lunedì 16 gennaio 2012

Niente blitz sull’articolo 18 - Tiziano Treu su Europa

La discussione svoltasi ieri nel forum lavoro del Pd ha mostrato una larga convergenza sui principali temi in agenda. Gli approfondimenti condotti da tempo nel partito hanno favorito tale convergenza e il superamento delle polemiche, talora enfatizzate dai commentatori. Anzitutto c’è consenso sulle priorità politiche da seguire, che non comprendono l’articolo 18. Una priorità è rilanciare la crescita economica, senza la quale nessuna riforma delle regole può creare occupazione. È bene ripeterlo per chi continua a sopravvalutare i temi della regolazione e della flessibilità come soluzione ai problemi occupazionali. È urgente anche migliorare la qualità della crescita e dell’occupazione, perché finora troppe parti del nostro sistema sono low cost, cioè sfruttano i bassi costi, manodopera con poca professionalità e mal pagata, forme di lavoro abusive come i falsi collaboratori, le false partite Iva e simili. 
Questo è fonte di un dualismo grave e del tutto anomalo del nostro mercato del lavoro. Per questo il Pd ha riproposto la parificazione dei costi, in particolare previdenziali, fra i vari tipi di lavoro: ora sono divaricati fra il 21 per cento e il 33 (e possono essere unificati per esempio al 30). Questa è la strada maestra anche per semplificare le forme di lavoro, ora proliferate per sfruttare le differenze di costo. Si possono ridurre i tipi di contratto di lavoro a 4-5, quelli più usati. Gli stessi contratti a progetto possono sopravvivere se sono veramente autonomi. Sul tema critico della flessibilità le posizioni prevalenti si sono orientate a valorizzare una forma di ingresso graduale al mercato del lavoro, con due varianti che si possono valutare: il contratto a tempo indeterminato con tutele crescenti (come proposto da Boeri-Nerozzi) e il contratto di inserimento formativo (Madia). 
Questo periodo serve a permettere alle imprese una valutazione adeguata delle persone da assumere e
quindi a facilitare le scelte. Alla fine del periodo si incentiverebbe la stabilizzazione del rapporto e resterebbe in vigore l’articolo 18. Anche Pietro Ichino sembra aver ritenuto accettabile questa soluzione. In proposito la previsione inserita nel decreto sulle liberalizzazioni che alza la soglia di esclusione dell’articolo 18 per le imprese che si fondono solleva molti dubbi: sia perché la sede non è appropriata sia perché la norma è stata inserita senza nessuna interlocuzione con le parti sociali (contrariamente a quanto annunciato dallo stesso governo). D’altra parte la rigidità in uscita non dipende solo dall’articolo 18 ma dalla lunghezza e dai costi del processo del lavoro.
Porre un limite a questi costi aiuterebbe non poco le imprese e il sistema. Un’altra priorità da tempo sostenuta dal Pd, e ribadita ieri, è una riforma degli ammortizzatori sociali basata su tre livelli, come negli altri sistemi europei; una cassa integrazione estesa a tutti i settori e imprese e ricondotta a tempi definiti per evitare di mantenere in vita rapporti e imprese defunti; una indennità di disoccupazione pure universalizzata e con tempi definiti; un sussidio di dimensione più contenuta “means tested” per i giovani precari e per i disoccupati di lunga durata. I primi due livelli sono assicurativi, il terzo è finanziato per via fiscale. Per far funzionare bene gli ammortizzatori e non ridurli a mera assistenza occorrono politiche attive del lavoro. In Italia sono da tempo carenti e questo pesa oggi più che mai specie per i giovani. 
Per i 2 milioni di giovani né al lavoro né a scuola occorrono incentivi a chi li assume e anche a mettersi in proprio. Oltre gli aiuti monetari servono formazione per i giovani che non ne hanno di adeguata, servizi di orientamento per favorire la ricerca di lavori adatti, progetti di sostegno specifico ai gruppi e alle aree più in difficoltà. Il Forum ha condiviso l’auspicio che sui temi della crescita e della occupazione si avvii un dialogo del governo con le parti sociali, un dialogo che si svolga nel merito dei problemi a prescindere dai nomi e che si confronti unitariamente con le confederazioni sindacali. Il Pd intende contribuire con la propria elaborazione a far progredire questo confronto per arrivare a soluzioni condivise ed effettivamente riformatrici.

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