venerdì 20 gennaio 2012

Cittadinanza onoraria a Roberto Saviano «A Milano sottrarre le ricchezze alla mafia» - su Corriere.it

«Di tutte le cose che mi potevano capitare nella vita, non immaginavo un giorno di diventare milanese». Un grande applauso ha salutato in Sala Alessi, a Palazzo Marino, il conferimento della cittadinanza onoraria allo scrittore-giornalista napoletano Roberto Saviano. Il sindaco, Giuliano Pisapia, gli ha consegnato una pergamena e una medaglia: «La cittadinanza non è solo un gesto simbolico - ha detto - ma un modo concreto di ribadire la volontà di opporsi sempre e comunque alla criminalità organizzata». Alla cerimonia hanno assistito tra gli altri gli attori Neri Marcorè, Franca Rame e Dario Fo: il Nobel ha regalato allo scrittore un bozzetto di un quadro più grande dedicato a lui, che verrà esposto a Palazzo Reale in una prossima mostra accanto ad un'altra opera ispirata dallo scrittore. Sala Alessi blindata: controlli severissimi all'ingresso dell'aula. Saviano diventa «milanese»
FRECCIATE ALLA LEGA - «Non è che tutti hanno condiviso - ha detto Saviano durante il suo intervento - la scelta di farmi diventare milanese. Quando ho letto il comunicato di un dirigente della Lega che diceva che non avrebbe partecipato alla cerimonia non mi sono stupito, mi è parso un gesto coerente. Lo ringrazio, perché quando si difende Cosentino è molto difficile stare qui». Un riferimento al presidente del consiglio regionale della Lombardia il leghista Davide Boni. «O forse la motivazione è un'altra - ha aggiunto Saviano: tempo fa la Lega propose vagoni della metropolitana solo per milanesi. Oggi io potrei entrare, e forse è il fastidio più grande: questo napoletano adesso ufficialmente milanese». Poi ha riferito le critiche dell'ex ministro Roberto Castelli che, quando lo scrittore gli aveva fatto notare che «Milano è la più grande città del Meridione», gli aveva risposto «va a ciapà i ratt» (vai a prendere i ratti). Un invito che Saviano ha
voluto interpretare come un invito a scavare a fondo nelle cose. «Credo che Milano possa essere fiera di essere una città di meridionali», ha aggiunto.
A MILANO LA LOTTA ALLA MAFIA - «È da qui, da Milano che la resistenza alle organizzazioni criminali può partire, ancor più che dal Sud», ha detto Saviano nel suo intervento. «Qui, questa battaglia contro le mafie non ha un sapore solo morale o civile - ha aggiunto -. Qui questa battaglia ha un significato centrale», perché è proprio nel capoluogo lombardo che «sento la possibilità di sottrarre alle mafie le ricchezze saccheggiate a questo Paese». Perciò, «se un vento nuovo, se una primavera parte da qui, arriverà anche in altre città». «Raccontare di mafia al Nord non vuol dire diffamarlo», ha aggiunto Saviano. «Mi è successo di scontrarmi contro una opinione che non credevo così forte: che raccontare di mafia al nord potesse offenderlo, come se di trattasse di dare del mafioso al nord. Raccontare della mafia non vuol dire diffamare ma dare strumenti per capire e difendersi. Tanti scriveranno sulla mafia al nord, ma non si è riusciti a superare quella linea ombra davanti alle mie affermazioni», ha detto in riferimento alle sue parole alla trasmissione «Vieni via con me» nel novembre 2010.
LA POLITICA - «Gli elettori stanno capendo» che «non è possibile che una forza politica del Nord aspetti la magistratura per accorgersi cosa stia succedendo». Proprio l'attività degli inquirenti racconta da tempo, ha aggiunto lo scrittore, che «gran parte degli affari della mafia al Nord risiedono» e che, come emerso dall'inchiesta «Infinito» anti-'ndrangheta ad esempio, «Milano ha una struttura mafiosa così forte che questa ha cercato di staccarsi dagli ordini provenienti dalla Calabria». «Credo dia fastidio raccontare di mafia al Nord perché chi lo racconta non è un concittadino - ha concluso -. Ora, da milanese, posso farlo».
RESISTENZA PIU' CHE AL SUD - «Da qui può partire la resistenza alla criminalità organizzata più che al sud», ha sottolineato Saviano, spiegando che «qui non ci sono faide, qui l’omertà è diversa, qui il riciclaggio ha modalità vincenti con strutture di investimento». Per questo «qui la battaglia alle mafie non ha solo un sapore morale e civile, non è solo un impegno etico. Qui la battaglia ha un significato centrale e sono felice che l’amministrazione milanese forse per prima dichiari questo come obiettivo primo» e non percepisca il problema come «piccole minoranze di invasori».
ASSENTI CONSIGLIERI LEGA E PDL - Oltre a Boni, mercoledì hanno dato forfait anche gli esponenti di Lega e Pdl in Consiglio comunale. «Non parteciperò - aveva annunciato il capogruppo Pdl Carlo Masseroli -. Lo rispetto, ma una cittadinanza onoraria è il riconoscimento di un contributo onorario alla città. Qual è questo contributo lasciato a Milano per cui Saviano è premiato?». Per l'ex assessore della Giunta Moratti, «fuori da narrazioni ideologiche, non ne vedo». Il capogruppo leghista Matteo Salvini ha addotto impegni da europarlamentare a Strasburgo. «Chiunque combatta contro la mafia è benvenuto a Milano. Saviano - ha affermato Salvini - lo fa parlando e scrivendo, Maroni lo ha fatto arrestando e confiscando miliardi di euro». Proprio l'ex ministro degli Interni, protagonista del «Maroni day» a Varese, ha offerto una buona scusa al consigliere Alessandro Morelli: «Tra Saviano e Maroni, preferisco Bobo, anche sulla lotta alla mafia - spiega -. Andrò lì».
SU TWITTER - Mercoledì mattina Saviano aveva postato su Twitter: «Oggi alle 18:00 a Palazzo Marino divento milanese». Insieme con tanti complimenti qualche suo follower lo ha anche preso in giro: «nessuno è perfetto» gli ha scritto un sicuro meridionale, mentre un altro si è scherzosamente lamentato: «eh no, e mò se pigliano pure è scrittori».

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