venerdì 20 gennaio 2012

Crisi e Porcellum ricompattano il Pd - Rudy Francesco Calvo su Europa

Il Pd sarà unito e coeso. E, per una volta, non sarà così solo in apparenza. L’assemblea nazionale che si apre domani alla Fiera di Roma renderà un clima effettivamente disteso, che si respira in questi giorni al Nazareno. A sancire ufficialmente il raffreddamento dei toni nei rapporti interni è stata la riunione convocata da Bersani martedì sera con tutti i big del partito sulla riforma elettorale. Le componenti dem sono d’accordo nell’analisi di una situazione che non vede ancora il nostro paese fuori dall’emergenza e, quindi, nell’inevitabile sostegno al governo Monti e ai provvedimenti che porterà in parlamento. 
Bersani lo ribadirà nella sua relazione d’apertura di domani, chiedendo comunque elementi di novità. Il segretario del Pd aspetta di conoscere nei dettagli soprattutto il decreto dell’esecutivo sulle liberalizzazioni. Il suo intervento sarà dedicato comunque in ampia parte anche alle proposte per l’Europa (alle quali è dedicata la prima giornata del dibattito). Bersani ha già ribadito più volte che da Bruxelles dovrà venire un cambio di passo: «Ognuno deve fare la sua parte ma nessuno può fare da solo», è il messaggio rivolto in primo luogo alla Germania. «L’Italia sta facendo i suoi compiti – è il pensiero del segretario – adesso tutti i paesi insieme dovranno occuparsi della crescita. La recessione sta travolgendo tutta l’eurozona, di fronte a questa situazione non si può insistere su un rigore che rischia di essere eccessivo». 
Su questi temi, il Pd ha definito quasi del tutto una piattaforma comune con i socialisti francesi e con la Spd tedesca. E Bersani, nel corso del pranzo a palazzo Chigi di lunedì scorso, ha chiesto ad Alfano e Casini di fare pressioni anche sul Ppe, affinché si arrivi a un impegno comune per rafforzare le istituzioni europee e intervenire con concrete misure anti-crisi. Destinatario principale, ovviamente, la Cdu di Angela Merkel. Per il resto, i dem mantengono il loro orizzonte: una piattaforma di riforme già tracciata nei mesi scorsi, da offrire
al confronto con progressisti e moderati. Su alcuni contenuti – si sa – non tutti nel Pd la pensano allo stesso modo, ma non è questo il momento di riaprire vecchie ferite.
Lo stesso discorso vale per la legge elettorale. Le esternazioni “proporzionaliste” di alcuni non erano piaciute all’ala “maggioritaria”. Ma davanti al rischio che si torni a votare con il Porcellum, il fronte dem non può non apparire compatto. La linea è quella riassunta da Enrico Letta in un tweet: «Priorità n. 1 con nuova legge elettorale: parlamentari eletti da cittadini, non nominati da partiti. Sul resto si può discutere, su questo no». Il Pd non vuole essere accomunato ai veri difensori del Porcellum (l’asse Berlusconi- Bossi) e per questo punta a stanare Pdl e Lega. «Noi abbiamo la nostra proposta di legge elettorale – ha ribadito ieri Bersani a Napolitano, che ha proseguito il giro di consultazioni con i partiti sulle riforme – ma siamo flessibili per discutere con tutti». E anche MoDem è disponibile a un compromesso. 
Stando così le cose, le uniche voci fuori dal coro in assemblea potrebbero essere quelle di Vassallo e Civati, che hanno preparato un ordine del giorno per chiedere le primarie per i parlamentari, nel caso in cui la legge non cambi. Su questo, però, nemmeno il fronte veltroniano è compatto: «Pensare di occupare anche un solo minuto dell’assemblea su fantomatiche primarie per i parlamentari è assurdo – scrive Qualcosa di riformista – si discuta, come hanno giustamente previsto gli organizzatori, de “L’impegno del Pd per il futuro dell’Italia e dell’Europa”. Senza perdere tempo in chiacchiere». 

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