martedì 17 gennaio 2012

“Caro Monti, venga a L’Aquila Noi sedotti e abbandonati” - Stefania Pezzopane su Il fatto quotidiano

Caro Presidente Monti, il 2012 per L’Aquila è iniziato con una proroga di tre mesi dell’Ordinanza per l’emergenza da parte del Suo governo. Si tratta di una misura necessaria, ma non sufficiente. Ci auguriamo tutti che con il nuovo anno – e soprattutto con questo nuovo governo – si inauguri una nuova fase, che segni l’avvio della ricostruzione vera. Quello di cui hanno bisogno davvero la nostra città e l’intero Cratere è la predisposizione di misure organiche, che cedano il passo a ordinanze provvisorie e contraddittorie, che rendono ancora più precarie le nostre condizioni. Non possiamo e non vogliamo continuare a vivere come funamboli, costretti a chiedere proroghe ogni sei mesi per misure necessarie, che servono a ricostruire una città distrutta dal sisma e a rimettere in piedi le vite di 70 mila aquilani, 100 mila nel Cratere. Perché a L’Aquila l’emergenza c’è ancora, nonostante i riflettori si siano spenti da tempo e sia passato un messaggio rassicurante che qui sia stato compiuto un vero miracolo.
Altro che miracolo, L’Aquila rischia di morire. Proprio per questo Presidente Monti, Le rivolgo l’invito a venire nella nostra città per verificare di persona come stanno effettivamente le cose; a quale punto è lo stato della ricostruzione, e l’emergenza sociale che stiamo ancora vivendo. Nella città terremotata, la crisi economica morde ancora più che in altre città. Dopo il sisma il numero dei disoccupati e dei cassintegrati è aumentato, come è aumentato il numero dei nuovi poveri. Una recente indagine del Sole 24 Ore conferma, semmai ce ne fosse stato bisogno, che la qualità della vita è peggiorata. Il governo precedente ci ha “se-dotti e abbandonati”. Ha provveduto alla prima emergenza, ci ha costretti a una vita transitoria in una città transitoria.
Ma, finite le passerelle mediatiche, a fini elettorali, i problemi che rimangono al pettine sono molti. Manca una vera legge organica, come è accaduto in altre emergenze e ci auguriamo che il Parlamento approvi rapidamente il testo in discussione sollecitato anche da una legge d’iniziativa popolare; la ricostruzione, quella
vera è al palo. Basti pensare alla ricostruzione del centro storico mai partita, al blocco inspiegabile anche delle abitazioni più danneggiate della periferia, con migliaia di pratiche ferme per colpa delle pastoie burocratiche in cui ci hanno costretto e della struttura commissariale obsoleta e spendacciona; alle 35 mila persone che non sono tornate ancora nelle loro originarie abitazioni; alle scuole ancora nei Musp (Moduli ad uso scolastico provvisorio) fatiscenti, appunto, mentre i soldi per la ricostruzione di quelle vere sono stati dirottati altrove; alla chimera della Zona franca; ai piani di ricostruzione, invocati dal Commissario come una panacea per tutti i problemi irrisolti e, ora che sono stati presentati, lasciati in un cassetto. Presidente Monti, non ci deluda, è giunta l’ora della svolta. Bisogna che l’intero sistema legato alla ricostruzione, non solo quella della abitazioni e dei monumenti, ma anche quella economica e sociale, cambi radicalmente passo e che si realizzi una vera e propria inversione di tendenza rispetto a quello che è accaduto nell’ultimo anno e mezzo.
È assolutamente necessario avviare una programmazione ragionata ed efficace delle politiche sociali, in modo da poter attuare interventi strutturali in favore delle famiglie, dei giovani, delle fasce deboli e dei comparti del lavoro, dell’innovazione e della formazione. La situazione congiunturale, unita al dramma del sisma e alla persistente emergenza, hanno infatti acuito i fenomeni di disagio sociale, rendendo pressoché inderogabili e assolutamente indispensabili interventi e piani di sostegno. Tutto ciò mentre sciacalli e avvoltoi cercano di lucrare sulla ricostruzione e mentre si cominciano ad avvertire segni concreti di infiltrazioni mafiose e della criminalità organizzata. Venga di persona, Presidente Monti. Venga a rendersi conto di cosa ha bisogno la nostra città, di come vive la nostra gente, di cosa chiedono i nostri ragazzi, i nostri anziani. E si renderà conto che le misure provvisorie non fanno al nostro caso. L’Aquila vuole e deve rinascere, ma non può farcela da sola.
Stefania Pezzopane 
Assessore Comune de L’Aquila, 
Responsabile nazionale Pd per la Ricostruzione

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