mercoledì 11 gennaio 2012

«La proposta Marini? Bene, simile alla mia» - Gianni Del Vecchio su Europa

«La proposta di Franco Marini è molto simile alla mia, depositata alla camera nel 2009 con la firma di un’ottantina di parlamentari del Pd, quindi è condivisibile». L’ex ministro del lavoro e deputato del Pd, Cesare Damiano, apre al contratto unico sul modello Boeri-Garibaldi, lanciato mercoledì scorso su Europa dall’ex presidente del senato. Nell’intervista Marini rompe gli indugi e evidenzia come nel Partito democratico ormai ci sia una convergenza sul contratto unico. Un modello che si può riassumere così: i primi tre anni diventano di fatto un lungo periodo di prova, nel corso del quale l’impresa conosce il lavoratore ed è più motivata a formarlo; dopo i tre anni non è più consentito il licenziamento se non per giusta causa, con la copertura giuridica che hanno tutti i lavoratori italiani delle aziende sopra i 15 dipendenti. 
Un buon punto di mediazione, che accontenta tutti: quelli che non vogliono che sia toccato l’articolo 18 e quelli che invece reclamano più flessibilità nel mondo del lavoro. Non a caso, in questi giorni gli uomini più vicini a Bersani hanno fatto trapelare una certa condivisione del segretario per l’iniziativa dell’ex leader della Cisl. Anche Damiano si dice sostanzialmente d’accordo con lo spirito della proposta, del resto ne ha depositata in parlamento una molto simile già due anni fa. «Propongo un contratto unico di inserimento formativo, che va da un periodo minimo di sei mesi a un massimo di tre anni, una sorta di periodo di prova, in cui il lavoratore è licenziabile. Terminati questi mesi, le imprese possono contare su incentivi all’assunzione a tempo indeterminato tramite uno sconto Irap o un credito d’imposta. Una volta assunto regolarmente, il lavoratore avrà tutte le tutele, compresa quella dell’articolo 18». 
Confrontando i due modelli, vengono fuori più le analogie che le differenze, quest’ultime davvero minime. «Il contratto unico rilanciato da Marini prevede che nei primi tre anni si venga assunti comunque a tempo indeterminato e che, nel caso di licenziamento, si abbia diritto a un risarcimento. Ecco, il risarcimento
potrebbe essere aggiunto tranquillamente alla mia proposta. Mentre correggerei quella di Marini escludendo la forma a tempo indeterminato nei primi anni». Molto diverso, invece, il contratto unico sponsorizzato da Pietro Ichino, che a Damiano non piace affatto. «Non si risolve il problema della dualità del mercato del lavoro. Visto che si applicherebbe solamente ai nuovi contratti di lavoro, finirebbe per ampliare la distanza fra i vecchi garantiti da tutte le tutele e i giovani che ne avrebbero di meno ». Tuttavia proprio il senatore Pietro Ichino ieri, in un editoriale su Europa, si è detto comunque d’accordo sul modello Boeri, un buon punto di partenza per la riforma del mercato del lavoro. E contemporaneamente su Twitter Walter Veltroni, il principale estimatore del contratto messo a punto dal giuslavorista, ha definito «parole sagge» quelle del professore. Insomma, una bella convergenza, che supera le diverse linee sul tema presenti nel Pd.
«Mi pare che ormai stia maturando una buona mediazione nel nostro partito. Del resto, se si abbandona la questione dell’articolo 18, un punto di sintesi è alla portata», nota Damiano. Sintesi che significa l’adesione dei veltroniani ma anche dei “giovani turchi”, l’ala più filo-Cgil rappresentata in segreteria da Stefano Fassina e Matteo Orfini, che sono legati alla posizione ufficiale del partito sul lavoro, fatta di un mix fra contratto di apprendistato, lavoro precario più caro e salario minimo. Damiano è ottimista: «Se si salva l’articolo 18, anche Fassina e Orfini non faranno fatica ad accettare un compromesso». La mediazione in casa Pd però dovrà incontrare il consenso di governo e sindacati. Cgil, Cisl e Uil sembrano più affezionati all’apprendistato. «Non dobbiamo essere attaccati ai nominalismi – avverte Damiano –. L’importante è che ci sia un periodo di prova iniziale, in cui c’è maggiore flessibilità, dopodiché il giovane deve essere stabilizzato e possibilmente deve costare di meno di un precario. Si può raggiungere questo obiettivo anche lavorando sull’apprendistato, se si vuole». L’atteggiamento dell’ex ministro del lavoro è molto pragmatico.
Così come è pragmatico il modo in cui risponde alla critica principale rivolta alle proposte sua e di Marini: come si fa a evitare l’effettosoglia ovvero la possibilità che un imprenditore licenzi il lavoratore alla vigilia del trentaseiesimo mese per assumerne un altro? «C’è sempre il rischio di trovarsi di fronte all’impresa che sfrutta i cavilli per aggirare la legge. Io faccio riferimento al vecchio capitano d’industria, che punta sulla formazione dei propri lavoratori e che è interessato a tenere una risorsa umana ben addestrata».

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