lunedì 23 gennaio 2012

"Crescita e lavoro, ecco il piano" Intervista a Passera. - Massimo Giannini su Repubblica

«La nostra proposta è questa, e non può essere né annacquata, né snaturata. Ci sono proteste, ma sono convinto che il Paese capirà. Per questo contiamo anche in questo caso sul senso di responsabilità del Parlamento: c´è in gioco un bene comune superiore, che si chiama crescita sostenibile. Perseguiamolo, tutti insieme, andando oltre gli interessi particolari». Nel suo ufficio al ministero dello Sviluppo, Corrado Passera scorre le prime pagine dei giornali, titolate sulla sua "lenzuolata" di liberalizzazioni. «Non lo nego: sono molto soddisfatto, un gran lavoro di squadra. Venerdì è stata una bella giornata, per il governo e per l´Italia». E annuncia le prossime tappe del piano su crescita e lavoro.  
Un Consiglio dei ministri di otto ore non si ricordava da tempo. Avete litigato di brutto, o avete dovuto arginare le pressioni dei partiti? 
«Abbiamo semplicemente lavorato a fondo, con la voglia di ciascun ministro di contribuire anche alle proposte non di sua diretta pertinenza. Dopo il decreto Salva-Italia, che doveva fermare la caduta verso il baratro e convincere i mercati e l´Europa sulla nostra determinazione a perseguire il rigore finanziario, abbiamo avviato un grande piano per la crescita. Bisogna fare in modo che l´Italia si apra, come mercato e come società, in settori fino ad oggi rimasti chiusi: dall´energia ai servizi pubblici locali, dal commercio alle professioni. Bisogna dimostrare che questo Paese vuole sbloccare le sue tante paralisi e vuole imboccare il cammino delle riforme. Abbiamo messo in campo un disegno organico e strutturale, che valorizza molto le liberalizzazioni, ma poi si estenderà a tutte le leve dello sviluppo: la riforma del mercato del lavoro e le semplificazioni, le infrastrutture con lo sblocco di altri 5 miliardi di lavori che portano il totale a 20 in meno di due mesi, i 6 miliardi di incentivi Ace e Irap per le imprese che investono e assumono, i 20 miliardi per il fondo di garanzia dei crediti alle pmi. Insomma, non
misure estemporanee, ma un insieme di provvedimenti collegati che non si vedevano da tempo».  
Ma su molti punti serviva più coraggio. Le ferrovie: perché avete rinunciato a intervenire sulla rete? 
«Non è vero che abbiamo rinunciato. Già nel decreto Salva-Italia, con la creazione dell´Autority per i trasporti, abbiamo creato le garanzie per regolare meglio i rapporti tra chi gestisce la rete e chi offre i servizi. Ma non escludiamo affatto, in futuro, di separare ulteriormente queste due realtà. Approfondiremo con l´Autority, studieremo anche i modelli adottati all´estero. Nessuna scelta è preclusa».  
Potevate fare di più su assicurazioni e banche. 
«Considero un bel passo avanti la nuova disciplina sui contratti della Rc auto e sulle agenzie, con l´obbligo di dare raffronti tra offerte di compagnie concorrenti. E cosi pure nel caso di polizze vita per i mutui casa. Quanto alle banche, abbiamo rafforzato i conti correnti di base. Certo, si può sempre fare di più, ma la concorrenza nel credito è già diventata fortissima. La Posta ha dato un grande contributo».  
Avete ceduto sulle farmacie, rinunciando a liberalizzare i farmaci di fascia C. 
«Avevamo già provato a varare questa norma, nel primo giro del decreto Salva-Italia. Il Parlamento ha rifiutato, e per questo non l´abbiamo riproposta. Ma abbiamo rilanciato con una norma di portata anche maggiore: 5 mila farmacie in più su 18.000 vuol dire mettere una pressione più forte sui prezzi ai cittadini, anche per i farmaci di fascia A. Non solo: il concorso unico apre il mercato anche a chi non è figlio di farmacisti. Mi pare un enorme passo avanti».  
Diciamo allora che vi siete arresi alla frangia più dura, quella dei tassisti. 
«Sui taxi eravamo partiti con idee più larghe. Ma anche qui il compromesso finale è positivo. Non trovo obiettive le critiche dei "benaltristi": non era affatto scontato che riuscissimo ad aprire tante aree di rendita. Tutti gli italiani ne dovranno avere un beneficio tangibile».  
A proposito di compromessi. La sospensione del beauty contest sulle frequenze tv non è una soluzione minimale?  
Avreste potuto decidere subito la revoca delle concessioni, nonostante gli attacchi di Mediaset.
«Le critiche di Mediaset le ho messe nel conto, ma mi paiono tutto sommato misurate. Sono convinto che la soluzione che abbiamo scelto sia la migliore, e non un escamotage per prendere tempo. Dobbiamo tener conto delle leggi, delle delibere dell´Agcom, delle direttive europee. La sospensione ci consente di decidere alla luce di questi elementi, e senza incappare nelle infrazioni Ue. Abbiamo comunque evitato che un bene pubblico venisse regalato, in un momento in cui chiediamo enormi sacrifici ai cittadini, ad un settore che di frequenze ne ha già moltissime». 
La lenzuolata l´avete approvata. Ma ora comincia la fase più difficile: la Vandea delle corporazioni, la rivolta dei "100 forconi" che squassa l´Italia. Ne terrete conto? 
«Speriamo che il fatto di aver chiesto qualcosa a tutti i settori, grandi e piccoli, pubblici e privati, convinca ciascuno ad accettare un pezzo di sacrificio, in nome di un bene comune superiore, cioè la crescita. Le proteste ci sono, le resistenze continueranno. Ma al di là di qualche eccesso, abbiamo anche trovato collaborazione in molte categorie. Mi creda, con il decreto Cresci-Italia abbiamo fatto la cosa giusta. Siamo convinti che una parte rilevante del Paese è con noi: ci saranno pure i "100 forconi", in giro per la penisola, ma ci sono alcuni milioni di cittadini che ci dicono "bene, non vi fermate". Si rendono conto che così, in Italia, non si può più andare avanti. Serve una scossa, e noi stiamo cercando di darla».  
Oltre alla protesta sociale, c´è il malpancismo politico. La lenzuolata, già criticata prima del varo, va in Parlamento: non teme che i partiti la riducano in stracci? 
«È vero, nei giorni scorsi c´era chi ci diceva "perché colpisci questa categoria, che fa parte della nostra base elettorale, e non altre?". Ma ora che si vede l´ampiezza e l´equità del nostro intervento riformatore, credo che tutti possano convincersi a sostenerlo. Se mai auspico che dalle Camere ci vengano idee e stimoli ad allargare ulteriormente l´operazione di apertura alla concorrenza».  
Questo vuole dire che il decreto è immodificabile? Prendere o lasciare? 
«Valuterà il presidente Monti nelle sedi opportune. Il Parlamento è sovrano, ma questa è la nostra proposta: pensiamo non debba essere né annacquata, né snaturata».  
Berlusconi freme. Dice "la cura Monti non funziona, presto ci richiameranno". Non è un problema, per voi, questa maggioranza riluttante? 
«Non sono dentro le vicende del Pdl. In generale, mi pare che i partiti finora non ci abbiano fatto mancare l´appoggio necessario. È ovvio che ci sia qualche disagio di fronte a un governo "strano", come lo ha definito Monti, e a una soluzione istituzionale anomala. L´importante è che il disagio non si traduca in sfiducia». Quindi secondo lei dopo la lenzuolata le elezioni anticipate si allontanano?  
«Questo non so dirlo. Spero che le forze politiche dimostrino lo stesso senso di responsabilità manifestato finora. Attenzione: in poco tempo abbiamo fatto grandi passi avanti, ma l´Italia resta sempre in "zona mortale": dobbiamo fare ancora molto per convincere i mercati e l´Europa. I primi segnali cominciamo a vederli sullo spread, malgrado un ingiustificato declassamento del rating. Ma guai a pensare che il lavoro sia finito, e che il pericolo sia scampato. Sarebbe un tragico errore». 
Finora su crescita e occupazione non avete fatto granché. Non state sottovalutando il disagio sociale che cresce, soprattutto tra i giovani? 
«Intanto, in appena due mesi abbiamo fatto quanto non era mai stato fatto in quasi due decenni. Quanto al disagio sociale, io lo sento e lo vedo, ma credo sia stato sottovalutato da molti negli ultimi anni. Tra disoccupati, inattivi, sottoccupati, stiamo parlando di almeno 6/7 milioni di persone: dobbiamo loro risposte urgenti, e queste risposte arrivano solo con un grande progetto di sistema per far crescere l´economia. Non si crea occupazione senza crescita e da mesi il nostro Paese con mezza Europa è invece in piena recessione».
E allora mi dica: qual è il piano? 
«Il cammino per ricostruire crescita strutturale, a questo punto, l´abbiamo tracciato. Le liberalizzazioni sono un pezzo importante, ma puntiamo a far crescere la competitività delle aziende e la competitività del Sistema-Paese. Per la competitività delle aziende, abbiamo già dato un forte contributo alla crescita dimensionale con l´Irap e l´Ace, faremo proposte con il ministero dell´Università per la formazione e il ridisegno degli incentivi per l´innovazione e la ricerca, rafforzeremo la strumentazione per l´internazionalizzazione coinvolgendo con la nuova Ice le ambasciate e le camere di commercio, porteremo avanti le politiche di riduzione del costo dell´energia, e poi lanceremo la prossima settimana un decreto molto corposo sulla semplificazione, con decine di interventi per snellire gli adempimenti e i costi della burocrazia, e appena possibile, predisporremo un piano per smaltire i pagamenti sospesi della Pubblica Amministrazione».  
Le imprese aspettano 60-80 miliardi di rimborsi. Perché avete archiviato la norma che prevedeva di restituirli in Bot e Btp? 
 «Non abbiamo archiviato nulla. Intanto nel decreto abbiamo stanziato i primi 5 miliardi per avviare lo smaltimento. Il pagamento in titoli di Stato è una delle ipotesi, ma ce ne sono altre che stiamo valutando. Dobbiamo recepire la direttiva Ue che impone pagamenti entro 30/60 giorni, sia per pubblici che per privati, e dobbiamo abbattere il pregresso in fretta, per aiutare le imprese senza venire meno ai nostri impegni sul rientro del debito pubblico. Garantito, lo faremo».  
Domani si apre il tavolo sulla riforma del mercato del lavoro. Lei che ne pensa? 
«Dobbiamo individuare meccanismi che facilitino l´ingresso dei giovani sul mercato del lavoro, e che eliminino la piaga del precariato. Sono convinto che al tavolo della trattativa il ministro Fornero troverà la formula più adatta. Nessuna ipotesi deve essere esclusa in via pregiudiziale. Questo vale sia per i modelli contrattuali sia per la flessibilità, in entrata, in uscita e nell´uso degli impianti». 
Mi sta dicendo che secondo lei si deve discutere anche di articolo 18? 
«Di articolo 18 in questi giorni si è parlato fin troppo. Io dico solo che dobbiamo far crescere, allo stesso tempo, la produttività dei fattori, il tasso di occupazione e i redditi delle famiglie. Lo spazio per farlo c´è, si tratta solo di volerlo riempire, con il coraggio di innovare e di imparare dalle migliori esperienze internazionali».  
Ma il metodo della concertazione è finito, con il governo dei tecnici?  
«Concertazione è un termine che ognuno declina a modo suo. Io sostengo che in momenti di crisi bisogna lavorare tutti insieme, governo e parti sociali, imprese e sindacato. E per esperienza personale aggiungo che farlo con un sindacato forte, e soprattutto unito, è un grande vantaggio e produce grandi risultati». 
Lei cosa farà, nel 2013? In molti la indicano come il vero "candidato" forte della prossima sfida elettorale, non si sa bene in quale metà del campo. È tentato? 
«Non voglio essere reticente, ma non so proprio cosa dirle. Io sto facendo il ministro dello Sviluppo. Ho accettato con entusiasmo di partecipare a un progetto fortemente voluto dal presidente Napolitano e dal presidente Monti. Spero solo che funzioni. Tutto il resto si vedrà. Non è la prima volta che lavoro per lo Stato: lo faccio con grande orgoglio».

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