giovedì 26 gennaio 2012

Disfatta dei contratti a termine senza rinnovo altri 106mila - Federico Pace su Repubblica

Alleggerire, sfoltire e ridurre i costi. Le imprese continuano a diminuire i propri organici a un passo difficilmente sopportabile su un piano sociale. Tra gennaio e marzo, nelle stanze e negli stabilimenti delle imprese, ci saranno altri 75 mila dipendenti in meno. E a pagare più di tutti saranno quei lavoratori che hanno un contratto a tempo determinato.
I direttori del personale stanno decidendo in questi giorni, o hanno già deciso nei mesi scorsi, che a 106 mila persone, tra quelle che avevano un contratto in scadenza, non verrà concesso il rinnovo di alcun contratto. Così, tanti altri, oltre a quelli che già si sono visti espulsi dal mercato del lavoro, verranno costretti a uscire dalle aziende per ritrovarsi senza un impiego. A casa, perché già molto flessibili, e pare quasi un paradosso che proprio in questi giorni si continui a parlare di introdurre maggiore flessibilità.
Male i servizi. In tre mesi, dice il rapporto previsionale di Unioncamere-Excelsior, le uscite dalle imprese saranno quasi 230 mila e di queste quasi la metà saranno per mancati rinnovi ai dipendenti a tempo determinato. Gli altri andranno via per pensionamento e altre ragioni. I nuovi assunti saranno molti di meno: solo 152 mila. Al netto, a fine marzo, mancheranno più di 25 mila persone tra le file degli organici delle aziende delle costruzioni, 18 mila dell'industria e quasi 31 mila nelle imprese dei servizi. Proprio il terziario è il settore con la quota più elevata dei mancati rinnovi.
Lombardia e Lazio in difficoltà. Se si guarda ai valori assoluti, solo in Lombardia, i mancati rinnovi interesseranno più di 17 mila persone. Nel Lazio saranno quasi 11 mila i dipendenti con un contratto a termine che si vedranno presentato il ben servito per scadenza contrattuale e mancato rinnovo. Anche in
Veneto e Emilia Romagna i numeri sono intorno alle diecimila unità. Quasi ottomila in Piemonte e Campania (vedi tabella).
La provincia più colpita sarà Roma con 9.022 mancati rinnovi seguita da Milano con poco più di 7 mila. Nei primi posti di questa dolorosa classifica ci sono anche Torino, Napoli, Bari, Bolzano, Trento, Bologna e Venezia (vedi tabella).
Il Sud ancora più giù. Più ampiamente, calcolando gli effetti netti tra uscite e entrate sul mercato del lavoro, la flessione negativa occupazionale andrà a insistere soprattutto al Sud, lì dove le condizioni del mercato del lavoro sono già molto complesse. Nei prossimi tre mesi, nell'area del Mezzogiorno ci saranno circa 40 mila nuove assunzioni a cui però faranno da amaro contrappeso 67 mila uscite. Di fatto, dagli organici delle imprese del sud Italia, spariranno 26.480 persone. D'altronde è proprio qui che anche la quota dei mancati rinnovi tocca il massimo italiano (dove rappresenta il 50,8 per cento).
Anche al Centro le cose non andranno molto meglio. Se è vero che si prevedono poco meno di 30 mila nuove assunzioni, è purtroppo altrettanto vero che quelli che usciranno dalle imprese nello stesso periodo di tempo saranno molti di più (45,5 mila).
Entrate più precarie. Nei prossimi mesi crescerà ancora la quota delle assunzioni a termine e scenderà quella dei posti stabili. Un fenomeno che si fa sempre più ampio e non fa sperare per un qualche miglioramento di scenario. Dei 152 mila nuovi posti dei prossimi tre mesi, dicono le stime di Unioncamere, solo il 34 per cento sarà a tempo indeterminato mentre i contratti a tempo determinato saranno il 56,3 per cento a cui va aggiunto un altro 6,4 per cento di apprendistato e un altro 3,3 per cento di altre forme contrattuali. Sempre più flessibili, sempre più senza lavoro.
LE PIU' COLPITE: 1.Regioni e 2.Province

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