sabato 21 gennaio 2012

Istat: "Più poveri e giovani senza lavoro" su Repubblica

Una nuova fotografia dell'Italia fatta dall'Istat è quella che emerge dal rapporto "Noi-Italia: 100 statistiche per capire il paese in cui viviamo- 2012'. I dati salienti non sono del tutto nuovi, ma messi in fila fanno un ritratto per molti versi preoccupante di un Paese in cui solo 6 persone su dieci lavorano, dove è fra le più alte d'Europa la percentuale dei giovani che non hanno un impiego né lo cercano e dove oltre 3 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta. Ecco i tasselli più grandi del puzzle che, secondo le rilevazioni dell'Istat, compone il profilo economico e sociale del Paese.
Povertà. Più otto milioni di persone vivono in condizioni di povertà relativa. Rappresentano il 13,8% della popolazione, l'11% delle famiglie residenti. La povertà assoluta coinvolge, invece, oltre 3 milioni di persone, il 4,6% delle famiglie. Nel meridione si registra uno svantaggio reddituale del 25% rispetto al Nord. Alla Sicilia spetta il record della diseguaglianza nella distribuzione del reddito e del reddito medio annuo più basso: il 50% delle famiglie si colloca al di sotto dei 18.302 euro annui, con circa 1.525 euro al mese.
Disoccupazione. In Italia un giovane su cinque non lavora e non studia. Tra i 15 e 29 anni, i Neet (acronimo inglese di "Not in education, employment or training") sono più di 2 milioni (il 22,1%), la quota più alta dell'Eurozona e la seconda dell'Unione europea dopo la Bulgaria. Per il terzo anno consecutivo, i dati dimostrano poi una crescita del tasso di disoccupazione che raggiunge l'8,4%, anche se il valore è comunque inferiore a quello dell'Ue che si attesta a 9,6%. La disoccupazione di lunga durata, che dura cioè da oltre 12 mesi, riguarda il 48,5% dei disoccupati nazionali.
Lavoro nero - Sei persone su dieci - nella fascia di età compresa fra i 20 e i 64 anni - , invece, risultano occupate. Il tasso di occupazione scende da 61,1% a 36,6% nella fascia d'età compresa fra i 55 e i 64 anni. Le donne che lavorano sono in netta minoranza rispetto agli uomini: sfiorano il 50%. Tra l'altro, nel
Mezzogiorno quasi un lavoratore su cinque è irregolare: uno su quattro nel settore dell'agricoltura, due su 10 in quello delle costruzioni. Anche nei servizi si registra un'incidenza media del lavoro non regolare superiore alla media nazionale che raggiunge il 18,7 per cento. Complessivamente, al Sud la quota di irregolari è quasi doppia rispetto al Nord. La Calabria è la regione record con il 29%, l'Abruzzo quella più virtuosa. Tuttavia, anche al Nord si registra un peggioramento rispetto al 2009: la Liguria supera la media nazionale di lavoratori irregolari.
Ricerca e sviluppo - Meno investimenti, meno addetti e meno laureati. Rispetto al resto d'Europa, l'Italia spende poco per la ricerca. Solo l'1,26% del Pil nel 2009 anche se la percentuale non è lontana dall'obiettivo nazionale fissato per il 2020: l'1,53%. I ricercatori - 3,8 ogni mille abitanti - sono al di sotto della media europea e distribuiti in maniera eterogenea sul territorio. La quota di imprese innovatrici, soprattutto del settore industriale, cresce dal 27,1% a 30,7%. Il numero di laureati in discipline tecnico-scientifiche rimane basso: sono 12 ogni mille abitanti tra i 20-29enni. Un dato numericamente inferiore alla media europea che viene però riprodotta quando si analizza la quota di imprese italiane con almeno 10 addetti che utilizza la connessione internet a banda larga. Sono l'83%.
Tempo libero e sport - Solo un italiano su 3 pratica sport. Meno della metà della popolazione legge almeno un libro in un anno. Poco più di un italiano su due legge un quotidiano almeno una volta a settimana. Gli italiani destinano ai consumi culturali solo il 7% della loro spesa. Sono invece 18 milioni e 800 mila quelli che praticano attività sportiva: oltre il 40% nel Nord-Est e meno del 23% nel Mezzogiorno. Lo sport rimane un'attività tipicamente giovanile con una maggiore preferenza da parte dei maschi nella fascia di età tra gli 11 e i 17 anni (70%). Con l'aumentare dell'età però diminuisce l'impegno sportivo. Tra le attività culturali più gettonate dagli italiani c'è il cinema: lo sceglie il 53,7 per cento della popolazione che dichiara di esserci andata almeno una volta nel corso dell'anno. Seguono visite a musei e mostre.
Acquisti a rate. Al Sud sono il doppio che al Nord. La media è pari a 20,8 nel primo caso, mentre scende a 9,6 nel secondo. "Appare evidente - commenta l'Istat - che l'erosione del reddito delle famiglie del Mezzogiorno, in atto da alcuni anni, ha accentuato il fenomeno del finanziamento dei consumi col ricorso al credito bancario".
La spesa sanitaria. Aumenta la spesa pubblica rispetto al 2009. L'Italia nel 2010 ha speso oltre 1.900 euro annui per abitante. Sale a circa 115 miliardi di euro, pari al 7,4% del Pil, la spesa pubblica anche se resta inferiore rispetto a quella di altri paesi europei. Il livello di spesa più alto si registra nel Lussemburgo con 3.741 di dollari pro capite, quello più basso in Polonia, solo poco più di mille dollari pro capite. Le famiglie contribuiscono con proprie risorse alla spesa sanitaria che ammonta a 955 euro per famiglia nel mezzogiorno e a 1.265 euro nel centro-nord.
Immigrati. Sono quasi 5 milioni, oltre il 7% del totale dei residenti gli stranieri iscritti all'inizio del 2011. Rispetto al 2001 sono più che triplicati: nel 2010 sono cresciuti del 7,9%, con un ritmo di crescita meno sostenuto rispetto agli anni precedenti. Romeni, albanesi, marocchini, cinesi, ucraini sono le prime cinque collettività che da sole rappresentano più del 50% del totale. Cambiano anche le motivazioni per le quali gli stranieri con permesso di soggiorno scelgono di vivere in Italia. Prime su tutte le ragioni familiari: erano il 13% circa nel 1992, sono il 34% nel 2010. Il livello di istruzione degli stranieri in età 15-64 anni è simile a quello della popolazione nazionale. La metà è in possesso della licenza media, il 40% ha un diploma di scuola superiore e il 10% una laurea.
Quella straniera, poi rappresenta meno del 10% della forza lavoro, ma il tasso di occupazione degli stranieri supera quello degli italiani del 7% (67% a fronte del 60,6%) così come il tasso di disoccupazione 11,6 contro l' 8,1%. E' inferiore invece di dieci punti, rispetto a quello italiano, il tasso di inattività della popolazione straniera che si attesta ad una percentuale pari al 28,6.
Figli e nonni - L'Italia si colloca tra i paesi a bassa fecondità con 1,41 figli per donna secondo le stime del 2010. E' il quarto paese per dimensione demografica, mentre al primo gennaio 2011 registra 144,5 anziani ogni 100 giovani e in Europa solo la Germania presenta un indice di vecchiaia più accentuato. La regione più anziana è la Liguria con una media di 85 anni per le donne e di 79 per gli uomini, la più giovane, invece, è la Campania.

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