteciperà a una manifestazione pubblica in un teatro cittadino con il responsabile Mezzogiorno del Pd, Umberto Ranieri, e in serata sarà sul palco di piazza Dante, dove a partire dalle 19.30 è in programma un concerto di Roberto Vecchioni. C’è molta società civile, che non ha mai abbandonato il campo, al fianco di de Magistris: si moltiplicano gli appelli di intellettuali, uomini di spettacolo, professionisti, anche di chi al primo turno ha ...
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